28 ottobre 2009

- Cabala e Massoneria.




Tralasciando le grandi parole e le frasi pompose, e riconducendo tutto alla semplicità originale, la Cabala si presenta come un sistema di pensiero esoterico filosofico psicologico. E’ una guida fidata e sicura alla comprensione tanto dell’Universo, quanto del proprio Sé. Come i saggi di sempre hanno insegnato, che l’Uomo è un universo in miniatura, che riassume in sé le diverse componenti di quel macrocosmo in rapporto al quale è microcosmo. Nel glifo cabalistico noto come Albero della vita, troviamo al contempo la mappa simbolica sia dell’universo nei suoi aspetti macroscopici che della sua copia su scala ridotta, l’uomo. La Cabala svela alla comprensione la natura di tutta una certa fenomenologia fisica e psicologica. La tragedia dell’uomo civilizzato è quella di essere stato diseredato della consapevolezza degli istinti che gli sono propri. La Cabala può aiutarlo a conseguire la comprensione e l’intendimento necessari per congiungersi alle fonti originarie. Invece di essere in balia di forze delle quali ignora la natura, egli possa imbrigliare e utilizzare consciamente queste forze. La Cabala non ha nulla a che spartire con alcuna fede. Per secoli è stata oggetto di tentativi partigiani di sfruttarla per conferire più elevati significati mistici a fedi ormai sterili. Ebbe il massimo sviluppo nel medioevo, periodo in cui un esercito di studiosi videro appagati in questo sistema la fame delle loro menti atte alla ricerca di una visione del mondo che consentisse loro di decifrare i veri significati della vita e che sapesse svelare la realtà dell’intimo legame che tutto unisce. La cabala tratta della natura del Grande Architetto dell’Universo, dei sephiroth, degli angeli, dell’uomo. Il Grande Architetto permea e contiene tutto l’universo. Essendo infinito, la mente non può contenerlo. Per giustificare la sua esistenza, la divinità divenne attiva e creativa, attraverso dieci sephiroth, o intelligenze, emanati da esse come raggi di luce di una lampada. Il primo sephiroth fu il desiderio di essere manifesto, e conteneva in se altri nove sephiroth , che vennero a turno emanati l’uno dall’altro: il secondo dal primo , il terzo dal secondo, e cosi via. L’ Albero della Vita è lo schema fondamentale attorno al quale si sviluppa la sua costruzione, l’ordinamento geometrico di Nomi, Numeri, Simboli, e Idee. Sistema atto alla classificazione dei fenomeni dell’Universo e all’individuazione delle loro reciproche relazioni. I dieci Sephiroth, formano l’albero della vita, che è lo scheletro di Adam Qadmon, l’Adamo celeste, simile nell’anatomia alla sua controparte umana, l’Adamo terrestre. L’uomo è una combinazione di tre sfere di forza: l’intellettuale, la morale e la fisica, che sono collegate a Neshamah, Ruach e Nephesch. Questi tre aspetti dell’uomo non sono completamente distinti e separati, ma sono l’uno dentro l’altro come i colori dello spettro, i quali, sebbene si susseguano, non possono essere distinti completamente perché fusi l’uno nell’altro. A partire dalla sfera fisica, dal potere più basso di Nephesh e attraverso la morale Ruah risalendo fino al più alto grado dell’intelletto Neshamah si trovano tutte le gradazioni, come quando si passa dall’ombra alla luce attraverso la penombra. Grazie a questa unione interiore, a questa fusione degli aspetti, il numero Nove ( la triplice modalità di ogni aspetto ) si perde nell’unità per produrre l’uomo, spirito vitale che unisce in sé i due mondi. Osservando la figura sopra riportata, vediamo che il cerchio Nephesh, e i cerchi 10, 9, 8 sono le sue modalità; Ruah e i cerchi interni 7, 6, 5 sono le sue qualità. Infine c’è Neshamah con i gradi della sua essenza, 4, 3, 2 . Quanto al cerchio 1 , questo ritrae la totalità dell’essere vivente. Le 10 Sephiroth sono la potenza d’essere di tutto ciò che cade sotto il concetto di numero, sono dieci diversi attributi con cui il Grande Architetto rende manifesto qualcosa della sua realtà inaccessibile.
