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19 marzo 2015

- PITAGORA O NEWTON Nelle radici della massoneria.





Il pitagorismo, uno dei fondamenti del pensiero massonico
Se l’indiscussa presenza di un filone pitagorico nella Massoneria non può ovviamente essere ricondotta ad un filo ininterrotto che dalle società pitagoriche giunge sino alla istituzione liberomuratoria, altrettanto superficiale sarebbe identificare le similitudini nella sola matrice iniziatica comune tanto alla Massoneria quanto alle società pitagoriche. Si tratta piuttosto del recupero, da parte massonica, di una tradizione esoterica ed iniziatica (in questo simile al recupero di tante altre tradizioni, da quelle gnostiche a quelle templari, da quelle ermetiche rinascimentali a quelle alchimistiche, e così via), teso a formare un corpus sincretico di discipline poste a fondamento della ricerca libero muratoria. Il manoscritto che Locke recuperò dalla biblioteca Bodleyana nel 1696, e che la tradizione attribuisce al re Enrico VI d’Inghilterra (1421-1471), indica chiaramente la matrice pitagorica della Massoneria. Si narra nel manoscritto che un tal Peter Gower (nome foneticamente equivalente alla lettura inglese di “Pitagora”), viaggiò nelle terre in cui i Fenici (indicati nel manoscritto come Veneziani) avevano fondato Logge massoniche, ed in particolare in Egitto e Siria; poi, iniziato egli stesso alla Massoneria, avrebbe fatto ritorno a Crotone per innalzare le colonne di una Loggia. È palese l’intento mitopoietico di questa narrazione, ma ciò non toglie che essa equivalga ad un riconoscimento del pitagorismo come uno dei fondamenti del pensiero massonico. Non stupisce che Arturo Reghini, nel tentativo di dare dignità e autonomia alla Massoneria italiana, abbia riconosciuto nella cosiddetta Scuola Italica (leggasi pitagorica) una matrice fondamentale del pensiero libero muratorio; peraltro, egli sottolineò anche che – fuori della mitologia – il legame tra pitagorismo e Massoneria non poteva essere quello di una ininterrotta derivazione storica, quanto piuttosto quello di una “filiazione spirituale”. Quel ramo della Massoneria che si riconosce in questo legame di filiazione spirituale è in Italia ancora oggi vivo e fecondo, specialmente all’interno del Rito Simbolico Italiano (e in misura minore nel Rito di Memphis e Misraim, che tende a riconoscere una più ampia filiazione di origine “mediterranea”). D’altra parte alcuni simboli di chiara ispirazione pitagorica sono presenti nella tradizione massonica: il pentalfa soprattutto, e poi la tetraktis. Come ricorda Davide Arecco, anche “l’arciprete Domenico Angherà nella prefazione del 1874 alla ristampa degli Statuti Generali della Società dei Liberi Muratori del Rito Scozzese Antico e Accettato (…) afferma categoricamente che l’Ordine massonico è la stessa, stessissima cosa dell’Ordine pitagorico. (…) In particolare l’arte geometrica della Massoneria deriva, direttamente od indirettamente, dalla geometria ed aritmetica pitagoriche; e non più in là, perché i pitagorici furono i fondatori di queste scienze liberali”[1].
La  ratio  determina e sostiene anche l’etica
L’influenza pitagorica sulla Massoneria si evidenzia nel valore simbolico dato ai numeri e alle figure geometriche: ciò che nel pitagorismo era il significato del numero come principio stesso della realtà, così che la legge di formazione dei numeri diventava legge di formazione del mondo fisico e per estensione anche legge di formazione delle norme etiche ed estetiche (insomma, il numero come arché, natura ultima del tutto, punto di partenza di ogni cosa, fisica o morale che fosse), in Massoneria diventa il riconoscimento che simboli, numeri e figure possono assumere una valenza evocativa ed (intellettivamente) energetica, e in maniera del tutto simile a quanto affermato dai pitagorici, la consapevolezza che questa riflessione deve anche condurre a conseguenze etiche.  Vi è poi, ad accomunare pitagorismo e Massoneria, anche un aspetto religioso e mistico in senso lato: religioso, nel senso etimologico di creare un vincolo (da re-ligare, unire insieme), che si estrinseca nella fratellanza degli adepti; e mistico nel senso etimologico di mystikos, ossia relativo ai misteri. È evidente, soprattutto nella Massoneria inglese del periodo di transizione tra Logge operative e Logge speculative (dalla fine del XVII all’inizio del XVIII secolo) la diretta influenza di opere neopitagoriche (ad esempio la Introductio arithmetica di Numenio di Apamea e l’Enchiridion harmonices di Nicomaco di Gerasa[2]) che fanno da fondamento ad una mistica del numero e dell’armonia. Non c’è dubbio che, in questa fase storica, il ricorso ad argomenti di tipo religioso (in senso lato) tendeva ad ovviare ad un apporto ancora troppo scarso da parte della scienza, alla quale evidentemente la Massoneria non dava ancora troppo credito.  In particolare, in questo periodo, lo studio dei numeri sacri non poteva che avere come strumento privilegiato l’aritmogeometria dei pitagorici, tanto sul piano strettamente matematico quanto su quello della aritmetica formale (secondo la definizione che ne aveva dato Pico della Mirandola), ovvero della aritmetica simbolica. Infine, nel processo di appropriazione dell’eredità pitagorica da parte della Massoneria, non poteva rimanere escluso il grande filone della musica, come espressione più evidente della teoria pitagorica dell’armonia; un esponente di questa ricerca fu il musicista Francesco Saverio Geminiani, il primo italiano iniziato in Massoneria[3].
Dopo Pitagora, Newton
Dalla scienza l’etica
La religiosità dei pitagorici – una religiosità non formale, che risponde ad una richiesta di comprensione da parte dell’uomo di cogliere l’essenza dell’ordine universale – è in fondo la stessa religiosità che impregna tutto il pensiero di Newton. Non stupisce quindi che, quando l’influenza della matrice pitagorica inizia a perdere vigore nella Massoneria inglese settecentesca a vantaggio dell’introduzione di tradizioni ermetico-alchimistiche e rosacrociane[4], il newtonianesimo tende a prendere il posto fino ad allora occupato dal pitagorismo. D’altra parte l’elemento alchemico che pare fare il proprio ingresso tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo nelle Logge che cominciano ad accettare persone non lavorativamente coinvolte nel mondo dei costruttori (basti qui ricordare l’alchimista Elias Ashmole) non era materia estranea al pensiero newtoniano, in cui convivono istanze preilluministiche e deiste, a fianco di influenze ermetiche, alchimistiche, cabalistiche e forse rosacrociane. Ancora nel novecento il Reghini ha strenuamente sostenuto come, nella storia dell’istituzione liberomuratoria, le due anime – pitagorica ed ermetica, arricchita dalla più tarda componente alchimistica – abbiano convissuto senza che i nuovi innesti di tradizioni esoteriche abbiano posto in posizione di subalternità la componente italico-pitagorica[5]. Questo giudizio – che in senso stretto appare afflitto da una pregiudiziale neopitagorica, essendo innegabile una sostanziale scomparsa
della componente italica dalla massoneria inglese intorno alla metà del Settecento – trova però forse nel doppio volto del newtonianesimo una sua indiretta conferma[6]. D’altra parte, anche il celebre discorso di Ramsey del 1740, con cui si proponeva una filiazione diretta della Massoneria dall’Ordine Templare, riconduce a tradizioni di stampo chiaramente – anche se non esplicitamente – pitagorico: basti pensare a tutta una tradizione che rimanda a segreti templari circa numeri, pesi e misure relativi alla costruzione del tempio di Salomone.
La polisemia del messaggio newtoniano
Fatto si è che quando il pensiero newtoniano inizia la sua influenza sulla Massoneria, esso la esercita in molti modi differenti, a conferma di una matrice sincretica della filosofia di Newton che trova la propria immagine speculare nel sincretismo che è una delle cifre caratteristiche del pensiero liberomuratorio. Così, il newtonianesimo lascia varie impronte sul pensiero massonico: la prima, molto più visibile ed esplicita – ma incompleta e parzialmente distorta – è quella di un contributo pre-illuministico che raccoglie solo la parte deistica[7] (impronta che ebbe il suo massimo fulgore in alcune Logge dei Paesi Bassi) ed empirista: basti pensare all’emblematica figura di John Theophilus Desaguliers (il terzo Gran Maestro della Gran Loggia Unita d’Inghilterra), grande sperimentatore newtoniano, membro della Royal Society dal 1714[8]. D’altra parte è innegabile che, via via che il newtonianesimo ispirava il pensiero illuminista, anche il suo contributo alla filosofia massonica si spostò verso tendenze utilitaristiche, in ogni campo del sapere.
Un senso univoco nella polisemia
L’altra impronta è quella, altrettanto incompleta e parziale e certamente meno esplicita della precedente, di un lascito mistico ed esoterico del Newton alchimista e cabalista. Ma forse, come accennato, il volto più vero del contributo newtoniano alla filosofia massonica è quello che emerge dai suoi manoscritti inediti, per lo più di stampo alchemico ed esoterico: quello che esprime il concetto di una sola verità che però è raggiungibile attraverso una molteplicità di strade differenti. Il linguaggio delle profezie bibliche e quello dei  segreti alchemici, il linguaggio della matematica per interpretare la Natura e quello degli arcani segreti numerologici: tutti provengono direttamente da Dio, tutti inevitabilmente devono condurre alla Verità.
Nel Trattato dell’Apocalisse scriveva:
“La verità deve essere sempre trovata nella semplicità e non nella molteplicità e nella confusione delle cose. (…) Il mondo che a occhio nudo mostra la più grande varietà di oggetti appare molto semplice nella sua costituzione interna quando sia osservato con intelletto filosofico. (…) È per la perfezione dell’opera di Dio che tutto è compiuto con la più grande semplicità. Egli è il Dio dell’ordine e non della confusione”. Molte vie, una sola Verità, insomma. Si scorge facilmente, in questo pensiero, un lascito fondamentale per il sincretismo della ricerca massonica. Non solo: l’insegnamento di Newton mostra chiaramente al Massone (forse a quello di oggi più ancora che a quello di ieri) la possibilità di far convivere gli aspetti più razionali e illuministici con quelli più attinenti alle tradizioni esoteriche, talvolta confinanti con derive irrazionalistiche.
Ecco l’Utopia, o il sogno, della Legge dell’Armonia
Se dovessimo sommariamente tracciare un parallelismo tra i contributi del pitagorismo e del newtonianesimo sulla Massoneria, le direttrici fondamentali potrebbero essere identificate in primo luogo nella affannosa ricerca della legge che governa il nostro Universo e che, determinando l’armonia di questo suggerisca una analoga legge dell’armonia anche per la convivenza tra gli uomini. In secondo luogo, tanto il pitagorismo quanto il newtonianesimo mostrano un’ispirazione simile quanto al tentativo di esplorazione della dimensione del sacro, dove persino alla matematica e alla scienza[9] finisce per essere associata una mistica (nel già visto senso etimologico di relativo ai misteri) di matrice religiosa. Alcune famose citazioni su Newton (riferite al Newton scienziato, si badi bene) rendono chiaramente ragione di questo aspetto: “Più vicino agli Dei nessun mortale può avvicinarsi” (Edmund Halley); “La Natura e le sue leggi erano nascoste nel buio della notte. Dio disse, sia Newton! E tutto fu luce” (Alexander Pope);
“Il catechista annuncia Dio ai fanciulli, Newton lo spiega ai sapienti” (Voltaire).  
Forse l’esponente della Massoneria che meglio nella storia ha incarnato tanto l’anima pitagorica quanto quella newtoniana è il già citato John Theophilus Desaguliers (1683-1744): è lui (insieme a John Payne, Anthony Sayer e James Anderson) a porre le basi della Gran Loggia Unita d’Inghilterra su di un indirizzo nettamente pitagorico, ma è sempre lui ad essere – oltre che amico personale di Newton – uno dei maggiori esponenti del newtonianesimo empirista. In lui pitagorismo e newtonianesimo convivono, e come in Pitagora il numero diviene fondamento di tutta la realtà – mondo fisico, etica, politica –, così nelle opere di ispirazione newtoniana di Desagulier sono le scoperte scientifiche di Newton a porre  “le fondamenta per una filosofia naturale che riconduceva le origini dell’Universo e della stessa società civile non a un principio metafisico, ma a un movimento razionale impresso in origine da un dio architetto, che poteva spiegare tanto i cambiamenti nella natura quanto quelli dei sistemi politici”[10].
Marco Rocchi
R\L\ Antonio Jorio 1042 GOI, Pesaro




 2) Davide Arecco, Massoneria inglese e tradizione pitagorica 1696-1748, in “Arkete” 2(2), 2001, pp.78-94.
3) Arecco, op. cit.
4) Fu iniziato nel 1725 presso la Loggia di soli musicisti Philo-Musicae et Architecturae Societas Apollini di Londra. Fu egli il primo Massone italiano, mentre Antonio Cocchi – spesso citato come tale – fu più precisamente il primo Massone italiano ad essere iniziato in Italia, nel 1732, in una Loggia di obbedienza inglese attiva a Firenze.

5) Si legge in Arecco, op.cit.: “È proprio l’innesto nell’originario corpus muratorio di elementi, anche consistenti, provenienti dalla tradizione alchimistica orientale ed occidentale, segnatamente ermetica prima e soprattutto rosa†crociana poi, a far diminuire il peso e l’importanza storica entro l’ambito massonico dell’auctoritas italica, affiancandogli fonti di ispirazione che ne relegano il ruolo da istanza primaria quale in origine era stata a dato sempre più periferico”.

6) Arturo Reghini, La tradizione pitagorica in Massoneria, Gherardo Casini Editore, Sant’Arcangelo di Romagna, 2010.

7) A questo proposito è emblematico il titolo dell’opera più importante sul Newton esoterico: Betty Jo Teeter Dobbs, Isaac Newton scienziato e alchimista, il doppio volto del genio, Edizioni Mediterranee, Roma, 2002.

8) Newton non fu mai un deista in senso stretto – anche se il suo arianesimo vi si avvicinava molto – soprattutto per la sua profonda convinzione in un intervento diretto di Dio nel mondo, e nel conseguente rifiuto di un Dio descritto come un “latifondista ozioso” che si disinteressa del destino dell’uomo e dell’intero universo, privandolo della sua Provvidenza. Cfr. Dobbs, op.cit. e Marco Rocchi, Santinelli, Newton e l’alchimia: un triangolo di luce, Argalia Editore, Urbino, 2010.

9) A proposito della Royal Society, gioverà qui ricordare che, stando alle parole di un autorevole membro, Johh Wallis, i membri si riunivano “prescindendo dalle questioni di teologia e di politica”; cfr. Francis R. Johnson, Gresham College, precursor of the Royal Society, in “Journal of the History of Ideas”, 1(4), 1940, pp.413-438.

10) Non stupisce dunque che lo stesso Newton, nei suoi Scolii classici, faccia riferimento ad una prisca sapientia, che avrebbe accomunato filosofi egizi, ionici ed italici nella conoscenza delle leggi che descrivono la gravitazione.

11) Davide Arecco, Massoneria e scienza nella Londra di Giorgio I, in “Atrium” 3, 2003, pp.34-47.









