10 agosto 2011

- La prima tornata al mondo dell’unica Massoneria sommersa.

















Libertà e pensiero nell’azzurro del mare, il messaggio a logge riunite dei Fratelli ‘subacquei’. Per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, scoperta la targa commemorativa dedicata a tutti i Liberi Muratori sparsi ai quattro angoli della Terra

Si è tenuta il 16 luglio, nel Golfo di Napoli.
Furfaro:
“Gli uomini del dubbio sempre pronti a salpare verso nuove sfide”


“Libero?”. Questa la domanda che ogni subacqueo pone, una volta pronto all’immersione, prima di lasciarsi andare dal gommone, in capovolta all’indietro, per assicurarsi di non investire alcuno. Questa volta, alla classica domanda, ha risposto un coro : “Libero.. e di buoni costumi!”. Cosi e iniziata la Tornata subacquea svoltasi nel mare del Golfo di Napoli il 16 luglio, fortemente voluta da Ciro Furfaro, Venerabile dell’Acacia 577 all’Oriente di Napoli. Dopo un’attenta e accurata preparazione delle attrezzature, i Fratelli subacquei, assistiti dai Fratelli “piu terrestri”, hanno lasciato il porticciolo di Baia, famosa per la “Citta
Sommersa”, e si sono diretti in gommone sul sito di immersione, nei pressi di Capo Miseno ed in prossimità del cosiddetto “Scoglio dei cannoni”, seguiti dai Fratelli non sub a bordo dell’imbarcazione Cimba, caratteristica per il suo fondo in vetro. Nonostante le avverse condizioni meteo, con mare agitato e poca visibilità, i Fratelli in immersione hanno allestito il Tempio a –10 metri di profondità. Il Maestro Venerabile, Ciro Furfaro, gli altri I Dignitari ed Ufficiali di Loggia, forniti di gran facciale, hanno aperto i Lavori, durante i quali e stata scoperta, in occasione del 150° anniversario dell’Unita d’Italia, la targa commemorativa dedicata a tutti i Fratelli Liberi Muratori sparsi ai quattro angoli della Terra.
Numerosi i partecipanti dell’Oriente Napoletano e di tutto il Collegio Circoscrizionale di Campania e Lucania, nonché appartenenti ad altri Collegi Circoscrizionali. Per l’occasione sono stati allestiti due “libri delle presenze”, uno per i Fratelli subacquei ed uno per quelli di terra. La Tornata Rituale, a Logge Riunite, ha cosi contemplato la composizione della Loggia: Maestro Venerabile il Fratello Ciro Furfaro, M.V. Acacia 577 all’Oriente di Napoli; 1° Sorvegliante il Fratello Luciano Sembiante, M.V.Aletheia 1156 all’Oriente di Napoli; 2° Sorvegliante il Fratello Carlo Maranelli, M.V. Losanna 205 all’Oriente di Napoli; Oratore il Fratello Raffele Fiume, ex M.V. Aletheia 1156 all’Oriente di Napoli; Segretario il Fratello Xavier Icard, del Grande Oriente di Francia; 1° Diacono il Fratello Nicola Brizio, R.L. Arcadia 1161 all’Oriente di Napoli; 2° Diacono il Fratello Fabiano di Maiolo, R.L. Acacia 577 all’Oriente di Napoli; Maestro delle Cerimonie il Fratello Vittorio Sodano, 1° Sorvegliante R.L. Aletheia 1156 all’Oriente di Napoli; all’Oriente sedeva il Fratello Antonio Virdia, R.L. Filos 554 e vice presidente del Collegio Trentino Alto Adige. Nella colonna di meridione, il Fratello Mario Melucci, R.L. Giustizia e Libertà 767 all’Oriente di Roma; nella colonna di settentrione i Fratelli Alessandro Migliardi, R.L. Akenaton all’Oriente di Latina ed il Fratello Enrico Trombetta, R.L. Aldo Gaeta 1160 all’Oriente di Napoli. In superficie, hanno partecipato: il Fratello Vincenzo Marino Cerrato, Giudice della Corte Centrale del GOI; il Fratello Michele Di Matteo, presidente del Collegio Campania-Lucania; il Fratello Mimmo Iacomino, M.V. Aldebaran 1377 all’Oriente di Napoli; il Fratello Angelo Ciotti, Tesoriere del Consiglio dei MM.VV. , R.L. Aldo Gaeta 1160 all’Oriente di Napoli; il Fratello Angelo Spano, R.L. Arcadia 1161 all’Oriente di Napoli. Della Loggia Acacia 577 all’Oriente di Napoli, erano presenti i Fratelli: Maurizio Carlino, Nicola Ferraro, Nino Mangiapia, Livio Falcone, Salvatore Ferraro,Antonino Di Rosa, Rino Gragnano. Dopo la scopertura della targa, il fratello Oratore ha recitato una preghiera per tutti i Fratelli Liberi Muratori. Il Maestro Venerabile ha ringraziato tutti i presenti ed il Fratello Salvatore Balasco, ex Maestro Venerabile della Loggia Acacia 577 all’Oriente di Napoli e Gran Rappresentante del Grande Oriente, assente per malattia. Il Fratello Antonio Virdia, vice presidente del Collegio Circoscrizionale Trentino-Alto Adige, nel portare i saluti del suo Maestro Venerabile e del presidente del Collegio, Roberto Cirimbelli, ha sottolineato: “Una splendida giornata trascorsa in una zona piena di storia, per essere parte di un evento “storico”: la prima tornata sommersa in Italia e al mondo. E’ il caso di dire che i “vulcanici” Fratelli Napoletani, trainati dal dirompente Ciro Furfaro, hanno dimostrato fantasia, capacita organizzativa e un senso di ospitalità impareggiabile. Sono felice ed onorato di aver potuto partecipare all’iniziativa, che dimostra quanto la Fratellanza Universale possa essere un legame che unisce indissolubilmente anche coloro che la geografia e la storia hanno tenuto distanti”. Furfaro, presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili all’oriente di Napoli e Venerabile dell’Acacia 577 di Napoli, ha riassunto cosi la forza dell’iniziativa: “Una provocazione necessaria e simbolica. Ma anche una risposta alle numerose strumentalizzazioni che sono venute negli ultimi tempi al nostro Ordine. Abbiamo rimarcato, in costante dialogo con la societa civile, che amiamo l’aperto e il confronto. Gli antichi valori degli uomini del dubbio ci spingono, in terra o in mare, ovunque ci sia una sfida di senso, a una continua ricerca di vita e di pensiero, non solo per la nostra crescita interiore ma per il bene e il progresso dell’Umanità. Pronti sempre a togliere le ancore per salpare verso le nuove avventure della differenza”. Nel suo intervento, il Fratello Mario Melucci ha portato i saluti del suo Maestro Venerabile, Adriano Tuderti, di tutti Fratelli della Loggia Giustizia e Liberta n. 767 all’Oriente di Roma, e in particolare di Luigi Sessa, Gran Maestro Onorario. Chiusi i Lavori, e riemersi in tutta sicurezza, i Fratelli subacquei si sono ricongiunti a quelli rimasti in superficie e si e dato inizio al lunch organizzato a bordo del Cimba. Il Presidente del Collegio Campania-Lucania, Michele Di Matteo, ha letto il saluto di apprezzamento per l’iniziativa del Gran Maestro, Gustavo Raffi, mentre il presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili all’Oriente di Napoli, Ciro Furfaro, ha consegnato a tutti i presenti una medaglia ricordo dell’evento. Dopo i rituali brindisi, i Fratelli si sono salutati, lasciandosi con la promessa di ripetere l’esperienza. A monito e ricordo di chi ancora ritiene che, oltre quella subacquea, possa esserci una Massoneria “sommersa”.














6 agosto 2011

- L'ALBERO DELLA VITA

L’Albero della vita costituisce la sintesi dei più noti e importanti insegnamenti della Cabalà. È un diagramma, astratto e simbolico, costituito da dieci entità, chiamate sefirot, disposte lungo tre pilastri verticali paralleli: tre a sinistra, tre a destra e quattro nel centro. Il pilastro centrale è più lungo degli altri due. Le sefirot corrispondono ad importanti concetti metafisici, a veri e propri livelli all’interno della divinità. Inoltre esse sono anche associate alle situazioni pratiche ed emotive attraversate da ognuno di noi, nella vita quotidiana. Sono dieci principi basilari, riconoscibili nella molteplicità disordinata e complessa della vita umana, capaci di unificarla e darle senso e pienezza. Esse sono collegate da ventidue canali, tre orizzontali, sette verticali e dodici diagonali. Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere dell’Alef Bet ebraico. L’Albero della Vita è il programma secondo il quale si è svolta la creazione dei mondi; è il cammino di discesa lungo la quale le anime e le creature hanno raggiunto la loro forma attuale. Esso è anche il sentiero di salita, attraverso cui l’intero creato può ritornare al traguardo cui tutto anela. È anche la “scala di Giacobbe” (v. Genesi 28), la cui base è appoggiata sulla terra e la cui cima tocca il cielo. Lungo di essa gli angeli, cioè le molteplici forme di consapevolezza che animano la creazione, salgono e scendono in continuazione. Lungo di essa sale e scende anche la consapevolezza degli essere umani. Tramite l’Albero della Vita ci arriva il nutrimento energetico presente nei campi di luce divina che circondano la creazione. Tale nutrimento scorre e discende lungo la serie dei canali delle sefirot, assottigliandosi e suddividendosi, fino a raggiungere le creature, che ne hanno bisogno per sostenersi in vita. Lungo l’Albero della Vita salgono infine le preghiere e i pensieri di coloro che cercano Dio, e che desiderano esplorare reami sempre più vasti e perfetti dell’Essere. I tre pilastri dell’Albero della Vita corrispondono alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’amore (destra), la forza (sinistra), e la compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche “via regale”, ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male. I pilastri a destra e a sinistra rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra e il femminile a sinistra, dai quali sorgono tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione. L’insegnamento principale contenuto nella dottrina cabalistica dell’Albero della Vita è quello dell’integrazione delle componenti maschile e femminile, da effettuarsi sia all’interno della consapevolezza umana che nelle relazioni di coppia. L’Albero della Vita è il progetto seguito da Dio per creare il mondo. Le sefirot sono l’origine d’interi settori dell’esistenza, sia nel mondo fisico sia in quello spirituale. Un esempio di ciò, nel mondo fisico, ci viene dalla struttura stessa del sistema solare. Al suo centro c’è il Sole, che rappresenta la sefirà chiamata Keter o “Corona”, la più alta dell’albero, dalla quale proviene la luce che riempie e vitalizza tutte le altre. I nove pianeti che gli girano intorno rappresentano le altre nove sefirot, secondo una semplice corrispondenza lineare, da Mercurio - Chokhma a Plutone - Malkhut. Sul piano psicologico, le dieci sefirot sono dieci stati della psiche umana. Dopo le prime tre sefirot vi sono sei stati emotivi della psiche, tre più intimi e tre più rivelati, più vicini all’esperienza fisica. Tutti e sei sono generati dall’opposizione fondamentale tra Chesed (Amore) e Ghevurà (Forza), comprensibili anche come attrazione e repulsione. Infine l’ultima sefirà Malkhut (Regno), corrisponde ad uno stato psicologico rivolto soprattutto alle contingenze del mondo fisico e alle sue necessità. Sul piano più spirituale le dieci sefirot diventano le “dieci potenze dell’anima”, dieci luci sorgenti d’energia che sanno connettersi con esse, nel loro cammino di ritorno all’Albero della Vita. L’Albero della Vita assume notevole importanza in tutte le tradizioni esoteriche; a noi ora interessa l’Albero della Vita secondo la Cabala che porta il nome Albero sefirotico composto da dieci rami, o emanazioni divine, chiamate sefirot e da ventidue sentieri o canali. Lo Zohar sottolinea che l’En Sof anima tutto il mondo sefirotico, perché, non si può pensare che le singole sefirot siano slegate l’una dall’altra. In quanto organismo di Dio, le sefirot sono tutt’uno indissociabile: Non sono “luoghi” del divino, ma “modi” in cui il divino si manifesta agli uomini. Secondo alcuni cabalisti (quelli della Cabala Luriana) questa visione appare più compiutamente strutturata e si presenta come concezione dell’Adam Qadmon, l’uomo primordiale ben distinto dall’Adam Rishon, il primo uomo. L’Adam Qadmon è la prima manifestazione dell’En Sof, la sua anima vitale (Nefesh) è costituita dalla disposizione concentrica delle sefirot, mentre il suo spirito (Ruah) è costituito dalla loro più comune disposizione verticale. Proiettato sull’Adam Qadmon, l’albero sefirotico si presenta come tripartito: la prima, la seconda e la terza sefirà corrispondono alla funzione cognitiva dell’Uomo; la quarta, la quinta e la sesta corrispondono alla parte emotiva; la settima, l’ottava e la nona corrispondono infine alla parte istintuale.Binah e Hochma sono poste in cima alle due colonne laterali. Quella di sinistra è denominata Binah, ed è chiamata colonna della Severità, e la colonna destra è denominata Hochma ed è chiamata Grazia, la colonna centrale, che parte da Keter, è chiamata Mitezza ed è la colonna dell’Equilibrio. Le due colonne laterali sono anche i pilastri che sorgevano all’entrata del tempio del re Salomone e, che sono rappresentate in tutta la legge dei Misteri, quindi sono le colonne chiamate Jakin e Boaz.Tuttavia Tiferet è la sefirà più elevata su cui può giungere la normale consapevolezza dell’uomo. Filippo disse a nostro Signore, questo è importante ricordarlo: “Mostraci il Padre”, Gesù rispose: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Quello che la mente umana può conoscere della sefirà Keter, che è il Padre, è il riflesso che è Tiferet, il Figlio, il centro, il Cristo. Ed è su di essa che voglio soffermarmi.Tiferet che è posta al centro dell’albero della Vita ed è la sesta sefirà o sesta emanazione ossia il sesto sentiero chiamato anche “Intelligenza Mediatrice”.Molti sono gli appellativi dati a Tiferet, dei quali i più significativi sono: Volto minore, Melech, cioè Re, Adamo, il Figlio, l’Uomo.Tiferet rappresenta nel macrocosmo innanzitutto la “visione dell’armonia delle cose”, espressa dalla sua posizione al centro dell’Albero, punto di equilibrio e di collegamento delle altre sefirot; nel Microcosmo, invece, Tiferet corrisponde al petto.In Tiferet sono insiti una virtù e un vizio. La virtù è quella della devozione alla Grande Opera, alla quale abbiamo giurato di dedicare tutte le nostre forze; essa è un elemento essenziale nella strada iniziatica, poiché porta alla consapevolezza superiore. Il vizio è l’orgoglio, del quale il massone non deve mai essere schiavo.Molteplici sono i simboli dati a questa sefirà, tra i quali ricordiamo: la croce rosata, la croce del Calvario, la piramide tronca e il cubo. Quest’ultimo è la più semplice forma di solido, e come tale è simbolo adatto a Tiferet, perché in esso avviene la prima prefigurazione della forma.Se guardiamo l’Albero dalla sua sefirà più bassa, cioè da Malkhut, che corrisponde alla nostra Terra, Tiferet è considerata Keter, ossia Corona; mentre se l’Albero è osservato dalla sefirà più alta, ossia da Keter, che corrisponde all’universo, Tiferet diventa Yessod, cioè fondamento.Tiferet è il punto di trasmutazione tra i piani superiori cioè quelli della forza spirituale e i piani inferiori, ossia quelli della forma. È il punto di mediazione tra il micro e il macro cosmo. In Tiferet si riflette la scintilla divina di Keter, incarnandosi in una forma accessibile alla consapevolezza umana.Keter è metafisico, incomprensibile ed inafferrabile alla dimensione puramente umana, mentre Yesod è psichico e solitamente l’uomo rimane legato ad esso. Il vero iniziato invece tende nella sua realizzazione a Tiferet, diretta emanazione di Keter. Tiferet è mistica, intendendo il misticismo come tensione ad una realtà superiore, nella quale i simboli sono ormai svelati e di conseguenza interamente vissuti, affinando l’intelligenza del cuore, che si sviluppa attraverso l’intuizione e che ci consente di giungere ad una conoscenza superiore. Tiferet non è perciò un fattore isolato, ma un nesso, un punto di incontro, il centro di energia e trasmutazione.Nella Bibbia, che è anche un libro ricco di tradizioni e di misteri cabalistici, l’equilibrio, l’armonia e l’amore universale vengono sempre raffigurati in Tiferet. La quale è chiamata dai cabalisti anche Shemesh, cioè Sole, ed è interessante notare che tutti gli dei-Sole sono dei guaritori, e tutti gli dei-guaritori sono dei-Sole. L’Arcangelo di Tiferet è Raffaele, “lo spirito che sta nel Sole”, che è anche l’Angelo della guarigione.Tiferet è detta anche la sfera dei Sommi Maestri, essa non rappresenta più un Tempio fatto di uomini, bensì la Grande Loggia, quella ideale, la dimora degli Eletti, che secondo la tradizione è composta dai Maestri Invisibili, dagli Illuminati che hanno sulla Terra i loro esecutori. L’Iniziato che agisce secondo il piano divino diventa consapevole dei misteri superiori e viene quindi guidato dai Maestri Illuminati.A questo punto Fratelli miei, il mio augurio è che la nostra Rispettabile Loggia possa lavorare, tenendo sempre presenti quei simboli che più caratterizzano Tiferet, primo di tutti lo splendore e la bellezza, cioè la “visione dell’armonia delle cose” che è un fattore indispensabile al nostro lavoro come costruttori. Ci guiderà la virtù insita in Tiferet, cioè la devozione alla Grande Opera, però cercando al tempo stesso di non essere sopraffatti dal suo vizio, l’orgoglio, camuffato sotto le sembianze di una falsa dignità, di un malinteso amor proprio. Cerchiamo dunque di combattere il vizio e il personalismo, potenziando invece le virtù della bellezza, dello splendore e dell’armonia.
RITO SIMBOLICO ITALIANO S. C.

3 agosto 2011

Gli Elementali, gli Spiriti Elementari e la relazione tra loro e gli esseri umani

Nell’esposizione generale, non sarò probabilmente in grado di dire nulla di nuovo agli studiosi delle forze occulte della natura, tranne per le spiegazioni che fornirò a partire da ciò che io considero nuove fonti, vale a dire dalla Monadologia di Leibniz. Nelle Monadi di Leibniz, penso si possa vedere la reale sostanza della sfera astrale, in cui gli spiriti elementari “si avvolgono”, secondo una espressione usata nella Cabala. Possiamo anche vedervi qualcosa di più, possiamo anche considerarle come gli stessi Elementali. Se le Monadi di Leibniz possono essere considerate non solo come Elementali, ma anche come la reale sostanza della sfera astrale, e se è così che secondo il Zòhar “gli spiriti, quando scendono, si vestono d’aria, o s’avvolgono negli elementi”, allora diventa argomento della massima importanza per noi come e con quali mezzi possiamo influenzare la sfera astrale, o in altre parole, diventa molto importante da che tipo di Monadi siamo circondati. Come ausilio ad una appropriata considerazione di questo importante problema, offrirò alcune informazioni riguardanti l’aure naturali o sfere obiettive che ci circondano, e anche alcuni dati storici riguardanti l’utilizzo di vapori aromatici, odori, &c. Giunto a questo punto del mio scritto, dirò qualche parola circa il nostro potere sugli elementali “vestiti d’aria e avvolti negli elementi”, definendo il potere della Mente e descrivendo quei piccoli centri nervosi della mano umana – pressoché sconosciuti – che sono chiamati i corpuscoli di Pacini. Mi soffermerò solo a definire questi due strumenti, la testa e la mano, e lascerò fuori, per il momento, il terzo elemento della trinità umana, il cuore. Dopo aver definito il potere della mente e della mano, concluderò con alcuni suggerimenti circa l’uso di questi poteri per quanto riguarda il soggetto in esame.
Elementari ed Elementali
Degli Spiriti Elementari si dice in Iside Svelata che sono “le anime disincarnate. Le anime depravate hanno, in qualche momento prima della morte, separato da se stesse i loro spiriti divini, e hanno così perso la loro occasione d’immortalità. Éliphas Lévi e alcuni altri cabalisti fanno poca distinzione tra spiriti elementari che sono stati uomini, e quegli esseri che abitano gli elementi, e che sono le forze cieche della natura”. I punti da sottolineare in questa definizione sono i seguenti: (1) gli Spiriti Elementari sono anime disincarnate, (2) sono le anime disincarnate dei buoni, e (3) dei depravati, cioè di coloro, in cui i principi superiori non sono mai stati sviluppati, e neppure hanno mai visto la luce. Sono le ombre di coloro che, per i loro peccati e la loro miseria morale, hanno bloccato i principi più interiori della costituzione dell’uomo, e che dopo aver serrato la porta contro di essi, non hanno alcuna parte nella vita, ma prima o poi vengono dissolti e disintegrati negli elementi circostanti. Nelle manifestazioni comuni presso gli spiritisti, questi Spiriti Elementari sostengono i ruoli più importanti. Gli Elementali no, e noi ci occuperemo principalmente degli Elementali. Gli Elementali sono definiti in Iside Svelata come “le creature evolute nei quattro regni di terra, aria, fuoco ed acqua, e chiamate dai cabalisti gnomi, silfidi, salamandre e ondine. Possono essere definiti le forze della natura, e sia opereranno effetti come servili agenti della legge generale, sia possono essere impiegati dagli spiriti disincarnati – siano puri o impuri – e da adepti viventi della magia e della stregoneria, per produrre i desiderati risultati fenomenici. Tali esseri non diventano mai uomini”. Essi sono chiamati nella mitologia popolare e nei racconti popolari con un gran numero di nomi: peri, fauni, elfi, brownie, folletti, &c. Non sono spiriti umani disincarnati, ma creazioni distinte. Hanno le loro dimore nella sfera astrale, ma si trovano comunemente sulla terra. Amplierò la definizione già data da Iside Svelata mediante poche righe che ho estratto e tradotto da varie opere di Paracelso: “Tutti gli elementi hanno un’anima e sono vivi. Gli abitanti degli elementi sono denominati Saganes (Saganae), cioè elementi. Non sono inferiori agli uomini. Si distinguono dagli uomini per non avere un’anima immortale. Sono i poteri della natura, cioè sono coloro che fanno quello che di solito è attribuito alla Natura. Possiamo chiamarli esseri viventi, ma non sono della stirpe di Adamo. Mangiano e bevono quelle sostanze che nel loro elemento fungono di cibo e bevanda. Sono vestiti, si sposano e si moltiplicano. Essi non possono essere incarcerati, e muoiono come gli animali, che non hanno anima”. “Sanno tutto ciò che sta accadendo, e spesso lo rivelano agli uomini che sono in grado di dialogare con loro. Ma sono molto poco affidabili, e alcuni sono molto insidiosi. Amano soprattutto i bambini e le persone di mente semplice. Evitano gli ubriachi e gli uomini bestiali. Rivelano la loro natura di preferenza ai sempliciotti ed agli innocenti piuttosto che ai dotti ed agli arroganti. Sono piuttosto sempliciotti loro stessi”. “Ci sono più donne che uomini tra loro, e una congregazione di donne è chiamata Monte di Venere. La favola che si racconta di Tannhäuser non è un semplice racconto, è vera”. Finora non abbiamo, forse, incontrato alcuna difficoltà a seguire Paracelso, ma quando proseguiamo a leggere le sue rivelazioni, il nostro senso comune non riesce a comprendere i misteri che vi sono esposti. Eppure, dirò che, per quanto mi concerne, anche se non riesco a comprenderlo, posso facilmente afferrare uno stato di cose come quello descritto con le parole seguenti: “Possono venire a noi e mescolarsi con la nostra società. Possono generarci dei bambini; ma questi bambini non appartengono a loro, appartengono a noi. Possiamo attirare a noi di queste mogli elementari mediante la fede, il pensiero puro e i nostri poteri di forgiare immagini. Quando entrano nella nostra sfera di esistenza e copulano con noi, paiono simili a dèi, a causa dei loro strani costumi”. “Coloro che vivono nell’acqua sono chiamati Ninfe o Ondine, quelli dell’aria Silfidi, quelli della terra Pigmei o Gnomi, quelli del fuoco Salamandre. Le Ninfe o Ondine sono molto simili agli esseri umani, gli altri differiscono chi più chi meno”. “Sono particolarmente le Ondine o Ninfe che si uniscono agli uomini. Quando una Ondina sposa un uomo, sia lei che il suo bambino divengono anime”.
