14 luglio 2009

- Rennes le Chateau
















Rennes le Chateau deve la sua fama ad un parroco. Bérenger Saunière è il sacerdote che, dal 1885 al 1917, ne cambierà radicalmente il volto, trasformandolo da anonimo villaggio di pastori e contadini, in uno dei luoghi più enigmatici al mondo; diventerà ricchissimo e altrettanto strano. Alla base di tutto ci sono delle pergamene e una strana tomba. Ma, andiamo con ordine: durante alcuni lavori di restauro nell’antica chiesa parrocchiale dedicata alla Maddalena, il parroco avrebbe (il condizionale è d’obbligo) trovato sotto l’altare quattro pergamene antiche. Con queste sarebbe andato fino a Parigi per farle decifrare presso il seminario di Saint Sulpice (all’epoca situato a fianco dell’omonima chiesa, la più grande della città, dopo Notre Dame).

Saunière si fermerà nella capitale tre settimane e tornerà completamente cambiato. Le pergamene e alcuni strani simboli incisi sulla tomba di una marchesa morta un secolo prima e sepolta nel piccolo cimitero del paese, gli indicheranno la via per diventare ricchissimo. Saunière, per prima cosa, cambia completamente la chiesa, inserendo dei particolari piuttosto bizzarri e che rimandano ad antichi culti egizi e pagani, poi fa costruire una torre in stile neogotico sullo strapiombo della montagna (Tour Magdala) e un’abitazione in cui darà ricevimenti sontuosi (Villa Bethania). Anche da questo si intuisce la sua venerazione per Maria Maddalena, santa il cui nome è molto diffuso nell’area per quanto riguarda grotte, cascate e sentieri. Sui vari aspetti della vita di questo parroco non si può che mettere un enorme punto interrogativo che tenga conto dei fatti e dei reperti. Ciò che è indubitabile, però, è il fascino di questi luoghi che nessun tesoro può mettere in dubbio. L’intero villaggio è un concentrato di aspetti misteriosi che si fondono con la bellezza di un territorio dai mille risvolti.
Del resto, questa è una zona di confine e, quindi, ha un passato turbolento e ricco di svariate dominazioni.

Nel 1880 è stato, ad esempio, scoperto un cimitero neolitico che attesta l’esistenza del paese da più di tremila anni. Anticamente la zona era abitata dalla tribù celtica dei Tectosagi. L’insediamento è battezzato con il termine Rhedae, la cui etimologia rimanda alla lettera runica R che indicava il carro. Quest’ultimo ha un significato particolare, infatti, esiste uno stretto collegamento tra il paese e il Carro dell’Orsa che è stato ritrovato inciso su una grande roccia nei dintorni ed è databile all’epoca della dominazione celtica. Molte gallerie e miniere sono presenti in tutto il territorio, a testimonianza di un passato di ricchezza e prosperità. Ad esempio, a poche decine di chilometri, troviamo Salsigne, l’ultima miniera d’oro presente in Europa, che ha chiuso le sue attività solo quattro anni fa, nel 2004.

I Celti che, per molti anni hanno dominato la zona, ritenevano la collina su cui sorgerà il paese, un luogo sacro, così come faranno molte delle popolazioni che si stanzieranno qui. I Galli ne fecero un punto di scambi commerciali, vista la sua posizione che ne facilitava la difesa.
Nel 122 a.C. i Romani conquistano la regione e Rhedae, lentamente, si sviluppa come oppidum di una certa importanza. Nello stesso periodo, si realizza la costruzione delle terme di un paese nelle vicinanze che, nel Medioevo si chiamerà Bains de la Reine, in onore della regina Bianca di Castiglia, madre di Luigi IX, “San Luigi dei Francesi”, la quale, grazie alle proprietà curative di quelle acque, era guarita da una brutta forma di malattia alla pelle.

Oggi la località si chiama Rennes les Bains ed è conosciuta in tutta la Francia per le sue cinque fonti di acqua fredda, cinque di acqua calda e una … miscelata; sgorga, infatti, da una roccia alla temperatura di quella che abitualmente troviamo sotto le docce di casa nostra. Durante il periodo estivo, nella sua prossimità si formano code di turisti e campeggiatori che ne approfittano per la toilette quotidiana.
Saranno, però, i Visigoti, che si stanzieranno in questa zona dopo la cacciata degli Unni dalle regioni dell’Europa orientale, a rendere prospera Rhedae. Ed è proprio in relazione ai Visigoti che si comincia a parlare di un favoloso tesoro.