1 gennaio 2015

- La Voce del Tempio.



https://www.facebook.com/pages/Il-Tempio/888998134464648

26 giugno 2014

- VIAGGIO IN OCCITANIA















MASSONERIA , CATARISMO, TEMPLARISMO

I FF. della R:. L:.  LOSANNA 205 insieme ai FF. della R:. L:. ACACIA 577 e i FF:. della R:. L:. ARCADIA , riportano la loro esperienza nel viaggio in Occitania dal 18 al 23 giugno 2014 organizzato dall’agenzia viaggi Corfù Vacanze.
E’ stato un viaggio di fratellanza, esoterico e ricco di spiritualità, da Tolosa a Carcassone passando
per Albi nei luoghi dove si è generata l’ eresia Catara la più importante e diffusa in tutto l’occidente cristiano ed è quella per cui è stata istituita l’inquisizione.
Il viaggio ha toccato inoltre Rennes Le Chateu piccolo paesino di 80 persone dove l’abate François Bérenger Saunière ha probabilmente rinvenuto segreti legati ai Cavalieri Templari ed a Maria Maddalena.
Durante questi giorni ci siamo anche riempiti dell’accoglienza e dell’ affetto fraterno dei FF:. della R:. L:. Louis de Pardailan de Gondrin 1125 all’ Oriente di Tolosa.
Con l’autorizzazione del nostro Presidente del Collegio dei MM:. VV:. Campania Lucania, abbiamo partecipato ai loro lavori in nome dei valori universali che ci uniscono.



28 aprile 2014

- L'uomo: da officina di pensiero a fabbrica delle scelte.


II tema di questo anno come, stabilito dal Presidente ad inizio mandato, e l'armonia, tema fondamentale soprattutto nel nostro ordine iniziatico che pone la centralità dell'afflato tra fratelli nelle proprie attività e nei propri lavori. Minata a più non posso tutti i giorni l'armonia tra le persone e una delle condizioni più difficili da mantenere salde in quanto spesso preda di una serie di egoismi che non rispondendo più a leggi naturali fraterne annulla quella concordia che risponde alle leggi universali. Quando si parla di armonia non si può non far riferimento all'armonia musicale, alla sua bellezza che, quando ben strutturata, si incastona a perfezione nell'ambito universale insieme alle discipline altrettanto universali come la geometria la matematica, ma, come queste discipline, deve assolutamente rispondere ai dettami della perfezione sintattica, altrimenti, anche qualora ne fosse minimamente alterato l'equilibrio, risulterebbe nettamente al contrario antiestetica e repulsiva. Quindi considerando come assioma che la disarmonia e dettata dall'egoismo, l'armonia e dettata, di contro, dall'altruismo? Non e proprio cosi l'armonia e equilibrio e legata alla legge ben definita di "Non fare agli altri ciò che non vorresti che a te sia fatto" che non e proprio lo spogliarsi dei propri beni e regalarli agli altri ma il rispetto della persona che ci sta accanto come se fosse, appunto, un fratello, cioè carne della nostra carne, anima della nostra anima e spirito del nostro spirito che noi rievochiamo con la catena di unione. Quello che ci dobbiamo chiedere e : "Perché e cosi difficile comportarci da fratelli? Perché non riusciamo ad aprirci, ad accogliere il vicino a fare in modo che ci si aiuti a vicenda, ho letto un concetto un po' originale per i nostri tempi che mi e costato un po' di minuti per comprenderlo appieno ed apprezzarlo: "la più alta forma di altruismo e dare la possibilità agli altri di aiutarci" sembra ridondante, un paradosso ma l'arroganza e figlia dell'egoismo, vuol dire io sono migliore di te, non ho bisogno del tuo aiuto io non mi sottometto per chiederti aiuto! Quante volte il genitore ha avvertito questa sensazione di frustrazione quando un figlio si e comportato in questo modo? ”Cosa devo fare per amare il mio prossimo?” chiese il discepolo al Maestro.
“Smetti di odiare te stesso” gli rispose il maestro.
Scelta complicata non odiare più se stesso, che non vuol dire accaparrarsi beni terreni per vivere felice o sereno ma vuol dire scegliere di essere ripagati con un'altra moneta ricevere e dare amore. Quindi si sceglie: si sceglie di vivere votato verso l'amore o verso l'egoismo, verso il bene o verso il male verso il bianco o verso il nero, si sceglie una società di giusti o di iniqui. L'uomo può essere identificato come una "Fabbrica delle scelte", la di cui vita e completamente definita da scelte e la risultanza di tutte le scelte operate e proprio quell'uomo che noi riusciamo a discriminare, a distinguere l'uno da un altro, e un risultato empatico, armonico amabile e amato o il suo contrario, e l'uomo. II libero arbitrio e una preziosa condizione sicuramente sottovalutata, che ci permette, senza nessun legaccio di sorta, di operare una scelta anziché un'altra. II libero arbitrio, pero, e una condizione insidiosa, e il presupposto per maturare o regredire, ci fa aiutare gli altri o ci rende egoisti, ci fa diventare grandi uomini o persone chiuse al mondo esclusivamente interessati alla propria personale sfera vitale, ben attenti che nessuno la invada, oppure sinceri fratelli. Nessuna altra entità nell'universo possiede il libero arbitrio al di fuori dell'uomo, per esempio la luna non può decidere una rivoluzione intorno alla terra diversa da quella che svolge naturalmente da milioni di anni, gli ovini non hanno la possibilità di scegliere se mangiare l'erba o la carne, gli alberi non possono scegliere se perdere o no le foglie in autunno e rigenerarsi in primavera.
II momento della scelta, in generale, e un momento magico in cui tutte le forze, le convinzioni, le ideologie che si sono fatte proprie, le esperienze, l'entusiasmo concorrono ad un risultato che può essere illuminante, dare uno scopo alla propria vita o può costare caro e bene lo potrebbero testimoniare i tanti eretici che spesso hanno sacrificato la propria vita per un'idea sulla cui base posava la scelta fatale. Perché inserire gli eretici in questo contesto? Perché la parola "scelta" e presente nell'etimologia della parola "eresia". La parola eresia deriva dal greco αἵρεσις , derivato a sua volta dal verbo αἱρέω ( "afferrare", "prendere" ma anche "scegliere" o eleggere"). L'eretico non sarebbe altro che una persona che sceglie, in contrapposizione con coloro che non scelgono, cioè chi accetta supinamente, soprattutto i dogmi, nelle speculazioni religiose. II rifiuto del dogma, e alla
base dell'azione dell'Eretico. Essere eretici non significa, tuttavia, opporsi necessariamente all'eventuale dogma, ma vuol dire rivendicare la liberta di avere un punto di vista critico e consapevole e un confronto continuo tra opposti trovando una eventuale sintesi. II dogma si potrebbe anche alla fine accettare, ma non incondizionatamente, solo dopo un'analisi critica, si accetterebbe consapevolmente e non sarebbe stato recepito per imposizione o per pigra convenzione sic et simpliciter. Per essere presente una eresia, intesa, quindi, come scelta diversa dalla consuetudine, deve anche esistere una ideologia o una ideologia usata strumentalmente come quella religiosa nel passato, per cui ne deriva che, di un'ideologia si può esserne in disaccordo pur rispettando le persone che la condividono, ma l'ideologia falsa e strumentale e decisamente combattuta sicuramente da tutti gli illuminati e da tutti gli onesti e i liberi pensatori. Gli eretici condannati, bruciati vivi, fino al 1621 (dopo questa data si abbandono questo tipo di cruenta condanna) se ne possono contare un migliaio riconosciuti storicamente divisi in : valdesi, Luterani, anabattisti, protestanti, apostasi (Giovanna d'Arco), riformatori (Savonarola), mennoiti, antitrinitari, millenaristi una vera strage per difendere le posizioni di potere conquistate negli anni. Giordano Bruno, per esempio, e stato uno degli esempi più significativi di eretico positivi. Era un illuminato e, come tale, non poteva esimersi dal condannare il filone legato strettamente al potere terreno della Chiesa che rispondeva a dettami completamente diversi da quelli primigeni, era un grande religioso che considerava l'entita suprema come fine ultimo della condizione terrena di un uomo, a cui poteva giungere autonomamente, anche senza l'aiuto della Chiesa a differenza del pensiero concepito all'epoca, in quanto Io spirito divino e in ognuno di noi e quindi sta a noi saperlo ricercare e addivenire alla "luce", anche senza l'intercessione della casta religiosa che, in questo modo, veniva a perdere una larga fetta di potere. G. Bruno perde la vita per un'ideologia. AI contrario Tommaso Campanella, non proprio per un'ideologia ma per una serie di suoi scritti, che fu imprigionato nello stesso periodo di G. Bruno, ha un comportamento completamente diverso da quello di Bruno, fa di tutto per essere liberato fino a fingersi pazzo pur di non essere giustiziato.
Campanella ricorda nella "Citta del sole", opera di carattere utopico in cui descriveva una citta ideale utopica governata dal Metafisico, anche le sue terribili torture subite, proprio nelle ultime parole dell'opera "Ma non trattenetemi oltre che ho da fare: Sai bene che ho gran fretta. Continuerò un'altra volta. Sappi solo questo ancora: che essi credono sommamente al libero arbitrio e sostengono che se dopo un supplizio di 40 ore un uomo non si convince a parlare se ha deciso di tacere neanche l'influsso degli astri può forzarlo" Tommaso Campanella si salva grazie a uno stratagemma.
Giusto per dovere di completezza aggiungerei un altro grande personaggio sempre del periodo e sempre sospettato di eresie accusato di voler sovvertire la filosofia naturale aristotelica e le Sacre Scritture, Galileo Galilei, che, a sua volta, pur di potere continuare i suoi studi e i suoi esperimenti dovette far appello all'abiura, altra scelta diversa dai primi due.
Galileo Galilei si salva attraverso un pensiero ragionato. La liberta arbitraria dei tre personaggi su descritti ha fatto in modo di apportare degli importanti cambiamenti nelle conoscenze scientifiche; immaginate se Galileo Galilei avesse scelto di sacrificarsi o che Bruno avesse optato per l'abiura.. chissà dopo quanti anni avremmo fatto le scoperte galileiane e forse Giordano Bruno non sarebbe altro che uno dei tanti pensatori dimenticati nei meandri della storia. Tornando un po' indietro nel tempo con Erasmo da Rotterdam la teoria sul libero arbitrio diventa un importante tema di discussione ad altissimo livello addirittura vedeva contendenti lo stesso Erasmo contro Martin Lutero, esaminando la problematica attraverso due trattati il "De libero arbitrio "di Erasmo e "II servo arbitrio" di Lutero. II concetto di Erasmo parte da un considerazione di base : "Nascita sviluppo e esito finale". Di cui il primo e ultimo elemento riguardavano "la Grazia" e il centro era questo il percorso che poi faceva sfociare l'anima di un essere umano verso la Grazia o verso la perdizione, era guidato proprio dal libero arbitrio cioè quell'elemento che rende la vita di un uomo significativa, al contrario di ciò che affermava Lutero che tutto era guidato da Dio e quindi con una accezione prettamente predeterminata era il destino già scritto che guidava la vita di ogni uomo. Le scelte “tout court” vanno cosi a configurarsi in un ambito universale come un elemento importante dell'armonia. L'armonia, sia ben inteso, per esprimersi al meglio, ha bisogno di elementi disuguali, ma non per questo contrari. L'armonia si esprime al meglio in un ambito complementare che bene viene enucleato nell'ambito musicale in cui le sette note, che possono sembrare poche ma che nelle diverse combinazioni aumentano esponenzialmente il loro numero, nella sequenza armonica una nota che e in armonia in un particolare contesto con un'altra risulta completamente dissonante in una determinata tonalità ma, invece, completamente in sintonia con la stessa nota in un'altra tonalità ancora. Nei gruppi sociali avviene ne più ne meno la stessa cosa una persona in un determinato momento risulta in armonia con un altro, mentre in un altra occasione a distanza di qualche tempo risulta in completa dissonanza. Mentre le note rispondono a un disegno definito dal compositore, l'uomo risponde a un disegno tracciato dalla volontà umana in cui si può scegliere di essere tolleranti o indisporre, di accettare la provocazione o comprenderne la ragione. Bene, detta cosi potrebbe essere anche abbastanza semplice se non ci fossero gli altri liberi arbitri delle altre persone agenti con i due contendenti, per cui, come nella musica, non si tratta di fare un intervallo armonico consonante con due sole note, ma bisogna fare ciò che in musica si definisce accordo. Gli accordi, per stare bene in sequenza devono seguire comunque una melodia il tema tracciato che se e comune Io schema melodico funziona ma, se il tema, in altre parole l'obiettivo e diverso un accordo che poteva essere consonante con una melodia risulta dissonante con un'altra suonata contemporaneamente, fuori da metafora, e la divergenza dei fini che crea quella disarmonia di cui tanto soffriamo nel mondo moderno che dobbiamo cercare di debellare. In parole povere, se io lavoro per produrre e far crescere l'azienda nella quale svolgo il mio compito e un altro lavora solo per portare a casa lo stipendio impegnandosi il meno possibile, siamo completamente divergenti e quindi difficilmente armonici, non seguiamo lo stesso disegno melodico di cui sopra, se, invece, siamo due persone che hanno lo stesso obiettivo, possiamo essere d'accordo e complementari raggiungendo insieme e meglio l'obiettivo comune senza conseguenze non intenzionali, evitando l'eterogenesi dei fini teorizzata da Della Porta o altri tipi di inquinamenti devianti.
Si potrebbe obiettare cosa centra tutto cioè con l'esoterismo e la massoneria? Gli obiettivi comuni, la linea melodica, quella traccia che fa in modo che ognuno scelga, secondo il proprio punto di vista, di apportare un contributo alla causa, di pensare e fare il bene per l'umanità, anche eventualmente a discapito del proprio e di ricercare il proprio miglioramento, e l'energia comune il fil rouge, la melodia comune che, seguendola tutti, anche nella molteplicità di idee e di ottiche diverse, produce quella consonante armonia cui tanto aspiriamo ci fa sentire uniti ci fa sentire uomini ci fa sentire fratelli.
M. B.



Note:
1 Gli Anabattisti non usarono mai questo nome per definirsi credenti, tra loro si chiamavano semplicemente "Fratelli in Cristo" o "Fratelli". II termine "anabattista" fu coniato dai loro nemici con intento mistificante: quando gli "anabattisti" battezzavano i credenti, non intendevano, infatti, "ribattezzare", perché per loro il battesimo dei neonati, un battesimo ricevuto per volontà altrui e per interposta persona, era nullo.

2 I Mennoniti costituiscono la più numerosa delle chiese anabattiste. Devono il loro nome a Menno Simons (1496-1561), che assicurò, riorganizzandoli, la sopravvivenza degli anabattisti olandesi dopo che questi stavano attraversando un periodo di gravissima crisi, in seguito agli eventi di Milinster (1535). Ad oggi si contano più di un milione e mezzo di mennoniti nel mondo, soprattutto negli Stati Uniti, sulle coste caraibiche in Honduras, in Paraguay (soprattutto tra i discendenti degli immigrati tedeschi), in Canada, in Africa e in India.