Elementali ed Elementari nella Cabala
Dalla Cabala possiamo trarre molte dichiarazioni che confermano la testimonianza di Paracelso. In realtà tutti gli insegnamenti più preziosi che noi possediamo, rispetto agli Elementali, nella misura in cui sono stampati e pubblicati, sono derivati dalla Cabala. In base ad essa ogni attività, tutti gli eventi, nella storia e nella natura, sono nelle mani degli spiriti, siano Elementali o Elementari. Li troviamo officiare ovunque, dallo Zodiaco fino al più piccolo verme. Li troviamo citati per nome, quelli della sfera della Shekhinàh così come quelli che presiedono ai quattro elementi. In Yalqùt Chadàsh si legge: “Non c’è una cosa al mondo, non la minima erba, a cui non sia preposto uno spirito”. Nel lavoro cabalistico Berìth Menuchàh (di Abramo, un figlio di Isacco, un Ebreo di Granada), sono indicati i loro nomi: Lo spirito che presiede al fuoco si chiama Yechu’él, e sotto di lui si schierano altri sette spiriti. Il Principe Mikha’él è preposto all’acqua, e sotto di lui governano altri sette spiriti. Yechi’él governa sugli animali selvatici e questi gli si sottomettono. Anpi’él regna sugli uccelli e due principi regnano accanto a lui. Hari’él controlla il bestiame e oltre a lui tre spiriti. Samni’él governa le creature della terra e dell’acqua e Mesannahél i vermi. Deli’él e con lui tre principi comandano i pesci; Ruchi’él e altri tre, i venti, Gavri’él, il tuono; Nari’él, da frutto, mentre Saro’él gli infruttuosi. Sandolfon governa gli uomini. Questi nomi sono importanti, come sapete, perché sono la chiave per i poteri rispettivi di ciascuno di questi spiriti. Come indicato in Iside Svelata, Éliphas Lévi e altri cabalisti non fanno distinzione, o ne fanno assai poca, tra gli Elementali e gli Spiriti Elementari. Non sarebbe corretto fare come Lévi. Ci sono differenze essenziali. Gli Elementali non diventano mai uomini, e non furono mai uomini. Gli Spiriti Elementari, come definiti da Lévi, assomigliano molto a quegli spiriti con cui ci si familiarizza nello spiritismo ordinario. Io in questo saggio dirò qualcosa di loro solo di passaggio, mentre parlerò soprattutto degli Elementali. Dalla definizione già data, è evidente che gli Elementali esistono in una grande varietà di forme, alcuni sono semplici forze della natura, puri esseri astratti, mentre altri hanno un qualche tipo di corpo, o almeno, quando si parla di gnomi, silfidi, ondine, eccetera, noi li rappresentiamo in figura più o meno umana. Nella Cabala e negli altri libri e tradizioni segreti ebraici, gli Elementali sono rappresentati come una razza intermedia di esseri, che, con denominazione generale, gli ebrei hanno chiamato Shedìm (il maschio Ruchìn e la femmina Lilìn). Sono davvero i più bassi e la feccia degli ordini spirituali. Essi sono suddivisi in quattro classi. (1) Quelli di Fuoco; questi non possono essere visti con gli occhi; intendono fare il bene, e spesso aiutano gli uomini. Capiscono la Toràh e sono in comunione con il mondo angelico. Sono maestri di molti dei segreti della natura. Erano questi gli esseri che Salomone impiegò, secondo la tradizione islamica, nel costruire il tempio. Ci è stato detto come “[egli obbligò] i geni maschi a erigere vari edifici pubblici, tra gli altri anche il tempio. I geni femmine le obbligò a cucinare, cuocere, lavare, tessere, filare, portare acqua ed eseguire altri lavori domestici. Le stoffe che esse produssero Salomone le distribuì tra i poveri”. Informazioni assai curiose si possono ricavare da queste tradizioni islamiche. Salomone, ci viene detto, domandò una volta ad un Elementale, che gli era apparso sotto forma di pesce, quanti ve ne fossero di questo tipo, e ricevette la seguente risposta: “Ve ne sono, solo della mia specie, settantamila generi, il minimo dei quali è così grande che tu appariresti nel suo corpo come un granello di sabbia nel deserto”. Ci viene inoltre detto che Salomone, per mezzo di una certa pietra, “aveva il dominio sul regno degli spiriti, che è molto superiore a quello degli uomini e delle bestie, e riempie tutto lo spazio tra la terra e il cielo. Parte di questi spiriti credono nel Dio unico, ma gli altri sono increduli. Alcuni adorano il fuoco; altri ininterrottamente il sole; altri, ancora, le differenti stelle; e molti di loro anche l’acqua. I primi si librano intorno ai pii, per preservarli dal male e dal peccato; ma gli ultimi cercano in ogni modo possibile di tormentarli e sedurli, cosa che fanno tanto più facilmente, poiché si rendono invisibili, o assumono qualsiasi forma loro piaccia. Salomone volle vedere i geni nella loro forma originale. Un angelo si lanciò come una colonna di fuoco per l’aria, e presto ritornò con un esercito di demoni e geni, il cui aspetto terrificante riempì Salomone di orrore, a dispetto del suo dominio su di loro. Non aveva idea che ci fossero esseri così deformi e spaventosi nel mondo. Vide teste umane sul collo di cavalli, con zampe asinine; le ali delle aquile sulla schiena del dromedario; e le corna della gazzella sulla testa del pavone. Stupito di questa unione singolare, pregò l’angelo di spiegargliela: “Questa è la conseguenza”, rispose l’angelo, “della loro vita malvagia e del loro rapporto senza vergogna con uomini, bestie e uccelli; infatti i loro desideri non conoscono confini, e più si moltiplicano, più degenerano”. (2) Il secondo gruppo è costituito da quelli di Fuoco e Aria; sono più in basso riguardo ai precedenti, quelli di Fuoco, ma sono buoni e saggi. Essi sono anche invisibili. Abitano, come i precedenti, le regioni superiori. (3) Il terzo gruppo è costituito da quelli di Fuoco, Aria e Acqua. Essi sono qualche volta visibili ai nostri sensi. (4) La quarta classe è fatta anch’essa di Fuoco, Aria e Acqua, ma hanno inoltre un elemento di Terra nella loro costituzione. Essi possono essere visti pienamente da occhi umani. Quelli di questa classe e quelli della terza sono di indole malvagia e ingannano gli uomini, e sono lieti di farci del male. Essi non hanno alcun senso morale. Alcuni di loro vivono nelle acque, alcuni tra le montagne e i deserti, e alcuni nei luoghi sordidi. Alcuni di loro sono orribili da guardare, e si dice che li si incontri anche in pieno giorno. Le prime due classi menzionate stanno materialmente accanto agli uomini e sono molto pericolose. Essi possiedono poteri straordinari, stando, come fanno, tra il mondo visibile e il mondo invisibile. Hanno una certa conoscenza del futuro e sono particolarmente sapienti circa le cose naturali. Alcuni di questi sono stati in passato adorati come dèi e divinità nazionali. La Cabala è piuttosto insistente nel mettere in guardia contro di loro, dicendo che sono inaffidabili perché “le loro affinità naturali sono verso i regni inferiori di esistenza, piuttosto che verso i più elevati”. Tutti questi elementali, qualunque sia la classe di appartenenza, sono soggetti a dissoluzione. Le loro vite non sono incentrate su un principio eterno. Muoiono – e questa è la loro fine. È anche cosa degna di nota che vi è uno stretto parallelo tra gli insegnamenti della Cabala su questo punto con quello del Visnu Purana per quanto riguarda la composizione dell’ordine decrescente delle emanazioni. Secondo la Cabala, come abbiamo appena sentito, gli Elementali del primo ordine erano puro Fuoco, quelli del successivo erano Fuoco più Aria, quelli del successivo Fuoco, Aria e Acqua, mentre quelli di rango più basso consistevano di Fuoco, Aria, Acqua più Terra. Ognuno di essi, in quanto vivano su un piano inferiore, aggiungono un nuovo elemento alla propria costituzione. La stessa legge si trova nel raggruppamento degli elementi secondo il Visnu Purana. Il più puro è l’Etere e ha solo una proprietà, il suono. Il successivo è l’Aria che al suono aggiunge il tatto; il successivo è il Fuoco, che al suono e al tatto aggiunge il colore; il successivo è l’Acqua, che ai tre precedenti ne aggiunge un quarto, il gusto; l’ultimo è la Terra, che a tutti i precedenti aggiunge l’odore, risultando quindi in possesso di cinque proprietà. L’armonia negli insegnamenti di queste due autorità, che pure di fondano su una base così differente, è un ulteriore argomento a favore della verità dei loro insegnamenti sul soggetto principale. Finora ho parlato di Elementali, nel senso comunemente accettato. Ma, mi sembra che ci sia un altro ordine di esseri che possono anch’essi venir chiamati Elementali, anche se forse in un altro senso. La Cabala insegna che l’En-Sof (Quello senza fine, l’Infinito) è presente nelle Sefiròth o “intelligenze”, per mezzo delle quali è effettuata la creazione. Queste Sefiròth, queste “intelligenze” o sfere, come anche sono state chiamate, queste sostanze spirituali sono emanazioni dell’En-Sof, in cui esistevano da tutta l’eternità. Esse sono emanazioni, non creazioni. Una creazione implica diminuzione di forza, ma non così un’emanazione, perciò le dieci Sefiròth formano tra di loro, e con l’En-Sof, una totale unità. Sono infatti diverse dall’En-Sof solo nello stesso modo in cui la luce è diversa dalla sua sorgente, il fuoco. Esse sono sconfinate su un lato del loro essere, ma manifestazioni finite dall’altro. Sono sia infinite che finite. È stato affermato che il mondo intero è come un albero gigantesco pieno di rami e foglie, la cui radice è il mondo spirituale delle Sefiròth; o che è come un immenso mare, che sia costantemente riempito da una fonte che senza fine faccia prorompere le sue correnti. Ciò che così si è detto riguardo al mondo vale anche per le Sefiròth. Sono come alberi radicati nell’En-Sof, ma fiorenti e fruttificanti nel mondo. Sono aperte dentro ma chiuse fuori. Sebbene esse partecipino della natura divina, sono sul lato esterno le vesti dell’Altissimo. Questo loro lato esterno è la loro forma corporea, ed è con questa che possiamo venire a contatto. È quasi una bestemmia chiamare corporeo il lato esterno delle Sefiròth – perché il corpo è per noi qualcosa di molto basso. Guardiamoci, quindi, dal collegare qualsiasi cosa bassa o media al Corpo, quando si parla delle Sefiròth. Inchiniamoci e rendiamo onore, perché siamo in presenza del Santo, anche quando col pensiero andiamo alla forma fisica delle Sefiròth. Le Sefiròth, attraverso il potere divino in loro immanente, sorreggono il mondo. Sono le forze elementari del mondo. Attraverso di loro fluisce ogni potere e ogni misericordia. Sì, l’En-Sof è rivelato attraverso le Sefiròth, e si incarna in loro. È detto nella Cabala che l’En-Sof, attraverso varie Sefiròth, si è incarnato in Avraham come amore, in Isacco come potere, in Giacobbe come bellezza, in Mosè come fermezza, in Aronne come splendore, in Giuseppe come fondamento, &c. L’anima, nonostante la sua connessione con il corpo, se rimane incontaminata e pura, è in grado di salire al Regno delle Sefiròth e di “comandare loro”. Ma grandi misteri circondano i segreti legati a questo potere, e solo pochi sono coloro che sono stati abbastanza pii e abbastanza forti per esservi ammessi. Che le Sefiròth siano poteri, “Elementali”, e non esseri individuali, è evidente dalla loro suddivisione in tre gruppi, intelligenza, animazione e materia. Ciascuno dei tre gruppi è ancora suddiviso, il primo in (1) la Corona ovvero l’Altezza imperscrutabile, (2) la Sapienza creatrice, (3) l’Intelletto ideante. Il risultato della combinazione di questi ultimi due: la Sapienza creatrice e l’Intelletto ideante, è nella Cabala chiamato conoscenza (= Logos), la qual cosa mostra certamente che queste tre Sefiròth sono sostanze spirituali, piuttosto che individualità secondo l’accezione comune del termine. Ma non è sufficiente che sfuggiamo gli errori in cui incorreremmo se considerassimo le Sefiròth come individualità, dobbiamo anche stare attenti a non guardarle come semplici astrazioni, a cui i termini saggezza e intelletto possano introdurci. Non riusciremo mai ad arrivare alla verità, tanto meno al potere di associarci con questi celesti, finché non torniamo alla semplicità e alla impavidità delle epoche primitive, quando gli uomini si mescolavano liberamente con gli dèi e gli dèi scendevano fra gli uomini e li guidavano in verità e santità. Il primo gruppo di Sefiròth riposa in una tale sublime atmosfera e così vicino alla Divinità, che non possiamo sapere nulla della loro natura o attività. Il secondo gruppo di Sefiròth esercita il suo potere sul mondo morale, ed è composto da (1) Grazia infinita, (2) Giustizia divina, e (3) Bellezza, che è l’anello di congiunzione tra Grazia e Giustizia. Anche in questo caso non abbiamo a che fare né con meri stati morali né con astrazioni, ma con incarnazioni della realtà vivente e in movimento. Gli occhi umani non possono, tuttavia, vederle, né possono toccarle le mani dell’uomo, perché sono molto lontane da loro, dato che esistono su un altro piano di esistenza. Eppure, colui che mantiene la sua virtù, e che conosce la chiave della catena delle esistenze, può trarle fuori dal loro regno nel proprio e farle agire. Il terzo gruppo di Sefiròth è in relazione con la Materia nello stesso modo che gli altri due sono in relazione con la mente e il cuore, e possono essere chiamate gli Elementali per eccellenza. Esse sono chiamate Fermezza, Splendore, Fondamento primario e Regno.
