22 marzo 2010

- Verso un'armonizzazione del Maschile e del Femminile.

“Sono perseguitato dalle Madri, dalle Madri!” urlava Nikias, fingendosi pazzo, mentre fuggiva, inseguito dalla folla inferocita per avere indotto a venire a patti con i Romani gli abitanti di una città cartaginese della Sicilia, dove era stato eretto, in circostanze misteriose, un Tempio alle Madri. L’episodio, descritto da Plutarco, colpì la fantasia di Goethe che riprese questo tema nel “Faust” facendo intraprendere al protagonista un percorso iniziatico nel Regno spirituale delle Madri. Goethe aveva colto la vera portata del significato dell’episodio comprendendo che Nikias “non era pazzo, ma un essere umano divenuto veggente in un Regno di realtà spirituale”che lo atterriva con tutta l’incombente e misteriosa potenza del femminile. Egli descrisse le Madri quali esseri divini appartenenti ad un mondo che sta dietro la realtà sensibile, dove viene generato maternamente tutto ciò che è fisico e terreno perché nel Regno delle Madri si trovano l’essenza divina di tutte le cose e la matrice prima dell’esistenza. Il viaggio, iniziato sotto i cattivi auspici di Mefisto, lo spirito demoniaco che demotiva Faust con le parole “Tu vai alla ricerca del puro Nulla” a cui egli risponde “Nel tuo Nulla io spero di trovare il mio Tutto”, lo porterà al risveglio della sua anima: l’eterno femminino presente in ognuno di noi a prescindere dalla differenza di genere, retaggio del mondo delle origini, cui ci lega “la perenne ricerca di quell’Osiride che si può ritrovare solo grazie all’iniziazione o alla morte”. Contrariamente alle comuni credenze, il femminile non è dunque solo prerogativa della donna, ne è partecipe anche l’uomo quando manifesta immaginazione, capacità di abbandono, accettazione del diverso da sé, cura dei deboli e degli indifesi, abnegazione per amore dei figli, avversione alla bellicosità, rispetto e salvaguardia della Natura e così via. Eroi mitici e alcune personalità del mondo moderno ne hanno per certi versi espresso alcune caratteristiche, come ad esempio Ettore, Giulio Cesare, Martin Luther King, Rudolf Steiner, Carl G. Jung, Erich Fromm, il Dalai Lama e molti altri. Considerato una qualità dell’anima, uno stato del Sé, il femminile è un archetipo universale rappresentato da diverse espressioni simboliche riferibili a figure mitiche o a elementi del mondo vivente e non. Definire il femminile non è facile, tanto sono diversi ed opposti gli attributi che lo caratterizzano e che si esprimono sia con la fantasia, la creatività, la gioia, la sensualità, la protezione, la pace, la condivisione, la forza psichica, la comprensione del diverso, l’affinità per il primitivo e il naturale, sia con l’indecisione, la dipendenza, l’indeterminazione o con sentimenti estremi come la collera, l’istinto aggressivo, la vendetta, l’odio. Questi ultimi rappresentano il volto più nero della femminilità che si manifestò ad iniziare dai tempi successivi al matriarcato, probabilmente quando la donna, non riuscendo più a salvaguardare la sua identità soggettiva e collettiva compressa dal patriarcato incombente, tentò una forma di ribellione. I mitici archetipi simbolici del femminile divennero così il riferimento anche delle caratteristiche più negative, non sempre corrispondenti al vero, cui diedero valenza esigenze e circostanze temporali, superstizioni umane, interpolazioni di natura etica susseguitesi dalla Grecia arcaica, e in parte, a quella classica così che “le credenze primitive tramandate oralmente e affidate alla memoria persero molto della loro primitiva purezza” La civiltà del matriarcato ha segnato il modo di essere al femminile. Nelle terre della Lidia - raccontano Erodoto e Plutarco - i cui abitanti provenivano da Creta, si praticava un regime matriarcale dove i figli prendevano il nome della madre e non quello del padre, e se nascevano da madre libera e da padre schiavo erano considerati di nobile nascita, ciò non valeva nel caso contrario. Alla donna veniva riconosciuto uno stretto legame con la divinità perché si considerava dotata di una superiore comprensione del potere divino. Per questo essa poteva far riconoscere leggi come ad esempio il diritto di successione a favore delle figlie alle quali, avendo acquisito con l’eredità una autonomia che le svincolava dal consenso genitoriale, fu concesso il diritto di scegliersi il marito. L’importanza della donna era attestata da molti altri fattori. Ad esempio la denominazione di Terra-Patria, comune a molte regioni del mondo antico, a Creta era chiamata Terra-Madre in rappresentanza della Dea-Madre primigenia, la Mater Matuta dei romani, alla quale si faceva risalire ogni cosa e di cui le donne mortali erano immagine: una rappresentatività che conferiva loro il fondamento della “dignità femminile” e che trovava la sua massima espressione nel nome Atena che tutte le donne della Grecia antica portavano. Nel Menesseno Platone scrive“Non è la terra a imitare la donna, ma la donna a imitare la terra…. per questo motivo è verosimile che la prima nascita sia stata portata a termine, attraverso i poteri del Creatore, dalla terra senza che fossero necessari quegli organi…che la natura deve produrre negli esseri che procreano .. Dunque la prima nascita avvenne nel grembo materno della Terra, le successive con la riproduzione nel grembo della donna”. Si può dire che il matriarcato appartenne ad un periodo dell’umanità e ad una religione che hanno inteso la terra quale sede “dell’energia materiale”, il patriarcato a quel periodo dell’umanità in cui alla materia è stato affiancato un artista rappresentato dall’uomo creatore di idee che la donna trasforma in realtà viventi”. Ciò sembra confermare che il passaggio al patriarcato coincida, per il fondamento spirituale di riferimento, “con un più alto sviluppo religioso dell’umanità”. Un fondamento spirituale che molto più tardi porterà alla riconsiderazione del femminile con la sublimazione della Mater Matuta nel mondo spirituale, un riferimento attestato dalle figure femminili di Beatrice, Maria, Iside, Elena che rappresentano i volti immortali dell’anima, il femminile purificato dalla materia. Nei templi massonici l’archetipo del femminile è rappresentato da Minerva-Atena e da Venere-Afrodite, simboleggianti la Saggezza e la Bellezza, l’archetipo maschile da Eracle-Ercole simbolo di Forza e Bellezza (attributi riferiti alla forza morale che vince le ingiustizie e alla bellezza interiore conquistata attraverso il difficile percorso iniziatico delle dodici fatiche). Atena per i Greci, Minerva per i Romani è considerata dea della Sapienza, delle Scienze e delle Arti, ma anche della guerra intesa in modo diverso dalla nostra accezione moderna. E’ una dea guerriera che combatte la forza bruta e impulsiva, rappresentata da Marte-Ares, per proteggere, con le competenze che le sono state assegnate, i mortali a lei devoti dai loro avversi destini o per sconfiggere i loro avversari. Simbolo dell’intelligenza e come tale non disgiunta dallo spirito di iniziativa e dal coraggio, essa è contemporaneamente “protettrice delle città, amministratrice della giustizia, ispiratrice del pensiero filosofico, fautrice del lavoro operoso (fu lei a presiedere i lavori per la costruzione dell’Argo, la più grande nave dell’antichità), e delle attività femminili connesse alla filatura, alla tessitura e al ricamo”. La grazia pagana, sostituendosi ad Aracne che trasformò in ragno perché osò sfidarla. Emblematicamente rappresentata dall’archetipo femminile di Minerva, la donna, fedele “a quella natura materiale-materna che la caratterizza nella sua elezione a donna lunare ed in cui si radicano anche il suo rapporto con la notte ed il lavoro della tessitura”, ne fece la sua massima figura di riferimento. In contrasto con Artemide-Diana che non accetta compromessi con il mondo maschile, Minerva si differenzia perché è vicina agli uomini, “intrattiene con loro un rapporto molto amichevole e quotidiano, lasciando ad altre mitiche