- FRATELLO MOZART



Maestro Venerabile, Fratelli all’Oriente,
più che una tavola su Mozart e la sua musica massonica, la mia vuole essere una riflessione su “Mozart Musicista”, che ha composto musica per i suoi Fratelli di Loggia e per i nostri Architettonici Lavori.
Tutti sappiamo che Mozart era un Fratello; egli, infatti, entrò in Massoneria il 14 dicembre di 229 anni fa, nella Logga viennese “La Beneficenza”, all’età di 28 anni, quand’era già all’apice della sua fama internazionale e le sue opere, le sue sinfonie e i suoi concerti erano i più eseguiti in tutti i teatri d’Europa.
Mozart, quindi, prima ancora che massone, era un grandissimo musicista.
La musica richiede un punto di vista: un musicista non può nascondersi dietro la falsa modestia e dire: “io non sono nulla, la musica è tutto”.
Il musicista deve avere un punto di vista, ma un punto di vista che non sia basato su un modo arbitrario di scrivere o di leggere la musica, perché il musicista deve comprendere – o permettere agli altri di comprendere – tutte le informazioni stampate sulla pagina, capire tutte le diverse relazioni che vengono espresse attraverso questi segni, e conoscere le modalità di espressione di tutti gli elementi a sua disposizione: il ritmo, la melodia, il volume, l’armonia, la velocità, etc.
Quando parliamo di musica, parliamo della nostra reazione musicale.
Ho avuto modo di leggere tantissime definizioni di musica e alla fine ho capito che ce n’è soltanto una che esprime veramente la musica, ed è una definizione molto precisa e obiettiva del pianista e musicologo Ferruccio Busoni, il quale scriveva che: “la musica è aria sonora”.
Se Busoni ha ragione e la musica è aria sonora, dobbiamo cercare di capire che cosa sia quest’aria sonora, insomma è solo l’insieme di bei suoni?
Il suono di per sé non ha un significato, ma nel contesto musicale assume un significato perché tutta la musica scritta dai grandi compositori ha, ovviamente, un elemento umano.
Mozart, Bach, Beethoven, e altri compositori, non sono solo maestri di armonia e contrappunto, essi hanno anche qualcosa di importante da esprimere e lo fanno attraverso il suono; perciò è molto interessante sia per il musicista che per l’ascoltatore, cercare di capire cosa sia questo elemento del suono e quando smette di essere un puro fenomeno fisico per assumere altre connotazioni.
Come nasce il suono? Da dove viene il suono?
I violinisti appoggiano l’archetto sulle corde e i fiati soffiano nei loro strumenti per produrre un suono, ma cos’è questo suono? E cosa gli succede quando arriva all’orecchio? Perché, ovviamente, non esisteva prima che i violini suonassero e, poi, quando sollevano l’archetto dalle corde, non esiste più? Non so dove sia, ma è comparso ed è scomparso, perciò è effimero, non rimane.
Ciò significa che noi lo produciamo fisicamente, non metafisicamente.
Non si possono avere dei suoni senza il silenzio, perché il primo suono è ciò che è in relazione al silenzio che l’ha preceduto e l’ultimo suono è in relazione col silenzio che lo segue; perciò dobbiamo sempre pensare al silenzio e usarlo in diversi modi.
A volte lo si usa per interrompere la musica, altre volte si usa la musica per interrompere il silenzio, altre volte, ancora, il silenzio può creare l’illusione di un suono più forte di ciò che l’ha preceduto per via della sua intensità.
Ci sono, quindi, centinaia di modi di usare il silenzio, ma una cose è certa: esso è sempre presente!
E Mozart, proprio perché massone, era ben consapevole dell’importanza del “Silenzio” e della sua costante presenza, tanto da lasciarcene testimonianza in molteplici sue composizioni; basti ricordare per tutte la famosa “Musica funebre massonica – K 477”, in cui fin dalle prime battute alterna magistralmente note musicali e silenzi.
Fa iniziare il brano quasi dal nulla e nel nulla lo fa terminare, per questo motivo è importante seguire il suono fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro, prima che arrivi il silenzio finale, quel silenzio che rappresenta l’ultimo momento di musica fisica, ma il primo anelito di speculazione interiore.
Mozart, attento conoscitore dell’animo umano, ben sapeva che la musica è un fattore indispensabile per i nostri lavori nel Tempio: essa tocca i nostri cuori ed arricchisce l’essenza dei nostri Rituali, ogni nota, ogni accordo, ogni pausa si mescolano alchenicamente tra loro guidandoci in un universo immaginifico che facilita e permette, a ciascuno di noi, di intraprendere quel viaggio interiore che ci fa guardare e tendere verso l’infinito, pur rimanendo con i piedi ben saldi a terra.
L’ascolto è un sentire ragionato, e quando durante i Lavori si ascolta la musica del Fratello Mozart,  si sente, in quel preciso momento,  la tensione del suono in tutta la sua Forza, in tutta la sua Bellezza, è come se il Fratello ascoltatore venisse preso dalla prima nota e trasportato in un viaggio fuori dalla realtà, che gli consente di accedere alla sfera della meditazione e della trascendenza, ma è proprio in quel viaggio che egli trova un’altra realtà.
Mozart, conscio di tutto ciò, considera la musica composta per i lavori di Loggia, “Musica Sacra”, alla stregua di quella scritta per la Chiesa, ma dove egli, a differenza di quest’ultima, si sente completamente libero, non dovendo soddisfare alcuna esigenza prestabilita: è musica pura, composta da un Fratello per i Fratelli.
Tra i diversi brani massonici composti da Mozart e che usiamo durante i nostri Architettonici Lavori, quello che, forse, maggiormente testimonia il suo senso di appartenenza all’Ordine e di forte e sentita fratellanza è la cantata: "Lasst uns mit geschlungnen Händen" (Fratelli andiamo mano nella mano), tratta dalla “Piccola cantata massonica K 623” del 1791, composta pochi giorni prima del suo passaggio all’Oriente Eterno, espressione della sua raggiunta maturità massonica.
Tale cantata è un’accorata esortazione che Mozart rivolge ai Fratelli che insieme hanno lavorato in Loggia:
" Fratelli finiamo questo lavoro mano nella mano in suoni di letizia.
Questa catena circondi l’intero globo terrestre come questo sacro Tempio.
 Onorare la virtù e l’umanità, insegnare a noi stessi e agli altri, l’Amore sia sempre il nostro primo dovere.
Poi non solo all’Oriente splenderà la luce non solo all’Occidente, ma anche a Mezzogiorno e a Settentrione”
Mozart fa cantare al coro “l’Amore sia sempre il nostro primo dovere”, quell’Amore che “move il sole e l’altre stelle”, quell’Amore che spinge l’Uomo Iniziato – non l’uomo ordinario, l’uomo che non vuole porsi troppe domande a cui, poi, deve dare scomode risposte – alla ricerca della Ragione, alla ricerca della Bellezza, alla ricerca della Sapienza, alla ricerca della propria identità, di quell’Io più profondo che nasconde la Verità.
Se la musica è, quindi, un linguaggio universale che accomuna razze, lingue e culture diverse, al di là della conoscenza tecnica, ancor di più lo è per i Massoni la musica del Fratello Mozart, perché essa rappresenta un quid in più che consente a tutti noi, Uomini Liberi – capaci ancora di stupirsi come dei bambini davanti alla meraviglia del creato e di coltivare la propria sensibilità – di entrare in un rapporto aggregante che permette, senza la necessità di fare ricorso all’uso della parola, di raggiungere la migliore rappresentazione dell'Armonia Universale, intesa come unificazione ed equilibrio degli opposti elementi.

I.F.

21 aprile 2014

- Isaac Newton ultimo magus.


Non so cosa possa sembrare al mondo, ma a me stesso sembra di essere stato solo come un ragazzo, che gioca sulla riva del mare e che si diverte a trovare di quando in quando un ciottolo più liscio o una conchiglia più bella del solito, mentre il grande oceano della verità si stende tutto sconosciuto davanti a me”.
(Isaac Newton)
Chi era veramente sir Isaac Newton? Molti di noi conservano l’immagine che di lui ci hanno consegnato gli studi liceali, quella del ricercatore razionale, arido e un po’ misantropo, il fondatore del modello di scienziato modernamente inteso, tutto formule matematiche ed esperimenti rigorosi. Altri lo ricordano sotto la sbrigativa formula dell’ ”Hypothesis non fingo”, che immortalava la sua propensione alla pura descrizione dei fenomeni che osservava e la sua presunta diffidenza verso ogni commistione della scienza con la cultura generale, con la filosofia o, peggio, con la religione.
E se invece fosse stato, come dicono alcuni, un profondo conoscitore di culture iniziatiche, un esperto di segreti alchemici?
E come potrebbero conciliarsi in una stessa persona il volto del grande iniziato con quello del grande scienziato razionale?
Ma stiamo ai documenti. Che il professor Newton fosse un avido divoratore di testi alchemici e iniziatici è un fatto: lesse l’antologia sugli alchimisti inglesi scritta dal suo amico Elias Ashmole, studiò i testi rosicruciani di Michael Meier e quelli dell’alchimista francese Pierre Jean Fabre. Ma soprattutto fu membro e, per lungo tempo, presidente della prestigiosa Royal Society di Londra, un’associazione culturale che raccoglieva il fior fiore del mondo scientifico inglese, che fu la culla delle più avanzate ricerche scientifiche, ma che ospitava anche molti esponenti di punta della cultura iniziatica dell’epoca. E per molto tempo su questo argomento non si seppe altro. Non dimentichiamoci che quelli erano tempi assai difficili per gli uomini di scienza e, come ci raccontano le cronache dell’epoca, dai pulpiti dei predicatori e dalle pagine dei giornali si tuonava spesso contro i membri della Royal Society, la folla nelle strade li dileggiava, persino Oxford e Cambridge consideravano le loro teorie troppo “avanzate” e spesso non osavano ospitare i loro corsi. Non parliamo poi delle autorità ecclesiastiche anglicane che, in quanto a tendenze inquisitorie non erano da meno rispetto alla tanto odiata Chiesa cattolica romana.
Tuttavia altre notizie ci sono arrivate in tempi molto più recenti e dalla fonte più inaspettata: una cassa di documenti che l’’insigne economista inglese John Maynard Keynes acquistò da Sotheby’s nel 1936. Dentro quella cassa egli trovò una raccolta di carte segrete, scritte di pugno da sir Isaac, tenute accuratamente nascoste per secoli ai rigori della censura religiosa e di quella, ancor peggiore, della scienza ortodossa. Questa preziosa raccolta era stata rifiutata qualche anno prima dall’Università di Cambridge perché ritenuta di nessun valore scientifico. Dalle carte autografe del professore, che contenevano oltre un milione di parole sull’alchimia emerge tutta la sua passione per la cultura alchemica, come del resto per lo studio della Bibbia. Grazie a questi documenti, oggi sappiamo con certezza che le ricerche di Newton nel campo dell’alchimia esercitarono un influsso fondamentale sulle sue scoperte scientifiche con cui egli cambiò il mondo. Come nella migliore tradizione alchemica, i suoi studi iniziatici e scientifici furono indistricabilmente legati. Del resto, un discorso identico può essere fatto anche per Boyle, che praticava l’alchimia tanto quanto la chimica e si servì di molti aspetti della prima per far progredire le frontiere teoriche della seconda.
La cosmogonia alchemica rappresentò per Newton una potente fonte di ispirazione: è dalla configurazione del Tempio di Salomone che egli sviluppò le leggi di gravitazione (e non perché gli cadde una mela sul naso…). Newton descrive il centro del Tempio come un focolare per offrire sacrifici, perpetuamente acceso e attorno al quale i credenti si riuniscono. L’immagine di un focolare al centro e dei discepoli disposti attorno fu quella su cui si basò per sviluppare il concetto di gravitazione universale. Anche la teoria dell’attrazione a distanza nacque da ispirazioni alchemiche: per formularla, probabilmente egli mutuò il concetto di “spirito” che, secondo la dottrina degli alchimisti,  è principio di attrazione. Newton annota la seguente frase tratta da Sendivogius:”…il mercurio attrae i semi di antimonio e il magnete attrae la siderite. E la “nostra acqua” viene attratta dal piombo per forza della siderite che si trova nel ventre di Ares (il ferro)” .
Ed è dall’etica alchemica che Newton attinge quella dedizione e quel rigore morale che hanno caratterizzato la sua personalità: “Io tengo l’argomento costantemente di fronte a me finché, a poco a poco, le vaghe luci dell’alba lentamente si aprono nel pieno chiarore del giorno”.
Newton è anche un profondo conoscitore della scuola pitagorica e, nei suoi Principia mathematica, compie un esplicito tentativo di riscoprire l’aspetto esoterico della cosmologia pitagorica, nascosto sotto i “discorsi volgari” della musica delle sfere. In realtà, il grande “philosophus naturae”, come egli stesso si definiva, riteneva che la conoscenza fondamentale del mondo, la cosiddetta prisca sapientia, fosse già stata rivelata da Dio ai primi uomini e incisa su due colonne, riscoperte dopo il diluvio universale da Pitagora ed Ermete Trismegisto, che ne inglobarono la verità nelle proprie filosofie esoteriche.
Sono illuminanti, per la comprensione della reale personalità di Newton, le parole che pronuncia Keynes nel 1942, in occasione di una conferenza al Royal Society Club: “Nel diciottesimo secolo, e poi da allora in avanti, Newton prese ad essere considerato come il primo e il più grande degli scienziati dell’età moderna: un razionalista, uno che ci insegnò a pensare seguendo i principi del ragionamento freddo e imparziale. Io non lo vedo in questa luce. Credo che nessuno di coloro che hanno meditato sui materiali contenuti in quella cassa, da lui stesso riempita quando lasciò Cambridge nel 1696 – materiali che, sebbene in parte dispersi, sono giunti fino a noi – possa considerarlo in quel modo. Newton non fu il primo scienziato dell’età della ragione. Piuttosto fu l’ultimo dei maghi, l’ultimo dei babilonesi e dei sumeri, l’ultima grande mente soffermatasi sul mondo del pensiero e del visibile con gli stessi occhi di coloro che cominciarono a costruire il nostro patrimonio intellettuale poco meno di diecimila anni fa.”
In realtà, Newton e altri grandi della scienza animano un momento storico che credo vada analizzato attentamente per comprendere quanto sia stato importante l’influsso dell’alchimia e, più in generale, delle dottrine esoteriche nella nascita della scienza moderna, la fase a cavallo fra il XVI e il XVII secolo. Questa epoca rappresenta una sorta di cerniera fra il vecchio e il nuovo, poiché in essa hanno operato uomini impregnati di una cultura scientifica proveniente dal medioevo e da prima ancora. Questi stessi uomini hanno fondato la scienza moderna e hanno aperto la  porta alla prima grande irruzione del nuovo pensiero scientifico nella storia del mondo occidentale: la rivoluzione industriale. E’ questa l’epoca in cui Galileo inizia a tradurre i fenomeni scientifici in linguaggio matematico, quello che lui chiama “la lingua di Dio” e, riprendendo l’insegnamento di Leonardo, comincia a rivolgere precise domande alla natura usando gli esperimenti. E’ l’epoca in cui Francis Bacon  rifonda il ragionamento induttivo aristotelico ripulendolo dalla sua impostazione dogmatica. E’ l’epoca in cui Newton e Boyle unificano in sé le idee di Galileo e Bacone e fondano la scienza moderna. Dirà Newton di sé: “Se io ho visto più lontano è perché mi sono levato sulle spalle di Giganti”.
In quest’epoca, l’influsso delle correnti iniziatiche ha esercitato un ruolo fondamentale nello sviluppo del pensiero scientifico, che non può essere ignorato ma che è ora di iniziare a studiare con grande attenzione.

- Paolo Maggi  - Elogio dell’Induzione… e della Magia -

- Raimondo De Sangro e gli Arcana Arcanorum. -



29 marzo 2014

- PENSIERO DI UN LIBERO MURATORE



Quando il mio sguardo un giorno è andato a Oriente
Alla ricerca della stella del mattino,
Come Uroboro, son giunto ad occidente
E ho riveduto me stesso da bambino.

È come chi, bramoso del sapere,
S’è ritrovato al punto di partenza
Con i suoi dubbi su tante cose vere
Che a osservar bene avevano altra essenza.