Elementali e Monadi di Leibniz
Ora desidero attrarre la vostra attenzione descrivendovi le monadi di Leibniz. Le sue monadi hanno tutte le caratteristiche degli Elementali, nello stesso tempo che sembrano essere molecole puramente fisiche. Ma questa medesima duplicità è un argomento a favore della mia teoria che la monade di Leibniz sia definizione fedele di un Elementale. Se dovesse essere dimostrato che esse non sono Elementali, e dubito che ciò possa essere dimostrato, serviranno almeno come spiegazioni di cosa sia un Elementale. Leibniz formula la sua concezione della sostanza in diretta opposizione allo spinozismo. Per Spinoza la sostanza è morta e inattiva, ma per i penetranti poteri della mente di Leibniz tutto è attività vivente ed energia attiva. Accettando tale visione egli si avvicina all’Oriente infinitamente più di qualsiasi altro pensatore del suo tempo o dopo di lui. La sua scoperta che un’energia attiva costituisce l’essenza della sostanza è un principio che lo pone in relazione diretta con i veggenti dell’Oriente. Questo fatto, che i principali punti della filosofia di Leibniz sono derivati da questa concezione di un’energia attiva che forma l’essenza della sostanza, la rende subito adatta alla nostra fiducia. Quando Leibniz parla di atomi, non si deve intendere che egli sia un materialista. Egli è ben lontano da ciò. Infatti, il suo sistema è stato definito atomistico spiritualista. Atomi ed Elementi per lui sono SOSTANZA, non Materia. Sono centri di forza o meglio “esseri spirituali, la cui reale natura è di agire”. Queste particelle elementari sono forze vitali, che non agiscono meccanicamente, ma a partire da un principio interno. Sono unità incorporee o spirituali, inaccessibili a ogni cambiamento dal di fuori, ma soggette solo al moto interno. Sono indistruttibili da parte di qualsiasi forza esterna. Le monadi di Leibniz differiscono dagli atomi nei particolari seguenti, che è molto importante per noi ricordare, altrimenti non saremo in grado di vedere la differenza tra Elementali e semplice materia. Gli atomi non sono distinti l’uno dall’altro, sono qualitativamente simili, ma una monade si differenzia da ogni altra monade, qualitativamente, e ognuna è un mondo particolare per se stessa. Non così con gli atomi; sono assolutamente simili quantitativamente e qualitativamente e non possiedono individualità propria. D’altra parte, gli atomi della filosofia materialista possono essere considerati come estesi e divisibili, mentre le monadi sono solo “punti metafisici” e indivisibili. Infine, e questo è un punto in cui queste monadi di Leibniz molto assomigliano agli Elementali della filosofia mistica, queste monadi sono esseri rappresentativi. Ogni monade ne riflette ogni altra. Ogni monade è uno specchio vivente dell’universo, entro la propria sfera. E notate questo, perché da ciò dipende il potere posseduto da queste monadi, e da ciò dipende il lavoro che possono fare per noi: nel rispecchiamento del mondo, le monadi non sono semplici agenti passivi riflessivi, ma spontaneamente auto-attive; producono le immagini spontaneamente, mentre l’anima fa un sogno. In ogni monade, quindi, l’adepto può leggere tutto, anche il futuro. Ogni monade – o elementale – è uno specchio in grado di parlare. Tale dottrina è, naturalmente, molto contestata dalla gente dell’era moderna, che pretendono di possedere poteri analitici molto sottili, e tuttavia non sono in grado di concepire la materia in condizioni diverse da quelle percepibili dai nostri sensi grossolani. Coloro che hanno difficoltà intellettuali nel vedere che Brahman è tutto e tutto è Brahman devono accettare per un po’ di tempo questa dottrina per fede. Un po’di pratica coscienziosa li porterà a vedere che la verità non si raggiunge mediante la riflessione, ma attraverso l’intuizione immediata. Se desiderassimo considerare queste monadi come materia, non so di nessun paragone migliore rispetto a quello con ciò che è stato chiamato Materia in un Quarto stato o condizione, una condizione tanto lontana dallo stato di gas, come un gas lo è da un liquido. Se desiderassimo considerare queste monadi come forza, non so di nessun confronto migliore rispetto a quello con ciò che Faraday chiamava “materia radiante” e che dagli esperimenti di Crookes è stata dimostrato essere così tanto simile alla mera forza, ovvero alla materia completamente spoglia di tutte le caratteristiche dei corpi perché le sue proprietà fisiche sono stati così modificate che ha cambiato natura e appare sotto forma di forza. Nel § 8 della Monadologia Leibniz dichiara che “Le Monadi hanno qualità – altrimenti non sarebbero nemmeno entità”. Le qualità attribuite loro le fanno apparire molto simili a esseri viventi razionali. Io sono propenso a considerarle come quei piccoli esseri rappresentati da Raffaello come teste appoggiate su un paio di ali: l’intelligenza pura, o spiriti che non hanno ancora raggiunto la vita corporea. Se non hanno un’anima pensante, sono almeno forze che ricordano la vita. Proseguendo, Leibniz dice: “Potremmo dare il nome di perfezione (entelechie) a tutte le monadi, in quanto vi è in loro una certa completezza o perfezione. Vi è una capacità che le rende le fonti delle proprie interne azioni e, per così dire, automi incorporei”. Dice Leibniz: “Se decidiamo di dare il nome di anima a tutto ciò che ha percezioni e desideri, nel senso generale che ho appena indicato, tutte le sostanze semplici o monadi possono essere chiamati anime”. Vedete che questi esseri infinitesimali sono considerati dal grande filosofo molto simili a esistenze intelligenti, eppure sono molto lontane dalla nostra concezione di anima-vita ed esistenza. Sono come l’Elementale della Cabala: non diventano mai uomini. Continuando le sue definizioni, egli dice: “Le monadi sono limitate, non nell’oggetto, ma nella modalità della loro conoscenza dell’oggetto”. Vale a dire l’oggettivo non avrebbe alcun potere su di loro, ma loro stesse hanno solo una conoscenza limitata della oggettività, quindi anche un potere limitato. Ma ciò non esclude la possibilità che esse siano il mezzo della più grande influenza sul mondo oggettivo – nelle mani, cioè, di un essere umano intelligente o di uno spirito. “Tutte loro”, dice Leibniz, “tendono (confusamente) verso l’infinito, verso il tutto; ma sono limitate e contraddistinte dai gradi di distinzione nella loro percezione”. Cito ora una frase che echeggia la più pregevole filosofia dell’Oriente. Leibniz ha riconosciuto, altrettanto distintamente degli adoratori della vecchia natura tra i primi Arii, che “ogni monade rappresenta l’intero universo”. Questa breve frase è la chiave di tutta la filosofia mistica e di tutta la magia; è seconda solo a frasi come queste: “Dio abita in tutte le cose nella Sua pienezza”, (verso di Vemana), e “Il mondo è l’immagine di Dio”, (filosofia Sufi). È un errore comune nel mondo credere che Dio e la sua verità vadano solo trovati nel Solenne, nel Grande, nell’infinitamente grande. In opposizione a questo, gran parte della nostra filosofia mistica ed esoterica punta verso l’infinitamente piccolo, dichiarando che, se noi possiamo diventare umili abbastanza per scendere alla bottega della natura, impareremo di più dagli “atomi nello spazio”, su cui Dio lascia cadere un “raggio della sua gloria”, che da tutti i magnifici sistemi dei dotti. Ascoltate ciò che Leibniz stesso dice, anche se non è un mistico. Egli avrebbe dovuto esserlo, perché la sua intuizione fu davvero notevole. Dichiara: “C’è un mondo di creature, di viventi, di animali, di perfezione d’anime, nella più minuta porzione di materia”. “Ogni particella di materia può essere concepita come un giardino di piante, o come uno stagno pieno di pesci! – tutti brulicanti di vita!” Tenete a mente che non sto parlando di atomi di MATERIA, ma di atomi di sostanza, unità reali, i primi principi nella composizione delle cose. Leibniz stesso, oltre a chiamare monadi queste unità corpuscolari, le ha anche chiamate punti metafisici, e Scaligero le ha chiamate semi di eternità, mentre un poeta persiano ci ha mostrato molto chiaramente che un atomo non è un’unità, dicendo: “Spaccate un atomo, e vi troverete un Sole”. Qui è il nocciolo del nostro soggetto, la sostanza di un atomo nello spazio è il magazzino delle forze immanenti alle quali gli elementali, e gli spiriti elementari in qualche misura, hanno accesso, e per mezzo delle quali lavorano. Questa visione è pienamente confermata da un rappresentante della scienza moderna, Sir John F. W. Herschel, che si è avvicinato molto da presso agli insegnamenti della scienza occulta, affermando la presenza dello spirito negli atomi. Nella Fortnightly Review del 1865, Sir John Herschel ha dichiarato quanto segue: “Tutto ciò che è stato affermato degli atomi, ‘le care piccole creature’, come disse Hermione, tutti i loro odi ed amori, le loro attrazioni e repulsioni, secondo le leggi primarie del loro essere, diventa comprensibile solo se presupponiamo la presenza dello SPIRITO”. Queste varie definizioni delle monadi come sono date da Leibniz, corrispondono in molti punti importanti esattamente a ciò che troviamo negli insegnamenti occulti sugli Elementali, e non vedo alcuna buona ragione per cui non dovremmo considerare la Monadologia di Leibniz come un lavoro sugli Elementali. Abbiamo ora terminato con lui per quanto riguarda il nostro soggetto, ma prima di congedarlo per rivolgerci ad altra saggezza, permettetemi di citare ancora alcuni passaggi, anche se non riguardano direttamente i temi delle monadi. Egli dice : “Tra le altre differenze che distinguono gli spiriti dalle anime ordinarie, c’è anche questa: che le anime in generale sono specchi viventi, o immagini dell’universo delle creature, ma gli spiriti sono, inoltre, immagini della Divinità stessa, ovvero dell’Autore della Natura, in grado di conoscere il sistema dell’universo, e di imitare qualcosa di esso con esperimenti architettonici, ogni spirito essendo, per così dire, una piccola divinità nel suo proprio ambito. – Quindi gli spiriti sono in grado di entrare in una specie di comunione con Dio. – Tutti gli spiriti costituiscono la Città di Dio – vale a dire, lo stato più perfetto possibile, sotto il più perfetto dei monarchi. – La Città di Dio, questa monarchia veramente universale, è un mondo morale all’interno del naturale; ed è la più elevata e la più divina tra le opere di Dio”.