figure del femminile la funzione sessuale e riproduttrice. La combattività di Atena non essendo rivolta contro il mondo maschile assicura alla donna un posto di primo piano nel mondo degli uomini ed è a sua volta essenziale per la partecipazione delle donne al potere”. Un potere - secondo la leggenda - consegnato ad Atena dagli dei dell’Olimpo quando, gareggiando con Poseidone, dio del mare, per la sovranità dell’Attica, essa regalò a questa regione l’ulivo che da allora ebbe, in Atene, un culto particolare. Potrebbe sembrare un paradosso associare l’ulivo, simbolo di pace, ad Atena, ma ricordiamo che i soldati portavano rami di ulivo nei cortei trionfali per implorare protezione, vittoria, ritrovato equilibrio e dunque pace che a quei tempi significava assenza di guerra. Un’altra versione della leggenda è narrata da Varrone. Fu chiesto all’oracolo di Delfi il significato di un prodigio: la nascita contemporanea di una sorgente e di un ulivo; l’oracolo rispose che l’ulivo significava Minerva e l’acqua Nettuno. Si demandò ai cittadini la decisione di rispondere a quale divinità dedicare la città e questi, in maggior percentuale donne, votarono per Minerva e la città venne chiamata Atene. Per placare Nettuno da questo oltraggio, le donne furono costrette a perdere il diritto di voto, il diritto di dare il proprio nome ai figli e il diritto di portare, oltre al proprio, il nome di Atena: una dimostrazione che in Atene esisteva già una certa forma di matriarcato. C’è un aspetto interessante e ambivalente che riguarda la dea e che pone l’interrogativo “Quale nesso congiunge il matriarcato di Minerva al patriarcato che essa ha voluto celebrare con la erezione dell’Areopago, ai piedi della collina di Marte-Ares dove il tribunale, presieduto dalla stessa dea, assolse Oreste il matricida?” Ancora una volta rispondono i miti pagani che raccontano: per impadronirsi del sapere di Meti, la dea più sapiente dell’Olimpo, Zeus tentò di violentarla, ma fu colto dal pensiero che sarebbe potuto nascere un figlio più intelligente di lui e allora la divorò. In seguito, essendo stato colto da forti mal di testa ( simili alle doglie del parto), si fece aprire il capo da Prometeo e ne uscì Minerva, liberando dalla sua testa ciò che restava del sapere femminile di Meti e precludendo a se stesso e a tutti gli uomini questo sapere femminile. Dunque Atena appartiene al matriarcato in quanto è rimasta fedele alla natura materiale-materna che la caratterizza anche nella sua elezione a donna lunare; ma nella sua formazione spirituale essa abbandona ogni aspetto materiale giustificata dal fatto che è nata dal capo di Zeus, “Atena quindi ha la qualifica della sapienza femminile appartenente al matriarcato e in quanto alla sua nascita dalla testa di Zeus, sede della somma intelligenza divina, appartiene al patriarcato che deve la sua origine a questo fondamento spirituale” .Forse la partecipazione delle donne al potere fu la condizione sine qua non per cui Atena, colei che non è nata da madre,“la dea fedele a tutto ciò che è maschile, eresse l’Areopago nel luogo dell’antico diritto delle madri, di natura fisica e ctonia che divenne da quel momento il diritto divino di Giove-Zeus, di natura incorporea, trascendente: il diritto del patriarcato. L’altro simbolo archetipale del femminile posto nel Tempio massonico è rappresentato dalla statua di Venere-Afrodite, dea della Bellezza e dell’Amore, ma con un’accezione diversa da come vengono modernamente considerati i due attributi.“Il culto di Venere ha poco a che fare con i canoni di bellezza così come li concepisce la nostra cultura dell’immagine e, oggi, del consumismo. La bellezza afroditica è approssimabile più a uno stato di grazia, in cui si fondono fascino e audacia, che a una adesione a un canone stabilito”. La sessualità afroditica va letta come arte di amare e come esperienza estatica riferibile ad un percorso di conoscenza interiore di sé e dell’altro che il “desiderio ci pone accanto”, in perfetto allineamento con la civiltà matriarcale che considerava l’amplesso un rito sacrificale di donazione di sé, una forma di preghiera, come attestato dalla prostituzione sacra di cui rimangono testimonianze a Pirgi. Nell’antica Neapolis, secondo gli studi di W. Schubert (1897 – 1940), in una grotta misterica vicina al Tempio di Priapo di Lampsaco si favorivano gli accoppiamenti in promiscuità e totalmente al buio per soggettivare l’atto del dono. A prescindere da simili situazioni estreme, la tradizione religiosa ha in seguito represso e deturpato l’atto sessuale distaccandolo dalle sue basi spirituali, determinando il sorgere di fobie e patologie. Il mito di Venere-Afrodite racconta la sua nascita dal seme di Urano castrato dal figlio Crono sfuggito all’infanticidio perpetrato dal padre ai suoi fratelli. Galleggiando sulle onde del mare il liquido seminale divenne schiuma marina da cui nacque Afrodite. Non a caso i due archetipi, cui le “stesse ragioni simboliche hanno motivato la nascita” e che rappresentano due dei molteplici simboli del femminile o meglio dei vari modi di essere al femminile, Minerva l’intellettuale, la sapiente, la saggia che nasce dalla testa di Zeus e Afrodite, la bella, la seducente, la gioiosa, che nasce dal sesso del padre Urano, adornano i templi massonici e sono personificate, assieme ad Ercole (Eracle per i Greci), dalle tre Luci della Loggia. Come Minerva anche Venere era vergine prima che il mito di Eros, gerarchizzando la relazione uomo-donna, la trasformasse in sposa di Efeso, lo storpio che compensava la sua bellezza con i più bei gioielli di tutto l’Olimpo. A quei tempi il significato di vergine non si riferiva a colei che non conosce uomo, ma a colei che appartiene a sé stessa “nel senso di inafferrabilità e abissabilità”, così come l’esperienza sessuale poteva diventare esperienza spirituale profonda per la capacità di conoscenza interiore che la donna possiede captando la soggettività dell’altro. In tempi ancor più lontani la parola Virgo, considerata una deformazione di un’antica radice atlantidea, indicava il principio materno. L’ultima Virgo Mater che dominò la civiltà atlantidea fu Lilith, la personificazione della Luna Nera.In seguito tutte le vergini madri di tipo pagano demetriaco e quelle asiatiche, molte delle quali raffigurate con il volto nero, furono fuse dal Cristianesimo in un unico personaggio: la Madonna, anche in versione di Madonna nera. In Afrodite si ritrovano paradossalmente sia una forte identità, sia la capacità di fusione con l’altro ad attestare il segreto di una unione vera e profonda che richiede nei due individui il mantenimento della distinzione e della separatezza , altrimenti l’altro sarà solo il riflesso del proprio desiderio o, se prevarrà l’Ego, ognuno rimarrà arroccato nella propria identità (egoicità). La bellezza di Afrodite si manifesta oltre che dal suo corpo, anche dalla grazia del suo fare , dalle parole del suo dire, dal fascino della sua intelligenza. A fronte della comune credenza che una donna non possa essere bella e intelligente insieme, solo superando questa falsa dicotomia potrà essere realizzato il mito di Afrodite. In antichità la dea veniva appellata “Afrodite dai begli occhi” che esprimevano tutta la sua intelligenza, ed era rappresentata con vesti drappeggiate, anche se avvolgenti per svelarne le sinuose forme; quando più tardi, per esaltarne unicamente la bellezza fisica, fu raffigurata nuda, assunse l’appellativo di Afrodite “dalle belle natiche”. La bellezza non è unicamente una questione di forma e visibilità contrariamente a quanto attestano i nostri tempi; ciò a conferma che il fascino e la magia stanno sempre dentro il mistero e che quando vengono meno i suddetti attributi la donna assume tutte le caratteristiche più degenerative, aprendo la strada alla pornografia, alla prostituzione, esibendo modelli di femminilità riduttivi derivati da una cultura dell’apparire piuttosto che dell’essere. Nel contesto massonico sono presenti molti