5 luglio 2010

- I simboli della tradizione mediterranea


l “metalinguaggio” dei simboli
Le molte culture che nel corso dei secoli si affacciarono sul bacino del Mediterraneo dettero vita a lingue autonome, ma non è difficile osservare come in esse circoli, quale vena sotterranea, la propensione ad utilizzare anche i simboli, in qualità di complementi espressivi. Potremmo definire questo tipo di comunicazione come un “metalinguaggio” che appartiene alla storia dell’uomo primitivo, prima ancora che gli alfabeti e la scrittura entrassero a far parte delle acquisizioni umane. Pertanto nello studio di tale prezioso serbatoio si può riscoprire il più remoto prodotto delle nostre antiche civiltà. Alcuni di questi simboli primordiali persero, nello scorrere del tempo, il loro significato più autentico, ma molti di essi si trasmisero di generazione in generazione. Quali sono le cause di questa naturale selezione per la quale alcuni di essi si perpetuarono nella storia ed altri furono dimenticati?Certi gruppi etnici estrassero i propri alfabeti dall’ancestrale patrimonio grafico, altri mantennero al segno il suo valore di rappresentazione di un’idea, rappresentazione sintetica e leggibile indipendentemente dall’alfabetizzazione individuale. In molti casi, con il passare a forme più evolute di vita, le mutate condizioni resero insufficiente quel patrimonio, che venne ripetuto per rispetto degli antenati ma piegato a nuovi significati religiosi, ad esempio a quelli cristiani. Tutto ciò non avvenne sempre in modo incontrollato, poiché alcuni studiosi dell’età di mezzo lo teorizzarono. Con Guillaume Durand de Mende accettarono la tesi che “molte delle verità che noi non vediamo sono nascoste nell’ombra” intendendo così che le verità spesso sono celate nel mistero di un segno. Indipendentemente dalla cultura di ciascuno il simbolo può comunicare valori basilari conoscibili a dispetto delle differenze di parlata che caratterizzano le varie etnie. Tra i popoli antichi il mito rappresentava l’ambito nel quale il simbolo acquisiva valenze originali, oggi la cultura globale è il circuito nel quale il simbolo stesso sembra offrire garanzia per la conservazione del patrimonio tradizionale. Ma quali sono i segni grafici sui quali possiamo incentrare una siffatta ricerca filologica? Dove possiamo rilevare questi glifi per avere la certezza di significati profondi e di autenticità storica?
La storia
Qui è opportuno effettuare una digressione. La maggior parte delle espressioni figurative dell’antichità veniva affidata all’edificio sacro ed era configurata per la trasmissione del sacro. Negli antichi santuari precristiani, laddove le fortunate scoperte archeologiche hanno potuto avere il sopravvento sulle devastazioni operate dai secoli, si può constatare che i pellegrini che vi affluivano, spesso lasciavano espressioni grafiche della loro presenza, incidendo sulle pareti degli ambienti sacri, nomi, invocazioni o semplici segni. Questi ritrovamenti, che certificano delle origini di una consuetudine destinata a perpetuarsi nel tempo, non sono rari e possono suggerire un uso abituale. Con lo scorrere dei secoli, in tempi successivi, cattedrali, cappelle, chiese di campagna o monumentali abbazie divennero per una folla di uomini, oggi polvere nella polvere, i luoghi dove incidere il segno di un passaggio,di una devozione o di un credo, così come i loro predecessori avevano fatto. Nella volontà di marcare con un’impronta perenne il loro transito, i viaggiatori alla ricerca di Dio, sulle rotte di Santiago de Compostela, verso la tomba dell’Apostolo Pietro o del sepolcro di Cristo in Oltremare, scolpivano un’incisione sulle pietre, materia forte ed incorruttibile. Appare degno di nota osservare che, nel Medioevo, la scelta del soggetto di un graffito non cadeva su nomi o su date, come in tempi più recenti, ma su segni elementari o lettere alfabetiche.
Qualcuno potrà dire: “certo è logico, nel Medioevo pochi sapevano scrivere”. Ma, se questo è vero, come si spiegano certi simboli perfetti, incisi con mano ferma e con gusto di sintesi? Forse sarebbe più giusto pensare che si trattasse della scelta di un linguaggio astratto, al di fuori di quello parlato, per pensieri profondi e conoscenze teologiche, con aspirazione di universalità. Un metalinguaggio dello spirito.
Raimondo Lullo, dottore illuminato
Che questo desiderio di formulare concetti superiori attraverso segni sovralinguistici, destinati a trasmettere pensiero puro, fosse un’esigenza dell’uomo alla ricerca della liberazione spirituale, lo dimostra la vita e l’opera di un grande catalano. Fu un mistico, ma anche un filosofo di formazione internazionale, cavaliere e pensatore, poeta e dottore, nonché, se vogliamo dar credito alla leggenda, alchimista. Parlo di Raimondo Lullo, gloria di queste terre (Maiorca, 1232 ca-1316). Nel De vita coetanea egli stesso ci parla della natura del suo sapere derivato da una visione nella quale gli erano state rivelate quelle verità e quelle forme di pensiero alle quali restò sempre fedele. Non mi voglio addentrare in questioni filosofiche, ma desidero ricordare come in una sua opera, Ars compendiosa inveniendi veritatem, assai probabilmente frutto di quella primaria rivelazione, Lullo prospetta un sistema geometrico combinatorio per esprimere la verità profonda, ed altrimenti inesprimibile, dei concetti teologici: dunque, in sostanza, l’uso di simboli geometrici per descrivere il divino. La sua attenzione verso la trasmissione del sapere e la conoscenza di idiomi diversi lo portò ad auspicare la diffusione di scuole dove insegnare lingue e cultura orientali, con lo scopo di favorire l’azione missionaria formando una classe di studiosi capaci di confutare l’imperante averroismo. Si conferma così l’interesse del “dottore illuminato” per un sistema di 37 espressione sovralinguistico che travalicasse le barriere dei linguaggi. Nella figura di Raimondo Lullo ritroviamo uno dei maggiori eruditi europei, un personaggio di emblematico riferimento per quel periodo che con efficace sintesi fu definito “autunno del Medioevo”.
Universalità del simbolo