Ma s’io son uomo, è cosa giusta pensi:
Che spieghi il tutto, ancora non v’è scienza,
Com’è fallace l’affidarsi ai sensi
Che fan sì certo ciò che è un’apparenza.

 Chiedendo a me chi sono e cosa sento,
 Libero nella mente, vo per le scale:
 Più salgo in alto più spira forte il vento …
 Poso mattoni per questa cattedrale.         

 Come da padre e madre ho avuto esempio
 Dell’uno la forza dell’altra la bellezza,
 Mi muovo tra le colonne di quel tempio
 E ancora sgrosso la mia pietra grezza.


 Se ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
 E ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
 Non v’è bisogno di fare un grande salto,
 Se ami la vita, t’occorre qualche passo.

  … E l’Architetto ha già per me un destino...
 Poiché anche il tempo non è che convenzione,
 Non voglio anticipare il mio cammino,
E porgo a voi la mia meditazione.

M.S.

Opus Minimum - Equinozio di Primavera 2014 -



10 dicembre 2013

- Lo scisma massonico del 1717.






Intorno all’Istituzione massonica [1], alla sua storia ed al suo vero significato esistono non soltanto molte incomprensioni ma anche assurde costruzioni affabulatorie, difficili da scalfire presentandosi quasi sempre come il negativo coagulo di personali idiosincrasie, alimentate del resto da un’informazione che, quand’anche provenga da ambienti a essa interni, non brilla per conoscenza, chiarezza e obiettività. 


Ciò detto, non si vuole però affermare che la materia sia facile e che le confusioni lamentate non siano prive di una qualche umana giustificazione. La difficoltà maggiore, quella concernente la natura profonda di quest’organizzazione, sta nel disagio dell’uomo d’oggi a confrontarsi, in termini che non siano meramente sentimentali, con realtà che affondano le proprie radici nel mondo pre-moderno. Non a caso sono correnti espressioni riassumibili nel ben noto “sentimento religioso” oppure nel ricondurre tutta la materia ad una questione d’ordine morale.


Disfarsi di queste abitudini mentali è almeno difficile, poiché pesa su esse tutta l’inerzia di una formazione che impedisce anche d’accorgersi di trovarsi di fronte ad un problema. Il problema sta dunque negli antichi mestieri [2]; riguardo ai quali è necessario sbarazzarsi delle opinioni preconcette determinate da un “senso comune” il quale, lungi dall’essere il frutto principale dell’innocenza è il risultato di secoli di una formazione culturale specifica quale, appunto, si riassume nei contenuti dell’istruzione contemporanea. Il mestiere che qui ci riguarda è quello del costruttore, inteso nella sua accezione più elevata, ossia quello di colui che progetta e segue nel suo edificarsi un’opera di rilevante importanza. Quest’uomo, un architetto, non era una persona colta nell’accezione attuale anche se alcune delle conoscenze professionali, che gli erano necessarie, debbano essere inserite nella storia della tecnologia mentre altre – le più importanti – sono oggi ignote.


Non era nemmeno un operaio anche se certe abilità manuali gli appartenevano avendole apprese nell’iter formativo iniziato col giovanile apprendistato; spesso poi egli aveva anche un ruolo imprenditoriale, risultando titolare di quella che noi chiameremmo una “ditta”. 


La cosa però fondamentale e che lo differenziava dai moderni, omonimi epigoni è che le sue conoscenze e tutto il suo agire erano posti in una prospettiva radicalmente diversa e tale da ribaltare ciò che noi intendiamo per lavoro. 

Intanto quello che faceva e delle cui implicazioni egli era, per la sua formazione tradizionale, perfettamente cosciente, corrispondeva a una simbolica imitazione della Creazione e quindi l’opera che andava formandosi era, volutamente, un’immagine del cosmo. 

Pertanto ogni parte di essa stava in relazione analogica con livelli ontologici d’ordine superiore essendo una loro rappresentazione sensibile, analogamente a come anche tutto il cosmo era letto e interpretato.


Inoltre, per la stretta aderenza tra l’intima natura personale ed il lavoro esercitato, caratteristica di tutte le arti antiche, l’atto proprio estrinsecava le potenzialità dell’uomo, nel medesimo modo in cui “il saper costruire sta al costruire… e l’oggetto cavato dalla materia ed elaborato compiutamente sta alla materia grezza ed allo stesso oggetto non ancora finito”. [3] In questo senso, ovvero nel passaggio dalla potenza all’atto di ciò che era latente, in tale reminiscenza che rende simile il pensante al pensato e, all’interno di una specifica forma iniziatica, si compiva la realizzazione spirituale dell’artista. Tale azione personale e soprattutto interiore è, sempre, un compito fondamentale e ineliminabile ma nelle iniziazioni di mestiere qual è, appunto, il caso massonico, assume un ruolo di prevalenza il lavoro collettivo e da esso discende la necessità di una struttura corrispondente. Quest’entità operativa era la Loggia [4]: essa per essere costituita e poter trasmettere il fiat lux iniziatico, necessita, ancor oggi, della presenza di almeno sette maestri. [5]


La Massoneria medievale, quella dei costruttori di cattedrali, era pertanto organizzata in entità autonome: le Logge. Ed è per tale autonomia che s’usa dire: “la Loggia è sovrana”. È perciò che la presenza di centri di riferimento quali Strasburgo, Colonia o York, per alcuni antichi raggruppamenti rituali, non deve far pensare che a quell’epoca siano esistiti organismi societari e direttivi paragonabili alle attuali Grandi Logge. Nel modo stesso in cui era diversa la struttura organizzativa, anche il livello culturale dei maestri era ben altro da quello che oggi noi immaginiamo figurandoci quei massoni operativi come semplici operai o al più quali esperti capi-mastri [6]: in effetti, le nozioni tecniche prima citate erano applicate e adattate ma, in linea di massima, sarebbe più giusto affermare che erano subordinate ed espressamente derivavano dalle esigenze di una prospettiva simbolica nota come “philosophia hermetica”.

Ogni particolare dei grandi edifici religiosi medievali, dalla disposizione generale del progetto ai dettagli architettonici e scultorei - sempre interpretabili ricorrendo a quel peculiare linguaggio - testimonia quanto profondo fosse questo legame. Legame che era il prodotto, all’epoca della cristianizzazione dell’Impero di Roma, della confluenza avvenuta nei collegia fabrorum [7] tra il pitagorismo ivi dominante, l’ermetismo dall’Egitto ellenistico [8] e -portata dal Cristianesimo - quella corrente ebraica [9] (salomonica), che in tanti modi ha poi profondamente determinato tutte le ritualità massoniche [10].


Prima delle radicali modifiche apportate alla società europea (che s’identificava con la Cristianità) dall’avvento del mondo moderno, le organizzazioni compagnoniche dei costruttori erano diffuse su tutto il continente dove avevano un carattere nettamente operativo nel senso prima accennato. Quest’aggettivazione non deve far pensare che dalle Logge fossero esclusi personaggi non strettamente legati al mestiere, i cosiddetti “accettati”; anzi due indispensabili “ufficiali” di loggia lo erano per definizione: il medico e il cappellano. Per quest’ultimo esistevano speciali condizioni e in virtù di esse, la sua iniziazione avveniva in una loggia a tal fine costituita: la Lodge of Jakin. Il nome di quest’ufficiale era pertanto quello di Brother Jakin. 


Per seguire gli sviluppi storici che hanno portato al nascere della Massoneria moderna (speculativa), è necessario fissare la nostra attenzione sulle isole britanniche, dove si sono appunto verificati gli eventi per tale indirizzo determinanti. La costituzione dello “stato” medievale era basata su una parcellizzazione e privatizzazione del potere nei feudi ogni classe gerarchicamente ordinata aveva le sue strutture di riferimento, tanto che tale costituzione poteva essere, appunto, definita corporativa. In questo senso anche il segreto [11] non era soltanto di particolari organismi quali la Massoneria operativa, ma faceva parte di quella separatezza che compartimentava ogni articolazione della società. È con la prevaricazione regia nei confronti della Chiesa prima, con la distruzione del sistema feudale poi e la conseguente crisi dell’aristocrazia che, attraverso i sempre più estesi e pervasivi poteri della corona, si mettono le basi dello stato moderno.


Tutto è regolamentato e centralizzato e a quest’occhiuta presenza nessuno ha diritto di opporre quell’autonomia e riservatezza fino allora tanto naturali entrambe: è a quel punto che sorge l’odio per il “segreto”, così caratteristico di quell’illusorio ed astratto ideale d’eguaglianza, cui tanto ci si reclama nel mondo moderno. 

Ogni cambiamento è un processo continuo, ogni modificazione ha sempre avuto dei precedenti, ogni agente dell’innovazione ha la sua giustificazione negli errori e nelle ottusità degli attori della controparte ma è tuttavia da rilevare come, tra il 1580 ed il 1620, sia da collocare il passaggio dall’Inghilterra medievale a quella moderna e come Lord Francis Bacon, Baron of Verulam, Viscount of St. Alban [12] sia stato uno dei motori politici e filosofici di questa trasformazione.


Il suo ruolo, per la storia delle idee nel mondo anglosassone, è, in qualche modo, paragonabile a quello di Cartesio [13]: in tutti e due la spinta antitradizionale è molto forte, proponendosi entrambi il problema dell’elaborazione di un metodo reso indipendente dalle forme dell’antico sapere. La differenza tra loro può essere sommariamente riassunta affermando che la ragione cartesiana è necessaria non potendo essere diversa da sé e per questo non può essere smentita e neppure richiede ulteriori conferme, mentre per Bacone tale necessità non si pone, dovendosi sottoporre al vaglio della prova qualsiasi ragionamento (inductive logic with trial and error): soltanto la verifica della sua utilità sarà la dimostrazione della sua rispondenza alla realtà naturale. Non la contemplazione dunque ma la comprensione della natura nei suoi processi sarà lo scopo del metodo: la scienza guida all’azione e l’uomo può quanto sa. Questo principio si applica al mondo fisico e a quello umano: il primo si sottomette con la tecnica mentre chi conosce l’intima essenza del secondo è destinato all’impero.


La visione del mondo di Bacone anche messa a confronto con quella di Cartesio, considerato il fondatore del pensiero moderno, appare assai più lontana di questa da qualsivoglia impronta tradizionale: mentre nel filosofo francese resta, nel concetto delle idee innate, qualche traccia di metafisica, in lui si fa soltanto riferimento a una trama, che, soggiacente al reale, ne è come una costante, una struttura assoluta (schematismus latens) e immodificabile dal vortice fenomenico (he identified four non-rational neuro-ontological and epistemological interpretive idola for eliminating distortions and prejudices from perceptions). Da quali influssi può essere stata determinata una visione tanto innovativa e diremmo anche spregiudicata? 


Nei molti segreti che velano la vita di quest’uomo singolare, c’è anche chi ha supposto come la sua nascita sia stata il frutto della relazione tra la regina Elisabetta e il favorito Robert Dudley Conte di Leicester, al quale da ragazzo fu assegnato, dal padre Duca di Northumberland, un precettore nella persona del dottissimo John Dee [14]. Imbevuto di cultura ermetica, era costui un uomo affascinante e geniale, considerato un filosofo ma soprattutto un mago [15]. Questo non gli impediva di scendere a più pratiche e politiche considerazioni: sosteneva – significativa coincidenza baconiana – la necessità di un’educazione utilitaristica improntata ad un’etica puritana dell’utile ed il suo umanesimo era totale, non concependo limiti alle possibilità dell’uomo [16].


Per le strette relazioni esistenti tra loro, fu del tutto naturale che Dudley lo introducesse a corte dove divenne consigliere e astrologo della Regina. Intanto l’educazione del giovane Bacone sembra dipendesse più che dalle cure di Lady Ann e di Sir Nicholas Bacon, ed a conferma delle suddette supposizioni, dalla segreta, attenta supervisione di Elisabetta. Fu soltanto quando Bacone aveva ventuno anni che avvenne un incontro tra i due: in un pomeriggio dell’11 Agosto 1582 egli, in compagnia di Mr. Phillipes, un crittografo alle dipendenze di Sir Francis Walsingham, il capo di quello che oggi definiremmo il servizio segreto del regno, andò a far visita a Dee nella sua casa di Mortlake [17], dov’era custodita la più ricca biblioteca privata d’Inghilterra.


Motivo della visita [18] era di far vagliare da un esperto le possibilità crittografiche insite nella tecnica cabalistica nota come gematria. Sembra sia stato lo stesso Dee, molto interessato all'alchimista del XIII sec. Roger Bacon, a suggerire al promettente omonimo giovane, la lettura delle opere di quell’antico maestro; tale episodio potrebbe spiegare alcune delle similitudini oggi riscontrabili nel loro pensiero [19]. Più tardi, succeduto al trono Giacomo I (Stuart), di tutt’altro avviso verso l’aspetto occulto della realtà che non la disponibile Regina (Tudor), Bacone preferì dissimulare questo lato della sua personalità, facendo propria la massima shakespeariana “discretion is the better part of valor” [20].


La sapienza ermetica di Dee e i nostri precedenti riferimenti massonici allo stesso ambito impongono alcune precisazioni. Come abbiamo visto testé, sia Dee, sia Bacone presentano un pensiero le cui linee di fondo hanno poi avuto, nella storia della cultura occidentale, sviluppi dai tratti fortemente antitradizionali [21] mentre le considerazioni, sul ruolo nell’operare massonico, di questa speciale “philosophia” fanno presupporre tutto il contrario. C’è dunque contraddizione? Come è stato prima precisato, l’origine della scienza ermetica e di quella che potremmo chiamare la sua tecnica: l’alchimia, si collocano nell’Egitto ellenistico, dove il greco Hermes era fatto corrispondere al dio Thoth, ovvero al principio ispiratore dal quale traeva autorità e conoscenza quell’antico sacerdozio.


Questa scienza ci è pervenuta singolarmente isolata dal suo contesto, inserendosi prima nel Tasawwuf [22] e poi, in alta epoca medievale, transitando nelle equivalenti organizzazioni cristiane. La condizione di essa sarebbe stata quindi di perfetta ortodossia solo nel caso fosse stata accolta ed integrata in un ordine tradizionale completo. Presentava però alcuni rischi connessi e alla sua natura di singolare, erratico masso distaccato dalla rocca scomparsa di un’antica sapienza e - poiché le scienze [23], socialmente, erano appannaggio del secondo stato – il “pericolo” poteva essere incrementato per il ruolo, non sempre corretto, giocato dall’aristocrazia nella società ospitante.


Per la prima condizione, c’era il rischio che tale scienza potesse tendere, con l’allontanarsi dal principio metafisico informatore, ad uno sviluppo autonomo e, di fatto, preso un indirizzo meramente naturalistico, fu da lì che senz’altro venne uno dei maggiori contributi all’attivazione nell’uomo europeo di quell’ansia d’azione sempre, spasmodicamente, intesa a sottomettere e servirsi degli elementi. Per la seconda condizione, essendo la metafisica, virtuale appannaggio del sacerdozio, ove i nobili a quest’ultimo si fossero ribellati, le possibilità di deviazione erano evidenti. 


Ebbene, è noto come in Inghilterra, sin dal 1531, il Re, con un atto di vera e propria usurpazione, si fosse proclamato capo di quella Chiesa; in aggiunta poi a quelle che potevano essere le loro caratteristiche ed inclinazioni personali, si può anche prendere atto di come Dee fosse un gentleman [24] e Bacone un altissimo esponente della nobility [25]. Oltre a queste peculiari circostanze dell’Inghilterra, da qualche tempo (1307), era stato eliminato, per opera del Re di Francia e del Papa a lui sottomesso [26], uno dei >katekyn< [27] di riferimento nell’ordinamento della Cristianità: la milizia templare, la quale assommava in sé il potere spirituale e quello temporale. È quindi palese come il momento storico ed il luogo fossero tra i più opportuni per sferrare, con lusinghevoli influenze e potenti suggestioni, un nuovo attacco alle strutture tradizionali della società.