elementi simbolici che si rapportano all’archetipo universale del femminile quali la Luna, l’Acqua, la Natura, la Madre-Terra, l’energia materiale femminile, notoriamente personificati da Diana-Artemide, Cerere-Demetra, Vesta-Hestia, Giunone-Era. Fra questi un posto di primo piano è rappresentato dalla Luna. Nelle antiche agapi massoniche, delle sette libazioni offerte ai sette pianeti divinizzati, la seconda era dedicata alla Luna “che protegge con la sua tenue luce i più segreti misteri”,“una parola circoscritta in quegli stretti limiti che il più rigoroso ragionamento sarà spinto a rispettare” , come a dire, trasferendo il detto su un altro piano di lettura, che l’imperscrutabile labirinto dell’inconscio dovrà essere rispettato e mantenuto vergine. La Luna comprende in sé molti aspetti del femminile poiché le sono associati innumerevoli simboli del mondo vegetale, animale, umano: è principio di fecondità, creatività, immaginazione, ispiratrice di artisti e sensitivi, padrona dell’inconscio e della notte, simbolo di incostanza perché legata al principio di trasformazione. Essa influenza le acque, le maree, i cicli biologici femminili, la fertilità, le acque amniotiche. Le sue fasi hanno segnato lo scorrere del tempo nei calendari lunari, il suo ciclo completo corrisponde a quello biologico femminile. Questi attributi la eleggono matrice di ogni femminilità. Molte sue significative valenze si trovano nei Tarocchi, nella mitologia, nell’astrologia, in molti scritti tra cui famosi quelli di Plutarco. Nella mitologia egiziana la Luna è fusa con il disco solare, cosa che troviamo molto più tardi, anche nella civiltà meso-americana del Messico, una fusione attestata anche nella Genesi quando si legge “ Dio separò la luce dalle tenebre……e pose i luminari maggiori in cielo….” Alla cultura egiziana è ascrivibile il rapporto, che la Luna esprime, dell’individuo con la Natura e del conscio (l’energia mentale) con l’inconscio che la dea condivide con le Acque, simbolicamente rapportato alla forza psichica femminile compresa nell’archetipo della Grande Madre. Con il passaggio dalla cultura egiziana a quella greca e romana i simboli animali della dea Luna ( vacca, cane tricefalo, orsa, leonessa, ecc.) vennero progressivamente sostituiti da immagini mitiche umanizzate. Molte sono le deità lunari rappresentative delle articolate sfaccettature attribuite all’archetipo Luna (Demetra, Vesta, Cerere, Ishtar, Iside, Cibale, Lilith, Venere, Minerva, ecc.). Tra queste quella che per certi aspetti ne personifica i principi più significativi è Artemide-Diana. L’Inno ad Artemide di Callimaco la ritrae quale “Bella e fiera, è la Vergine indomita. E’pura e fredda come la luce della luna…..Dolce e crudele, la sua freccia è infallibile….Le appartengono i giochi dell’infanzia, i casti pensieri degli adolescenti. E’ la dea della natura selvaggia, dei corpi intatti, dei cuori liberi dalle passioni”. Artemide, amazzone fiera e infallibile, amante e protettrice delle selve, degli animali, dell’acqua pura di sorgente, avvolta da una luce bianca argentea, è la personificazione per eccellenza della Luna come Apollo, suo fratello gemello, emblema del mascolino, personifica il Sole. Non a caso Sole e Luna si trovano effigiati all’Oriente del Tempio massonico per illuminare il cammino dell’iniziato che ha bisogno sia dell’energia radiante diffusa della Luna che con la sua tenue luce pur sfumando i contorni delle cose permette di leggerne in modo pervasivo l’insieme, sia dell’energia raggiante del sole che con la sua luce diretta rende tutto chiaramente visibile. Artemide-Diana è la dea della falce di luna che nel suo crescere e decrescere simboleggia il ciclo vitale attraverso le varie fasi di nascita, crescita, maturità, morte. Essa condivide questo simbolo con Selene la dea della luna piena, radiosa nella sua forza psichica luminosa e con Ecate-Lilith che impersona la Luna nera, l’aspetto freddo della luna, simbolicamente il potere inconscio femminile cui sono stati conferiti tutti i suoi attributi negativi. Con la sua rappresentatività lunare, Artemide viene considerata triforme in quanto comprende le altre due dee inglobandole nella sua dinamica ciclica e condividendone così le caratteristiche: è pura e luminosa come Selene il cui influsso si fa sentire sulle acque e sui cicli della fertilità femminile ma è anche crudele al pari di Lilith, una crudeltà volta a sottrarsi alle influenze esterne per rientrare in se stessa appropriandosi del proprio Sé primitivo, difendendo in tal modo la parte selvaggia della psiche femminile. La leggenda di Lilith, la prima donna, è molto illuminante per comprendere tutti i tabù posti sul desiderio femminile che le influenze cultuali e psichiche le hanno attribuito. Creata dall’argilla e vivificata dall’alito divino al pari di Adamo, Lilith aveva tutte le qualità per essergli pari. Per questo motivo non volle assoggettarsi a lui, ne soggiacergli nell’atto sessuale, come testimoniano gli antichi commenti della Bibbia prima che i Rabbini ne cancellassero il personaggio e la sua storia, attestando il suo rifiuto alla sottomissione con la fuga dal paradiso terrestre per raggiungere il Mar Rosso dove vivevano i demoni, diventando essa stessa violenta e vendicativa contro la stirpe di Adamo, cattiva e malefica in risposta all’ubbidienza impostale dal compagno e da Dio. Il suo personaggio, cancellato dalla Genesi, fu sostituito da quello di Eva creata da una costola di Adamo, quindi dipendente dal suo compagno per nascita e a lui inferiore. Con Lilith scompare “il volere di parità, la forte carica sessuale e il potere di aggressività in difesa delle proprie ragioni”. Per questo la Luna nera, simbolicamente personificata da Lilith, è presagio di calamità e malefici, è l’archetipo di antiche paure, un’eredità che ha pesato sulla donna fin dall’antichità. Invero Lilith rappresenta la parte nascosta, rimossa e rifiutata dell’archetipo femminile. Quando la personificazione del femminile, riconoscendosi in Artemide riesce ad identificarsi con la Natura avviene un processo che ha potere terapeutico e che apre la via alle zone vergini della nostra psiche così da interrompere tutte le stimolazioni esterne sul proprio Ego: una pausa che ritempra le energie e concilia con il mondo. La personalizzazione di Artemide comporta la difesa del proprio territorio interiore ed esteriore: bisogna diventare ecologisti della psiche oltre che della Natura, per difendersi dall’impatto profano della società e del mondo. L’Io non deve appropriarsi di tutto l’inconscio, rischieremmo di essere completamente addomesticati. Artemide può dare la vita come può dare la morte. Si legge nell’Ippolito di Euripide:“Già questa tempesta ha attraversato il mio ventre. Ma nel cielo c’è una dea delle nascite, l’arciera verso la quale lancio il mio grido, Artemide! E alla mia preghiera, aiutata dalle dee, viene sempre ad assistermi”. Non Giunone, la dea Madre, ma Artemide era la dea che veniva invocata per guidare un evento naturale come il parto, ma anche per chiedere una morte rapida quando la madre si rendeva conto che non ne sarebbe sopravissuta. L’indipendenza e lo sviluppo della forza fisica fanno di Artemide la protettrice degli adolescenti fino all’età in cui si dovevano assumere le responsabilità del cittadino. Essa presiedeva al loro sviluppo fisico e nel contempo offriva loro l’opportunità di godere di una vita inizialmente “incolta”in considerazione dell’età spesso refrattaria alla disciplina. Si sa che a Sparta le ragazze si esercitavano a lottare nude con il corpo spalmato di olio affinchè l’energia fisica rafforzasse l’energia primitiva femminile. Il culto di Artemide-Diana finì male: profanata la sua interiorità, dimenticata la sua energia primitiva, saccheggiate le sue foreste, abbattuti gli alberi di interi territori per la costruzione di navi da guerra, condannate ad una ingloriosa e dolorosa fine le sue seguaci che vennero considerate streghe. Nella nostra epoca la dea rappresenta un