Nel 410, infatti, dopo il “sacco di Roma”, questo popolo barbaro si impossessa del colossale tesoro di Gerusalemme che era giunto nella “Città Eterna” nell’anno 10 ad opera dell’imperatore Tito e delle sue legioni. E’ scolpita nella pietra, nell’omonimo arco nel Foro Romano, questa impresa che porterà a Roma la Menorah e l’Arca dell’Alleanza. I Visigoti daranno vita nel sud della Francia ad un brillante regno che avrà come capitale Tolosa, ma avrà in Rhedae un centro nevralgico, composto da una città fortificata affiancata da due cittadelle e circondata da due baluardi; insomma, un luogo inespugnabile, segno di grande importanza.

I Merovingi, o Franchi, guidati da Clodoveo, sconfiggeranno i Visigoti e acquisiranno l’importante piazzaforte. La loro presenza sul sito ed è provata dal ritrovamento di un cimitero merovingio, portato alla luce per puro caso da una pala meccanica durante alcuni scavi avvenuti nel 1975.
Nel VIII secolo Rhedae è un luogo molto importante; lo testimonia il rapporto che il vescovo Teodolfo invia all’imperatore Carlo Magno e che mette la località sullo stesso piano delle città più importanti della regione, come Carcassonne e Narbonne.

Il secolo XI segna il lento ma inarrestabile declino di Rhedae che, in seguito ad una serie di attacchi e combattimenti, perderà buona parte delle sue ricchezze e del suo potere. Nel corso dei secoli seguenti, quella che era stata una fiorente e prospera città, si riduce ad un minuscolo villaggio abbarbicato attorno alle mura di un castello, da cui prenderà il nome definitivo. Rhedae si trasforma in Rennes le Chateau, il castello di Rennes, nel 1778.

Il nostro tour ideale può iniziare dopo aver lasciato Couiza, paese a fondovalle in cui si trovano negozi, ufficio postale e gendarmeria. Cinque chilometri di tornanti ci conducono alla meta, lassù, sulla collina più alta. Lungo la salita si gode un panorama su alcuni ruderi di fortezze e sugli strati di rocce e terra rossa che sono onnipresenti nel circondario. Appena giunti in paese, ci accoglie una libreria, “Empreinte”, piena zeppa di volumi che, in svariate lingue (italiano compreso), raccontano le molte vicende del paese e del suo strano parroco. Quasi di fronte c’è l’imponente castello che dà il nome al villaggio. Il nucleo originale risale all’epoca in cui i Visigoti (Quinto secolo dopo Cristo) avevano fatto di Rhedae una loro importante piazzaforte. Nella parte a nord del maniero resta una grande sala con reperti risalenti a quel periodo.

Il castello è stato distrutto una prima volta nel 1210 durante la crociata contro i Catari, ricostruito e nuovamente distrutto, ha assunto la sua forma attuale nel XVI secolo, quando ne ha assunto la proprietà la famiglia degli Hautpoul, la cui ultima discendente era la marchesa Marie de Negre d’Hautpoul de Blanchefort (imparentata anche con il ceppo del Gran Maestro dei cavalieri Templari, Bertrand de Blanchefort, che è tutto dire…), la cui tomba attirerà le attenzioni di Saunière. Dal 1946 appartiene alla famiglia Fatin. Non è permessa la visita… su questo punto, Henri Fatin, l’attuale castellano, è particolarmente intransigente e non esita a chiamare i gendarmi non appena qualche turista un po’ più curioso oltrepassa il cartello posto all’ingresso del cortile su cui è scritto a chiare lettere che si sta entrando in una proprietà privata. Comunque, all’esterno sono visibili quattro torri, tre a pianta rettangolare e una rotonda, la meglio conservata, alta 17 metri. In mezzo vi è il cortile d’onore e sotto, una serie di gallerie che conducono in svariate direzioni. L’ingresso murato di una di queste è visibile appena entrati in paese.