La cultura medievale era permeata della credenza che il simbolo potesse esprimere meglio delle parole, concetti di superiore verità. Ma di certo, questo tipo di comunicazione, come abbiamo visto, offriva il vantaggio di superare le chiusure dei singoli linguaggi, oltre che, nella perfetta astrazione delle figure geometriche, poter narrare di Dio, del cammino verso l’Altissimo e delle sue conseguenze psicologiche e sociali. Quando, pervasi dal desiderio di purgare la propria anima e di ottenere l’indulgenza dai peccati, uomini e donne di ogni condizione si univano in gruppi animati da un unico pensiero, essi intraprendevano il viaggio purificatorio. Vestiti di una corta mantella, la pellegrina, armati di fede e di bordone si incamminavano verso le mete della cristianità, pronti a viaggiare per lunghi mesi esponendosi ad ogni pericolo, freddo, fame, malattie, briganti ed animali feroci. Questi costituivano i rischi calcolati, simboli delle cadute più abiette nelle quali l’anima poteva incorrere cercando Dio. Ma dal momento in cui l’individuo decideva di abbandonare le comodità domestiche, mutava il rapporto con il proprio egoismo. Da uno stato di preoccupazione volta esclusivamente al proprio benessere, quei penitenti si trasformavano in creature ansiose di conoscere l’Inconoscibile, di raggiungerlo e di fondersi in Lui. In altre parole cercando il sacro si trasformavano in uomini universali, quasi in appartenenti ad un vero e proprio Ordine. Il pellegrinaggio rivelava la sua essenza di esperienza iniziatica, così ognuno di essi, nelle varie tappe, lasciava un simbolo della sua ricerca.
Il segno dell’uomo universale
Oggi quei segni sono ancora leggibili sulle pareti degli edifici di culto medievali, nei luoghi dove i viandanti, pregavano, compivano i riti di una religiosità arcaica, si ricoveravano per la notte ed attendevano che la luce dell’alba si riversasse sulle sacre icone. Uno dei glifi più frequenti, rilevati sui conci di pietra di quelle antiche costruzioni, è una croce impostata al vertice di un triangolo o sulla sommità di un segmento curvilineo. Il simbolo della croce, di antichissima origine precristiana, rappresenta il corpo umano, stilizzato fino alla cristallizzazione in un incrocio di due segmenti. Molti sono gli autori che sostengono questa tesi: da Onorio d’Autun fino al già citato Guillaume Durand de Mende.
Il significato del triangolo è quello di vertice, ossia di luogo sommo. In buona sostanza raffigura il massimo delle altezze spirituali raggiungibili nell’iter umano, corrisponde alla montagna Qaf dell’Islam, cui non si accede né per mare né per terra o al Betilo biblico, “casa di Dio”, “porta dei cieli” luogo privilegiato, o come lo definisce, nel Commento al Cantico dei Cantici, Gregorio di Nissa (IV sec.) “la montagna della conoscenza mistica”. L’insieme della croce con il triangolo mostrerebbe dunque l’uomo che, spogliato della materia, ridotto alla sua vera eterna essenza, raggiunge la vetta più alta dei diversi stati dell’essere. Bernardo di Chiaravalle XII 38 sec. si chiedeva: “Chi salirà la montagna del Signore?”, lasciando intendere che la salita non era per tutti. L’inizio era l’ego, la fine, lo sbocco nell’universale.
Il simbolo oggi
L’uomo contemporaneo sta vivendo il fenomeno della globalizzazione ed alcuni affrontano l’esperienza pervasi da “timore e tremore” intuendo in essa un grave pericolo. In effetti sorge a buon diritto il sospetto che, a causa di questo fenomeno trasversale, si possano azzerare le peculiarità culturali delle diverse etnìe per raggiungere una sorta di confuso sincretismo nel quale si rischia di perdere ogni antica identificazione storico- culturale. Senza voler fare della sociologia si comprende che l’allarme non è remoto. Atteggiamenti, mode, proposte, hamburgers ideologici sono in agguato e di certo si presentano vincitori nell’attacco alle categorie meno protette da filtri razionali. L’umanità si avvia verso un’omologazione assai minacciosa. Il millenario concetto dell’universalità proposto dalla via iniziatica potrebbe invece contrapporsi al taglio orizzontale della globalizzazione con un programma di evoluzione verticale, che salverebbe le identità dei singoli e delle etnìe. Posto che l’antico simbolo dell’uomo universale ci indichi che la méta sia il vertice di quella montagna, tanto bene indagata da M. Madeleine Davy (cfr. La montagna e il suo simbolismo), dunque di un difficile percorso in salita ed individuale - sottolineando individuale - ci accorgiamo quanto la massoneria offra il giusto antidoto con una via alternativa per un nuovo umanesimo. L’arrampicata verso la vetta, dove si troverà la condizione universale, può sostenersi usando i simboli della Tradizione come appigli e come indicazioni di percorso.
Seguendo il concetto di universalità
Assumendo il concetto di universalità come garanzia per la salvezza delle nostre culture, ne discende che quanto lo differenzia dal concetto di globalizzazione è la singolarità dell’esperienza consumata nell’interiorità degli individui. Si pone perciò come il contrario della globalizzazione, che si presenta invece come un assalto, proveniente dall’esterno, di usi e forme di pensiero estranee e che vanno più o meno direttamente a sostituire le strutture culturali antiche ed autoctone, quelle originali.
In cima alla montagna
Abbiamo dunque visto che, secondo schemi iconografici delle più varie provenienze, gli antichi, quando descrivevano la presa di coscienza della propria maturazione si raffiguravano al colmo di una vetta. Superato l’iter sempre più esclusivo mostravano al mondo ed ai posteri di aver raggiunto un punto, l’omphalos, il luogo di congiunzione tra cielo e terra, la soglia sublime, che non è concesso varcare se rivestiti dalla materia. Lo sguardo lanciato da quel punto verso remoti orizzonti, non era più quello di un uomo tremante per le difficoltà che la sua natura gli contrapponeva, ma di colui che aveva sconfitto la paura della morte ed era ormai assurto agli stati più alti dell’essere. Sophia era la sua compagna ricongiunta, l’illuminazione il suo modo di conoscere, la giustizia il suo agire. Quel piccolo graffito, che mani ignote incisero a migliaia di esemplari sui paramenti murari degli edifici sacri dei paesi mediterranei, legati tra loro da quel ricamo di linee complesse ed annodate, che sono i millenari percorsi dei pellegrini verso i luoghi santi delle religioni monoteiste, è il simbolo di una unità di ricerca, che, nei tempi in cui la “religione era la poesia” (F.Pessoa, Scritti esoterici), costituiva lo scopo primario della vita di molti. Attualmente ci si presenta come un’indicazione della Tradizione sulla quale costruire i nostri 39 singoli sistemi di pensiero per salvaguardare le nostre minacciate identità.
Il ruolo della Massoneria
La massoneria, ponendosi oggi come la via laica e tradizionale per raggiungere la condizione di iniziato, ossia lo stato dell’essere universale, offre a coloro che vi approdano un mezzo tutto occidentale, sorprendentemente attuale nonostante la sua antichità e correttivo dell’appiattimento prodotto dalla trionfante globalizzazione. Porge una sorta di “cartina al tornasole” per individuare e successivamente rifiutare gli hamburgers ideologici che la civiltà contemporanea propina quotidianamente a getto continuo. Nei simboli, che sono rimasti per molti enigmatici e muti interlocutori, uomini e donne liberi e di buoni costumi possono trovare i segnali, diremmo i documenti che attestano antichissimi percorsi spirituali, modelli di una ricerca millenaria effettuata dall’uomo per scoprire il suo posto nell’universo e dunque per divenire egli stesso homo universalis.
Anna Giacomini