L’offensiva generale alla quale il suddetto episodio appartiene, si è sviluppata in più tempi ed è tuttora in corso; le fasi, determinanti l’allontanamento dell’Occidente dalle radici della propria tradizione, sono pertanto in successione e vedono il punto di partenza d’ognuna, diversamente localizzato: non si tratta quindi di “criminalizzare” uno specifico paese o un singolo popolo, perché anch’esso è un errore, che a sua volta genera mostri e rientra nella studiata ricerca di quella generalizzata confusione sempre tanto utile a nascondere i veri attori. Si può dire invece che queste forze dell’eversione, di volta in volta, “cavalchino” più destrieri, [28] sfruttando etnie ed aree geografiche, secondo le esigenze d’avanzamento del progetto.


Tutti i periodi storici nei quali tali impulsi, in particolare, s’attivano debbono avere certe caratteristiche onde garantire successo all’iniziativa; resta però il fatto che non si tratta soltanto di privilegiare una certa “qualità” del tempo ma, affinché l’operazione riesca, è naturalmente richiesta la presenza di intelligenti “esecutori” ovvero di agenti motivati e consapevoli. In questo caso, l’intervento diretto, attivo dell’uomo è del tutto analogo a quello col quale s’organizza la discesa, la presenza e la permanenza delle influenze di carattere spirituale [29].


Soltanto che, in questo caso, ben diversa è la loro natura, essendo gli influssi in questione appartenenti agli strati inferiori del mundus subtilis o psichico che dir si voglia ed anche se ciò possa sembrare bizzarro, è proprio nell’ambito della magia, lato sensu, che tutto questo si svolge: l’aggregato psichico, individuale o collettivo che sia, resta puramente virtuale rispetto al “celebrante” sino a che l’“operazione” [30] non è compiuta. Ciò fatto, esso, uscendo dall’indistinzione nella quale, in precedenza, si trovava, s’attualizza rendendosi disponibile ai più diversi scopi.


Giustamente, René Guénon ha definito i movimenti che così agiscono contro-iniziazione, sia per certe similitudini formali [31] con le società iniziatiche, delle quali sono come un’immagine invertita, sia perché l’iniziazione “incarne véritablement l’« esprit » d’une tradition, et aussi ce qui permet la réalisation effective des états «sopra-humains», il est évident que c’est à elle que doit s’opposer le plus directement (dans la mesure toutefois où une telle opposition est concevable) ce dont il s’agit ici, et qui tend au contraire, par tous les moyens, à entraîner les hommes vers l’«infra-humain»” [32].


Da quello che sinora si è esposto, appare abbastanza chiaro che, le persone, in quest’ultimo e preciso senso realmente fattive e partecipi, non siano veramente “moderne” nel loro più profondo sentire ma che tutto l’insieme delle idee (progressismo, evoluzionismo, razionalismo, meccanicismo…..) diffuse negli ultimi secoli, altro non rappresentino che un mezzo a giustificazione di un fine; il quale, si colloca nel pervenire, attraverso la preventiva distruzione di tutto quanto c’era stato trasmesso ab immemorabili, alla costituzione di un’universale contraffazione del Sanctum Regnum e ad una caricatura della vera spiritualità.


Di questa fase “costruttiva”, già da non pochi anni, se ne intravedono, in parte velati, i segni nelle attese pseudo-messianiche e negli accenni pieni di speranza per l’allettante avvento di una next, new age. Tale indirizzo di fondo, con la determinazione ed i mezzi utilizzati per giungere al fine, implica come, alle remote origini [33] di tutto quest’occulto processo, debba esserci stata una prospettiva insuperabilmente dualistica e come tale vulnus metafisico, impedendo la concezione di un Principio unificatore delle due apparenti, irriducibili opposizioni presenti nella Manifestazione, [34] abbia indotto i remoti responsabili dell’immensa, attuale valanga, ad un’irreversibile scelta di campo verso quel Princeps huius mundi, Demiurgo e signore del Cosmo, che li chiuderà così in un magico cerchio d’illusione, facendo loro dedicare alla “prigione cosmica” ogni sforzo di conoscenza e dominio insito nelle possibilità dell’uomo.

Un ruolo non indifferente in queste manovre lo gioca sia la voga delle previsioni - ottimistiche o disastrose che siano – sia la suggestione che può scaturire da certi libri visionari. Tra questi, importante è la Nova Atlantis [35] di Bacone nella quale, oltre ad alludere a programmi già elaborati e forse anche attuati (erga paucos), se ne vuole, in effetti, determinare la futura realizzazione (erga omnes) attraverso un potente stimolo di fascinazione letteraria [36]


I semi, gettati da John Dee e da Lord Bacon, non mancarono di fruttificare e molti studiosi, i cui interessi erano rivolti alla fisica ed alle scienze naturali, forti dei suggerimenti organizzativi e metodologici dei maestri, nel 1645, prima quindi della guerra civile, cominciarono a riunirsi al Gresham College di Londra. Questi meetings sono meglio noti sotto il titolo di “Invisibile College” ma, diciassette anni dopo, superato il Protettorato di Olivier Cromwell, nel 1660, con la restaurazione stuardiana di Carlo II, il consesso fondò, nella stessa sede, la Royal Society [37] finché, nel 1662, ottenne il royal charter che ne confermava le funzioni. Si stava quindi organizzando, in maniera palese, quel dominio di un establishment culturale, il quale, sino allora, era apparso prospettato soltanto in forma utopistica.


Fino a questo cruciale periodo della storia britannica, la presenza nelle Logge di ulteriori “accettati” oltre ai due istituzionalmente previsti, non n’alterava minimamente la struttura ed operatività tradizionali; il loro inserimento derivava da prossimità intellettuali, vicinanza d’interessi o dal patronage di qualche famiglia [38] di rilevante rango sociale. Dopo, con la perdita di potere dei Pari e l’ascesa della Gentry e dei commons, legata anche all’imporsi dell’etica capitalistico-protestante, imperniata sul perfezionismo, l’individualismo, l’autonomia personale, la morigeratezza dei costumi e la moderazione nelle spese, l’esaltazione della concorrenza e la ricerca di un sistema sociale in grado d’offrire a tutti eguali possibilità di riuscita, crebbe, “tra le colonne”, il numero dei gentlemen.


Guardare oggi al comportamento di tanti, dal critico punto di vista qui espresso e nella retrospettiva dei secoli trascorsi, può non rendere giustizia del loro livello d’effettiva, cosciente partecipazione alle linee ideologiche sottese al disegno baconiano. Ciò non pertanto, tra i molti “innocenti”, furono accettati in Massoneria anche alcuni che avevano in animo qualcosa d’assai alternativo rispetto alla partecipazione ad un esoterismo tradizionale: un progetto questo, riassumibile nel voler fare dell’Istituzione uno strumento da utilizzare per fini molto lontani da quelli che avrebbero dovuto essere i suoi propri.


L’impresa che si andava dunque preparando, si palesò con lo scisma [39] del 1717: dal corpus degli Operativi, si staccarono quattro logge [40] che costituirono la Grand Lodge of London, non più dunque operativa ma, com’era esplicitamente affermato, speculativa [41]. Con quest’aggettivazione, s’intendeva porre l’accento sull’avvenuta dislocazione, da una centralità del punto di vista tradizionale ad una deriva su posizioni pre-illuministiche: indubbie manifestazioni degli ambienti più progressisti del regno.


Significativa, nel senso di quanto sia oggi difficile discernere l’animo di quei lontani protagonisti e di quanto poco monolitiche siano state certe organizzazioni, è la vicenda di Sir Christopher Wren [42]. Architetto e professore d’astronomia al Gresham College, egli fu uno dei dodici fondatori della Royal Society e suo presidente negli anni 1680 / 1682, Gran Maestro degli Operativi dal 1689 e pertanto colui sotto la cui autorità ebbe quindi a costituirsi, nel 1691, la St. Paul Lodge (in effetti, “The Goose & Grideron”, cfr. n. 40). Loggia, che sarebbe poi diventata il motore dello scisma: inoltre, i componenti di essa erano, in larga parte, membri o comunque vicini alla Royal Society e tutti quindi ben conosciuti da Wren.


Nonostante ciò e sebbene l’ostilità degli Operativi verso quel tipo di tendenza sia storicamente dimostrata, l’indirizzo innovatore doveva essere – ancorché, forse, parzialmente occultato nella sua portata - conosciuto sin dalla nascita della St. Paul. Evidenti dovevano anche apparire le manchevolezze nel rituale [43] e già doveva aver dato segni di sé la sicumera che traspare dalla dichiarazione di fondazione, quando vi s’afferma che, finalmente, nella Grand Lodge of London “i privilegi della Massoneria non saranno più appannaggio esclusivo dei massoni costruttori e gli uomini di differenti professioni verranno chiamati a gioirne”: affermazione insulsa, agli orecchi della maggioranza, ben al corrente della varietà sociale presente negli organici delle Logge ed ampiamente cosciente dell’elevato livello intellettuale, sotteso al vero significato da dare all’espressione “massoneria operativa” [44].


In realtà, il gruppo, che costituì la Gran Loggia di Londra, a differenza della Royal Society, doveva essere piuttosto omogeneo e comunque con appoggi tali da sfidare l’autorità di Wren: non a caso, nel 1691 quand’esso s’organizzò in Loggia, il filo-cattolico Giacomo II Stuart [45] era stato da poco cacciato (1688) dalla Glorious Revolution; Guglielmo III d’Orange era sul trono d’Inghilterra e le simpatie giacobite [46] per il fuggiasco non potevano palesarsi ma che queste fossero della maggioranza dei massoni ne è una riprova l’incendio (1720) - unanimemente considerato doloso [47] - di buona parte degli archivi generali (the Old Charge) dell’Istituzione che erano in mano alla“The Goose & Grideron”, conosciuta come St. Paul proprio perché lavorava nel churchyard dell’omonima Cattedrale [48] e nelle cui sagrestie essi erano custoditi.


In questo modo, “opportunamente”, scomparvero i maggiori riferimenti ad un contesto politico ma soprattutto dottrinale, che sarebbe apparso imbarazzante per chi aveva intenzione di fare della Massoneria uno degli instrumenta Regni per quella translatio Imperii, la quale, ispirata a suo tempo da John Dee, intendeva riguadagnare ad Albione, per vie pragmatiche ed utilitaristiche, le terre che la leggenda arturiana voleva fossero appartenute a quel mitico Re.


A questo punto gli scismatici furono, appropriatamente, definiti “moderns” mentre gli Operativi vennero etichettati come “antients”; le differenze erano palesi ma la scelta di un sistema centralizzato e organizzato di guida della Massoneria, messo in atto nel 1717 fu, di per sé, considerato adeguato alle esigenze dei tempi e, in rapida successione anche chi era rimasto estraneo al nuovo movimento, lo adottò. In questo senso, curiosamente, si mossero per prime le altre componenti del Regno Unito: nel 1725 fu fondata la Gran Loggia d’Irlanda, nel 1736 fu la volta della Scozia e soltanto nel 1751 gli “antients” d’Inghilterra, s’allinearono creando la “Grand Lodge of Free & Accepted Masons of the Old Institution” [49] con Robert Turner quale GM.


Considerato come la rivolta giacobita del 1745 abbia avuto, nell’anno successivo, tragico termine con la sconfitta di Culloden, si può supporre che, esaurite le residue speranze di cacciare gli Hannover [50], non rimanesse agli Antichi che adeguarsi sul piano organizzativo con la rivale Gran Loggia di Londra, strenua sostenitrice della dinastia regnante.


La Chiesa Cattolica, che, nei piani [51] elaborati in epoca elisabettiana, era indicata come uno degli obiettivi nemici, nel 1738 [52], irrogò la scomunica all’Istituzione in coincidenza con la seconda e più importante stesura delle costituzioni dei “moderns”. Evidentemente, viste ormai annullate le speranze per il Pretendente Stuard, non ritenne di dover ancora contare sul contributo che, alla causa cattolica avrebbero potuto portare gli “antients” disinteressandosi che, la reiterazione della scomunica [53], venisse così a coincidere con la suddetta fondazione della Gran Loggia dei massoni tradizionali.


Le costituzioni di Anderson non potevano, di certo, piacere alla Chiesa dell’epoca: con assai discutibili accenti di vaghezza e banalità, vi s’affermava come ogni membro fosse libero d’esercitare la sua religione ponendo poi un’enfasi particolare sulla necessità di un amore fraterno tra gli uomini e su quella di una vera e propria rigenerazione dell’intera umanità.


Del resto, a giustificazione di tali generici idealismi, non si deve dimenticare che l’altro fondatore degli Speculativi, il pastore anglicano Desaguliers [54], era a sua volta figlio di un pastore, costretto, dall’iniqua revoca (1685) dell’editto di Nantes, a lasciare la Francia come altre centinaia di migliaia [55] di concittadini riformati che Luigi XIV aveva cacciato riaprendo una piaga giustamente sanata, nel 1598, dal più saggio Enrico IV, che, in quel modo, aveva messo fine ad un tormentato e sanguinoso periodo di guerre di religione.


Quest’improvvido atto del cosiddetto Re Sole, riprovato con sdegno da tutti i paesi dell’Europa settentrionale, si rivelò non soltanto un grave danno d’immagine per il paese ma, come poi ebbe a dire il Talleyrand: “c’était plus qu’un crime, c’était une faute!”; infatti, la Francia, si ritrovò priva di un elevato numero di cittadini qualificati, operosi e fedeli alla monarchia. È importante porre l’accento su quest’episodio perché, nelle tappe dell’azione antitradizionale, un ruolo tutt’altro che indifferente spetta, oltre che alle offensive degli avversari, anche all’ottusità fondamentalista [56] di coloro che quelle posizioni avrebbero dovuto difendere. In tacita (?) polemica con le suddette Costituzioni, gli “antients”, nel 1754, pubblicarono una Carta normativa chiamata “Ahiman Rezon” [57] nella quale erano raccolti, senza sbavature ideologiche, antichi doveri, usi e canzoni corporative.


La Massoneria - che era sicuramente un’unica (ma non unitaria) organizzazione nella Cristianità medievale ed anzi, nelle isole britanniche, era giunta tardi, importata dal continente all’epoca dei Maestri Comacini [58]. Nel periodo preso in considerazione in questo studio, per l’effetto conservativo, caratteristico degli ambienti insulari, oltre Manica, essa era rimasta piuttosto attiva e di buon livello nei suoi aspetti operativi mentr’era invece scaduta su un piano di davvero modesto artigianato nel resto d’Europa. Queste sopravvivenze muratorie erano e sono tuttora presenti in Francia (m’anche in Germania e Scandinavia) quali componenti dei mestieri raccolti nel Compagnonnage. In quella forma non era quindi di nessun’attrattiva per le classi colte della società del XVII sec., le quali, si dimostrarono invece assai ricettive per gli aspetti che l’Istituzione stava assumendo in Inghilterra.


Di fatto, la forma più adatta all’esportazione fu quella dei “moderns”, in loro, inoltre, agiva con evidenza uno stimolo “mondialista” e missionario assente negli altri [59]. Fino alla metà del secolo, nonostante l’appoggio del potere, la resistenza tradizionale si dimostrò ampiamente prevalente tanto che, intorno agli anni venti, l’esperimento sembrò sul punto di fallire. Da allora, il vento mutò, tant’è che si giunse alla fatidica unione del 1813 con una situazione invertita: i Moderni si presentarono con 1085 Logge tra Inghilterra ed Oltremare e, di queste 387 sul territorio metropolitano.