Poche decine di metri dopo (qui le distanze sono davvero contenute) si giunge di fronte all’altra libreria “La Porte de Rennes”, gestita con molta professionalità da un grande studioso di storia locale, Serge Colmenero, che è stato il mio compagno in diverse ricerche avventurose. Altri quindici metri ed ecco la chiesa Sainte Madeleine (una costante in molti paesi della regione, dove la “santa peccatrice” funge da vera e propria padrona dei luoghi di culto) che sorge sulle fondamenta di un tempio edificato dai Visigoti e di cui si è perduta ogni notizia. E’ stata edificata tra l’ VIII e il IX secolo e restaurata completamente tra il 1887 e il 1896, nove anni durante i quali Bérenger Saunière la trasformò completamente. Ha un campanile squadrato e massiccio e un ingresso molto particolare su cui campeggia l’iscrizione latina “Terribilis est locus iste”. E’ una frase estratta dalla Genesi che, visto il contesto, assume una valenza piuttosto inquietante, infatti, appena varcata la soglia, troviamo la statua di un demone orrendo, Asmodeo, che regge l’acquasantiera.

Nel 1996 qualcuno è entrato di notte nella chiesa e lo ha decapitato, forse per poter osservare da vicino lo sguardo magnetico dei suoi occhi di un blu intenso. E’ stato, ovviamente, ricostruito, e per evitare altri atti di vandalismo, all’interno della chiesa sono state collocate diverse telecamere che consentono un controllo totale. Da alcuni anni, l’edificio è aperto al pubblico a intervalli di mezz’ora a partire dalle nove del mattino, fino alle 18.30. All’interno troviamo diverse statue di santi che formano un percorso tutto particolare. Si comincia con Germana di Pibrac, colta nell’atteggiamento abituale, cioè, mentre apre il grembiule ricolmo di fiori. Di fronte c’è San Rocco insieme all’immancabile cane. La statua presenta un’anomalia: la ferita che contraddistingue il santo è sulla gamba destra e non sulla sinistra come normalmente avviene.

C’è poi Antonio Abate, il santo festeggiato il 17 gennaio, giornata molto particolare a Rennes le Chateau, sia a livello storico (è la data in cui è morta la marchesa dalla strana tomba), sia per quanto riguarda un fenomeno ottico unico al mondo. A mezzogiorno circa (condizioni meteorologiche permettendo), la luce del sole illuminando una vetrata particolare, crea all’interno della chiesa una figura che assume le sembianze di un albero di mele. Blu! Ciò avviene ancora oggi; basta recarsi in paese e vedere la fila di persone giunte da ogni parte per assistere allo spettacolo che dura un paio di ore circa. Lo stesso, identico, fenomeno avviene in un’altra chiesa a una quindicina di chilometri di distanza, nel villaggio di Brenac. E’ questa una mia scoperta, fatta per puro caso lo scorso anno.
Proseguendo il percorso dei santi, troviamo di fronte, un altro Antonio, il santo portoghese il cui nome è stato legato per sempre a Padova.

Saunière ha quindi compiuto uno strano spostamento; ha invertito l’ordine dei quattro evangelisti, collocando Luca al posto di Giovanni. Uno sbaglio? Non credo, anche perché il parroco era un esperto conoscitore delle Scritture e della dottrina cattolica, quindi non sarebbe incorso in una simile svista. E’interessante notare che se uniamo con una matita le statue dei santi sulla pianta della chiesa, si forma una lettera M e mi torna alla mente un passo della Divina Commedia, il canto XVIII del Paradiso.

E’ il passo in cui le anime si mostrano al poeta in trentacinque lettere e, dopo aver disegnato una grande M, sospendono il volo e si fermano in quella posizione, facendo risplendere il tutto con la grazia divina.
Sarà un caso, ma è proprio nel colmo di “quella M” che, il 17 gennaio, si forma l’albero di mele blu. Se proviamo ad unire le iniziali dei santi, Germana, Rocco, Antonio Abate, Antonio da Padova, Luca, si ottiene la parola GRAAL… forse è per questo che Giovanni è stato spostato!
Anche la Via Crucis è posta all’inverso e con particolari che non hanno riscontro in altre chiese. Che cosa ha voluto indicarci il parroco? Un percorso iniziatico o un’intrigante mappa del tesoro? I riscontri sono molti e osservando con attenzione il territorio circostante, troviamo strane analogie con ciò che è custodito dentro questa chiesa.

Usciti dalla chiesa si trova Villa Bethania, un tempo luogo di feste e oggi sede del museo municipale. Molti degli arredi di un tempo non ci sono più, però, rimane intatto il fascino di quello che è avvenuto all’interno di queste mura. Nel museo è possibile vedere il pilastro visigoto che reggeva l’antico altare e dentro al quale sono state rinvenute le pergamene. Sono custoditi anche molti paramenti del parroco e due statue in cera a grandezza naturale, creazione del museo Grévin di Parigi, riproducenti Bérenger Saunière e l’anziana madre della sua perpetua. Al piano superiore sono esposti alcuni libri e documenti del parroco (come la lista dei vini e i vari menu) e parecchie foto risalenti all’epoca in cui era il signorotto incontrastato di questo “regno”.