28 giugno 2010

- Corfù - Albania – Grecia.





















I fratelli, di alcune logge napoletane, hanno partecipato al viaggio ( Piacere e Cultura ) organizzato dall’Agenzia - Corfù vacanze -
Corfù (Grecia), fa parte delle Isole Ionie (Le Sette Isole). Le sue origini risalgono nella prima metà del 600 a. C. quando l’isola di Corfù già dipendente e ricca grazie al commercio marittimo entrò nella storia come colonia di Corinto. Fu più volte alleata di Atene nelle guerre persiane, ma la posizione strategica nel Mar Adriatico la fecero diventare meta ambita da molti eserciti. Numerosi furono le potenze che la sottomisero: i romani, i normanni, gli Svevi, gli Angioini fino a quando nel XIV secolo fu conquistata da Venezia. In seguito dai francesi con Napoleone per finire in mani Inglesi che ne fecero un protettorato. Gli inglesi, com'erano soliti fare nei loro domini, dotarono l'arcipelago di strade e ponti, scuole e ospedali, ma esercitarono una forma di governo oppressiva che stimolò negli isolani il desiderio dell'unione politica con la Grecia, destinato a realizzarsi nel 1864.
Sulla tranquilla isola di Corfù, che i Greci chiamano Kerkira, si rifugiava volentieri l'Imperatrice Elisabetta d'Austria, lontana dagli obblighi della corte asburgica. Incline alla solitudine, l'imperatrice amava trascorrere molto tempo nella quiete dell'isola ad ammirarne i dolci paesaggi. Si fece addirittura costruire una villa, l'Achilleion, acquistata alla sua morte dal kaiser Guglielmo II, anche lui sedotto dalla bellezza di Corfù. Si entra nel modo affascinante e fiabesco dell'Achilleion, la dimora che l'imperatrice dedicò al suo eroe preferito: l'invincibile dio Achille. Arredata con gusto sfarzoso, la villa è circondata da splendidi giardini digradanti verso il mare.
Secondo
Virgilio, Butrinto venne fondata dal profeta troiano Eleno, figlio del re Priamo, che dopo la caduta di Troia sposò Andromaca e si spostò a occidente. Lo storico Dionigi di Alicarnasso scrisse che Enea visitò Butrinto dopo la sua stessa fuga dalla distruzione di Troia. Butrinto in origine era una città della storica regione dell'Epiro, con contatti con la colonia greca di Corfù e le tribù dell'Illiria a nord. I resti archeologici più antichi datano ad un periodo compreso fra il X e l'VIII secolo avanti Cristo. L’insediamento originario probabilmente mercanteggiava con Corfù e aveva una fortezza ed un santuario. Butrinto si trovava in una posizione strategicamente importante a causa dell'accesso allo stretto di Corfù. Dal IV secolo avanti Cristo crebbe in importanza e comprendeva un teatro, un tempio ad Asclepio ed un'agorà. Nel 228 a.C. Butrinto divenne un protettorato romano insieme a Corfù, e successivamente divenne parte della provincia dell’Illyricum. Nel 44 a.C. Cesare designò Butrinto come colonia per ricompensare i soldati che avevano combattuto per lui contro Pompeo, tuttavia il proprietario terriero locale Tito Pomponio Attico si oppose al suo corrispondente Cicerone, che stava agendo nel Senato romano, contro il piano. Come risultato, pochi coloni si spostarono a Butrinto. Nel 31 a.C. L'imperatore Augusto, fresco vincitore della Battaglia di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra, rimise in vigore il piano per fare di Butrinto una colonia di veterani. I nuovi residenti espansero la città e, fra l’altro, costruirono un acquedotto, le terme, un foro e un ninfeo. Nel III secolo gran parte della città venne distrutta da un terremoto, che rase al suolo parecchi edifici del foro e dei dintorni. Gli scavi archeologici hanno rivelato che la città era già in declino e stava diventando un centro manifatturiero, anche se la città sopravvisse comunque e divenne un porto molto importante. All’inizio del V I secolo Butrinto divenne un vescovato e vennero costruiti nuovi edifici come il battistero (uno dei più grandi dell’epoca paleocristiana) e la basilica. L’imperatore Giustiniano rafforzò le mura della città, che però venne saccheggiata nel 550 dagli Ostrogoti guidati dal re Totila. Gli scavi evidenziano che le importazioni di beni dal vicino oriente continuarono fino agli inizi del VII secolo, quando i Bizantini persero il controllo della zona. Butrinto segue così la stessa sorte di gran parte delle città balcaniche dell’epoca, dove la fine del V I e l’inizio del VII secolo sono uno spartiacque fra l’età romana e il medioevo. Dal VII secolo Butrinto si ridusse ad una piccola città fortificata e, in breve, venne conquistata dal primo impero bulgaro, prima di essere riconquistata dai Bizantini nel IX secolo. Rimase un avamposto dell’impero contro gli assalti dei Normanni fino al 1204 quando, a seguito della IV Crociata, l’Impero Bizantino si frammentò e Butrinto entrò a far parte del Despotato d'Epiro. Nei secoli seguenti quest’area fu luogo di scontro fra Bizantini, Angioini e Veneziani, e la città cambiò di mano parecchie volte. Nel 1267 Carlo I d'Angiò prese controllo di Butrinto e di Corfù e ricostruì sia le mura che la basilica. Nel 1386 Butrinto e Corfù vennero acquistate dagli Angioini da parte della Repubblica di Venezia, ma i mercanti veneziani erano principalmente interessati a Corfù e Butrinto cominciò un nuovo periodo di decadenza. Nel 1490 vennero costruite una torre e una piccola fortezza. Nel 1797 Butrinto venne ceduta a Napoleone in seguito al trattato di Campoformio, e due anni dopo venne conquistata dal governatore ottomano Alì Pascià di Tepeleni, fino a che nel 1912 divenne parte dell’Albania. Ormai comunque il sito della città originale era stato abbandonato
Meteora è una famosa località ubicata nel nord della
Grecia, al bordo nord occidentale della pianura della Tessaglia, nei pressi della cittadina di Kalambaka. È un importante centro della chiesa ortodossa, nonché una rinomata meta turistica, ed è stata dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco. Dei ventiquattro monasteri edificati con enormi sacrifici su queste falesie di arenaria, attualmente solo sei sono ancora abitati, in parte recuperati dopo anni di abbandono : Meteora (che significa "sospeso in aria") si caratterizza per la presenza di numerose torri naturali di roccia. Su diverse di queste torri si sono insediati dei monasteri (a loro volta detti "meteore"), caratteristici per l'ardita costruzione in cima a pareti a picco. Oggi sono funzionanti e visitabili sei monasteri (Agios Stefanos, Agia Triada, Gran Meteora, Varlaam, Roussanou e Agios Nikolaos), oltre un settimo disabitato; altri sono andati distrutti ed in parte se ne conservano le rovine. Fino al secolo scorso i monasteri erano raggiungibili solo con scale a pioli o con sistemi a carrucola, ora ci sono scale in muratura o scavate nella roccia la cui salita è impegnativa ma non molto faticosa, richiedendo di solito circa dieci minuti. La visita consente ai turisti di vedere alcuni luoghi dei monasteri come la chiesa e, nei più grandi, il museo. Il panorama è sempre molto suggestivo. La morfologia del luogo ed in particolare le torri hanno avuto origine con l'erosione dell'arenaria. Molto probabilmente l'erosione è iniziata ad opera del delta di un fiume che 25 milioni di anni fa sboccava nel mare che copriva l'attuale pianura della Tessaglia. Poi i rilievi sono stati modellati dall'acqua e dal vento, giungendo alla formazione di quattro gruppi di torri alte fino 400 metri. Per la particolare conformazione rocciosa Meteora è oggi meta di scalatori provenienti da tutto il mondo.


