Gli Antichi con 521 Logge complessive e 260 in patria; soltanto nella capitale la situazione era pressoché bilanciata: ciò permise a quest’ultimi una discreta forza nelle trattative. A tutto ciò, si deve aggiungere come, nella seconda metà del XVIII sec., parallelamente alla crescita organizzativa dei progressisti fosse andato maturando, in senso qualitativo, in tutti gli ambienti massonici, sia inglesi, sia continentali, anche un forte revival tradizionale. Di esso sarebbe però troppo lungo occuparci adesso ma che possiamo accennare come rappresentato dal neo-templarismo, molto attivo specie nel mondo germanico. Inoltre, dall’Ordre des Elus Coens in Francia e da personaggi anche assai singolari, esemplificabili dalla nota figura del Conte di Saint-Germain, presenti un po’ in tutta Europa.


Il risultato di queste forze combinate fu che, intorno al 1790, il Principe di Galles, in seguito Giorgio IV, divenne il 38° GM. dei Moderni mentre suo fratello, il Duca di Kent, fu designato quale Past GM. Nel 1813, il medesimo divenne il 10° GM. degli Antichi succedendo al Duca di Atholl. La strana trasferta e la direzione delle due Obbedienze rivali, affidata alla guida di due fratelli di quel rango, erano palese indice come la divisione non fosse più tollerata e come l’unione fosse ormai giudicata una questione di stato. Pertanto, nel 1813 fu tenuta la Grand Assembly of Freemasons for the Union of the Two Grand Lodges of England; quando lo scopo fu raggiunto il 27 Dicembre [60], un terzo fratello dei due precedenti, il Duca di Sussex, fu infine eletto GM. e nell’anno successivo, fu installato quale 1° GM. dell’United Grand Lodge of England (UGLE).


Il compromesso, alla base dell’unione, stabiliva che, la data d’inizio della nuova forma di Massoneria fosse formalmente fissata al 1717, data di fondazione della Grand Lodge of London. Il sistema rituale dei Moderni era però ampiamente riformato in conformità a quello degli Antichi [61], fatto salvo, nell’abbigliamento, il mantenimento del più pratico, corto apron degli scismatici. Il grado di maestro ed il suo fondamentale completamento del Royal Arch furono ripristinati per l’apporto degli Antichi, dando così al nuovo organismo quella completezza tradizionale che, le gravi alterazioni precedenti avevano compromesso sul piano della continuità e pertanto della validità della trasmissione iniziatica.


I GG.MM. delle Grandi Logge d’Inghilterra, Irlanda e Scozia, nel 1814, si riunirono in un’apposita conferenza che ratificò, ove necessario, l’adeguamento delle loro Comunioni ai rituali ed alle procedure stabilite al momento della creazione dell’UGLE; cosa che non dovette comportare grossi problemi essendo le altre GG.LL. britanniche, in pratica, da sempre, allineate sul sistema degli Antichi. Un ulteriore segno di raddrizzamento tradizionale, furono le trattative, iniziate intorno al 1851 e proseguite con alterne vicende sino al 1878, quando, in Londra, giunsero a conclusione e fu infine fondata la Grand Lodge of Mark Master Masons of England & Wales & the Dominions & Dependencies of the British Crown. Quest’organismo non deve essere inteso quale un’Obbedienza rivale dell’UGLE, com’è il caso per le irriducibili rivalità, presenti nelle decine di Comunioni d’Italia; è piuttosto un organismo parallelo fruente di una sua specifica autonomia.


Ritualmente, the Mark Master è un’estensione del grado di Compagno corrispondente al momento nel quale a questi Operativi era concesso il “marchio” che avrebbero utilizzato da Maestri per contrassegnare i loro lavori, in effetti, oggi, vi si può accedere soltanto se si è giunti al culmine del Craft ossia al Royal Arch. Da un punto di vista organizzativo, mentre l’UGLE guida il Craft la GL. del Marchio è il riferimento [62] di numerosi additional o side ma anche higher degrees o come chiamare si vogliano, quelli cioè che in Italia si usa denominare “Riti” e tra i quali occupano un posto d’onore e tutto speciale The Knights Templar & Malta Orders [63] e The Ancient & Accepted Rite or Rose Croix [64].


Questi eventi, tanto sommariamente riportati, c’interessano soprattutto per alcune considerazioni. Senza remore abbiamo posto in evidenza quanto le forze antitradizionali abbiano cercato di utilizzare ed al fondo tentato di rendere inefficace quella che, di fatto, si presentava come l’unica organizzazione iniziatica accessibile nel mondo occidentale. L’operazione degli scissionisti per certi versi – ovvero per la politica - è riuscita quando ha legato i destini dell’Istituzione a quelli della ragion di stato, per altri ha fallito lo scopo, poiché infine la via tradizionale dell’iniziazione è rimasta agibile. Speciale il caso delle colonie americane, dove, i membri fondatori, quasi tutti massoni, determinarono un’inopinata, grave perdita per la madrepatria ma divennero poi, una volta costituiti gli Stati Uniti, in special modo a partire dal XX sec., la terra d’elezione di potenti operazioni contro-iniziatiche.


Ciò a riprova di come, per quelle forze, sia stata sempre del tutto strumentale la scelta di un partner: i temporanei, diretti vantaggi di esso erano (e sono) soltanto la secondaria ricaduta di quelli che sarebbero poi stati i risultati finali e, al fondo, i risultati realmente ricercati ma, a loro volta, non sempre davvero convenienti per il visibile ed ignaro esecutore di tutta la manovra. Tutti effetti, quelli ultimi, non facilmente riconducibili da un osservatore esterno, nel tentativo di ricostruzione storica, alla sequenza delle fasi dell’intero episodio ma, evidentemente, importanti quali veri obiettivi, per un occulto protagonista - meglio sarebbe dire regista – sempre tutt’altro che desideroso di farsi individuare.


Anche sul continente europeo, nonostante l’eterogeneità d’origine delle Logge filiate dall’Isola, [65] la forma rituale che infine ha prevalso anche prima del 1813 è stata quella degli Antichi, con particolarità da paese a paese ma sempre di relativa completezza dei riti. Rimangono a spiegare le caratterizzazioni progressiste e laiciste molto forti soprattutto nei paesi latini e generalmente in quelli che più hanno subito l’influenza napoleonica.


Viene da pensare alla favola della Rivoluzione francese preparata dalla Massoneria; in gran parte diceria del secolo successivo, costruita a fini auto-gratificatori anche dalla stessa Istituzione francese di quegli anni e, in realtà, leggenda maturata in un contesto culturale ed in un costume posteriori all’89 e particolarmente sviluppati con l’Impero. Impero, che è stato, ancora una volta, dopo averlo ideologicamente parassitato per renderlo meglio funzionale ai propri scopi politici, uno dei molti utilizzatori del mezzo massonico.


In definitiva, da un punto di vista della regolarità iniziatica e pertanto tradizionale, si può dire che lo scisma massonico del 1717 l’avrebbe in gran parte compromessa, avviando l’Istituzione, se avesse avuto successo, verso quella definitiva estinzione che toccò in seguito ad analoghi organismi di tipo compagnonico, quali, ad esempio, la Carboneria, ridotta a mero strumento politico delle lotte nazionali italiane [66]. Le cose però non andarono esattamente così e la correzione degli errori e delle manchevolezze rituali dei Moderni, cominciò a prodursi già nel corso del XVIII sec. finché, in quello successivo, esse furono, come abbiamo visto, ampiamente anche se non totalmente emendate con la fondazione della UGLE. Il risultato è che, adesso, questa struttura è “tecnicamente” in grado di trasmettere l’influenza spirituale dell’iniziazione.


Affinché poi il fiat lux sia suscettibile di passare dalla virtualità all’atto, tutto risiede nelle disposizioni e potenzialità interiori del recipiendario nonché nel modo in cui i lavori si svolgono in quella specifica Loggia e particolare Obbedienza. Il problema maggiore - ed a nostro parere insanabile - è quello che ha scavato un abisso tra l’aspetto esoterico e quello exoterico della Cristianità procurandole un’amputazione che non ha riscontri presso altre forme tradizionali se non, per l’Islam, nella sola Arabia Saudita [67]


Gli atti degli incontri [68], che, a volte, avvengono tra “alti” esponenti massonici e cattolici in vista di un qualche accordo, offrono una lettura che sarebbe risibile se, in realtà, non fosse drammatica per lo stato mentale ed intellettuale ch’essa rivela nei partecipanti: la Chiesa ha una rigida struttura gerarchica che corrisponde ad una precisa sistemazione teologica (il “potere delle chiavi”), quella apparentemente analoga della Massoneria non è invece intrinseca alla natura dell’organizzazione ma, come abbiamo visto, frutto di una sistemazione in forma di moderna associazione, derivata dall’innovazione del 1717.


Pertanto la Chiesa, che trova sempre difficoltà a figurarsi una forma tradizionale organizzata in modi diversi dai propri, [69] ama confrontarsi sempre con i “vertici”. Nello specifico, quelli massonici, i quali equivocano sul proprio stesso ruolo, si sentono, in tal maniera, autorizzati a prese di posizione non solo fondamentalmente illegittime ma spesso frutto d’ignorante arroganza riguardo al senso vero da dare all’Istituzione. Istituzione che legittimamente guidano soltanto ed esclusivamente in un senso amministrativo e gestionale. C’è da aggiungere che, a queste “alte” posizioni massoniche [70] giungono di norma personaggi [71]tra i meno qualificati sul piano dottrinario e mossi soltanto da quell’ambizione alla carica così caratteristica dell’uomo comune inteso nell’accezione intellettuale e morale più modesta.


Resta da precisare come la Massoneria, pur appartenendo di pieno diritto all’ambito del sacro, non sia in alcun modo una religione ma, esclusivamente, una via iniziatica; la quale, in condizioni normali, analogamente a quanto accade in altri contesti culturali, dovrebbe appoggiarsi su un preciso exoterismo. Nella fattispecie esso era il Cattolicesimo ma, dalla caduta dell’Ordine del Tempio in avanti, la situazione europea, col deteriorarsi in senso tradizionale, è andata rapidamente mutando. Certe ferite non sono più sanabili: dalla Riforma, la Cristianità è divisa e la Massoneria ha generalmente assunto una veste religiosamente “neutra” [72]perciò ad essa possono aderire appartenenti a qualsivoglia indirizzo confessionale.


Per tutto quello che abbiamo esposto, si può affermare che sola permanga la virtualità iniziatica, [73] le cui possibilità d’attuazione restano affidate a condizioni disomogenee da stato a stato, da Obbedienza a Obbedienza e da Loggia a Loggia, fermo restando che, indispensabili per ogni realizzazione spirituale, sono le personali qualità dell’iniziato. In questo studio, nel toccare alcuni particolari aspetti relativi alla nascita del mondo moderno, abbiamo dovuto spesso riferirci, per ciò che riguarda la storia inglese, al ruolo in tal senso assunto da persone ed organizzazioni di quel paese.


Non sappiamo se siamo riusciti a rendere la complessità delle relative situazioni ma ci appare indispensabile sottolinearla perché conosciamo bene quanto, secondo le proprie personali inclinazioni e simpatie, sia facile dividere la realtà con tagli netti. Molto raro è infatti che qualcuno o qualcosa si collochi tutto da una parte e senza sfumature: per le persone qui rammentate direi che decisamente assegnabili ad un preciso e forse cosciente ruolo contro-iniziatico, ci sono soltanto Francis Bacon, Olivier Cromwell e forse James Anderson mentre alcuna delle organizzazioni in argomento, fatte da uomini e quindi ricche delle innumerevoli varianti che ciò comporta, può averlo rivestito interamente.


La stessa fondazione degli speculativi, sicuramente “eretica” ed eversiva rispetto al passato massonico, dandosi una struttura centralizzata ha creato sì un’innovazione burocratica ed irrilevante se non negativa rispetto ai veri motivi dell’esoterismo ma – ci sembra necessario sottolinearlo - ha reso disponibile per l’Istituzione un mezzo in grado di garantirne la sopravvivenza durante gli enormi mutamenti sociali e politici degli anni e dei secoli successivi.