archetipo dei valori del femminile cui la donna dovrebbe fare riferimento per ritrovare un ruolo che forse ancora non conosce, anche se le appartiene. Le testimonianze raccolte da diversi scritti sono orientate a considerare l’universo del femminile come espressione di un’alterità radicale posta al di fuori di qualsiasi forma organizzativa sperimentata e di ciò che è stato detto nella storia dei popoli dove il genere maschile è diventato il parametro di individuazione di tutte le identità. Bisogna invece sottolineare che ogni categoria di genere ha le sue peculiarità. Forse una riconsiderazione del paganesimo rimosso potrebbe dare un quadro della totalità degli aspetti del femminile al quale la donna ha sovrapposto il femminismo che ha espresso tutte le negatività di genere: ne ha proclamato l’uguaglianza insistendo sulla somiglianza piuttosto che sulla differenza: una equazione più facile da raggiungere, ma assolutamente inefficace per l’integrazione e l’armonizzazione dei due ruoli che il mondo oggi richiede. Anche Pitagora innalza il genere femminile sottolineandone la natura religiosa ( riferibile all’orfismo pitagorico con la supremazia della Grande Madre) e la dignità su cui questa si fonda: si tratta di una filosofia che pur poggiando sulla fisicità, si eleva a contemplare la divinità suprema, facendone intuire più l’aspetto lunare che riconoscerne quello solare. Questo ritorno ad una visione pitagorica del mondo pre-ellenico verrà ripreso nelle dottrine gnostiche, in particolare in quella dei Templari restituendo supremazia alla materialità materna in contrapposizione alla dottrina cattolica che oppose al principio prevalentemente femminile-materiale quello puramente spirituale-paterno. Contrapposta allo ius civilis, la dottrina della Gnosi “evidenzia lo sviluppo consequenziale dello ius naturalis che risponde alla natura materna di Afrodite…. e alla legge della creazione naturale diffusa uniformemente su tutto ciò che è tellurico, che ripudia le leggi che costituiscono attentati all’eguaglianza naturale, che rinnega qualsiasi “mio” e “tuo” per donne e beni, che abolisce ogni “più”o“meno”e che nella proprietà privata scorge una violazione del diritto”, tanto era coeso il valore della comunità nelle società femminili, a fronte della valorizzazione dell’individuo nelle culture solari patriarcali. Un quadro più completo volto a comprendere le basi per un percorso di armonizzazione del maschile con il femminile nella Libera Muratoria, ci spinge a considerare altri parametri, quali ad esempio le forme di pensiero femminile e maschile. Il modo di pensare al femminile procede dalla visione di un insieme dove informazioni ed esperienze vengono messe in relazione tra loro, individuandone differenze, connessioni, simbolismi per arrivare alla conoscenza attraverso un processo sintetico, induttivo, analogico; un procedimento che non separa, ma unisce anche attraverso percorsi invisibili ed oscuri, dove possono manifestarsi l’indecisione e l’indeterminatezza della donna, per poi tornare alla luce con nuovi saperi; il pensiero maschile, analitico e logico-deduttivo in riferimento al principio di causa-effetto penetra nelle cose isolando i diversi aspetti del contesto fino ad arrivare alla conoscenza razionale. I due percorsi di pensiero, ricettivo (induttivo) penetrativo (deduttivo), per la loro complementarietà possono creare processi mentali armoniosi e completi, cosa che evidentemente non si è ancora realizzata per il sopravvento di uno sull’altro nonostante i cambiamenti sociali, politici, culturali, religiosi del mondo d’oggi che potrebbero offrire alla donna la possibilità di ritrovare ed esercitare il proprio ruolo. Anche le neuroscienze, in appoggio alle considerazioni psicologiche, evidenziano oggi un modo di pensare maschile e femminile attribuibile alle diverse funzioni degli emisferi cerebrali. “L’emisfero sinistro acquisisce i codici e le regole familiari e sociali e con essi sviluppa una personalità adatta all’ambiente socio-culturale in cui vive”. Esso induce una personalità conservativa e ripetitiva, e come tale difende ed impone i propri schemi mentali. L’emisfero destro interpreta fisiologicamente le informazioni in base al proprio codice genetico. (Esso) “si sostituisce agli stimoli ambientali (tipologie predominanti del pensare, abitudini, regole, tradizioni buone e cattive) programmando ed inviando stimoli all’emisfero sinistro per tentare di liberare l’individuo da abitudini, idee preconcette e riorganizzargli le informazioni distorte”. Risulta conseguente che l’Io dell’emisfero destro ci rende obiettivi, creativi, quello dell’emisfero sinistro competitivi ed egoici. L’emisfero sinistro, secondo la tesi dei neurobiologi evolutivi, ha assunto una dominanza che genera conflittualità, ingiustizia aggressività, guerra, violenza caratterizzanti il mondo attuale, che richiede invece di riportare il pensiero nei binari della duttilità mentale, della creatività e della immaginazione. Per abbattere i modelli mentali negativi dell’emisfero sinistro è necessario, come indicano i neurobiologi, educare il cervello destro attraverso una “scienza umana”che faccia convivere in un processo di integrazione le due componenti allo scopo di favorire l’armonizzazione sociale ed umana”. Le due forme di pensiero fanno parte entrambe sia del genere maschile che di quello femminile: ciò che varia è la prevalenza dell’una rispetto all’altra in riferimento a quanto è più connaturale. Se è comunque accertato che nella donna, pur non escludendo l’influenza dell’emisfero sinistro, prevale quella del cervello destro, questo non toglie che entrambi i generi, in relazione alla propria componente femminile, abbiano una grande responsabilità nell’elevazione del genere umano. A titolo di conferma si riportano alcune citazione, estrapolate da un discorso pronunciato dal Gran Maestro della G.L.D.I. Luigi Pruneti, durante le Giornate celebrative dei primi Cento Anni della nascita della nostra Obbedienza, che potrebbero costituire la premessa di un Manifesto sul riconoscimento e la valorizzazione del femminile. “In un mondo pervaso dalla crisi dell’etica e dallo smarrimento morale, il libero muratore deve ritrovarsi in se stesso affinché …la Libera Muratoria diventi scuola civile di pensiero…, eserciti la tolleranza come apprezzamento della diversità….per un confronto dialettico finalizzato alla crescita del progresso… pratichi la fratellanza nell’educazione all’ascolto degli altri come soggetti fondamentali del nostro esistere………(Bisogna) diventare soggetti di cultura, promuovere il confronto, il dialogo…, i valori universali di giustizia, pace, equità, diritto alla dignità, …la lotta per la corretta informazione, …(contro) l’ignoranza e il pregiudizio……”. Il contesto della nostra Obbedienza a carattere misto è il luogo più idoneo a realizzare questa trasformazione partendo dalla considerazione che “le pseudo-finalità attribuite alla donna e all’uomo nell’arco dell’evoluzione culturale dei popoli, hanno impedito che si fornisse loro un’educazione atta a sviluppare un’interazione utile alla dinamica evolutiva delle loro diversità”, Uomini si nasce, umani si diventa. Per questo uomini e donne vivono nel mondo profano in un continuo conflitto con la propria realtà genetica. Occorre dunque che la donna scopra il ruolo naturale e la realtà fisiologica del proprio femminile e maschile per comprendere la sua funzione sociale, parimenti dovrebbe fare l’uomo per riconoscersi con reale dignità nel proprio maschile e femminile. Partendo da queste premesse è auspicabile una presa di coscienza, a breve termine, dei rispettivi contributi che in termini di femminile e maschile possono esprimere uomini e donne operanti in una Libera Muratoria a carattere misto, ispirandosi non tanto verso modelli della cultura passata, ma cogliendone le valenze in termini di tradizione “a partire da una riconsiderazione dei miti e degli archetipi del femminile” attestati nei nostri Templi.
V.C. Zarattini