Gli Angeli e le Idee di Platone
Esistono numerose designazioni per gli “angeli” nella Bibbia, che dimostrano chiaramente che con tale termine devono essere intesi gli esseri come gli Elementali della Cabala e le monadi di Leibniz piuttosto che quanto è comunemente inteso. Essi sono chiamati “stelle del mattino”, (Giobbe 38, 7); “fuochi fiammeggianti,” (Salmi 104, 4); “i potenti” (Salmi 103, 20) e san Paolo li vede nella sua visione cosmogonica (I Colossesi 1,16) come “principati e potenze”. Nomi come questi escludono l’idea di personalità, e ci troviamo costretti a pensare a loro come esistenze impersonali, allo stesso modo come noi concepiamo l’angelo che mosse le acque della piscina di Bethesda, come una influenza, una sostanza spirituale o forza consapevole. Ho già detto che la Cabala ha insegnato che tutti gli eventi in natura e nella storia sono accaduti sotto l’immediata sovrintendenza di spiriti, Elementali ed Elementari. Fu in armonia con questi insegnamenti che i traduttori della Septuaginta tradussero così Deuteronomio 32, 8-9: “Quando l’Altissimo distribuì alle nazioni la loro eredità, dispose i confini delle nazioni in base al numero degli spiriti, ma Egli stesso prese la sua dimora in Israele”. Secondo questa traduzione, che differisce radicalmente da quella ortodossa, gli spiriti cioè gli Elementali e gli Spiriti Elementari sono i governanti, i principati e le potestà fra le nazioni, cioè tutte le persone al di fuori di Israele. Qualunque cosa si pensi della esclusività di questo passaggio, e del compito dato da svolgere al “popolo eletto”, possiamo verificare questo passaggio storicamente. Tutti i popoli della terra – per quanto conosciamo le loro idee religiose e filosofiche – hanno tratto la loro vita spirituale da fonti molto diverse da quelle da cui i capi di Israele derivarono la propria ispirazione. Dico “i capi di Israele” perché gli Israeliti in quanto popolo non compresero mai la missione loro imposta, costantemente ricaddero in quella che è stata chiamata l’ “idolatria” delle nazioni circostanti. Il popolo, in quanto popolo, fu fedele ai propri istinti naturali, che lo condussero a seguire l’influenza guida delle idee naturali (vale a dire Elementali e Spiriti Elementari). Non ho bisogno di dire che le Idee di cui ora si parla non sono semplici concetti quali quelli a cui noi, secondo gli usi comuni, siamo abituati a credere. Le Idee per il mondo antico erano esattamente la stessa cosa che Leibniz chiamò monadi, e la Cabala Elementi e Spiriti Elementari. Platone, per esempio, attribuisce alle Idee una esistenza indipendente, singolare, e potere ipostativo. Egli le chiama Dèi (nel Timeo), e afferma che movimento, vita, animazione, e ragione appartengono loro (nel Sofista). Le nazioni della terra, tutte quelle non appartenenti ai pochi eletti, sono state in effetti – nel bene e nel male – guidati dagli Spiriti, ora chiamati Elementali, ora Idee e ora Dèi. Pertanto, se qualcuno vuol studiare la storia del genere umano, deve iniziare con una conoscenza di questi poteri occulti. Se qualcuno vuol dirigere la storia dell’umanità, deve seguire le leggi di queste forze occulte. Se accettiamo la traduzione della Septuaginnta come sopra riportata, e ci troviamo al di fuori del recinto del popolo eletto, il cui compito sta nel “piano di salvezza”, sappiamo dove cercare i poteri intermedi tra noi e la divinità, sappiamo che sono gli Elementali, i poteri della Natura, i silenziosi, ma invincibili giganti degli Elementi. L’importanza per i Teosofi della scuola moderna di concetti chiari su questi punti è evidente. Non ho bisogno di ricordare a voi il perché e il percome.
Le aure, i profumi e le sfere di Swedenborg
Nel Zòhar si afferma che, “quando gli spiriti scendono, si vestono d’aria o si avvolgono negli Elementi”. Si precisa anche che “alcuni spiriti hanno una naturale affinità per (gli elementi) d’aria, altri per (gli elementi) di fuoco, e quando scendono sulla terra, essi si avvolgono o in (elementi) d’aria o in (elementi) di fuoco – secondo la loro natura”. Queste affermazioni, che possono essere facilmente integrate con molte altre simili, sono della massima importanza, quando è questione di manifestazioni dello spirito, perché diventa una faccenda di grave conseguenza da che tipo di monadi siamo circondati. Ma, prima di parlare dell’atmosfera delle monadi che ci circondano, devo definire le aure o emanazioni che provengono da tutti gli oggetti in natura. Come un profumo aromatico emana da un fiore, così tutti gli altri corpi emettono colori o raggi di materia “imponderabile”. Rame e Arsenico emettono aure di materia rossa; Piombo e Zolfo emettono una sostanza di colore blu; Oro, Argento, Antimonio, verde &c. In breve, la scienza insegna che tutta la
materia è luminosa, brilla cioè di luce propria. Gli esseri umani, siano essi di inclinazione spirituale o no, sono circondati da loro sfere. Noi tutti lo sappiamo. Abbiamo tutti sentito queste influenze di sfera, e alcuni di voi forse le hanno viste. Si dice che le persone di carattere elevato e spirituale abbiano belle aure di bianco e blu, oro e verde, in varie tonalità; mentre nature basse emettono principalmente emanazioni rosso scuro, che nelle persone brutali e volgari si oscurano fin quasi al nero. L’impulso o il potere motore, la causa se preferite, di queste emanazioni, è l’anima dell’uomo, naturalmente. Conformemente alla condizione dell’anima, queste emanazioni sono più o meno potenti, più o meno estese, più o meno chiare. Il materiale di cui sono fatte, che cos’è? È fisico ovviamente, anche se non possono essere misurate e pesate con nessuno strumento scientifico oggi conosciuto. Queste emanazioni sono raggi animici e vengono riflessi su quei piccoli corpi MONADICI già descritti. Non posso dimostrarvi questo sperimentalmente, ma posso vedere questi riflessi tanto chiaramente quanto può un esperimento di fisica dimostrarvi la riflessione luminosa dei raggi del sole su una goccia di pioggia. Swedenborg affermava di aver annusato la natura interiore di certi spiriti con cui s’era incontrato nel mondo spirituale, e di aver determinato il loro valore morale sulla base di questi raggi. Nella sua opera Cielo e Inferno registrò numerose esperienze di questo tipo. È un potere innato dell’anima che le consente di emettere questi raggi, ed essa lo fa per necessità, perché senza andare oltre se stessa, senza esprimere se stessa, l’anima non si realizzerebbe mai. L’anima, tuttavia, può anche allenarsi a emettere questi raggi o aure consapevolmente. Se noi diamo credito al celebre viaggiatore ed esploratore norvegese della terra dello Spirito, ovvero al già menzionato Emanuel Swedenborg, possiamo imparare dai suoi Arcana Coelestia, che “si percepisce la particolare qualità di uno spirito, subito dopo il suo ingresso nell’altra vita, dalla sua sfera”; che “la sfera è l’immagine dello spirito esteso al di là di esso”, “anzi, è l’immagine di tutto ciò che è in lui”. La causa delle sfere intorno agli spiriti, l’autore stesso asserisce provenire da “l’attività delle cose presenti ” nella memoria interiore”, da “l’amore dominante”. Swedenborg afferma inoltre che “con la sfera che emana dallo spirito dell’uomo, anche mentre vive nel corpo, ogni gesto, per quanto segreto, si manifesta in chiara luce”, e che gli spiriti buoni o cattivi lo riconoscono dalla sua sfera; e che gli spiriti buoni non possono essere presenti insieme a coloro che sono coinvolti in amori mondani e corporei, anche se esteriormente pii, perché subito percepiscono la loro sfera di male come qualcosa di sporco; e, d’altro lato, che gli spiriti buoni facilmente si associano a quelli che sono circondati da sfere pure e celesti. Ma non è necessario ricorrere ai veggenti e a quanti sono spiritualmente illuminati; la maggior parte di noi ha una certa conoscenza di questi fatti a partire dalla vita quotidiana. Chi non ha percepito la sfera bassa e sordida che circonda il sensuale, o l’atmosfera intollerabile di uno spirito fiero e altezzoso, o non è stato depresso quand’era vicino a un uomo o a una donna malinconici e passionali? Infatti, tutti noi sperimentiamo percezioni riguardanti queste cose; alcune più forti, altre meno sviluppate. Come dissi, la vita propria dell’anima consiste nel diffondersi ovunque nel proprio ambiente. Senza tale attività non sarebbe un’anima. Un’anima inattiva, inerte, non ha esistenza.