- Il mistero di Virgilio e i Libri Magici


Il poeta mantovano, considerato tra i maggiori letterati di tutti i tempi, a Napoli aveva trovato dei misteriosi manoscritti che gli diedero la fama di mago. Ma cosa erano i Libri Magici di Virgilio e cosa contenevano di così sbalorditivo? Nel 30 Virgilio si trasferì a Napoli, e fu proprio in questa città, sulla tranquilla e verde collina di Posillipo, che decise di stabilirsi per il resto della sua vita, preferendola alla sfarzosa Roma. Virgilio infatti non amava molto frequentare le feste e i luoghi pubblici, ma era un uomo piuttosto timido e riservato e non amava discorrere in pubblico: preferiva di gran lunga la natura e la tranquillità della sua amata collina e dei Campi Flegrei. Ed è qui che il grande poeta scrisse le Georgiche, un lavoro durato ben sette anni a causa del suo elevato senso di perfezionismo e minuziosità. Oltre a questo capolavoro ci furono anche le Bucoliche, che riscossero un enorme successo, e infine l'Eneide, scritto in undici anni ma mai più corretto perché il poeta morì prima che ciò avvenisse all'età di 52 anni:Virgilio decise di farlo in un viaggio in Grecia ed Asia Minore, ma a causa di un'insolazione si sentì male. Durante il viaggio di ritorno la sua salute peggiorò ed arrivato a Brindisi morì. Sapendo di non riuscire a portare a termine la sua opera,Virgilio chiese che non venisse mai pubblicata e che venisse bruciata, ma i suoi amici non ebbero il coraggio di farlo. Nei suoi anni trascorsi a Napoli, la fama di Virgilio come mago e protettore della città crebbe fino a farlo apparire come una divinità benefattrice: la tradizione vuole che oltre ad essere un medico taumaturgo, curando la gente con i suoi poteri magici avesse compiuto dei veri e propri prodigi per la città di Napoli e di tutto il territorio dei Campi Flegrei. Il folclore popolare ritiene che fu Virgilio a costruire un cavallo di metallo che aveva il potere di guarire con lo sguardo le ferite dei cavalieri e a posizionare due teste di marmo su entrambi i lati dell'odierna Porta Nolana, una con il volto triste e l'altra allegro e a coloro chi vi passavano sotto e guardavano una delle due teste, il destino donava loro auspici in base alla testa che aveva guardato. Ma non furono solo questi i prodigi compiuti dal mago poeta; a lui viene attribuita anche la disposizione di una caraffa contenente un uovo magico di struzzo nelle segrete del Castello dell'Ovo allo scopo di proteggere la città da disastri e sventure. Il Mago, dopo aver consacrato l'uovo magico, lo infilò in una caraffa con l'imboccatura più stretta dell'uovo stesso e la pose all'interno di una gabbia di metallo. Ancora a lui vengono attribuite la costruzione delle fogne, la costruzione delle cinta murarie della città, o di aver fabbricato una mosca d'oro o di bronzo secondo alcuni, allo scopo di purificare l'aria dagli insetti, oppure di una sanguisuga d'oro per purificare le acque infestate proprio da questi parassiti. Tante altre cose ancora secondo la tradizione Virgilio creò per Napoli, come piantare un orto di erbe medicamentose sul Monte Vergine, o un pesce di pietra che gettato in mare avrebbe favorito la pesca, o eliminato i serpenti dalle strade della città costruendo strade lastricate e inserendovi nelle pietre il suo sigillo e molto altro ancora. Grazie alle sue virtù terapeutiche, si racconta che Virgilio riuscì ad individuare nelle acque termali dei bagni di Baia, le diverse proprietà terapeutiche di ogni fonte. Esiste una zona detta "Bagni Virgiliani" dove si racconta che il poeta fece costruire vicino ad ogni fonte una statua e mise delle iscrizioni che indicavano il tipo di malattia da curare in ogni particolare acqua. Grazie a tutto questo la voce si diffuse tra il popolo, e la gente che andava a curarsi ai bagni termali dell'area Flegrea aumentò sempre di più, tanto da causare la rabbia e l'invidia della classe medica della allora Scuola di Salerno. Questo spinse un gruppo di furenti medici a recarsi ai bagni di Baia e a distruggere le statue e le iscrizioni che indicavano le varie fonti. Con questo ignobile gesto a farne le spese furono certamente i poveri cittadini malati che non riuscirono più a riconoscere le acque e a curarsi come dovevano. Purtroppo dopo questo atto tutto andò perduto e dimenticato, ma la tradizione popolare racconta che, forse per volere divino i medici furono puniti sulla via del ritorno. Si racconta che durante il viaggio di ritorno, la nave fu sorpresa da una spaventosa tempesta che la distrusse facendo annegare tutto l'equipaggio tranne uno che raccontò tutta la vicenda. Ritornando ai prodigi che compì Virgilio e alla città di Napoli, si ritiene che egli scavò in una sola notte con l'aiuto della magia la Grotta di Pozzuoli conosciuta come "Crypta Neapolitana", un'enorme galleria che collega Napoli a Fuorigrotta per facilitare il viaggio fino Pozzuoli; un'opera ciclopica scavata interamente nella collina in tufo, alta da un minimo di due metri e ottanta circa nelle zone più basse, ad un massimo di circa 8-9 metri o anche oltre nella parte più alta e all'entrata; la lunghezza era di circa 700 metri e la larghezza di 3,20 metri. I racconti dell'epoca descrivono la grotta come "incombente", c'era chi come Seneca la chiamava la "lunga prigione", un luogo talmente oscuro che non bastavano i sessantaquattro lampioni presenti ad illuminarla. Un luogo asfissiante, tetro e inquietante da intimorire chiunque la percorresse, così polverosa e lunga da non riuscire a vedere l'uscita, e spesso per questo, luogo di diversi incidenti. Si affermava che agli equinozi, il Sole tramontava esattamente di fronte alla grotta e la luce che la attraversava riusciva ad illuminarla fino all'uscita del lato opposto. E' più che probabile che l'unico prodigio che Virgilio non compì fu proprio questo. Probabilmente la colossale opera è da attribuire al remoto popolo dei Cimmeri,un popolo legato anche alla storia della realizzazione dell'Antro della Sibilla cumana, tra l'altro un luogo tanto suggestivo da ispirargli il personaggio della sacerdotessa divinatrice raccontata nell'Eneide. Questo popolo dei Cimmeri descritto da autori classici, primo tra tutti Omero, è legato da sempre al mistero del mondo sotterraneo ed è considerato tra i più antichi abitanti della zona di Cuma e dei Campi Flegrei. Era una stirpe che realizzava opere megalitiche e usava scavare o intagliare immense grotte, di solito con la particolare forma a trapezio. Infatti Cuma deriva dal nome greco dei Kymamineira e poi Kymmeri o Kummeri. Quando molto più tardi arrivarono i Romani, ribattezzarono la grotta "Dicearchia", con il nome di "Puteoli", la città principale dell'area flegrea. Il termine significa "Pozzi" o "Cavità", proprio perché essi scoprirono nel sottosuolo tantissime gallerie, alcune delle quali immense come la Crypta Neapolitana, che si estendevano nel sottosuolo della città e delle aree limitrofe. Quindi anche i greci, primi colonizzatori stranieri di questa terra, quando arrivarono, trovarono già lì queste immense caverne. Il ritrovamento nella Crypta di un tempietto Mitraico dimostra che in seguito la grotta fu scelta e usata per svolgere anche i culti solari dedicati al Mitraismo. Ma resta il mistero di come riusciva Vigilio a compiere questi prodigi tanto da farlo divenire protettore, in che modo aveva appreso le sue arti magiche e divinatorie. Si narra che egli recatosi sul Monte Barbaro insieme al suo allievo Filomeno, scoprì la tomba del centauro Chirone; qui il poeta trovò collocato sotto il capo del defunto un libro. Questo enigmatico libro diede a Virgilio la conoscenza che gli permise di apprendere le Arti Divinatorie, la Negromanzia, la Magia, la Scienza e le Arti Taumaturgiche che gli permisero di aiutare e allo stesso momento di guadagnarsi la stima e l'affetto del popolo napoletano. Quando morì, i suoi resti furono riposti nel sepolcro collocato accanto all'antica Crypta Neapolitana in cima ad un piccolo monte, e il Libro Magico adagiato sotto la sua testa, racchiuso in un cofanetto di rame, similmente come era stato trovato nella tomba del Principe Centauro. Ancora oggi la tomba dalla particolare forma di cono, si può ammirare ed essere visitata su questa collina trasformata in area protetta e attrezzata per i turisti, con il nome di Parco Virgiliano; nei pressi del sepolcro fu applicata la celebre l'epigrafe scritta da Virgilio stesso: "Mantua me genuit, Calabri rapuere, tenet nunc Parthenope, cecini pasqua, rura, duces."… (Mantova mi generò, la Calabria mi rapì, ora mi custodisce Partenope. Cantai i pascoli, le campagne, i duci). Si dice che un tempo esisteva un albero di alloro cresciuto sopra il sepolcro, e che prosperava grazie alle energie magiche del corpo del poeta; questo albero aveva così acquisito le stesse capacità magiche e terapeutiche. La gente che si recava a venerare il mausoleo prendeva dall'albero una foglia la quale masticandola donava energia vitale. Nel XII secolo, durante la dominazione normanna un non identificato medico inglese si recò a Napoli chiedendo al re Ruggiero il Normanno il permesso di aprire il sepolcro di Virgilio per poter prendere il libro e studiare ciò che era dentro conservato. Il re diede il permesso al medico di poter prelevare tutto quello che voleva dato che non tollerava il culto virgiliano, e diede l'ordine alle sue guardie di consegnare tutto al medico, il quale impassibile come chi sapeva già cosa stesse cercando, prelevò lo scrigno di rame sotto il capo di Virgilio dove erano ancora custoditi i Libri Magici e tutte le formule contenute dentro. Quando si seppe della notizia, il popolo insorse furioso in massa e si rivoltò contro questo orribile sacrilegio, scagliandosi urlando contro le guardie del re, ma purtroppo ormai non c'era più rimedio all'avvenuta profanazione, e del misterioso "medico" non se ne seppe più nulla. I napoletani impauriti anche perché tutta la vicenda avrebbe portato sventure alla città, raccolsero le ossa in un sacco e le trasferirono al Castello dell'Ovo deponendole dietro una grata. Tempo dopo però l'infame re diede ordine di murare per sempre quelle ossa per impedire ai cittadini di portare avanti il loro amato culto. Riguardo la sorte del libro si dice che questo sia custodito nelle Biblioteche Vaticane finito nelle mani dell'allora Papa di Roma. Il culto di Virgilio, poeta, oratore, mago e taumaturgo eroe e protettore della città partenopea è arrivato fino ai tempi recenti fortemente radicato nella tradizione napoletana anche attraverso una delle feste più conosciute della città: la Festa di Piedigrotta. Solo da pochi anni non è più in voga, folle di pellegrini si recavano al luogo sacro dove oggi si trova santuario della Madonna di Piedigrotta e la Madonna di Montevergine. Con l'avvento del Cristianesimo non riuscendo a sradicare il culto pagano che resisteva negli anni si decise di inglobarlo nei riti cattolici, come anche la figura di Virgilio e dei suoi prodigi , Virgilio così divenne un profeta cristiano che anticipò nell'Eneide la nascita di Gesù, travisando le parole e i versi scritti in onore dell'imperatore Ottaviano Augusto. La sua fama, mista a quella di mago, lo fece diventare una figura di riferimento in tutto il Medioevo,fino all'apoteosi della Divina Commedia,quando fu scelto da Dante Alighieri come accompagnatore e mentore del poeta fiorentino nel suo viaggio negli inferi.
Antonella Verdolino