20 marzo 2010

- Kamea di Marte.


15 marzo 2010

- Kamea di Giove.


14 marzo 2010

- Il giuramento iniziatico.


Nel corso di una vita di appartenenza alla Massoneria sono letteralmente infinite le volte in cui o pronunciamo personalmente una solenne formula di giuramento o ne ascoltiamo le parole quando davanti all'ara s'inginocchia un Fratello. Troppo spesso, però, i comportamenti, le scelte, gli indirizzi, le impostazioni assunti dai Fratelli dimostrano che la “formula” dei giuramenti è stata udita, non ascoltata e non assimilata e che non abbastanza o per niente è stato riflettuto “sulla gravità dell'atto” compiuto e sugli “obblighi” assunti. Nella vita profana è ormai una triste abitudine quella di non dare valore alle parole, di decidere per se stessi e gli altri senza troppo approfondire, con una non curanza che non mettiamo neppure nella scelta di una pietanza in un ristorante. E' vero che decidere se carne o pesce, se fritto o arrosto coinvolge direttamente il nostro egoistico palato mentre impegni morali, sociali, umanitari sono concetti vaghi, indefiniti, e corrispondono a parole di cui ci riempiamo la bocca, che ci fanno partecipi del bonismo generalizzato e puntualmente rispolverato dalla canfora quando si tratta di far versare qualche lacrimuccia. Preferiamo, però, lasciare tutto quanto avvolto in una nebbia che non ci scomodiamo a diradare forse per timore di rivelare a noi stessi la nostra totale mancanza di volontà e fondamentale disinteresse. Certo è che ci aspetteremmo che impegni presi “liberamente e spontaneamente” fossero rispettati proprio perché assunti soltanto honoris gratia tra uomini che si vogliono di buoni costumi, in una società, quella dei Liberi Muratori, dove ancora non ci si vergogna a parlare di onore. Purtroppo mi accorgo che la profanità sta penetrando nella Libera Muratoria; per ora non è nulla di vistoso ma non mancano i segnali di una pericolosa deviazione che rischia di svuotare la Massoneria di ogni significato e di ogni tradizione portandola a diventare una associazione qualsiasi. Le parole che abbiamo, prima ascoltato e poi pronunciato, il giorno della nostra iniziazione diventano gusci vuoti al momento in cui il protagonismo si sostituisce alla ricerca di un miglioramento, quando il lavoro non è più “a gloria ed onore dell'Ordine” ma a glorificazione e lusinga del proprio io, l'operare non è più diretto al “bene e progresso dell'umanità” ma alla coltura del proprio orticello e all'abbellimento della propria corte, allorché le cariche si trasformano da servizio a potere. Consideriamo che siano dannosi per la Massoneria sia per la sua interiorità sia per la sua immagine esterna tutti gli uomini i quali, attratti da chissà quale miraggio profano, bussano alla porta dei Templi credendo di trovarvi dei complici e non dei Fratelli, sperando in vantaggi materiali di natura sociale ed economica. Non meno pericolosi sono coloro che interpretano a modo loro ed a loro profitto il cammino iniziatico vedendolo come una scalata al successo e compenso, in molti casi, di frustrazioni personali sofferte nella vita profana. Esiste un terzo caso di uomini i quali, cercando una via per migliorare, un modo per dedicarsi all'umanità, una filosofia e condotta di vita stravolgono il significato dei contenuti latomistici ed interpretano la Libera Muratoria volendo farne, a seconda dei casi, una società di mutuo soccorso, un'opera pia, una dottrina ed altro. Infine troviamo anche una categoria di massoni che appartengono ad altre associazioni che si dedicano alla ricerca spirituale e che stravolgono la spiritualità massonica in misticismo. Dobbiamo stare attenti al fatto che molte società, pur rispettabili, pur non in “urto od in opposizione con la Libera Muratoria” propongono metodi di ricerca, certamente validi, tuttavia non corrispondenti ai principi ed ai fini massonici. Ricordiamoci che siamo noi a dover cambiare – per questo riceviamo l'iniziazione che ci consente di cominciare di nuovo- e non l'Istituzione massonica e che qualsiasi deformazione a scopo personale, materiale o spirituale, è fortemente negativa e altera sostanza ed intenti muratori. Tutti questi finiscono con il formare il gruppo di coloro che sono solito definire iscritti alla Massoneria i quali, prima o poi, rendendosi conto di non aver fatto la scelta giusta lasciano l'Istituzione denigrandola, seminano zizzania per dimostrare di avere in mano scettro e potere, si rivestono di false sembianze che, ahimè, riescono a far apparire carisma ai più giovani, ai meno preparati ed anche a quegli anziani che di spirito massonico poco o nulla hanno capito e che si sentono lusingati di essere circondati da baldi, anzi baldanzosi leoncini rampanti, loro diretti allievi. Sarebbe compito dei “vecchi” che dovrebbero essere più saggi riportare a dimensione “giusta e perfetta” ogni forma di aspettativa ed aspirazione errata e pericolosa; mi accorgo con profondo dispiacere che non sempre è così e dei Maestri rimane soltanto il nome perché hanno ingannato gli altri e soprattutto se stessi non essendo stati capaci di ricevere l'Insegnamento e di identificarsi con esso. Lascio valutare a tutti voi, Fratelli, quali siano e di chi siano le responsabilità, quanto e come siamo coinvolti, quali rimedi possiamo portare. Mi limito a dire che bisogna dare prova del coraggio richiestoci quando bendati abbiamo varcato la soglia del Tempio nella speranza di trovare la Luce. Confessiamoci di avere sbagliato, abbiamo la forza di correggerci e ricominciare, sappiamo imparare, lasciare da parte, se necessario e per quanto doloroso, l'indulgenza quando minaccia di diventare fonte di diffusione del male, di tagliare gli arti incancreniti, se non si staccano da soli. Ripensiamo al valore del giuramento iniziatico – potrei anche ripercorrere i giuramenti dei vari gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato dai quali emerge che impegno e dovere crescono e dalla linfa del primo giuramento nascono piante solide sulla radice comune ma che assumono una funzione specifica. Ritorniamo quindi alla sorgente, al primo giuramento iniziatico per riscoprine insieme tutta la potenza:
Io...liberamente e spontaneamente, con pieno e profondo convincimento dell'anima, con assoluta ed irremovibile volontà, alla presenza del Grande Architetto dell'Universo, prometto e giuro...”.
Queste parole racchiudono tutta la sostanza della Libera Muratoria e della sua impostazione manifestando anche la differenza con ogni altra forma di giuramento e promessa. Il giuramento esoterico coinvolge l'uomo nella sua totalità, ragione e spirito, razionale ed irrazionale, limitato ed illimitato, presente e futuro, è espressione di una libera scelta di una mente non sottoposta che rispettando un Ideale segue i dettami della ragione, è il grido liberatorio di chi emerge dalle tenebre, è la voce di una “Istituzione che ha il suo principio nella ragione...che ...lasciando a ciascuno la libertà di credenza, è libera da qualsiasi dogma religioso, ...è progressiva, non impone alcun limite alla ricerca della verità”. Come possiamo sgretolare la forza, annientare la saggezza, deturpare la bellezza di un impegno così profondamente umano da cogliere in poche parole tutta l'essenza dell'umanità? A chi facciamo del male se non a noi stessi sostituendo alla solennità di una promessa la pompa della falsità? Perché tradire un'idea, un modo di pensare e vivere che dovremmo aver abbracciato per amore della virtù e ripugnanza del vizio? Stiamo facendo a noi stessi ed agli altri quello che non vorremmo ci fosse fatto ed allora, tutti noi, qualsiasi grado rivestiamo, qualsiasi ufficio ricopriamo proviamo a ritornare con la mente, anche e soprattutto dopo anni, alla Riflessione iniziale, ai suoi messaggi ed ai suoi insegnamenti, a cosa significhi essere “libero e di buoni costumi”.
Franco Franchi