L’utilizzo degli Elementali
L’anima, poi, mentre si sta così realizzando, prende il suo materiale dalle monadi, appena descritte, e le plasma nelle fogge e forme che sono richieste ai fini della sua propria vita e dell’influenza che si sforza di esercitare. L’Anima ha il potere di plasmarle e modellarle in ogni stato possibile (più avanti si parlerà più diffusamente di questo argomento). Questa facoltà è il suo potere immaginifico ovvero il potere immaginifico dell’anima. Per capire questo potere immaginifico, va innanzitutto ricordato che costituisce un assioma in tutta la filosofia mistica e spirituale, che il grado spirituale nell’uomo (Atman) contiene, nella sua unità con l’anima universale, i modelli di tutte le cose, e che queste si riflettono attraverso l’anima (buddhi e manas). Stando così le cose, l’anima (buddhi e manas) per capire il principio della creazione deve solo discendere nella sua propria profondità, nello Spirito (Atman), per trovarlo lì riflesso. Dopo aver trovato e realizzato l’idea di creazione, l’anima può prendere materiale dal mondo etereo, chiamato akasa dagli orientali, e a partire da esso costruire qualsiasi forma – io la chiamo immagine – essa desideri. Se l’anima non conferisce in tal modo forma e modello alle idee e alla vita, che risiede nella sua interiore profondità, queste rimarranno increate e l’ani-ma resterà ignorante per non aver approfittato delle sue opportunità. Questo è ciò che io chiamo il potere immaginifico dell’anima. Da esso dipende tutta la Via Cardiaca ovvero scienza del cuore, e ogni razionalità. Da esso dipende il nostro ottenimento dei poteri psichici. Non si tratta solo d’una tendenza innata e naturale dell’anima (manas) ad andare oltre il suo corpo per trovare materiale con cui rivestire la vita che vuole esprimere. L’anima (manas) può e deve essere addestrata per fare questo COSCIENTEMENTE. Si può facilmente vedere che questo potere posseduto consapevolmente darà al suo possessore il potere di operare la magia. E questo mi porta direttamente al tema dell’uso dei profumi, odori ecc, con cui creare un clima adatto intorno a noi; un ambiente congeniale alla natura degli spiriti. Voi tutti ricordate la splendida scena nello Zanoni di Bulwer, dove Glyndon incontra il Guardiano della Soglia. In quella scena è descritto tutto il mistero dei vapori aromatici, il loro effetto sulla mente umana, e l’assistenza che offrono alle manifestazioni dello spirito. In breve, è della massima importanza che noi produciamo il giusto ambiente per il giusto tipo di emanazioni o aure, e atmosfere: “Secondo quanto diamo, così riceveremo!” Ci vorrebbe un intero volume per raccontare la storia religiosa, politica, economica e galante di odori e profumi. Citerò solo alcuni casi. Dalla più alta antichità troviamo che i sacerdoti hanno impiegato sostanze odorifere. Gli adoratori della luce, gli Zoroastriani, versavano cinque volte al giorno profumi sul fuoco sacro, che simboleggiava la luce e la vita. I Greci erano molto generosi nell’uso dell’ambrosia, e credevano che gli dèi sempre apparissero in nuvole profumate. Conoscete tutti l’importanza di fumo e profumi nei riti in uso nei Misteri e intorno al tripode sacro sul quale riposavano le profetesse di Delfi. I Romani portarono l’uso di incenso e sostanze odorifere quasi troppo oltre. Dai popoli dell’antichità classica l’usanza fu presa in prestito dalla Chiesa cristiana. C’è stato anche un tempo in cui la Chiesa romana possedeva vasti latifondi in Oriente, dedicati esclusivamente alla coltivazione di balsami ed essenze da utilizzarsi nei riti del culto. Ma non era solo nelle pratiche religiose che questi mezzi delicati erano utilizzati per agevolare la discesa di esseri spirituali. In tutto l’Oriente, ancora oggi, sono impiegati nella vita privata per lo stesso scopo, non solo per lusso, come certa gente vorrà farci credere. Era infatti molto opportuno che i Greci bruciassero sostanze aromatiche durante i banchetti, e chi può stimare l’influenza calmante sui Romani selvaggi e bellicosi della loro bella consuetudine di profumare i bagni, le camere da letto e i letti, e le bevande. Non è affatto probabile che i Romani siano stati ignoranti del significato spirituale elevato di queste pratiche. Perché avrebbero dovuto, prima di combattere, ungere le aquile romane con i più ricchi profumi, se non avessero pensato che ciò fosse gradito al dio della guerra e ai suoi seguaci, se non si fossero aspettati di preparare in tal modo un clima adatto per la loro discesa? Non parlo dell’uso moderno di queste cose. Tra i tanti abusi a cui siamo abituati, il forte istinto umano si afferma in tutto il mondo. Ci aspettiamo, per esempio, che Gioventù e Bellezza siano circondati da una sfera profumata e nobilitante, ed i nostri istinti sono veri in questo, perché c’è uno stretto parallelo tra purezza e odori aromatici. È una verità ben compresa che lo Spirito non agisce immediatamente sulla materia. C’è sempre un mezzo tra di loro. Sembra razionale che sia così. Spirito e materia, essendo i due poli di una sola e medesima sostanza, hanno bisogno del mezzo d’unione quale punto di congiunzione e scambio di energia. Applicando questa legge generale ai particolari che ci stanno di fronte, sembra assai naturale concludere che gli Elementali sono i mezzi attraverso cui si esercitano tutti i nostri sforzi spirituali sulla Natura, e che nulla può essere fatto senza il loro intervento. Ma si pone anche la questione: come facciamo a far sì che gli Elementali eseguano questo lavoro per noi? Con quali mezzi possiamo influenzarli? La Scienza Occulta insegna che “i puri di cuore”, coloro che, avendo viaggiato sul “Sentiero”, sono pervenuti alla “libertà”, possono, con un semplice sforzo mentale o allungando la mano, “fare queste cose”. Alla luce di questo insegnamento, enuncerò alcuni fatti relativi al potere della Mente e della Mano.
La Mente e la Parola
(1) La Parola parlata è costituita dal pensiero o idea che vogliamo trasmettere alla persona a cui viene detta, e (2) di questo pensiero rivestito in una forma, una sorta di nave, per mezzo della quale inviamo il pensiero in volo attraverso lo spazio. Questi due elementi sono i principali fattori della Parola. Diamo ora uno sguardo un poco più vicino a ciascuno di questi due fattori. Quando un animale in pericolo ne chiama un altro, noi, esseri umani, capiamo che esso riversa la sua volontà o vita animale nei suoni che procedono da quella gola, mentre l’altro animale risponde istintivamente. Affermiamo questo abbastanza correttamente, giacché non pensiamo che gli animali ragionino sulle proprie azioni. Questo tipo di “linguaggio”, se così si può chiamare, non è molto diverso dalla lingua del genere umano in generale. Tutte le lingue, in quanto utilizzate nella normale vita quotidiana, sono solo di carattere leggermente più elevato, ma non differenti per grado. La Lingua – il Verbo – si parla quando viene comunicata un’Idea o Vita spirituale. In senso proprio, noi parliamo o pronunciamo la Parola solo quando l’Altissimo trova un canale nel mondo reale per mezzo dei nostri organi vocali. Questa è la Parola! Ora, parliamo della sua Forma. Da dove viene il suo materiale? Perché la forma è qualcosa di sostanziale. Non è sufficiente che un architetto abbia il progetto di un edificio nella sua mente, ha bisogno di materiali reali con cui erigere la casa, se dev’essere attuata sul piano reale dell’esistenza. Come è certo che egli acquista pietre e legno eccetera, così anche noi abbiamo bisogno di sostanze materiali con cui costruire i nostri edifici mentali. Da che mondo possiamo trarre queste sostanze? Dalle molecole astrali o eteree! Dalle monadi! Per una armonia prestabilita, le monadi adatte si agglomerano intorno all’idea celeste che procede a rivelarsi sulla nostra lingua quando esprimiamo la Parola. Così il pensiero prende la propria forma. Fin qui ho parlato del pensiero o dell’idea che discendono fino a esprimersi sulla nostra lingua, essendo noi i semplici strumenti dell’idea. E questo è quasi sempre il caso. Noi non diamo origine al pensiero né alla sua forma. Il Pensiero o Spirito parla attraverso di noi quali agenti passivi. Eppure noi tutti sappiamo quanto ci vantiamo dei nostri oracoli, dei nostri profeti e veggenti, proprio perché si comportano come agenti passivi. Ma vi è un linguaggio ancora più alto. È possibile per l’uomo dare origine al pensiero e controllare la forma di tale pensiero. Gli adepti conoscono questo segreto e sono arrivati a quel potere ottenendolo al di là delle “normali” leggi della vita. Non sono semplici canali per il flusso e il riflusso del pensiero; originano e controllano il pensiero. Prima legge del Cielo è l’ordine. Come noi conosciamo alcune delle leggi in base alle quali formuliamo il discorso in modo logico, così quell’altra sfera al di fuori (o al di dentro, se preferite), che è piena dei germi della vita, ha le sue leggi. Quindi anche gli adepti seguono certe regole o leggi, quando vogliono originare o controllare il pensiero e la sua forma. Volgarmente, tali leggi o metodi vengono chiamati magie o incantesimi. Prima di poter consapevolmente operare incantesimi o controllare gli spiriti e le loro energie, dobbiamo pervenire allo stato dell’adepto, stato nel quale egli è al di là delle leggi che governano, per così dire, la superficie delle cose. Ma non possiamo giungervi per qualche strada maestra o mediante una qualche scorciatoia. Si deve percorrere la strada della negazione di sé e quella dell’illusione. Come è possibile entrare nel santuario di un tempio per pura forza brutale, così è possibile entrare in possesso di formule e incantesimi che operano miracoli, anche senza essere né puri di mente né forti di cuore. Sarebbero formule e incantesimi in tali condizioni utili per noi? Possono… non possono… possono anche operare la nostra distruzione. Ci è stato insegnato che sono più pericolosi per noi che una nuda spada nelle mani di un bambino. Il bambino può accidentalmente fare un lavoro utile con il suo strumento affilato, ma può anche distruggere se stesso. Da questo dobbiamo imparare che la vera direzione da perseguire per quanto riguarda la realizzazione di meraviglie per mezzo di Elementali o Spiriti Elementari è in primo luogo raggiungere lo stato di adepto: per imparare a controllare la vita e il pensiero. Se ci capitasse di venire in possesso di magie o incantesimi senza conoscerne il corretto uso – meglio non usarli! Ma come possiamo pervenire allo stato appena descritto? Non posso definire il modo né insegnare a nessuno come farlo, ma credo che la strada debba essere molto simile a quella percorsa dal Signore Buddha e ora seguita dagli “adepti”. Ma, siccome prepararci all’esecuzione di miracoli non è il nostro attuale compito, siamo stati messi in guardia affinché ci asteniamo da tali vane ricerche. È di gran lunga meglio per noi seguire le indicazioni fornite per la vita morale: “Cerca di avvicinarti il più possibile alla saggezza e alla bontà in questa vita. Non preoccuparti degli dèi. Non agitarti per curiosità o desideri circa qualsiasi futura esistenza. Insegui solo il frutto del nobile sentiero dell’auto-cultura e dell’auto-controllo”. Queste sono parole delle Scritture Buddhiste.
La Mano e i corpuscoli di Pacini
Non è solo con la mente che possiamo controllare gli Elementali e gli Spiriti Elementari. La mano costituisce un elemento assai importante tra gli strumenti usati nelle scienze occulte. Non spiegherò la scienza della chiromanzia, ma descriverò i punti magnetici delle dita. Avete mai pensato e prestato attenzione alla mano? Generalmente si considera la testa di un uomo e fissiamo la nostra stima su di lui in base alle dimensioni del suo cervello. Ma trascuriamo la mano. E tuttavia la mano è un fattore altrettanto importante del cervello nella realizzazione di atti spirituali. La mano è l’organo esecutivo delle azioni dinamico-misteriose dello Spirito dell’uomo. Attraverso la mano hanno luogo le sue operazioni psico-somatiche, attraverso di essa emana tutta la sua energia spirituale-psichica, quando per esempio viene riversata sui malati. Si può abbastanza facilmente capire che l’attività spirituale dello spirito dell’uomo si finalizza negli atti, e che quasi tutti questi sono eseguiti dalla mano, ma è probabilmente poco noto che nel caso della guarigione, per esempio, vi è nella mano una base fisica peculiare da cui dipende il potere di guarigione, vale a dire i corpuscoli di Pacini. Sono ormai passati molti anni (era nel 1830 e 1840) da quando Pacini, un medico di Pistoia, fece la sua scoperta; ma con l’eccezione della letteratura a cui ha dato luogo, e che è nota solo a pochi uomini dotti e a pochi bibliotecari delle più grandi biblioteche, poco o nulla si sa della sua scoperta. Pacini trovò in tutti i nervi sensibili delle dita molti piccoli corpuscoli ellittici e biancastri. Li paragonò agli organi elettrici della torpedine e li descrisse come motori magnetici animali, come organi di magnetismo animale. E così fecero Henle e Kölliker, due anatomisti tedeschi, che hanno studiato e descritto questi corpuscoli molto minuziosamente. Nel corpo umano se ne trovano in gran numero, in collegamento con i nervi della mano, ma anche in quelli del piede. Perché del resto non dovrebbero esserci nei piedi? Ricordiamo la struttura ritmica del corpo umano, dei piedi in particolare, e diventa chiaro perché sono lì; le danze estatiche degli entusiasti e il non-affondamento dei sonnambuli nell’acqua, o la loro capacità di utilizzare le piante dei piedi come organi di percezione, nonché l’antica arte della guarigione tramite le piante dei piedi – tutti questi fatti spiegano il mistero. Si trovano in misura limitata sui nervi spinali, e sui plessi del simpatico, ma mai sui nervi del movimento. Sono assai numerosi sulle piccole ramificazioni dei nervi e generalmente collocati parallelamente ad esse, quantunque spesso ad angolo acuto. Sono più o meno ovali, a volte allungati e curvi. Sono quasi trasparenti, con una linea biancastra che ne attraversa l’asse. I corpuscoli del soggetto umano sono da un ventesimo a un decimo di pollice di lunghezza. Si tratta di una serie di capsule membranose, in quantità da trenta a sessanta o più, inclusa l’una dentro l’altra. All’interno di queste capsule vi è una singola fibra nervosa di tipo tubolare racchiusa nel peduncolo, e avanzante verso la capsula centrale, che essa attraversa da estremità a estremità. A volte le capsule sono collegate da bande trasversali. Gli anatomisti sono interessati a questi corpuscoli di Pacini per il nuovo aspetto in cui essi presentano gli elementi costitutivi del condotto nervoso, collocato al centro di un sistema di capsule membranose concentriche con fluido intercorrente, e privo di quello strato che essi (gli anatomisti) considerano come un isolante e un protettore dell’asse centrale di maggior potenziale all’interno. Questo apparato – pressoché formato come una pila voltaica – è lo strumento per quella particolare energia vitale, nota più o meno a tutti gli studiosi come magnetismo animale. Dal momento che il gatto è piuttosto famoso in tutta la stregoneria, lasciatemi affermare che nel mesentere del gatto, essi possono essere visti in gran numero a occhio nudo, come piccoli grani di forma ovale un po’ più piccoli di semi di canapa. Alcuni sono stati trovati nel bue (simbolo della funzione sacerdotale); ma mancano in tutti gli uccelli, anfibi e pesci. Sebbene la sua scoperta sia stata inizialmente contestata, è stata da allora verificata e la teoria fortemente supportata. Questi organi sono i mezzi benefici attraverso cui opera lo Spirito. Da tempo immemorabile la mano umana è stata considerata come il punto vitale di un misterioso potere magico, ma fino alla scoperta di Pacini non se ne conosceva la sede. Questi corpuscoli sono la sua sede. Sono forse agglomerati di quelle monadi che ho descritto, e quindi i mezzi attraverso cui i poteri spirituali più elevati svolgono il proprio lavoro? Noi ritroviamo gli Elementali sotto ogni forma di esistenza, come semplici forze naturali, del tutto prive, per le nostre percezioni, di qualsiasi vita cosciente di sé; li scopriamo anche conseguire una forma molto vicina a quella umana. Non vi è alcuna ragione valida che impedisca di supporre che siano il materiale di cui si formano i pensieri, e tanto meno di considerarli come gli elementi che conferiscono la vita nei corpuscoli di Pacini. Teniamo ferma l’idea che non esiste qualcosa come una forza morta o inanimata nell’universo. Ogni atomo, esso stesso una forma di potere, è vivo e pieno di forza. Ogni atomo nello spazio riflette il Sé Universale, che è: L’anima delle cose.