24 giugno 2010

- LA CAZZUOLA


Il nostro breve viaggio di stimolo nella ricerca sulla simbologia della nostra Istituzione, in queste pagine giunge all’ultimo attrezzo: la Cazzuola. L’etimologia del termine deriva dal tardo latino cattiva,mescola. L’attrezzo che il Muratore operativo utilizza per impastare la calce ed a cementare tra di loro le pietre, simboleggia la fraternità universale, la Tolleranza e l’amore Fraterno, unico e solo cemento valido di unione per la successiva edificazione del Tempio dell’Umanità. Con l’amore fraterno si crea la coesione tra pietra e pietra, come la calce – morbido e capace di adattarsi ad ogni forma e situazione, quando viene steso, resistente mantenendo la propria flessibilità quando connette le parti. La Cazzuola serve a mescolarlo, a fonderlo, a portarlo alla perfetta amalgama, a togliere l’eccesso per portarlo laddove scarseggia. Per questo è lo strumento di elezione del Muratore-Costruttore nella sua costante azione positiva di attivo edificatore; il suo uso e significato verrà approfondito nelle camere superiori e pertanto oltre non voglio andare. Nel ripercorre la nostra prima serie di frammenti abbiamo attribuito un senso generale ai simboli che possiamo riassumere in::
Il Compasso - misura nella ricerca
La Squadra - rettitudine nell’azione
Il Maglietto - volontà nell’applicazione
Lo Scalpello - discernimento nell’investigazione
La Perpendicolare - profondità nell’osservazione
La Livella - messa in opera corretta della conoscenza
Il Regolo - precisione nell’esecuzione
La Leva - potere della volontà
La Cazzuola - comprensione e benevolenza verso gli altri Il loro uso speculativo ha prodotto, negli anni, un’ idiomatica massonica, utilizzata per esprimere pensieri e sentimenti profondi ed articolati con poche parole; questo è il primo impiego che il Massone impara a fare dei simboli. Perciò affermare “passare alla cazzuola” significa superare e dimenticare le ingiurie e le ingiustizie subite; “prendere la perpendicolare ” si esprime la necessità di aumentare la profondità nell’osservazione di un evento. Troveremo queste frasi e altre nel nostro vivere nell’Istituzione e nel mondo profano avremo fatto un passo avanti nella nostra crescita iniziatica nel momento in cui sapremo riconoscerle ed interpretarle al fine di comprendere il messaggio che ci viene inviato. “Il simbolo è una finestra aperta sull’infinito” credo che questa espressione di un nostro illuminato Fratello possa racchiudere il significato di questo prima parte delle nostro percorso.
Enzo Heffler