- Kamea di Saturno.


8 marzo 2010

- Lo Zodiaco e la musica delle sfere.


La regione della volta celeste che si estende per circa 8° di latitudine Nord ed altrettanti a Sud rispetto all’eclittica fu chiamata dagli antichi osservatori del cielo Zodiaco.
Questi divisero tale fascia celeste in dodici zone , in ciascuna delle quali ricercarono come punti di riferimento alcune stelle – in genere le più brillanti – ed alla configurazione geometrica loro propria dettero, per lo più, il nome di animali. Non conosciamo la ragione di ciò; forse una semplice analogia di facile memorizzazione o magari, ipotesi più interessante, il richiamo ad un ancestrale bestiario simbolico i cui nessi semantici ormai, come avviene in genere per i simboli, restano sepolti dalla spessa coltre del tempo.
La necessità di individuare nel cielo la regione zodiacale, fu dovuta al fatto che i due grandi luminari, Sole, Luna ed i 5 Pianeti allora conosciuti, si muovono in questa fascia senza travalicarne i limiti.
Il Sole infatti, oltre al moto apparente intorno alla Terra, sembra anche scorrere lungo la volta celeste percorrendo una linea detta eclittica e poiché il moto dei Pianeti si discosta di pochi gradi da questa, la maggiore inclinazione (7°circa) spettando anticamente a Mercurio, è comprensibile che una fascia di 8° di latitudine celeste a Nord e a Sud fosse sufficiente come utile zona di riferimento per studiare la posizione dei Pianeti nel cielo. Ciò risulta più evidente se ci riportiamo al sistema eliocentrico; la vera eclittica, allora, è l’orbita di rivoluzione terrestre che individua un piano orbitale passante per il Sole. I piani orbitali poi dei Pianeti intorno al Sole e della Luna intorno alla Terra, non sono complanari all’orbita terrestre ma variamente inclinati. Il primato oggi spetta a Plutone, poco più di 17°. Lo Zodiaco è stata quindi la prima tavola sperimentale dell’umanità per effettuare osservazioni sistematiche di un fenomeno grandioso: il moto dei Pianeti intorno al Sole. Tale schema aveva anche un significato astrologico. E’ bene intendere che in quei tempi lontani non esisteva la dicotomia odierna fra astrologia ed astronomia anzi, vi era solo un’astrologia intesa come logos degli astri. Il logos, nel suo significato primitivo, era l’argomentazione di un discorso. E fu solo dopo che, da tali argomentazioni, nacquero i nòmoi cioè quelle leggi che il moto delle Stelle e dei Pianeti erranti parevano assumere come modelli di comportamento, quindi un’astronomia modernamente intesa. Infine la tendenza istintiva dell’uomo di divinare il futuro unita all’impulso, sempre presente, di ricercare un legame fra Microcosmo vitale e fenomeni che investono ben altri ordini di grandezza in modo che questi ultimi potessero dare un senso alla trascurabile presenza dei primi, fece sperare che la nascita di un uomo si legasse in qualche modo ad un evento cosmico. La posizione degli astri dava, per così dire, un’impronta all’evento vitale, in modo da segnarne il destino. Nasceva l’oroscopo che ancor oggi, checché se ne dica, gode di buona salute in quanto le motivazioni di fondo restano le stesse.
Un problema in apparenza del tutto secondario, è la ragione che ispirò la divisione dello Zodiaco in dodici parti, i celebri 12 segni astrologici. Si può pensare in prima istanza ad un motivo di semplicità geometrica; è facile infatti dividere una circonferenza in sei parti uguali, inscrivendovi un esagono regolare e quindi un dodecagono. Il 12 potrebbe anche riportare ad un antico sistema numerico con base duodecimale. Tale base è infatti particolarmente utile essendo il 12, nella serie naturale dei numeri, divisibile per 2, 3, 4, 6. Divisioni e calcolo delle frazioni, allora, potevano risultare più semplici rispetto al sistema decimale divisibile solo per 2 e per 5. Vi è infine una tradizione che dà al 12 un valore del tutto particolare in quanto è il primo numero naturale che moltiplicato per 3/4, 2/3, 1/2, dà valori interi: 9, 8, 6. Che importanza ha questo fatto? Immaginiamo di avere due corde, di uno strumento musicale, dello stesso materiale e spessore e sottoposte alla medesima tensione, le cui lunghezze stanno fra loro come 2 sta a 1, ad esempio la prima lunga un metro e la seconda mezzo metro. Queste, messe in vibrazione contemporaneamente (accordo) o in successione (melodia), daranno suoni di consonanza gradevole per unanime consenso e molto somiglianti tra di loro, più di qualsiasi altra consonanza. E’ l’intervallo di ottava, quello cioè tra due Do successivi. Se prendiamo altre due corde, l’una di lunghezza pari alla media aritmetica delle prime due (0.75m) e l’altra uguale alla loro media armonica (2/3 di metro) otterremo, anche in questo caso, delle consonanze gradevoli, avendo realizzato una nota di Fa e una di Sol (le cosiddette “quarta” e “quinta”). L’accordo di Sol appare essere particolarmente piacevole. Complessivamente abbiamo quattro note musicali, è l’antico Tetracordo od Elicona. Scelta quindi arbitrariamente la prima nota (la “tonica”) che, nell’esempio fatto, corrisponde alla corda di lunghezza unitaria (1), allora anche le lunghezze delle altre corde saranno automaticamente definite (3/4 per il Fa, 2/3 per il Sol, ½ per il Do successivo). L’altezza delle quattro note sale partendo dalla tonica (la più grave) diventando il suono via via più acuto, perché aumenta la frequenza di vibrazione; una nota infatti è detta più alta allorché aumenta la sua frequenza. E’ da notare che nelle scale musicali, ad esempio la scala diatonica maggiore di Zarlino (detta anche di Aristosseno) che è stata così importante per la musica europea, la nota dell’unisono (Do di partenza) viene data pari a 1, il Fa pari a 4/3, il Sol a 3/2 e il Do dell’ottava superiore uguale a 2. In tal caso i numeri esprimono non la lunghezza delle cordema il rapporto “delle loro rispettive frequenze” rispetto alla frequenza dell’unisono.
Tale rapporto è detto “intervallo”. Essendo la frequenza pari al reciproco della lunghezza della corda avremo, ad esempio per il Sol, 2/3 di lunghezza e 3/2 di frequenza, per l’unisono o tonica 1 di lunghezza e 1 di frequenza, da cui 3/2 : 1 = 3/2. Così per le altre note. A queste note primitive ne furono aggiunte altre realizzando una scala a 7 note o scala pitagorica, come ci tramanda Filolao. Poiché gli astri erranti nello Zodiaco erano sette per gli Antichi, questi pensarono che vi fosse una qualche musica delle sfere.
Ma i tempi di rivoluzione dei Pianeti od anche la loro distanza dal Sole che oggi, grazie a Keplero conosciamo perfettamente, non permettono di ritrovare un algoritmo matematico/musicale che giustifichi tale modo di vedere. Forse una qualche verità, come avviene in genere per le tradizioni, c’è. Il grande astronomo Giovanni Keplero nel cammino percorso per arrivare alle tre mirabili leggi che regolano il moto dei Pianeti intorno al Sole, si trovò nella necessità di calcolare con precisione i tempi di rivoluzione e di congiunzione degli stessi. Riprendo dall’ Armellini il suo modus operandi. Keplero chiamò “rivoluzione siderea” di un Pianeta il tempo (t) che il Pianeta, visto dal Sole, impiega a compiere una rivoluzione sulla sfera celeste e quindi il tempo, affinché la sua longitudine celeste quale apparirebbe ad un osservatore “collocato” nel Sole, aumenti di 360°. Due anni terrestri, sono media armonica fra il tempo di rivoluzione siderale e sinodico di un Pianeta che ruota intorno al Sole e un anno terrestre è metà di tale media armonica.
Il tutto si può riportare in un quadrato dove a e b rappresentano i valori delle aree dei due rettangoli in cui questo viene diviso – come abbiamo visto sopra – e l’anno terrestre pari all’area del complemento dello gnomone. Secondo la regola dettata dallo gnomone. Si potrebbe obiettare che per i Pianeti inferiori la formula (2) dà, per analoga trasformazione, ab/(a-b)=1, quindi il divisore viene dato come differenza e non come somma delle due grandezze, ma basta prendere come unità di riferimento del tempo l’anno di Mercurio, il veloce messaggero degli dei, ed allora tutti i Pianeti saranno superiori e la formula della media armonica resterà valida. Possiamo quindi considerare lo Zodiaco come la grande sala del concerto celeste; vi è un bravo direttore d’orchestra, il Sole, ed un primo violino sulla cui nota gli altri Pianeti musici accordano, in una prova generale di congiunzione, le corde del tempo dei loro strumenti. Allora congiunzioni, opposizioni, trigoni, quadrature... altro non sono che momenti di una sinfonia celeste: la musica delle sfere.
Luigi Moreschini