Bruno d’Ausser Berrau










 1 In queste tematiche è a nostro avviso importantissima la questione linguistica, non soltanto per la diversità e spesso purtroppo per l’incompatibilità dei modi individuali di pensiero, che si esprimono nel medium in questione ma proprio per un netto deterioramento, caratteristico del mondo moderno, della congruenza semantica connessa al lessico: la precisazione che segue sarà superflua per molti ma anche se ciò può sembrare impossibile abbiamo riscontrato così grandi e fantasiose illazioni sull’origine della parola che noi riteniamo meriti insistere.
In Italia dunque, detta istituzione è nota come “Massoneria” mentre il piuttosto desueto “Libera Muratoria” meglio renderebbe la stretta contiguità con l’Arte in argomento. Da un punto di vista etimologico non ci sono però dubbi in proposito: in qualsiasi dizionario europeo il lemma (massoneria, masonry, franc-maçonnerie, freimauerei, frimurare, frimureri, vapaamuurari…) rimanda al lt. maceria il cui senso tecnico per “muro di chiusura” fatto di terra argillosa stemperata in acqua e consolidata con paglia e pietre, trova, comprensibilmente, origine nel più ampio contesto semantico del verbo macero.
Da qui, al basso latino medievale, machionis ® ed infine massa (da cui tanti nostri toponimi) il passo è breve: prima è il nome del casale al centro di una tenuta, poi, si trasferisce, intorno al X sec., alla grande fattoria fortificata e da questa va, infine, ad indicare un intero dominio feudale. Il senso edificatorio del vocabolo è pertanto indubitabile e quindi la Massoneria è, con certezza, il mestiere, the Craft.
2 Mestiere deriva dall’ant. fr. metier, questo dal lt. ministerium  minister il quale fa coppia con magister dove le due radici danno rispettivamente: un senso di subordinazione la prima (minis- > minus) ed il suo contrario la seconda (magis-); è quindi il minister l’esecutore delle disposizioni del magister e tale fattispecie è appunto quella in cui, chi esercitava un mestiere si trovava nei confronti di chi lo iniziava e lo guidava sui sentieri dell’arte. In questa prospettiva diventa congrua l’equivalenza tra mestiere e mysterium (da mysteria ma a sua volta da myste, l’iniziato ai misteri) che “popolare” come etimologia, non è però meno significativa asseverando, nella propria storicità, il contesto esoterico nel quale esso era esercitato e vissuto.
 3 Aristotele, Met. IX, 6.
4 Detto termine, nell’accezione massonica utilizzato oggi universalmente, proviene, dall’ing. lodge, importato dai normanni nella forma di un originario fr. loge ma derivante dall’ant. francone laubja, pergola. In origine, stava ad indicare quella costruzione provvisoria, che, sul cantiere, era destinata al ricovero degli attrezzi ed alla direzione dei lavori.
In Italia era denominata, con molta più pregnanza rispetto alla ritualità che soprattutto ospitava, “baracca”: la parola deriva dall’ebr. BeRaKaH, “benedizione” ma, in quella lingua, è così chiamata anche l’influenza spirituale trasmessa con l’iniziazione (cfr. ar. BaRaKT) ed essendo questa il fiat lux ordinatore per il caos oscuro della condizione profana è anche un éclair: BaRaQ, ebr. lampo, fulmine.
5 Le iniziazioni di mestiere erano proprie del terzo stato, per le altre classi (nobiltà e sacerdozio), in linea di principio, non valevano queste condizioni, potendo - ad es. - un cavaliere creare tale chiunque ritenesse degno anche se, di fatto, da una certa epoca in avanti, ciò non fosse più avvenuto, essendo stati costituiti gli ordini cavallereschi con le relative cerimonie d’investitura e la successiva regola e disciplina collettiva.
 6 1527 / 1608.
7 L’adesione a tali organizzazioni faceva i membri partecipi dei cosiddetti “piccoli misteri” e, sia questi ultimi, sia i “grandi” (Elusi), non si ponevano in contrapposizione con la religione pubblica (exoterica) ma ne costituivano un completamento, atto a rispondere a rispondere alle esigenze di perfezionamento ed approfondimento di coloro che avvertivano questa necessità.
8 Anche l’alchimia, importante componente dell’Ermetismo, mostra chiaramente tale origine: la parola viene dall’ar. al-kîmîa il quale, a sua volta, deriva dall’egiz. Kémi, terra nera ovvero l’antico nome del paese. L’arrivo di queste conoscenze in Europa, si deve agli arabi come attestano numerosi etimi della terminologia alchemica.
9 È qui, il motivo della presenza, nella nomenclatura massonica, o d’esplicite parole ebraiche, o, se deformate, di un etimo che, pur sempre, a quell’idioma conduca. Inoltre, per tutto il Cristianesimo, l’ebraico resta l’unica lingua sacra di riferimento essendoci la Rivelazione pervenuta soltanto in traduzione greca.
Da questo stato di cose, si comprende il rapporto contraddittorio avuto in due millenni col popolo vettore di tale tradizione, il quale, inoltre, è stato anche un medium indispensabile nelle fondamentali relazioni culturali e spirituali con l’Islam.
10 Questo è particolarmente evidente nel Craft perché la “colorazione” cristiana prevale invece negli High Degrees cavallereschi.
 11 Secretum viene dal vb. secerno, secreti, secretum, secernere; separare, dividere (sacrum ha la stessa radice), è quindi un part. pass. ossia “separato” che, nell’accezione esoterica, sta a sottolineare la distinzione dal mondo profano. In ultima istanza, il vero segreto d’ogni via iniziatica sta nell’ineffabile. Il quale, è bene precisare, è soltanto l’incomunicabile e non l’incomprensibile come il punto di vista exoterico troppo spesso erroneamente fraintende quando, in ordine ai misteri della fede, si rapporta a questo concetto, riducendo la medesima ad un ben misero epifenomeno dell’infrarazionale: cfr. il “credo quia absurdum”.
12  1561 / 1626.
13  1596 / 1650; per detto filosofo, vd. il ns. Janua Inferni apparso nel 1° n. di Episteme.
 14 1527 / 1608.
15  L’importanza di questa fama risiede, non tanto nella persona di Dee, sebbene nel suo generale significato d’avvertimento: lo sviluppo della magia è caratteristico della fase tarda e comunque decadente di una civiltà, ricollegandosi, in qualsiasi ambito conoscitivo tradizionale, le pratiche di questo tipo a svolgimenti inferiori e lontani dal Principio. Essendo, in qualche modo, una “tecnica” sono evidenti i rapporti della magia con la nascita del mondo moderno le cui scienze e tecnologie sono uno speciale “sviluppo” (“progresso”, nella prospettiva corrente) delle antiche matrici.
Nel caso individuale di Dee, per obiettività, deve essere fatto presente che egli sempre si difese dall’essere un mago “nero” (e non lo fu) limitandosi queste pratiche, nell’intento, all’evocazione degli angeli. La sua personalità aveva anche sorprendenti tratti di assoluta ingenuità e fiducia nel prossimo. Importante fu anche la propaganda che condusse a favore del sistema copernicano. Sono infine certe, sia la sua fede cristiana, sia la sua personale onestà, confermata da una morte in miseria.
16 Inteso però nella sua integralità e non nella prospettiva laicista e razionalista che si suole, oggi, attribuire all’espressione.
17 Oggi fa parte della Grande Londra; è a 10 km. a SW di Westminster sulla riva destra di un’ansa del Tamigi. Sul luogo sorgono un crematorio ed un cimitero; è curioso verificarne l’etimo: mortlake® mortal lake.
18 In Baconiana, Dec. 1983: Ewen MacDuff, After some time be past.
 19 David Kahn, THE CODEBREAKERS, 1996.
20 È nota la discussa attribuzione dell’opera di Shekespeare a Bacone.
21 Tale considerazione è soprattutto valida per Bacone; per Dee la valutazione è più complessa, essendo, appunto, indubitabile la sincerità nella sempre professata fede cristiana. Quindi, per lui il discorso, più che indirizzarsi alle intenzioni dell’uomo, riguarderebbe piuttosto le potenzialità di un certo ordine presenti in alcune delle sue formulazioni: è quello che è accaduto anche a Cusano ed a molti altri intellettuali rinascimentali o tardo-medievali.
22 È l’esoterismo islamico. Per dare appena un’idea della sua centralità in quella religione sarebbe sufficiente fare presente come tutti i santi islamici – il loro culto è molto popolare – siano tali giacché esponenti dell’esoterismo (pertanto dediti ad una via di conoscenza piuttosto che meramente devozionale) mentre adesso, nel Cattolicesimo, con la “puritana” riforma delle ricorrenze calendariali e con l’evidente inflazione dell’elevazione a quello status, il titolo tenda ormai, prevalentemente, a designare una condizione esemplare sul piano della devozione e dell’impegno sociale.
23 Avendo costatato come, da parte di alcuni, molto s’equivochi sulla natura dell’Ermetismo, sarà bene fare presente che, praticamente, tutte le scienze tradizionali della Cristianità ad esso, in tutto o in parte, si rifacciano e ciò proprio per il suo carattere nettamente cosmologico: astrologia, araldica, fisiognomica, medicina, architettura… non c’è settore che sia escluso: demonizzarlo equivarrebbe quindi ad una condanna totale delle radici della nostra stessa civiltà, il che da sé si qualifica.
È forse utile ricordare che Ermete Trismegisto campeggia, in un magnifico mosaico, sul pavimento della cattedrale di Siena; è rappresentato mentre tiene in mano una tavola, nella quale si celebrano le lodi del Verbo fatto carne. Infine, il cattolicissimo Filippo II possedeva all’Escorial un’intera biblioteca ermetica.
24 La famiglia, ai tempi di Enrico VIII, era giunta in Inghilterra dal Galles, apparteneva ad una delle stirpi più antiche di quel paese facendo risalire la propria agnazione al Principe Roderico il Grande e sembra che avesse anche una qualche parentela con i Tudor.
25 Il padre di Bacone era stato fatto Baronetto mentre il figlio ebbe accesso alla peerage. Esponendo fatti concernente la storia britannica sarà utile ricordare, per meglio orientarsi in quella società, come l’aristocrazia inglese si divida in gentry e nobility. La prima non è mai stata disciplinata e se ne fa parte per lenta assimilazione e consenso sociale; è quindi lo stile di vita che fa il gentleman. Gli appartenenti non hanno un titolo specifico; in genere al nome, negli indirizzi, s’aggiunge, quale forma di cortesia, Esquire.
La nobility è tale per nomina regia, ha un titolo feudale e la peerage comporta un seggio alla Camera Alta (trattamento di Lord e Lady; quello di Honourable è riservato to the children of peers below the rank of Marquis) mentre l’accesso a quest’ultima è escluso soltanto per il titolo di Baronet (the lowest titled order), il quale comporta il trattamento di Sir. Quello del knight è invece un ennoblissement ad personam; non ne consegue quindi trasmissibilità ma è egualmente previsto il trattamento di Sir. Fuori dall’ambito aristocratico, Mister (Mr.) è invece rivolto a chi, appunto, non abbia altri titoli (common) ed è una variante di Master (cfr. supra, n. 2) e pertanto equivale a riconoscere, nel destinatario, l’eccellenza in un mestiere: ad es., per rimanere in tema, the master mason
26 Prodromi della “cattività” avignonese: 1309 / 1377.
27 In tutto il Medioevo, quest’espressione di S. Paolo (2Ts. 2.7, “katecwn”: “colui che trattiene”, qui tenet, der Aufhalter) è intesa quale “forza frenante” nei confronti dell’avvento dell’Anticristo ed era, di norma, interpretata come profeticamente riferita al Sant’Impero. L’ordine del Tempio fu, quale fondamentale ricetto dell’aspetto più “interno” (iniziatico) della Tradizione, posto espressamente da San Bernardo a difesa della Respublica Christiana.
 28 Nell’utopico stato della Nova Atlantis, Bacone attribuisce la funzione di guida ad un collegio di saggi, definito Domus Salomonis e in detta, troppo specifica denominazione, si può già intravedere quel progetto d’infiltrazione che porterà poi alla creazione della Massoneria speculativa.
Allo stesso modo, con l’intenzione di stringere legami coi ricchi mercanti e banchieri ebrei di Amsterdam ed a tutto vantaggio economico della britannica monarchia, il suggerimento “biblico” di John Dee, il quale faceva discendere il mitico Artù dall’altrettanto mitico Bruto – d’ascendenza troiana – e questi da Noè, servì a più tardi epigoni (John Sadler, 1649; Dr. Abade, 1723 ed altri posteriori) che la impostarono, sull’irrisolta vicenda delle dieci tribù perdute d’Israele, per elaborare la teoria del British-Israelism: the British, as Abrahm’s seed, were to inherit the earth.
Tutto ciò svolse una funzione preparatoria per il successivo assorbimento di parte di tale formidabile centro di know-how finanziario nella società inglese (vd. M. Freedman, J. Parkes, H. Newstatter, A minority in Britain. Social studies of the Anglo-Jewish community, London, 1955): le condizioni, per annullare la cacciata degli ebrei nel 1290, si realizzarono nel clima religioso e politico suscitato dalla rivoluzione e dalla dittatura di Cromwell e pertanto, nel 1656, la riammissione della presenza ebraica fu un fatto compiuto come, ancorché limitato, l’acquisizione del loro diritto di cittadinanza.
Ed anche per gli ebrei vale quanto detto per la Massoneria: essi sono stati usati con cinismo da un - in larga parte - invisibile establishment, che li ha esposti, facendo ricadere su loro il risentimento di azioni da questo preparate e suscitando, anche direttamente ma nelle maniere più subdole, quell’antisemitismo che è stato uno degli espedienti principali per realizzare il proprio occultamento.
Un esempio per tutti, I Protocolli dei Savi Anziani di Sion, editi per la prima volta nel 1901, in Russia, furono tradotti in inglese e pubblicati (1919) dalla Eyre & Spottiswoode Publishing House, stampatore di tutto ciò che d’ufficiale fosse rilasciato dalla Royal Family: il libro vendette molto rapidamente 30.000 copie, finché non fu ritirato dal commercio su pressione dei Rothschild. In detta circostanza, la cosa più singolare del falso, è che il modus agendi attribuito ai supposti Savi è proprio quello caratteristico delle forze contro-iniziatiche: letto in questo modo, il testo rivela allora prospettive di notevole interesse.
L’aspetto paradossale del British-Israelism è che, dall’impostazione filoebraica degli inizi sino ad oggi, attraverso il filtro di stravaganti personalità del XIX sec., esso, in alcuni gruppi, ha assunto una veste nettamente agli antipodi di quella originaria versione: the adherents embrace the Anti-Semitism by claming that those normally referred to as Jews are not God’s chosen people but the “seed of serpent” and the “true Jews” are the Anglo-Saxons.
29 Cfr. il ns. Efficere Deos nel n. 2 di Episteme.
30 Nell’opinione di Dee e di Cusano, uno degli strumenti fondamentali, in senso ovviamente non negativo, avrebbe dovuto essere la matematica; poiché, il mezzo migliore, per penetrare nell’intima struttura cosmica, era nel possesso delle scienze de numeris formalibus, de ponderibus misticis, de mensuris divinis. È evidente come gli stessi procedimenti possano poi essere volti ad altri scopi. Ben cosciente della tripartizione dell’universo, Dee si dedicava in particolare al ruolo di un certo uso degli algoritmi nel mondo intermediario essendo da lì che poteva giungere, in una visione utilitaristica, il maggior aiuto “for the mechanics”. A differenza di Cartesio, egli aveva però ben chiaro che il puro intelletto, non confuso con la ragione, era l’essenza divina presente nell’uomo. Cfr Ark Edition, 1987.
31 La cosa è evidente se si riflette su queste righe: “The organization of method of trasmission he Bacon was such as to ensure that never again so long as the world endured, should the lamp of tradition !, the light of truth, be darkened or extinguished” (H. Pott, Francis Bacon and His Secret Society, Kessinger Publishing Co., reprint 2000, USA). Altro tema capovolto è quello della Prisca Religio o Religio Una o Tradizione Primordiale, quella comune a tutta l’umanità ed alla quale gli ermetisti facevano riferimento nella speranza di poter ricomporre le divisioni della Cristianità. La sua parodia è riconoscibile negli “ideali” del mondialismo e della globalizzazione, che già Dee prefigurava ipotizzando la necessità di un governo mondiale. Tali prospettive utopiche erano condivise anche da Guillaume Postel, matematico ed ermetista francese che Dee incontrò nei suoi viaggi sul continente.
32 R. Guénon, Le Régne de la Quantité et les Signes des Temps, Ch. XXVIII; Gallimard, 1962.
33 Queste sono fatte risalire alla deviazione di una remota civiltà cui dovrebbe alludere Gen. 6. 4 con i suoi enigmatici, prediluviani protagonisti: possono quindi essere indizi della presenza negli autori di una perfetta cognizione di causa, sia il riferimento atlantideo nel titolo dell’utopia baconiana, sia quel singolare British-Israelism di Dee, il quale - privo di fondamenti nel suo riferirsi a the lost ten tribes - non sarebbe invece così inconsistente ove fosse presa in considerazione la remota area di dominanza della “razza rossa”, tuttora ben rappresentata per la non trascurabile incidenza del rutilismo nel british seed: per quest’ordine di problemi vd. i ns. La Scandinavia e l’Africa, Centro studi la Runa, 1999 e Il Nome e la Storia, in via di pubblicazione presso le stesse edizioni.