10 giugno 2010

- Deviazioni della chiesa cattolica


La confessione fu istituita solo nel 1215!Fino all'anno 1079 i preti potevano sposarsi!Il PAPATO iniziò a svilupparsi solo dopo l'anno 600!"L'assunzione in cielo" di Maria fu introdotta nel 1950!
"Se si dimostrasse che la Terra è rotonda, tutto il cattolicesimo cadrebbe in errore". (Sant'Agostino)
375 - Mentre i primi cristiani veneravano solo Dio (Gesù stesso rifiutò di essere considerato oggetto di Culto) in quet'anno la Chiesa introdusse il culto dei SANTI e degli ANGELI, per compiacere le tendenze pagane del popolo.
431 - Il Concilio di Efeso, sulla base di forti pressioni popolari che "reclamavano" per l'assenza di "divinità femminili" nel Cristianesimo, proclamò MARIA "Madre di Dio". Tale rassicurante e superstiziosa venerazione colmava il "vuoto" lasciato dalle varie Dee della religione pagana. Maria prese dunque il posto, nella devozione popolare, di Diana, Iside, Artemide, e varie altre dee.
Molte caratteristiche del culto della "madonna" risalgono a divinità femminili precristiane. L'iconografia della Vergine con in braccio il bambino, è ispirata al culto di Iside (ivi comprese le "grotte" come tipico luogo di "apparizioni"). Lo stesso racconto della verginità di Maria e della nascita "miracolosa" di Gesù fu aggiunto ai Vangeli posteriormente, per facilitare la diffusione del Cristianesimo fra i pagani che già erano "abituati" ai racconti riguardanti esseri "semidivini" figli di un dio e di una donna vergine (Eracle, Mithra, Horus, ecc.)
Quando la Santa Vergine era Iside
La Vergine ISIDE tiene in braccio HORUS. Il padre divino di Horus era Osiride, con cui si confondeva (“Io e mio Padre siamo Uno”), mentre il padre terreno era Seb.
L’angelo Thot annuncia ad Iside che concepirà un figlio verginalmente.
HORUS nasce in una grotta, annunciato da una stella d’oriente, viene adorato da pastori e da tre uomini saggi che gli offrono doni.
A 12 anni insegna nel tempio e poi scompare fino ai 30 anni. Horus viene poi battezzato sulle rive di un fiume da Anup il battista, il quale in seguito verrà decapitato. Combattè 40 giorni nel deserto contro Set (Satana), ha compiuto numerosi miracoli e camminato sulle acque.. Con Iside ed Osiride, Horus costituiva la trinità egizia.
A Luxor, su edifici risalenti al 1500 A.C. si possono vedere immagini relative all’ Annunciazione e all’ Immacolata Concezione di Iside.
Nei sotterranei di Roma vi è una rappresentazione di Horus allattato dalla madre vergine Iside risalente al II secolo D.C.
593 - Il vescovo di Roma Gregorio Magno "inventa" il PURGATORIO. Questa leggenda permetterà alla Chiesa, per molti secoli, fino a tutt'oggi, di "vendere" suffragi, indulgenze, "promozioni" in paradiso, per inculcare nella mentalità della gente che il potere della chiesa arriva fino... all'aldilà!
610 - Per la prima volta un vescovo di Roma viene chiamato "papa". L'idea fu dell'imperatore Foca, che prese il potere facendo assassinare il suo predecessore. Per tale atto criminale, il vescovo Ciriaco di Costantinopoli lo scomunicò, ma Foca, per ritorsione, proclamò "papa" (ossia capo di tutti i vescovi) il vescovo di Roma, ossia Gregorio I, il quale, bontà sua, rifiutò un simile titolo, fedele alla tradizione episcopale della chiesa cristiana dell'epoca. Tuttavia, il vescovo di Roma successivo, cioè Bonifacio III, accettò di avvalersi del titolo di "papa".
Il Cristianesimo antico era nettamente contrario a capi spirituali, l'Autorità era esercitata più o meno democraticamente per mezzo di CONCILI. Ma il messaggio originale di Gesù era ben più radicale: "Ma voi non vi fate chiamare 'Maestro'; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo…" Matteo 23:8-10
788 - La chiesa cattolica adotta ufficialmente l'adorazione della croce, delle immagini e delle reliquie dei santi. Ovviamente si tratta di pratiche superstiziose, adatte a sottomettere psicologicamente il popolo e a mantenerlo in una suggestionabile ignoranza. I primi cristiani, proprio come gli ebrei, consideravano IDOLATRIA ogni pratica di questo tipo. Poiché il secondo dei famosi DIECI COMANDAMENTI di Mosè proibiva il culto delle immagini, e ciò poteva turbare i sinceri devoti, la chiesa MODIFICO' addirittura la lista dei dieci comandamenti, CENSURANDO il secondo e dividendo i 2 l'ultimo.
A tutt'oggi, anche nelle Bibbie cattoliche, la lista dei comandamenti è riportata fedelmente, mentre il CATECHISMO cattolico continua ad alterare la lista. Una contraddizione EVIDENTE che non suscita particolare scandalo solo perché la stragrande maggioranza dei cattolici sono pressoché indifferenti nei confronti delle questioni spirituali.
Ma ecco la lista dei DIECI COMANDAMENTI di Mosé come è riportata nel libro dell'ESODO al capitolo 20:
I "VERI" 10 COMANDAMENTI DELLA BIBBIA
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, in schiavitù:1. Non avrai altri dèi all'infuori di me.2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. 3. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.4. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.5. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.6. Non uccidere.7. Non commettere adulterio.8. Non rubare.9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.10. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.
Si noti anche la SOSTITUZIONE, operata dalla chiesa, del comandamento "non commettere adulterio" diventato nel Catechismo cattolico "non fornicare" oppure "non commettere atti impuri".
995 - Giovanni 14° introduce la "canonizzazione dei santi". Nel Nuovo Testamento il termine "santi" si riferisce a TUTTI I MEMBRI della comunità. Paolo conclude le sue lettere con la tipica espressione "un saluto a tutti i santi". Si potrebbero fare molti altri esempi. L'idea che essere "santo" sia una condizione pressoché IRRAGGIUNGIBILE per le persone comuni ha una precisa funzione POLITICA in quanto avvalora l'idea di una società GERARCHICA, dove i poveri, i semplici e gli umili possono soltanto sottomettersi ai "potenti" (sia del Cielo che della... Terra!) ed invocare la loro MISERICORDIA piuttosto che reclamare GIUSTIZIA!