La Cabala sostiene che la manifestazione primordiale, dell’Assoluto al relativo, sia fondata sui numeri, in effetti, tale transizione implica prima di tutto il passaggio dell’Unità alla distinzione e tutto ciò che è differenziazione riposa essenzialmente nel numero. E’ sostituendo alla perfezione dell’Assoluto il rapporto dell’Uno a ciò che non è più Uno, vale a dire l’Altro, che nasce la relazione. Soltanto per questo apparirà la dualità e la triade; giacché la relazione implica contemporaneamente opposizione e unione. I nomi delle Sephiroth sono estratte da concetti che contrassegnano l’atto unificatore nel Sapere, nell’Essere e nel loro rapporto. In questa maniera le Sephiroth costituiscono tre ternari. Il primo Corona,Saggezza,Intelligenza,il secondo Grazia, Rigore, Bellezza, il terzo: Vittoria, Onore, Fondamento. Infine la decima il Regno. E’ dunque tramite la funzione della ragione, vale a dire il sapere, che l’Assoluto deve rivelarsi come principio di ogni manifestazione e di ogni creazione. Nel rispetto di un equilibrio bilaterale, la struttura delle Sephiroth è disciplinata in tre colonne : s. Severità, c. Clemenza, d. Misericordia . In un primo momento ( Apprendistato ) è difficile scorgere l’abisso tra l’umano ed il divino, questo perché la coscienza “ immediata” è ancora legata ad un “ tutto” fisico, ignora la separazione ed i piani diversi. Il principio Materia prevale sul principio Spirito: la Squadra è sovrapposta al Compasso. Durante il percorso, germoglia uno stato coscienziale animico, particolare del (Compagnonaggio), in cui al massimo si raggiunge una precisa coscienza della dualità dell’abisso, sopra il quale v’è la legge infinita e sotto, l’uomo determinato e finito. I due principi Spirito e Materia si equilibrano: la Squadra è incrociata al Compasso. Solo in un terzo momento, ( Maestria ) , in altre parole solo e quando si è sperimentato l’abisso, da esso si prendono le mosse per rendere possibile l’esperienza del contatto conoscitivo e trascendente. Infatti avendo piena coscienza, accade che si cerca una via che superi l’esperienza dell’unità distrutta dalla molteplicità. Si cerca, inoltre, di ristabilire nello Spirito l’originaria unità di tutte le cose. Il principio Spirito prevale sul principio Materia: il Compasso è finalmente sovrapposto alla Squadra. Che cosa sia o come possa essere descritto questo rapporto con l’Unità, è il grande enigma, il “ Segreto “ intorno al quale si sono arrovellati sia gli autori che hanno scritto dell’esperienza, sia coloro che l’hanno effettivamente vissuta. Si reputa, infatti, acquisito un modo di conoscere particolare che, verosimilmente, comporta una trasformazione dell’uomo, di tutto il suo modo di vedere, di interpretare, di valutare. Siamo di fronte ( come dice Scholem ) ad un sapere che per la sua essenza stessa è senz’altro inesprimibile. Inoltre questo sapere si collega fin da principio con un sapere che osserva una condizione di segretezza anche per i modi del suo tramandarsi. Cabala e Massoneria due “ esperienze “ conoscitive e realizzative che, basano sugli stessi presupposti, possono tranquillamente non distinguersi. Queste vie “ eroiche “ che tentano di superare i limiti del conoscibile umano e naturale e che senza negare la Legge, cercano di andare oltre per indagare nei segreti della vita e della realtà metafisica e questo al solo scopo di trovare risposte alle eterne domande : “ Chi siamo ? Da dove veniamo ? Dove Andiamo ? “.

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