 34 Difficoltà sentita specialmente dai teologi nella loro ricerca dell’origine del Male: “si Deus est, unde Malum? Si non est unde Bonum”.
35 Pubblicata ad Amsterdam nel 1661.
36 Per meglio intendere quello che vogliamo dire, diamo, qui di seguito, un breve ed efficace resumé di quest’opera nota ma poco letta: “In this romance of the future, "New Atlantis", Bacon outlines a Commonwealth, ruled by a powerful research institute, which thanks to its labours extending through the centuries, solved problems and achieved philosophical understanding that now permit the people of Bensalem to enjoy a more pleasant life. There are most of the scientific institutions founded but today, and, what is more, also those which do not ordinarily exist even today. Each special field of science, geology, botany, zoology, meteorology, chemistry, mathematics, physics, mechanics, acoustics, optics, astronomy, comparative anatomy, experimental physiology, teratology, they all have their own house of research, laboratories, meteorological and biological observatories, stations for agricultural experiments, associations to promote studies for special purposes, all these are available. This Commonwealth has known, three hundred years prior to their invention, the submarines, the aeroplanes, the radio, the gramophone, the film and the microphone. This land is artificially manufactured; gigantic quantities of energy are produced in engine houses, the heat of the earth's interior is made use of. Victuals are manufactured in a synthetic way; healing by air, water and diet is offered in special clinics. Experiments on animals are conducted in order to diagnose and to cure human diseases. All these inventions were possible only, because the Commonwealth created an organisation in which new inventions are followed up systematically, laboratories and experimental stations govern the Commonwealth of New Atlantis in the true sense of the word. After all, the natural philosophers, who unveil there the secrets of life and Nature, are, at the same time, the true rulers of the country. Bacon uses this allusion to point out the necessity that each Commonwealth should lay the foundations of scientific institutions, conducting experiments for the benefit of the combined population, which a single scientist, standing by himself, could never achieve” (The Intellectual History of the 17th Century and it's Importance for the Development of Research Methods in the Field of Exact Sciences. Written by Dr. Helmuth Minkowski, Berlin 1937, translated from German into English by Arthur B.Cornwall).
 37 Il nome di Royal Society apparve, di fatto, per la prima volta nel 1661 e fu ufficializzato come Royal Society of London for Improvement of Natural Knowledge nel secondo royal charter del 1663.
38 Come nel caso esemplare dei Saint-Clairs of Roslin, i quali tennero la carica magistrale (ad essa nominati da James II of Scotland: 1430 / 1460) per la Scozia, dal 1430 fino al 1736, quando William, al momento della fondazione di quella moderna Gran Loggia, decise di lasciare l’incarico ad un Gran Maestro eletto.
39 Proprio di questo si trattò: l’Istituzione non era per niente in crisi come invece scrivono ancor oggi tanti massoni “laici” quanto piuttosto del fatto che “few lodges at London finding themselves neglected”: sono parole di Anderson, che stanno a dimostrare come la stragrande maggioranza (anche nella stessa Londra) non sentisse alcuna necessità di un’innovazione contraria ai principi dell’Ordine. I secessionisti, già prima, erano evidentemente emarginati dai Fratelli. Anderson poi specifica: “…neglected by Sir Christopher Wren”, ad ulteriore riprova della posizione nettamente contraria di quest’ultimo. Cfr. infra, n. 42 e vd. Jean Barles, Histoire du Schisme Maçonnique Anglais de 1717, Trédaniel Éd., 1990.
40 In ordine di fondazione:
1. “The Goose & Grideron”, meglio conosciuta come “St. Paul Lodge”, 1691,
2. “The Crown”, 1712,
3. “The Apple Tree”, 1716,
4. “The Rummer & Grapes”, 1716.
È evidente come le ultime tre siano state costituite in fretta proprio per dare consistenza alla progettata ed imminente nuova Gran Loggia.
41 Speculum, specchio; l’etimo ben esprime quel qualcosa d’indiretto, quindi tutt’altro che positivo rispetto all’operatività, com’è appunto la condizione dell’immagine riflessa rispetto alla realtà e le cui limitazioni sono affermate con sicurezza da S. Paolo nella 1Cor. 13.12.
42 1632 / 1723; era nato in Inghilterra da nobile famiglia d’origine danese. Suo zio Matthew, vescovo anglicano godeva del favore di Re Carlo I e per questo, per diciotto anni, fu imprigionato come papista, da Cromwell, nella Torre di Londra. Nel 1660, alla restaurazione, ritornò alla sua sede episcopale di Ely. Noto era dunque l’attaccamento di Christopher alla causa stuartiana ed alle tradizioni.
Egli fu professore di matematica ad Oxford e sono sue la scoperta della rettificazione della cicloide e che l’iperboloide di rotazione ad una falda può essere generato dalla rotazione di una retta intorno ad un’altra ad essa sghemba. Dal 1668 al 1718 fu Royal Architect.
43 In quella forma anomala di Massoneria, l’ordinamento prevedeva soltanto due gradi, con l’esclusione di quello di Maestro; a maggior ragione, mancava il Royal Arch che, del terzo grado, è il coronamento: evidentemente la ragione dell’anomalia risiedeva nel fatto che, i due principali promotori (Anderson e Desaguliers) erano pastori e pertanto Massoni ma con funzioni di Cappellano; iniziati perciò nelle speciali Logge Jakin (cfr. supra) dove il rituale era assimilabile a quello di Compagno.
44 A riprova: nel 1663, sotto la presidenza del Re, Carlo II Stuart (il Re cattolico quindi), fu tenuta a York l’assemblea generale dei massoni d’Inghilterra con l’elezione, quale GM., di Lord Henry Jermyn, Earl of St-Alban.
 45 Il suo favore verso la Massoneria era reso evidente dalla carica di Gran Maestro che rivestiva nel templare Royal Order of Scotland, fondato dal Re Robert Bruce nel 1314 a difesa e protezione del Tempio perseguitato. Sempre in onore dei massoni che avevano combattuto per lui, Re Giacomo ripristinò the Order of St-Andrew soppresso dalla Riforma.
46 Erano così definiti i filo cattolici ed i nazionalisti scozzesi fedeli ad una dinastia originaria, appunto, di quella terra. L’interesse massonico per le vicende politiche sorge dunque per difesa e - in contrasto con lo stereotipo corrente - in senso nettamente anti-progressista ovvero quando la rivoluzione puritana comincia a scardinare il vecchio mondo: è quindi dal 1650, vale a dire in epoca pre-speculativa e dopo la decapitazione di Carlo I, che Cromwell ed i suoi, si rivelano i temibili portatori di un’ideologia estremamente antitradizionale.
Prima di questi tragici avvenimenti, gli “infiltrati” modernisti non erano né facilmente individuabili, né immediatamente classificabili in senso politico. Essi apparivano agire, infatti, su un piano prevalentemente filosofico.
47 La responsabilità, si tende ad attribuirla ad Anderson, cappellano della St. Paul, dal 1710, personaggio piuttosto enigmatico, che, dal 1714, cominciò a tenere riunioni riservate ai soli gentlemen e dalle quali escluse la partecipazione di Brethren esterni alla Loggia. Stava, con evidenza, preparando lo scisma, tant’è che, nel 1715, gli Operativi di Londra, su disposizione di Wren, lo espulsero unitamente agli altri sette: Payne (2° GM, 1718; 4° GM, 1720), Desaguliers (3° GM, 1719), Johnson, Stuard, Sayer (1°GM), Entick, Montagu.
Quasi tutti membri della Royal Society. La raccolta degli antichi documenti, alcuni risalenti all’epoca anglosassone, era stata organizzata dal GM. George Payne, che aveva intenzione di pubblicarli almeno in parte. Sembra pertanto, sia stato il timore che ciò avvenisse a decidere la loro distruzione: segno evidente della presenza di posizioni interne discordi.
48 Ricostruita dopo il grande incendio di Londra del 1666 ed il cui progetto fu affidato allo stesso Wren.
49 In seguito, conosciuta anche come Atholl Grand Lodge a ragione del 3° e 4° Duca di Atholl, che ne furono rispettivamente 6° (1771) e 7° (1775) GM.
50 Succeduti agli Orange nel 1714; a livello parlamentare il legame strettissimo dei “moderns” era con il partito progressista dei Whigs, gli altri tenevano ovviamente per i Thory. Nel 1714, alla morte della Regina Anna con l’avvento di Giorgio I di Hannover, i Whigs, si chiamarono hannoveriani e mentre i Thories furono soprannominati, con intento spregiativo, dal nome del fuggiasco Giacomo II, giacobiti.
51 È a quest’ordine di argomenti che la Chiesa intende riferirsi col termine storico di “machinatio”: esso si trova anche nel divieto di aderire alla massoneria, riportato nel Codex Iuris Canonici del 1917.
52 Lettera Apostolica “In Eminenti”, 28 Aprile 1738.
53 Bolla “Providas Romanorum”, 18 Marzo 1751.
54 Desaguliers era un ottimo matematico e fisico, inventò il planetario e fu, ai suoi tempi, scienziato di fama, intimo di Newton più anziano di lui di circa ventuno anni, membro della Royal Society ed in ottimi rapporti con gli ambienti di Corte. Newton lo seguì sempre e, pur se non massone, era pertanto a perfetta conoscenza del progetto relativo alla fondazione di un’innovativa Gran Loggia.
55 Sembra in numero di circa 250.000.
 56 Sta lì la differenza tra tradizione e tradizionalismo; gretto epifenomeno quest’ultimo di spiriti intellettualmente timorosi, di fatto aggressivi, al fondo limitati.
57 Titolo assai bizzarro redatto in un ebraico un po’ forzato: qualcosa come “the Brother’s secret monitor”; il curatore della raccolta era un irlandese, il Gran Segretario, Laurence Dermott. Nello stesso anno fu pubblicata anche la terza edizione delle Costituzioni di Anderson, riviste da John Entick. Dermott fu inoltre molto attivo a convincere le non poche Logge londinesi ostili agli speculativi a stringersi nel Bund che doveva portare alla “Grand Lodge of Free & Accepted Masons of the Old Institution”, tra queste la più antica e famosa era “The Queen’s Head” in St. Charles Street al Covent Garden.
58 L’apparente facile etimo del nome rimanderebbe alla zona di Como dalla quale molti di essi, in realtà, provenivano ma le cose non sono però così semplici perché, nello stesso modo, erano spesso chiamati anche quei maestri originari di altre aree della penisola e forse non per semplice generalizzazione: risulta, infatti, che co- (® lt. cum) sia qui da intendere - nel composto nominale - quale prefisso indicativo d’unione, compagnia mentre –macini, appare, evidentemente, l’aggettivo del basso lt. macio (cfr. supra, n. 1) a sua volta radice dell’attuale “massoneria”.Il toponimo è, infatti, derivato da un supposto celtico *camb-, piegato, curvato, evidentemente per la disposizione urbana sulla costa lacustre. Como e i Comacini non sarebbero pertanto in alcuna relazione semantica ma espressioni di un fatto linguistico di mera convergenza fonetica.
59 La prima Loggia di questa filiazione sembra sia stata fondata nel 1728 a Madrid (la “French Arms”), seguono poi nel 1732 Parigi, nel 1733 Valenciennes e Château d’Aubigny nel 1734. Per l’Italia, a Firenze, nel 1732, dov’era ambasciatore della corte di San Giacomo, Sir Horace Mann fondò una Loggia, tra i cui membri c’era un medico, quel Tommaso Crudeli, che ebbe poi, per questo, a subire un noto processo inquisitoriale. Tale Loggia sotto il titolo di “Sir Horace Mann, 1732” è ancor oggi presente, e nell’almanacco massonico internazionale List of Lodges è segnalata come “a English speaking Lodge”.
 60 “Be it known to all Men, That the Act of Union between the two Grand Lodges of free and Accepted Masons of England, is solemnly signed, sealed, ratified, and confirmed, and the two Fraternities are one, to be from henceforth known and acknowledged by the style and title of The United Grand Lodge of Ancient Freemasons of England; and may the Great Architect of the Universe make their Union eternal!”
61 Questo in linea di massima, perché gli Antichi imputarono ai Moderni l’abbandono, nei nuovi rituali unificati, di ben undici elementi ritenuti di notevole rilievo: tra questi si possono citare la soppressione di tratti nettamente cristiani nei primi tre gradi e nel Royal Arch – di fatto ignorato dagli scismatici – e l’uso delle spade che è invece rimasto in Italia ed in Francia dov’è, erroneamente, reputato un lascito napoleonico. Sicuramente falsa è però l’accusa d’aver omesse le preghiere, tuttora in uso nel rituale più diffuso - l’Emulation - e questo con grave scandalo delle “laiche” Obbedienze “latine”.
 62 Riferimento ma non guida perché questi Riti godono tutti della più ampia autonomia.
63 Anche qui, si può trovare una precisa smentita alle malevole fantasie che vorrebbero l’Istituzione un organismo cripto-giudaico; una specie di B’naï B’rith graziosamente aperto anche ai goim; in questo rito, espressamente cristiano, si prevede il giuramento di fedeltà alla Santissima Trinità, non può pertanto essere ricevuto cavaliere chi, evidentemente, non accetti la regola. Quest’esclusivismo cristiano vale anche per le Massonerie scandinave e per una delle quattro GG.LL. tedesche: quella che adotta, appunto, gli stessi rituali delle consorelle nordiche.
64 Quello che al di fuori del Regno Unito è conosciuto come Rito Scozzese Antico ed Accettato (RSAA). Degli altri corpi rituali, con varianti qui non riportate per la Scozia e l’Irlanda, si possono citare, in forma sommaria ed incompleta, i seguenti: Royal Ark Mariner, Allied Degrees, Cryptic Degrees, Royal Order of Scotland (templare, molto importante per la storia di Scozia, cfr. supra, n. 45), Order of Secret Monitor…
 65  Cfr. supra, n. 59.
66 Il periodo della sua massima attività lo si può collocare tra il 1815 e il 1830.
67 Nell'Arabia saudita il Tasawwuf è duramente perseguitato dagli ottusi esponenti dell’eresia Wahhabiya ivi dominante: è questa, in effetti,  una forma di puritanesimo che, ossessionata dal peccato di shirk (idolatria), reputa tale qualsiasi introduzione di nomi diversi da quello di Allah (nomi di profeti, santi ed angeli) nelle preghiere e, di conseguenza, condanna il culto dei santi (importante in quell’esoterismo) nonché l’interpretazione ermeneutica (ta’wil) del Corano. I seguaci di essa sono denominati wahbiti in Occidente – dal fondatore ‘Abd al-Wahhab; 1703 / 1787 - ma il termine col quale si designano è: muwahhidun, unitari.
68 Esemplari quelli avvenuti in Germania tra il 1976 ed il 1980 tra esponenti di quell’episcopato ed i rappresentanti delle quattro GG.LL. federate del paese: cfr. La Chiesa cattolica e la massoneria. La commissione per il dialogo ha chiarito la decisiva questione, di Mons. Josef Stimpfle, in Quaderni di "Cristianità", anno II, n. 4, primavera 1986, pp. 45-67.
 69 Cfr. l’affannosa ricerca in questi anni di incontri al “massimo livello” con esponenti religiosi delle più varie estrazioni: islamici (l’Islam non ha clero, fatta parziale ed impropria eccezione per l’eresia sciita), buddisti (fatta salva la forma Mahayana: il Dalai Lama) o induisti (non c’è gerarchia nell’Induismo) con il risultato della presenza, a volte anche grottesca, d’improbabili personaggi, di sicuro bizzarramente abbigliati ma d’alcuna effettiva rappresentatività.
 70 Il GM. e gli Ufficiali di GL. I famosi “33” invece - ossessione “profana” tra le più comiche - sono soltanto il vertice del Rito Scozzese (RSSA). L’influenza del RSSA varia secondo l’Obbedienza e secondo il paese ma, dovunque, la consistenza kleine bürgerlich dei più di loro e la facilità con cui si può giungere a tanta altezza toglierebbe rapidamente, se conosciuta, tanto del fascino tenebroso che ispira.
71 In Inghilterra la situazione è, potremmo dire, istituzionalizzata in senso statale (anche in Svezia) essendo la carica di GM., fin dal 1814, appannaggio di un membro della Royal Family; dal 16 Giugno 1967 è tale, HRH the Duke of Kent (10° GM. dall’Unione). In questi ultimi anni, il Duca ha però manifestato l’intenzione di dimettersi e pare che il successore sarà scelto fuori dell’ambito dinastico. Questo ed altri segni presenti anche negli USA, sembra stiano ad indicare un certo abbandono dell’utilizzo strumentale della Massoneria, che era ormai ritenuto consolidato da parte di quei governi.
72 Con le eccezioni per le quali vd. supra, alla n. 59.
73 Unica possibilità effettiva (tradizionale e non grottesca ricostruzione contemporanea) in tal senso fruibile dall’uomo occidentale, che non voglia distaccarsi dal proprio ambito culturale