1079 - papa Gregorio 7° introduce il CELIBATO DEI PRETI. Nel Nuovo Testamento si dice l'esatto contrario, ovvero secondo Paolo il "vescovo" DEVE avere famiglia, in quanto: "...bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?" (1a Epistola a Timoteo, cap. 3)
1090 - Viene introdotto il ROSARIO. Ciò costituisce l'ennesimo capovolgimento dell'insegnamento di Gesù, che disse: "... E nel pregare non usate inutili dicerie come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.... Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l'uscio fai orazione al Padre tuo che è nel segreto....." (Matteo 6:5-8)
1184 - Il Concilio di Verona istituisce
l'INQUISIZIONE per gli eretici. Di tutte le invenzioni della chiesa cattolica, questa è quella più immensamente lontana sia dallo spirito e dalla lettera del vangelo sia da ogni minimo spirito umanitario.
DA QUESTA DATA, PER OLTRE 5 SECOLI, LA STORIA DELLA CHIESA CATTOLICA SARA' UNA STORIA CRIMINALE, FATTA di OSSESSIVA RICERCA di POTERE, di INTRIGHI POLITICI ED ECONOMICI, di STERMINI, di TORTURE, di ROGHI, di REPRESSIONE di OGNI ATTEGGIAMENTO di SIA PUR VAGA OPPOSIZIONE, MA SOPRATTUTTO LA RELIGIONE SARA' USATA PER SFRUTTARE LE ISTINTIVE PAURE DELL'UOMO E PER SOTTOMETTERE LA GENTE SEMPLICE ED UMILE.
1190 - Inizia la "vendita di indulgenze". Che il denaro possa far acquisire MERITI SPIRITUALI, oltre ad essere un concetto del tutto OPPOSTO allo spirito del Cristianesimo primitivo, rappresenta una notevole degenerazione MORALE sia per la chiesa che per la gente comune. Che Dio stesso si lasci "corrompere" dal denaro rappresenterà uno "schema mentale" che avrà delle conseguenza catastrofiche sull'etica dominante dei paesi cattolici.
1215 - Papa Innocenzo 3° proclama il "dogma" della TRANSUSTANZAZIONE. Ovvero, il pane dell'eucarestia (in seguito ostia) cessa di essere un semplice SIMBOLO della COMUNIONE per diventare "vero corpo e vero sangue" di Gesù. Dopo aver RINNEGATO in mille modi lo SPIRITO dell'insegnamento di Gesù, fondato sull'amore, sull'interiorità e sulla libertà, ora la chiesa riduce il povero Nazareno a una piccola particella farinacea da far mangiare ai fedeli! Una aberrante cerimonia pagana, un "pasto sacro" sanguinario e cannibalesco! Anche in questo la chiesa ha sapientemente manipolato la psicologia dei fedeli: se i PRETI hanno il POTERE di TRASFORMARE particelle di pane nel "VERO" corpo (e sangue) di Gesù, evidentemente occorre SOTTOMETTERSI A LORO CON TIMORE!
1215 - Nello stesso anno in cui fu introdotta la "transustanzazione", Innocenzo 3° rese OBBLIGATORIA la cosiddetta "confessione auricolare" ovvero quella fatta all'orecchio del prete.I primi cristiani offrivano solo a Dio il loro pentimento, nella loro interiorità.
1229 - La chiesa cattolica, ormai abissalmente lontana dal Cristianesimo delle origini, per prudenza e per evitare contestazioni, decide di mettere LA BIBBIA (ivi compresi i Vangeli) nell'indice dei LIBRI PROIBITI. Un fedele che avesse "osato" leggere il Vangelo, rischiava dunque la PENA di MORTE come sospetto ERETICO! Evidentemente sono provvedimenti che "lasciano il segno" anche nel DNA, perché a tutt'oggi la maggioranza dei cattolici ignora che il contenuto dei Vangeli e della Bibbia è in aperto contrasto con la chiesa cattolica e non sospetta minimamente che esistano punti di vista DIVERSI da quelli che sono stati loro inculcati sin dalla primissima infanzia.
1311 - Il battesimo per aspersione dei fanciulli viene reso legale dal Concilio di Ravenna. I primi cristiani battezzavano solo gli adulti, in quanto il battesimo rappresentava un semplice rito simbolico di rinascita, adatto a sottolineare l'"iniziazione" dei convertiti. Gesù non invitava le persone a compiere riti religiosi, ma a cambiare vita, a scoprire il Regno di Dio nel proprio cuore, non nelle cerimonie o nelle formalità.
1439 - Il Concilio di Firenze trasforma in "dogma" di fede la leggenda popolare del PURGATORIO. Non c'è assolutamente nulla nelle scritture cristiane che alluda ad un simile "luogo" metafisico. Tale credenza viene incoraggiata dalla chiesa cattolica con il solo scopo di spaventare i fedeli e, al tempo stesso, per renderli più dipendenti dalle interessate indulgenze della Chiesa.
1854 - Papa Pio IX proclama il nuovo dogma della cosiddetta Immacolata Concezione. Prosegue dunque il processo di "divinizzazione" di Maria, perché la chiesa cattolica, abile manipolatrice di menti e di popoli, sa molto bene che più si accentua il ruolo delle divinità "materne" e più la gente regredisce a livello infantile, diventando così ancora più sottomessa all'autorità della Chiesa (che guarda caso, anch'essa si autodefinisce come "santa madre"). Il concetto di "concezione immacolata" non ha alcun senso rispetto all'insegnamento di Gesù, bensì deriva dalla metafisica greca e dal paganesimo.
1870 - Papa Pio IX impone alla chiesa cattolica un assurdo privilegio che nessun papa precedente aveva osato mai reclamare: quello della INFALLIBILITA' DEL PAPA. Guarda caso, ciò è accaduto nello stesso anno in cui la Chiesa, con la presa di Roma, ha perso definitivamente il potere temporale. Quasi una "rivincita" dunque, sul piano di una pretesa autorità assoluta in campo spirituale e morale. Che un uomo possa considerarsi una "autorità religiosa" oltretutto "infallibile" è uno dei massimi STRAVOLGIMENTI dell'antica fede cristiana e dell'insegnamento di Gesù.
1950 - PIO XII proclama che il corpo di Maria sarebbe "volato via", in cielo (dogma della cosiddetta ASSUNZIONE). Dove si troverebbe ora? In orbita intorno alla Terra? I fedeli cattolici, ormai immunizzati ad ogni senso del ridicolo, privi di ogni capacità critica, si accontentano del fatto che nel calendario ci sarà un giorno festivo in più, ovvero il 15 agosto, ripristinando un'antica festa in onore della dèa Diana (vedi foto).Perché la chiesa cattolica impone come "verità" queste leggende pagane? Perchè sa benissimo che così facendo, la gente si "abitua" ad obbedire passivamente. Più sono assurdi i dogmi da credere, più sottomesso e servile sarà l'atteggiamento mentale del fedele. E' una tecnica ben conosciuta anche dai capi militari, che a volte impongono comandi illogici proprio per "addestrare" ad una cieca obbedienza.
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3 giugno 2010