I lavori per la costruzione della villa iniziano il 3 giugno 1901 e si concluderanno due anni dopo. Questa bella e accogliente casa servirà esclusivamente quale luogo di incontro e di banchetti per invitati di riguardo e in cui non si badava a spese. Da queste riunioni conviviali non ci si alzava certo insoddisfatti; basta osservare uno dei vari appunti per rendersene conto:
“1 fusto di rum della Martinica, 33 litri di vino bianco Haut Barsac, 33 litri di Malvasia, 17 litri di vino chinato, 12 litri di moscato…”. Naturalmente, tanto ben di dio innaffiava altre specialità come carni e formaggi di primissima qualità e portate generose di autentico caviale del Volga.

Tali prelibatezze non erano destinate ai semplici palati dei parrocchiani ma ad ospiti di riguardo come la cantante lirica Emma Calvé, amica della regina Vittoria e dello zar Nicola II e che spesso lasciava i salotti di Parigi per far visita al curato di campagna; Etienne Dujardin Beaumetz, vice ministro francese della Cultura e un giovane dai tratti fini e dallo sguardo triste: Stefano d’Asburgo, discendente dell’omonima casa regnante d’Austria. Insomma, niente male per il curato di un villaggio sperduto della provincia francese di fine Ottocento. Si mormora anche di altri grandi personaggi come il musicista Claude Debussy, gli scrittori Jules Verne e Maurice Leblanc, l’inventore di Arsenio Lupin. E proprio nei racconti che hanno per protagonista il celebre ladro gentiluomo, frequenti sono i collegamenti e i riferimenti a Rennes le Chateau e ai suoi dintorni. E’ un mistero nel mistero, perché, ufficialmente, l’ambientazione dei romanzi è sempre tra la costa Normanna e Parigi. Il legame con Verne è legato ad una famiglia della regione, gli Arago che lo scrittore di Nantes esalta nel suo romanzo “Clovis Dardentor”… è questo un argomento che merita una puntata a parte.

Un vasto giardino al cui centro vi è una fontana circolare che, al tempo di Saunière, ospitava pesci esotici, separa Villa Bethania dall’altra costruzione che caratterizza il paese: la Tour Magdala. Questa è una singolare torre in stile neogotico, costruita nel 1899 nel punto più panoramico della collina. Dalla sommità si spazia a trecentosessanta gradi sull’intera zona, con i paesi che fanno da corona (Esperaza, Montazels, Antugnac) e a est la sagoma massiccia del monte Bugarach che, con i suoi 1320 metri di roccia viva è la più alta cima della regione. Poco più a sud c’è la punta di Bezu e l’omonima fortezza templare. I cavalieri dal bianco mantello hanno esercitato a lungo la loro influenza in questi luoghi, lasciando come simbolo della loro potenza le rovine di un castello dal quale dominavano le vie che i pellegrini percorrevano per andare a Santiago di Compostela. Si vede che questo panorama aveva un effetto benefico sul parroco, infatti, vi trascorreva la maggior parte del tempo. Nella stanza al piano terreno aveva collocato una ricca libreria ospitata in mobili pregiati, ornando il tutto con tappeti orientali e stoffe preziose.

Insomma, se la villa serviva da “sede ufficiale”, quella era il suo personale rifugio segreto. Sarà proprio lì, infatti, che avrà il malore che lo porterà alla morte nel 1917. Il 17 gennaio!
In paese non esistono alberghi e, solo nei mesi estivi, funziona un bar- ristorante “La Table de l’Abbé” che è collocato di fronte a Villa Bethania, mentre un ristorante è stato aperto da alcuni anni, “L’Amarante” con alterne fortune. Tutto qui. Il dato è l’emblema del fatto che, anche se il nome di Rennes le Chateau è famoso, il paese in sé non ha ricavato molto dalle strane vicende del suo parroco. Questo può essere letto in diversi modi; può essere anche un fatto positivo che testimonia la genuinità del luogo che cerca di conservare, senza stravolgerli, i tratti tipici di un borgo che, nonostante tutto, preferisce il silenzio.

Giorgio Baietti
















1 commento:

Anonimo ha detto...

grata de ❤️ pela partilha.