2 marzo 2010

- Non Quantità ma Qualità.


Indicare le qualità del Massone rimanda spontaneamente alla domanda «che cosa é la Massoneria?»... ma, forse, induce a definire «cosa essa non é e, soprattutto, cosa non dovrebbe mai essere».
Attraverso una serie di fondamentali distinzioni fra Ordine iniziatico ed Associazione profana, tenterò di mettere in evidenza le qualità che dovrebbero venire richieste ad un bussante e, soprattutto, quali terreni approfondire nell’analisi di quest’ultimo affinché egli possa essere considerato idoneo ad affrontare il percorso iniziatico. L’obiettivo fondamentale di questo elaborato é mirato alla ri-scoperta di quei valori che sono andati un po’ perduti e che, a detta di molti Fratelli, caratterizzano la crisi che sta attraversando il nostro Ordine. Forse, un più oculato scrutinio del bussante, potrebbe costituire per la Massoneria una scelta di fondo importante, suscettibile di metterci al riparo dalla tentazione (un po’ semplicistica) di rinverdire le colonne per pura adesione formale e numerica, e non in virtù di qualificazioni e di valori che, nel corso della storia, hanno reso grande il nostro Ordine.
Dirò subito che, malgrado qua e là se ne possa erroneamente evincere il significato, escludo nel modo più assoluto che il termine di qualificazioni, possa essere assimilato al significato di intelligenza o, peggio, di potere. Un’intelligenza non accompagnata dalla dovuta saggezza, oltre che inutile, sarebbe davvero sprecata!
Una comunione di individui che decidono di raggrupparsi per lavorare insieme viene chiamata Ordine Iniziatico quando essa presuppone l’adesione ad una Regola o un Rito attraverso cui conseguire un determinato fine che si situi al di là di riscontri puramente legati al possesso ed alla materialità. Il termine Rito deriva dal latino ritus, ordine prescritto, parola derivante a sua volta da una forma dell’Indoeuropeo vedico rta o arta che evoca l’ordine del cosmo. In particolare, l’aggettivo Iniziatico significa il percorso o il movimento che intraprende una persona giunta alla soglia della presa di coscienza (o, comunque, del desiderio di cambiamento profondo del suo essere), con l’obiettivo di assumere il controllo delle sue facoltà psichiche superiori. Con l’iniziazione, la persona compie un’operazione interiore che costituisce il primo passo verso la trascendenza del proprio Io e, quindi, verso la separazione/liberazione del proprio desiderio di possesso materiale, qualsiasi esso sia. Tale processo di separazione/liberazione avviene attraverso un costante movimento dell’Essere in cui egli stesso é attore di una serie di Rettificazioni che, partendo dai vincoli dell’esistenza subpersonale, lo porterà a muoversi nella direzione della Libertà e dell’Amore verso l’Altro.
Non é, per contro, un Ordine e, ancor meno, un Ordine Iniziatico un’associazione di individui che limita la propria attività allo scambio dialettico, nel senso più ampio del termine. Bene inteso, lo scambio dialettico ha un suo valore importante e profondo che qui non é minimamente messo in discussione. Nel paragone con l’Ordine Iniziatico, l’associazione così descritta se ne dissocia però sensibilmente in quanto in essa la Dottrina prevale sulla Conoscenza, malgrado il fatto che la circolazione del Sapere, dello scambio relazionale e dell’approfondimento concettuale, costituiscano una fonte inesauribile di progresso e di incrementazione di conoscenze teoriche. Congiuntamente ad altri elementi che le caratterizzano e che verranno esaminati successivamente, già nei termini di Sapere e Conoscenza incontriamo una prima fondamentale differenza per quanto riguarda i meccanismi e le fonti di apprendimento (ma anche di approfondimento e di crescita) che dovrebbero regolare e, nel contempo, distinguere l’Ordine Iniziatico dall’Associazione profana, con particolare riferimento al tipo di legame che questa distinzione produce al loro interno e tra i membri che ne fanno parte. Nel paragrafo seguente, tenterò di esplicitare la differenza fondamentale tra questi due termini. In seguito elencherò altri fattori - non meno importanti - che segnano la differenza tra Ordine iniziatico e Associazione profana.
Nel discorso comune i concetti di sapere e conoscenza vengono spesso confusi e assimilati l’un l’altro; ritengo però che una brevissima disquisizione sul tema possa gettare luce su quanto qui é in discussione. Il sapere, a differenza dell’informazione e dell’assoluto primato dell’oggettività che la dovrebbe caratterizzare, consiste in una trasmissione di pensieri, opinioni, teorie o concetti che implica un rapporto di ascolto partecipe tra mittente e ricevente, dove gli universi rappresentativi dell’uno e dell’altro si mescolano, si percepiscono e si compenetrano. Questa concezione induce lo psicosociologo francese B. Charlot, nel suo luminoso saggio intitolato «Le rapport au savoir», a ritenere che, pur ascrivendosi al registro dell’oggettività, «Le savoir est un rapport avec Autrui». Pur agendo (come l’informazione) sotto l’egida dell’oggettività, il Sapere consiste in un'appropriazione dell'informazione da parte del soggetto ed una conseguente modificazione sia di quest’ultima sia del suo universo rappresentativo e cognitivo.
Esso é, quindi, prodotto dal soggetto confrontato ad altri soggetti in uno scambio relazionale e sociale profondo, diventando così un prodotto comunicabile, ovvero «un'informazione disponibile per gli altri» (J.M. Monteil, 1985).