- La strana sorte di Mithra il dio sosia di Gesù Cristo



Un culto arrivato dall'Oriente e che si diffuse nella Roma imperiale. Con riti che saranno poi assorbiti dal cristianesimo: dal battesimo alla comunione alla stretta di mano. A venerarlo furono intere legioni di soldati, ai quali prometteva la vita eterna. Ma alla fine i fedeli vennero perseguitati e le loro cripte sepolte sotto le chiese cristiane. Fosse un esame sarebbe una trappola: "Qual è il dio che, nato in una grotta d'Oriente, muore a 33 anni, ascende al cielo per risorgere a vita eterna, creando un culto che si diffonderà nella Roma imperiale?". Uno che fa? Spara sicuro: "Gesù Cristo!". E sbaglia! Si tratta invece di MITHRA. Mithra era già nato almeno da 14 secoli. In una grotta. Nella notte tra il 24 e il 25 dicembre. IL CRISTIANESIMO DEVE GRAN PARTE DEL SUO "SUCCESSO" AL FATTO CHE LA NUOVA RELIGIONE, PIU' CHE PRESENTARE UN'ALTERNATIVA AL PAGANESIMO, di FATTO SI COMPENETRA CON ESSO, ADATTANDOSI ALLE CREDENZE GIA' CONOSCIUTE. PER FARE QUESTO, IL CRISTIANESIMO DOVRA' RINUNCIARE ALLA SUA ESSENZA PRINCIPALE, OVVERO IL MESSAGGIO RIVOLUZIONARIO E "ANTI-RELIGIOSO" di GESU', PER FARE di LUI UN IDOLO PAGANO, UNA VITTIMA SACRIFICALE, UN ESSERE SEMIDIVINO.
Da notare che a tutt'oggi molti "PRESEPI" sono ambientati in una grotta, quando invece nel Vangelo di Matteo si parla semplicemente di una "CASA" mentre gli altri 3 evangelisti tacciono su questo dettaglio del "luogo". Solo LUCA parla di una "mangiatoia" senza però specificare se è il bambino ad essere portato in una stalla o piuttosto non è la mangiatoia ad essere portata in casa, come sarebbe più logico! Quanto all'ASINO e al BUE: NESSUNA TRACCIA IN ALCUN VANGELO, a dimostrare che la fantasia popolare supera le stesse leggende! Perché molti dèi pagani nascono proprio nella notte fra il 24 e il 25 dicembre? Perché è proprio in questa data che la DURATA DEL GIORNO riprende a CRESCERE rispetto alla durata della notte. Inutile dire come ciò abbia ovviamente stimolato l'immaginazione dei popoli antichi, data l'istintiva sacralità della LUCE. Quindi il NATALE appartenne prima a Mithra che al Cristianesimo. Solo dopo il 3° secolo i Cristiani si approprieranno di questa festività. Anche l'idea che l'uomo-dio debba nascere da una VERGINE è stata "copiata" dal Mitraismo, che fa nascere Mithra dalla vergine Anahita, miracolosamente fecondata dal dio Ariman. Il Vangelo di Marco, essendo più antico, quindi più vicino ai fatti, non menziona minimamente una eventuale nascita miracolosa di Gesù. Anzi, in questo Vangelo Gesù mette alla porta la propria famiglia (madre e fratelli) ritenendola miscredente (Marco 3/31-35), specificando che la "vera famiglia è quella spirituale e non quella fisica.
Nei vangeli di Matteo e Luca, peraltro già posteriori alla prima generazione di cristiani, il racconto della nascita verginale viene riportato in una "aggiunta iniziale", magari con lo scopo di far COINCIDERE anche in questo aspetto la nuova religione cristiana con il Mitraismo. Si nota infatti che, da un punto di vista letterario, il "vero inizio" del vangelo di Matteo pare essere il capitolo 2, mentre per il vangelo di Luca il capitolo 3. Non a caso, quando Luca nel capitolo 3 nomina Giuseppe, lo fa come parlando di un perfetto sconosciuto, senza alcun riferimento al capitolo 1 dello stesso vangelo. (Va ricordato che la divisione in capitoli non appartiene ai testi originali ma è un espediente didattico introdotto nel 1226). SOL INVICTUS era dunque un appellativo di Mithra e spesso - quando non ha il berretto frigio in testa - allora i suoi boccoli sono contornati dall' aureola di raggi che, poi negli ultimi 2000 anni è passata di testa in testa a far più sacri Santi, Cristi e Madonne. Come venne importato a Roma il mito di Mithra? Le date indicano Pozzuoli: sarebbe arrivato con quei pirati cilici, terrore dei mari, che Pompeo aveva sconfitto nel 67 avanti Cristo e deportato in massa a Roma a far da braccia sulle sue navi. Era Pozzuoli, allora, il porto più importante; Ostia nacque circa un secolo dopo. Ma è alla foce del Tevere, che Mithra trionfò. Seduceva, convertiva e - dopo un percorso iniziatico in sette tappe - battezzava ciurme e mercanti di ogni dove, promettendo salvezza eterna. Fosse girata appena appena in altro modo la Storia, saremmo tutti qui a celebrare i suoi di Anni Santi. Sarebbe bastato un imperatore invece di un altro: tipo Giuliano l' Apostata che muore di vecchiaia e ce la fa a ripristinare gli dèi pagani; o Massenzio che batte Costantino...
Vinse Cristo, invece, ma sul filo di lana. Sconfitto per sempre il suo sosia: questo strano, stranissimo Mithra... E chissà se quell' età giovanile per morire e poi risorgere - 33 anni - ce l' aveva già prima che ad Alessandro il Macedone non toccasse la stessa sorte, giù a Babilonia, per poi volare in cielo anche lui, grazie a dei grifoni compiacenti, come le leggende raccontavano ancora nel Mille. Quanto, invece, di Alessandro ma soprattutto di Mithra finì nella costruzione simbolica del Cristo e nelle sue liturgie? L' identikit di questo dio prima indo-persiano, poi frigio-anatolico, è davvero stupefacente: troppe somiglianze per escludere che, in effetti, il Cristianesimo non si sia andato modellando appunto sulla base del pre-esistente Mitraismo. Anche la storia di Krishna suggerisce influenze sulle religioni posteriori, compreso il cristianesimo. E' partorito da una vergine, chi la feconda compare sotto forma di luce, è perseguitato da un tiranno che ordina l'uccisione di migliaia di bambini, è la seconda persona della trinità indiana, è denominato il dio pastore, fa miracoli e ascende al cielo. La radice del suo nome è similare a quella di Cristo (Il nome completo di Gesù Cristo fu definito integralmente e ufficialmente solo nel 325 d.C. nel Consiglio di Nicea). La vita di Krishna è ricchissima di particolari che ritroviamo nella storia narrata di Cristo.
Nel Parco archeologico di Ostia ci sono venti Mitrei (templi di Mithra) - alcuni davvero fascinosissimi, con mosaici e pitture. A San Clemente, a Roma, al terzo strato sottoterra, i preti irlandesi hanno trovato, dietro un muro, un Mitreo con tanto di altare per il dio che al solito, seppur con ripugnanza, deve scannare il toro in modo che la Terra e le sue messi possano rinascere. Ai lati, due banconi in muratura; l' altare davanti all' abside, e una volta tondeggiante a far da cielo e dominare il tutto. E' un modulo sempre simile, quello del Mitreo: pitture o mosaici a farli belli; cento fedeli, al massimo. Era in queste chiese sotterranee che si svolgevano i riti che scandivano la fede e che, solo elencarli, sembra di descrivere l'odierno cattolicesimo: il battesimo; il pasto sacro in comunione (pane, acqua e vino) a ricordo dell' ultima cena di Mithra prima di salire al cielo con il carro del sole; la stretta di mano tra i fedeli, fratelli in Mithra. C' era una gerarchia tra gli iniziati: sette i patres che gestivano un Mitreo; uno solo, però, era il Padre dei Padri che, abbreviato, in alcune lapidi, appare - a sorpresa - come Pa.Pa., papa prima dei papi, quando i cristiano non avevano ancora papi ma solo vescovi, sebbene quello di Roma, vari secoli dopo Cristo, rivendicò un presunto primato derivato solo dal prestigio della sede imperiale. Se poi ci si appassiona, di Mitrei Roma, nel suo ventre, ne nasconde assai. Carlo Pavia, in un suo bel libro - "Oro, incenso e Mitra", Gangemi editore - ne ha fatto un censimento innamorato: Santa Prisca; il Mitreo sotto Palazzo Barberini; quello al Circo Massimo; alle Terme di Caracalla; nella Necropoli Vaticana... Oppure sulla Cassia, a Sutri. Lì, tra muschi e felci, nel tufo sotto la Chiesa della Madonna del Parto, ce n' è uno dei più belli. O a Marino, sui Castelli di Roma, con pitture forti che ancora squillano. O lungo la Flaminia. O in giro per l' Europa: era un culto diffusissimo tra i militari. Rubò cuore e anima a legionari e generali con quella sua promessa di vita eterna per chi moriva in battaglia dalla parte giusta. Così agli imperatori - sia a quelli seri come Diocleziano o Settimio Severo, che agli sciroccati Nerone, Commodo, Caligola, Eliogabalo - questa religione d' ordine che per di più spronava i soldati, piaceva molto. Ovunque siano arrivate le legioni di Roma, arrivò anche Mithra. In Inghilterra e in Germania, terre da tenere in pugno con le daghe, di Mitrei ne sono saltati fuori a centinaia. (Non si è capito bene ancora, però, dove, nei Mitrei, avvenisse il taurobolio: sgozzato il toro - raccontano le fonti cristiane - ci si faceva cospargere dal suo sangue gocciolante, come rito di rinascita. Immaginarsi bestioni come i tori, in Mitrei così piccoli, non è però facile. Così, un po' di mistero rimane). A Roma arrivò da lontano, Mithra. Lontano nel tempo e nello spazio. Dalla Persia, dicono alcune incisioni ritrovate. E lo mettono fra gli dèi di stato della Mesopotamia intorno al 1400 prima di Cristo. Lì - dove si fonde anche con i culti indiani - è dio della luce, protettore dei patti, testimone di giuramenti, della fedeltà, della verità. Lo troviamo nei Veda e nell' Avesta iranico, ma anche - nel VII, VI secolo avanti Cristo - con Zarathustra e il suo monoteismo. Poi - sangue misto mediterraneo, persino nelle vene degli dei - sembra un po' Apollo, con il Sole sempre a fianco e il corvo lì vicino, animale sacro per entrambi". Ed eccolo a Roma già quasi Cristo, ma prima di Cristo. C' è stato un periodo in cui i due si rubavano fedeli l' un l' altro. Mithra, però, era un dio per soli uomini. Cristo, invece, chiamava anche le donne. Con i preti dei due a dire di continuo: "Attenti alle confusioni...". Ruggero Iorio, che è padre diocesano e insegna Storia antica della Chiesa e Archeologia cristiana, il problema se l' è posto anni fa: quando portava gli studenti a visitar Mitrei, facevano spesso strane confusioni. Un po' perché i Mitrei sembrano far parte delle Chieseche li sovrastano; un po' perché più spiegava e più, con tutte queste coincidenze, le confusioni aumentavano invece di sparire. Nella battaglia di Ponte Milvio, il 28 ottobre del 312, Costantino, non ancora battezzato, si presentò contro Massenzio con le sue truppe e doppie insegne: croci di Cristo e simboli di Mithra, caro ai suoi soldati e un po' anche a lui. Vinsero insieme quei due nuovi dèi. Solo Cristo però, poi, trionfò. La sua religione divenne quella di Stato. I Mitrei vennero murati vivi sotto le prime chiese. Gli dèi del Passato furono maledetti. I loro fedeli perseguitati, talvolta massacrati. O convertiti. O meglio, RICONVERTITI alla stessa religione, con 2 differenze: il "nuovo" eroe non si chiamerà più Mithra ma Gesù Cristo, e soprattutto, la nuova religione pretenderà di essere UNIVERSALE ("cattolica" significa appunto "universale") e si proporrà di DOMINARE su tutto il mondo, dietro il pretesto di "evangelizzare i popoli". IL "PLAGIO" DELLA RELIGIONE MITRAICA DA PARTE DEI CRISTIANI E' UNA PROVA EVIDENTE CHE IL CRISTIANESIMO SI E' ANDATO FORMANDO SULLA BASE DI RELIGIONI PRE-ESISTENTI E NON SULLL'INSEGNAMENTO ORIGINALE di GESU'.
IL CRISTIANESIMO DEVE IL SUO SUCCESSO ALLA SUA CAPACITA' di "FAGOCITARE" LE CREDENZE POPOLARI GIA' PRESENTI E ALLA SUA ABILITA' NEL "SOSTITUIRSI" ALLA RELIGIONE PAGANA, ADATTANDO SE' STESSO AI "GUSTI" DELLE MASSE E ADDIRITTURA MODIFICANDO LE PROPRIE DOTTRINE SE NECESSARIO, PER RENDERLE PIU' "GRADITE" AI DEVOTI DA SOTTOMETTERE. UNA SOLA COSA LA CHIESA CRISTIANA NON HA MAI MODIFICATO, SE NON PER RAFFORZARLA SEMPRE di PIU': LA PROPRIA TOTALITARIA AUTORITA' SULLE COSCIENZE, SUI POPOLI E SULLE NAZIONI.
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