Conclusione
Terminerò ora il mio saggio con poche parole che contengono lo scopo pratico del mio intervento. (1) Le monadi, appena descritte, sia che riflettano le aure, che ci circondano consciamente o inconsciamente, sia che vengano utilizzate come materia mentale o siano localizzate nei corpuscoli di Pacini della mano, sono supporti fisici di comunicazione tra gli Elementari e gli adepti. Perché no! Se gli adepti orientali e i medium occidentali sono in possesso del potere di atomizzare “il corpo”, per farlo divenire il minimo dei minimi, per entrare in un diamante, per esempio, se hanno il potere di ingrandire “il corpo” in qualsiasi dimensione; di modificare la polarità del corpo, per farlo diventare il più leggero dei più leggeri, come nei fenomeni ben noti della levitazione, perché gli Elementari, esistendo come di fatto esistono, non dovrebbero, in circostanze molto più favorevoli, essere in grado di entrare nella materia, di entrare negli atomi che “contengono un Sole” e lì provvisoriamente dirigere il proprio principio vitale e le sue orbite universali, per scopi di loro scelta, per farli servire alla volontà dell’adepto o del mago, che cerca aiuto o illuminazione? (2) Io affermo che lo fanno! E asserisco la necessità di produrre ambienti di aure di monadi tali che facilitino ed elevino il modello di ciò che viene comunemente chiamato “medianità”. (3) Sostengo la coltivazione della potenza immaginifica dell’anima, perché possiamo essere in grado di orientare e utilizzare consapevolmente il rapporto con gli Elementari. (4) Vorrei avere una conoscenza diffusa dei corpuscoli di Pacini, perché possiamo imporre le mani sul genere umano e curarne i mali. Mi sento personalmente convinto che “Luce e Vita” a un tempo si possano trovare seguendo tali linee di studio e di condotta.
CARL HENRIK ANDREAS BJERREGAARD


5 luglio 2011

- ASTROLOGIA E ARCHETIPI






Poiché oggigiorno si fa molto uso di parole come: simbolo, archetipo, inconscio collettivo, e poiché dietro queste parole stanno concetti tutti appartenenti alla psicologia analitica di Carl Gustav Jung, non sarà inopportuno, per maggiore chiarezza espositiva, rifarsi direttamente a quella fonte onde chiarire l'originario significato e l'esatta portata di questa terminologia. Scopo di questo lavoro, dunque, è dimostrare che l'astrologia è un sistema di simboli attraverso i quali l'uomo entra in contatto con un archetipo dell'inconscio collettivo; che come tale risponde e soddisfa ad un insopprimibile bisogno umano; che la sua efficacia si esplica attraverso il principio dell'analogia. Il problema è stato in passato affrontato da illustri studiosi, e pertanto ho preferito, spesso e volentieri, cedere loro la parola con ampie citazioni piuttosto che surrettiziamente rimescolare idee altrui per gabellarle poi farina del mio sacco. Il metodo delle citazioni permetterà inoltre, a chi lo desidera, di reperire prontamente le fonti per approfondimenti e verifiche. Si obietterà che il presente studio non contiene in realtà niente di mio o niente di nuovo. Certo non è facile - se non si è ricercatori (ma sono pochi!) - dire qualcosa di veramente nuovo su una disciplina che conta migliaia di anni di storia (forse seimila, se si considera anche l'astrologia indù) e di cui è lecito supporre che lo stesso Tolomeo raccogliesse la tradizione già nel II secolo dopo Cristo. Ma non è questo il punto. Poiché sono convinto che gli antichi avessero già individuato nei loro sistemi di conoscenza il proprio ricongiungimento con il mondo degli dèi, mi sento di potere affermare che quanto c'è da dire è già stato detto. All'uomo contemporaneo è attribuito il compito, tramite un lavoro di archeologia culturale, di ritorno alle origini. Atteggiamento di incorreggibile passatista? Anche se così fosse, mi troverei certo in buona compagnia. «"Tutta la vita ho lavorato e studiato per scoprire queste cose ed essi già le conoscevano". Con queste parole, riportate dall'amico e autorevole studioso di gnosticismo Gilles Quispel, Jung paga idealmente il suo tributo a quei pensatori eretici, attivi soprattutto nel secondo secolo dopo Cristo, che noi indistintamente chiamiamo "gnostici"». Secondo Jung, la psiche individuale (da lui definita "inconscio personale") poggia sopra «uno strato più profondo che non deriva da esperienze e acquisizioni personali, ma è innato». Questo strato, che ha contenuti universali, è il cosiddetto "inconscio collettivo". «Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque». L'archetipo a sua volta si manifesta in simboli ovvero in specifiche immagini psichiche, che vengono percepite dalla coscienza e sono diverse per ogni archetipo. Il simbolo acquista ed espleta, in questo modo, la funzione di trait d'union fra coscienza ed inconscio, sia esso individuale o collettivo. Credo che Jung ed altri eminenti studiosi della sua scuola abbiano ampiamente dimostrato che «fiabe e miti sono espressione di processi inconsci: la loro reiterata narrazione fa sì che questi processi siano nuovamente ricordati, ravvivati, ristabilendo con ciò il collegamento tra la coscienza e l'inconscio». Prosegue Jung: «In quanto il simbolo proviene sia dalla coscienza sia dall'inconscio, esso può unirli entrambi, riconciliando il loro antagonismo concettuale grazie alla sua forma o il loro antagonismo emotivo grazie alla sua numinosità». Col termine numinosità «definiamo l'azione di essenze e forze esperite dalla coscienza dell'uomo primitivo come fascinanti, terribili, schiaccianti e perciò attribuite ad una fonte transpersonale, indeterminata e divina». Sull'importanza del simbolo si è a lungo soffermato Mircea Eliade, secondo cui «le immagini, i simboli, i miti, non sono creazioni irresponsabili della psiche; essi rispondono ad una necessità ed adempiono ad una funzione importante: mettere a nudo le modalità più segrete dell'essere. Ne consegue che il loro studio ci permette di conoscere meglio l'uomo, l'uomo tout court, quello che non è sceso a patti con le condizioni della Storia. Ogni essere storico porta con sé una grande parte dell'umanità prima della Storia.». Prosegue lo studioso: «Nel ricordare questi principi abbiamo voluto mostrare che lo studio dei simbolismi non è un lavoro di pura erudizione; che esso interessa, almeno indirettamente, la conoscenza dell'uomo stesso; in una parola, che esso ha da dire la sua là dove si parla di un nuovo umanesimo o di una nuova antropologia». E non esprime forse la stessa convinzione Giorgio de Santillana quando afferma: «È doveroso prestare attenzione alle informazioni cosmologiche contenute nel mito antico, informazioni di caos, di lotta, di violenza. Non si tratta di mere proiezioni di una coscienza perturbata, bensì di tentativi di raffigurare le forze che sembrano aver partecipato alla formazione del cosmo. Mostri, titani, giganti avvinti in lotta con gli dèi e protesi a scalare l'Olimpo, sono funzioni e componenti dell'ordine che alla fine viene ad instaurarsi.». Se si può affermare che l'uomo arcaico sicuramente osservava la volta celeste molte migliaia di anni fa, dobbiamo attendere ancora a lungo per avere le prime prove dell'esistenza di un corpus di norme astrologiche. A questo proposito, Jim Tester distingue tra i presagi tramandatici dalla letteratura oracolare mesopotamica (risalente al II millennio a.C.) e l'astrologia oroscopica vera e propria, non anteriore al IV secolo a.C., prodotto della cultura greca. Ci si è domandato quando e perché l'uomo abbia iniziato ad attribuire un particolare significato ai corpi celesti, e cioè quando e perché essi da oggetti si siano trasformati in immagini simboliche. Sotto un profilo psicologico, si può ipotizzare che ciò sia avvenuto all'atto della differenziazione della coscienza. Scrive Neumann che «con lo sviluppo della coscienza, si delinea una serie di manifestazioni dell'inconscio, che procede dall'assoluta "invisibilità" dell'"archetipo in sé" attraverso il primo affiorare dell'immagine (paradossale, difficilmente distinguibile, perché le immagini sembrano contrastanti e apparentemente si escludono a vicenda), sino al farsi visibile dell'archetipo primordiale.». Rimandiamo al magistrale «Storia delle origini della coscienza» chi fosse interessato ad approfondire questa particolare problematica. Sembra essere dello stesso avviso Sementovsky-Kurilo che, con la consueta acutezza e profondità, così si esprime: «La capacità d'immaginazione dell'uomo si ampliava man mano nella stessa misura in cui la sua coscienza raggiungeva "gradi più elevati". Ciò nonostante, il firmamentum internum, il "firmamento interiore", rimase intatto ed immutato nella sua natura-forma creata una volta per l'eternità, che appare ripetutamente in innumerevoli variazioni e che, vivendo, si sviluppa. La si può chiamare la vera essenza dell'astrologia, intorno alla quale si sono formate tutte le idee e concezioni che ad essa fanno capo. Al pensiero moderno si presenta però in modo pressante una domanda: l'essenza astrologica ha raggiunto la sua efficacia perché l'uomo primitivo ha, per così dire, proiettato le proprie emozioni ed esperienze nel cielo e con ciò "umanizzato" le stelle, oppure - al contrario - per il motivo che scoprì nella loro immagine visibile lo specchio della sua propria natura e ne collegò i mutamenti agli eventi della propria esistenza?». Secondo Giuseppe Bezza «lo Zodiaco è il simbolo più universalmente diffuso. In tutti i paesi lo si ritrova sostanzialmente identico, con la sua forma circolare, i suoi dodici segni ed i sette pianeti classici. La Mesopotamia, la Persia, l'Egitto, l'India, il Tibet, le due Americhe, i Paesi Scandinavi, il Madagascar e senz'altro alcuni popoli dell'Africa come i Dogon e i Bambara del Mali lo hanno conosciuto e se ne sono serviti come matrice dell'arte divinatoria.». Alla luce di quanto esposto sinora, saremmo portati a pensare che l'astrologia corrisponda ad un vero e proprio sistema di articolazioni del tempo e dello spazio che affonda le proprie radici nella coscienza mitica. E André Barbault, quando affronta il problema della nascita dell'astrologia, afferma: «La sua origine simbolica si fonde col monumento della mitologia che rappresenta un vero e proprio evangelo astrologico. Nelle più lontane epoche, fino alla civiltà ellenica l'astrologia si identificava con una mitologia e un culto astrale che si presentano, al tempo stesso, come una scienza, una poesia e una religione». Più oltre, commentando il passo della dr.ssa Esther Harding in cui l'autrice si sofferma sulla luna quale simbolo universale della donna, Barbault conclude: «Di fronte a questi miti e leggende dalle origini così poco uniformi - concepite da popoli tanto diversi e tanto lontani gli uni dagli altri, ma così straordinariamente simili al punto da stabilire un simbolo universale, unico, come il suono della campana - la sola spiegazione possibile è che questa mitologia rappresenta una realtà psicologica: sorta di substrato ancestrale dell'anima collettiva (inconscio collettivo), l'immagine arcaica del mito è stata proiettata sul cosmo sotto l'aspetto di un'entità divinizzata.». Si potrebbe obiettare che le proiezioni cessano di avere efficacia nel momento in cui il loro contenuto diventa cosciente, ossia viene razionalizzato, intellettualizzato. A questo proposito scrive Jung: «Ora, come noi sappiamo dall'esperienza medica, la proiezione è un processo inconscio, automatico, attraverso il quale un contenuto di cui il soggetto non ha coscienza si trasferisce su un oggetto in modo da sembrare appartenente all'oggetto stesso. La proiezione cessa però nel momento in cui diventa cosciente, quando cioè il contenuto è visto come appartenente al soggetto. Per questo il pantheon politeistico degli antichi deve non poco della sua decadenza all'opinione espressa per la prima volta da Evemero secondo cui gli antichi dèi non sono che riflessioni dei caratteri umani». Jung precisa però in nota che esistono casi in cui, malgrado l'apparente comprensione da parte del soggetto, il contraccolpo in lui provocato dalla proiezione non cessa, non interviene cioè l'attesa liberazione. «In questo caso, come ho spesso constatato, al portatore della proiezione sono ancora associati contenuti carichi di significato ma inconsci. Sono questi contenuti che alimentano l'efficacia della proiezione apparentemente compresa dal soggetto.». Quindi, se è vero che l'astrologia nasce come proiezioni di simboli e va capita e praticata come «uno dei più grandiosi tentativi che mai siano stati osati dallo spirito umano per dare una rappresentazione globale del mondo» (secondo la definizione datane dal Cassirer), i tentativi violentemente persecutori da parte di alcuni rappresentanti della scienza ufficiale potrebbero essere giustificabili solamente in considerazione dell'abuso che di essa viene perpetrato dai numerosi compilatori di cosiddetti oroscopi settimanali e mensili. Tali denigrazioni suscitarono meraviglia - ancora nel 1899 - nello storico ufficiale Auguste Bouché Leclerq, che nella prefazione alla sua Astrologie Grecque scriveva: «Questa astrologia già morta da tempo - e credo proprio che lo sia, a dispetto dei recenti tentativi tesi a resuscitarla - è stata trattata con un disprezzo quale non viene mostrato neppure per questioni d'importanza storica infinitamente minore. Si direbbe che in questi atteggiamenti sprezzanti giochi quella irritazione provata un tempo dai suoi avversari che non sapendo bene come confutarla si sono messi a odiarla». Abbiamo accennato al carattere numinoso dell'astrologia ed alla potenza del suo linguaggio simbolico. Riportiamo ancora una volta il pensiero di Jung ed il suo invito alla cautela: «Il pericolo principale è quello di soccombere al fascinante influsso degli archetipi, pericolo specialmente concreto se non rendiamo coscienti a noi stessi le immagini archetipiche. Allorché c'è già una predisposizione alla psicosi, può addirittura accadere che le figure archetipiche, nelle quali in virtù della loro numinosità naturale è insita una certa autonomia, si liberino del tutto da ogni controllo cosciente, conseguendo piena indipendenza e generando fenomeni di possessione.». Sbaglia chi crede di potersi accostare con leggerezza allo studio e pratica dell'astrologia; non mancano esempi di appassionati che, pur non essendo "posseduti" in senso junghiano, sono irrimediabilmente succubi e quotidianamente condizionati da questo simbolismo, anche nei loro più minuti comportamenti. A questo proposito è confortante l'atteggiamento di un notissimo astrologo italiano: «Personalmente ... penso che ogni astrologo che voglia aspirare ad un grosso livello di professionismo debba sottoporsi per un periodo abbastanza lungo alla psicanalisi, proprio per evitare il pericolo delle proiezioni. Per questo motivo mi sono sottoposto, per tre lunghi periodi della mia vita, a questo tirocinio...». Non desti perciò meraviglia se, come racconta Jacques Sadoul, «ben presto i compilatori di oroscopi regnarono sovrani in Roma. Un autore del IV secolo d.C., Ammiano Marcellino, racconta che persino i più increduli non attraversavano una strada senza aver prima consultato l'effemeride per sapere, ad esempio, in quale segno si trovasse Mercurio o quale zona del Cancro occupasse la Luna nella sua corsa celeste». Commenta Sadoul: «Se questo era il comportamento degli scettici, si rimane sgomenti all'idea dell'influenza che l'astrologia doveva esercitare sui creduli». Abbiamo visto come l'astrologia possa considerarsi un sistema simbolico; vediamone ora le funzioni e come tale sistema interagisca con l'uomo. Secondo Robert Amadou la dottrina astrologica si basa sulla «unità del cosmo e sull'interdipendenza di tutte le componenti di questo immenso complesso, concepite e percepibili attraverso l'analogia. Tale dottrina giustifica e forma l'astrologia». Commenta Barbault: «Questa dottrina del cosmo astrologico, di cui parlava Robert Amadou, configura l'uomo come un piccolo mondo (microcosmo) paragonabile al grande mondo dell'universo (macrocosmo). Il cosmo è un immenso essere di cui tutte le parti sono in connessione, soggiacciono alle stesse leggi e funzionano in modo analogo. L'energia che anima i corpi celesti è della stessa natura di quella che anima gli uomini. Un principio unico governa le divinità planetarie e gli elettroni, le passioni di Giove e gli amori incestuosi. La stessa corrente vitale circola dall'uno all'altro, dal microcosmo al macrocosmo: e poiché l'uomo è fatto ad immagine del mondo, possiamo conoscerli ambedue facendo un unico studio. Esiste un sincronismo perfetto fra questi due mondi ed è per questo che le cose si svolgono parallelamente in cielo e in terra». La migliore espressione di questo mistero è certamente contenuta nel detto della Tabula Smaragdina: ciò che è sotto è come ciò che è sopra. Anche Sicuteri si pone in questo filone (di cui - occorre riaffermarlo - il capostipite in Italia è indiscutibilmente il Sementovsky) quando afferma: «Il linguaggio astrologico è strutturato sul rapporto fra il cielo e l'uomo, dove il cielo è il significante e l'uomo il significato. Quindi il cielo, al momento esatto di una nascita, con la sua particolarissima configurazione astrale è il significante dell'individuo che nasce e costui, mediante la lettura del proprio grafico oroscopico, è condotto a prendere contatto con il proprio firmamento interiore archetipico. Tali simboli operano quindi sulla base scientifica astronomica (in quanto i pianeti in cielo sono una realtà!) e sul principio di sincronicità e analogia come è espresso da Carl Gustav Jung. I simboli astrologici non sono affatto casuali e deterministici. Anzi, noi vogliamo categoricamente precisare che nel discorso astrologico non esiste assolutamente un rapporto causa ed effetto. Esiste invece la realtà che ogni uomo, al momento di nascere, è inquadrato in una determinata configurazione astrale e questa configurazione è come fotografata nella psiche inconscia sotto forma di messaggio o memoria archetipica». Occorre ora accennare alla figura dell'astrologo. Si tocca qui un tasto dolente se pensiamo alle miriadi di ciarlatani che screditano questa disciplina o semplicemente ai tanti piccoli contabili dell'astrologia che, privi della necessaria preparazione ed etica professionale, scrivono testi di cattiva oroscopia ed interpretano temi di natalità come se fossero sistemi di equazioni matematiche. Questi ultimi, ammesso che agiscano in buona fede, si comportano come gli Elgoni di cui narra Jung nella sua autobiografia. Lo studioso racconta come tutte le mattine al levar del sole questo popolo uscisse dalle capanne e, dopo essersi sputato nelle mani, le alzasse rivolgendosi al sole. Scrive l'illustre psicologo: «Chiesi che cosa ciò significasse, perché sputassero o soffiassero sulle mani. La mia domanda risultò inutile: "lo abbiamo sempre fatto", dissero. Fu impossibile ottenere una qualsiasi spiegazione e mi resi conto che effettivamente essi sapevano solo che facevano questo gesto, non che cosa facessero. Era un atto nel quale in realtà non vedevano significato alcuno». Questi "dreusseurs d'horoscopes", che aspirerebbero a passare per astrologi, hanno, inutile dirlo, completamente perso di vista il simbolo. Von Klöckler, pur dichiarandosi contrario ad utilizzare dati e linguaggio della psicologia dell'inconscio per sostenere e motivare l'interpretazione astrologica, così si esprimeva nel 1932 sul ruolo dell'astrologo: «Quindi l'astrologia non è un metodo di interpretazione nel senso comune dell'espressione, e l'astrologo non deve considerare suo compito principale la conoscenza individualmente intesa di caratteristiche psichiche e rispettive conseguenze destiniche, perché essa non è di sua competenza. Naturalmente deve rappresentare gli impulsi fondamentali astrologicamente dimostrabili nei loro molteplici riferimenti in modo chiaro e con concretezza di immagini. Però non deve individualizzare i dati esposti! L'individualizzazione dei dati è compito della persona di cui ha interpretato l'oroscopo. Nella pratica siamo ancora lontani da questo atteggiamento e naturalmente si dovrà scendere spesso a compromessi, però bisogna anche chiarire continuamente al soggetto lo stato reale delle cose e ciò che l'interpretazione astrologica deve risolvere in lui. Occorre fargli presente che anche le conseguenze di questa operazione non sono del tutto prevedibili, al fine di scatenare in lui forze autonome liberatorie». Chiarito il ruolo dell'astrologo come mediatore fra il soggetto ed il suo universo interiore, come catalizzatore di un processo di sviluppo del proprio potenziale psichico, esaminiamo ora brevemente a quale funzione può adempiere l'astrologia sul piano collettivo. Quale è il posto di questa disciplina in un complesso culturale così pesantemente “scientifizzato”? Vorremmo rispondere, concludendo, con le parole di Fenoglio che, dopo essersi domandato il motivo del ritorno all'astrologia, così dice: «l'astrologia è un tentativo dell'uomo moderno di sottrarsi alla scienza esatta o di entrare a farne parte portando con sé il favoloso bagaglio dei suoi simboli? Certo non basta liquidare lo spiritualismo con l'irrisione del positivismo, perché lo spirito "è un vento che soffia dove vuole". Meglio invece accertare se è vero che esiste un desiderio universale, più o meno consapevole, di integrare la scienza con l'apporto di una ricerca spiritualistica negletta da tre secoli. Se così fosse, se in pratica lo scienziato instaurasse un dialogo permanente con l'astrologo e l'occultista, allora il rilancio popolare dell'astrologia agli inizi di questo secolo sarebbe ricordato come il salutare preludio all'auspicato ecumenismo culturale di scienza ed umanesimo, e l'astrologia ringraziata per la sua valida funzione di mediatrice. Ma se la scienza non avvertisse questo bisogno e procedesse da sola, nella spietata lucentezza delle sue cifre, allora il rilancio dell'astrologia sarebbe l'ultimo atto - la comica - di una cultura umanistica sfaldatasi all'urto di strumenti esatti».
Enzo Barillà