Il tema della Conoscenza, dal canto suo, sin dall’antichità ha impegnato i nomi più grandi della Filosofia: da Aristotele a Piaget, da Plotino a Husserl i grandi epistemologi hanno investigato uno fra i più grandi e, nel contempo, fra i più affascinanti misteri che avvolgono da sempre l’Essere Umano, quello cioè relativo alla ricerca della Verità. Già questo primo termine richiede una breve analisi che ci permetta di non scadere, come spesso succede, in un suo utilizzo vuoto o scontato. Che cosa è, quindi ed innanzitutto, la Verità? Il termine di Verità corrisponde a qualche cosa, un’entità, che possiede in misura totale ed in modo incontestabile le caratteristiche proprie del suo essere e della sua natura. Già Plotino (203–270 d.C.), abbracciando la tesi teologica e metafisica, sosteneva quanto segue: «La Verità Vera non è in accordo con un’altra cosa ma in accordo con se stessa: essa non enuncia nulla fuori di sé, ma enuncia ciò che essa stessa è.» (Enneadi, V,5) La Verità non é quindi un valore relativo a qualcos’altro, commerciabile o scambiabile, ma assume una connotazione di valore assoluto, non coordinato né coordinabile con altri valori. Essa é in Sé. Il problema sorge laddove, mentre talune correnti definiscono la Verità come un fattore esterno al soggetto, forzando così quest’ultimo a seguire percorsi conoscitivi sorretti dalla ragione e dall’intelletto, talaltra la considera come fattore interno, intrinseco al soggetto, di cui quest’ultimo rappresenta – anche a sua insaputa – un perfetto isomorfismo e per il quale il meccanismo dell’intuizione aprirebbe le porte all’evidenza. Come vedremo in seguito, il concetto di Verità più aderente al pensiero massonico sembrerebbe corrispondere alla seconda prospettiva, ovvero quella che concepisce la verità come un fattore interno al soggetto. Lo vedremo soprattutto nella distinzione tra la via mistica a la via iniziatica, in riferimento soprattutto al fatto che, mentre nel misticismo l’individuo é passivo, ricevente, nella via iniziatica egli é parte attiva e partecipante al processo di assorbimento della verità. In tal senso, il metodo che permette all’Essere di avvicinarsi alla Verità sembrerebbe allora risiedere in un atteggiamento contemplativo, sorretto dalla sospensione di giudizio ed immerso nello stupore (epoché), in quanto vettore capace di rendere possibile alle cose stesse di manifestarsi nella loro essenza. Secondo E. Husserl (1859-1938), padre fondatore della fenomenologia, quando l’epoché è stata effettuata, la Verità corrisponde alla stessa Evidenza con cui gli oggetti fenomenologici si presentano all’essere, siano essi degli oggetti teoretici, etici o morali, prospettiva questa fortemente presente nell’attitudine massonica.
In modo generale e senza volermi dilungare nell’acribia della disamina, due sembrano essere i piani su cui viene definita la Verità: il primo è quello relativo ai dati del mondo, agli oggetti che preesistono, al Principio supremo e al conseguente Ordine perfetto delle cose (verità in sé); il secondo, quello dell’Essere umano, concepito come una struttura complessa nel suo divenire, alla quale è data la possibilità, sin dagli inizi, di far corrispondere in modo isomorfo le sue leggi interne ed il suo funzionamento generale al Principio Generatore, ciò che corrisponde al G.A.D.U. (verità per il Soggetto). L’Essere, in altri termini, è dotato, a partire dalla sua nascita, di potenzialità, di competenze, di strumenti che, una volta sviluppati nell’ontogenesi, lo possono mettere in condizione che gli venga rivelata la sua appartenenza al principio cosmico e perfetto. Tutto dipende dal grado di consapevolezza e di coscienza che, per un motivo o per l’altro, sarà in grado di sviluppare nel corso della sua vita. Anche l’intuizione o – più semplicemente – la capacità di accorgersi dei fatti del mondo in virtù dello stupore fenomenologico sono elementi che crescono con l’esperienza, subiscono delle modificazioni e soggiacciono alle leggi dell’apprendimento, della crescita personale e coscienziale. Tra le molteplici definizioni che la distinguono, proporrei di abbracciarne una particolarmente aderente al nostro lavoro massonico ed al metodo che contraddistingue il nostro modo di vedere e di percepire le cose. In tal senso, propongo di intendere il termine Verità con quella che sembra essere la sua connotazione fondamentale, ovvero quella di Rivelazione o Disvelamento.
Parallelamente alle definizioni di Verità appena esaminate, esistono di conseguenza due grandi interpretazioni del concetto di conoscenza o di percorsi volti alla scoperta della verità. Da una parte troviamo correnti che mettono l’accento sull’aspetto razionale, oggettivo, mirato soprattutto alla scoperta di enti o di oggetti che devono essere analizzati, descritti, spiegati e riprodotti. Dall’altra, ci sono buone ragioni per supporre l’esistenza di una forma di conoscenza più soggettiva, interiore, intuitiva, che mira a far apparire oggetti o enti che sono già lì, con i quali l’essere umano si accorda o che richiama, attraverso lo stupore e la contemplazione, come un musicista richiama, eseguendolo, il brano musicale ogni qualvolta lo desideri e a seconda del suo grado di consapevolezza. Ancora una volta, viene riproposta qui la dicotomia tra la corrente Aristotelica e quella Platonica.
Per l’Ordine Massonico potrebbe essere altrettanto illustrativo immaginare che la conoscenza, come l’architettura e l’arte del costruire, implica la costante interrelazione tra due componenti fondamentali: da una parte, la costruzione interiore, la ricerca della verità dentro di sé, la capacità di tracciare percorsi di Verità a partire dall’Iniziazione e dal desiderio di trasformazione di se stessi e, dall’altra, la costruzione vera e propria, ovvero la messa in opera, costituita da materiali che, attraverso la loro manipolazione e l’applicazione di tecniche, assumono significati simbolici che subito rimandano alla cosa rappresentata. In tal senso, mentre la seconda componente sembrerebbe appartenere al terreno del Sapere, la prima si ascriverebbe nell’ambito più universale della Conoscenza. O, ancora, come vedremo in seguito, é possibile sostenere che mentre la circolazione del Sapere ed il reciproco arricchimento che ne deriva, é pertinente alle fasi dello sviluppo dell’essere che lo pongono ancora in una posizione subpersonale e, quindi, egoica e legata al particolare, i percorsi di avvicinamento alla Conoscenza sono regolati piuttosto dalla posizione transpersonale, ovvero quella che offre al Soggetto una visione Universale della vita ed una comprensione di appartenere ad un contesto che trascende i confini del corpo e della mente. Va da sé che il tutto possa e debba essere concepito in modo dinamico, all’interno di un continuum evolutivo a cui corrispondono, in modo progressivo, sia le varie fasi di consapevolezza dell’essere sia, in virtù di un movimento stadiale cosiddetto a spirale, le rispettive fasi di crisi e la maturazione interiore da cui il più delle volte essa deriva.
Questo continuum evolutivo - che é anche quello che segna il passaggio dal sapere alla conoscenza - non può che costituire la chiave di volta che ci permette di interrogare il Soggetto nel suo divenire e, soprattutto, nella qualità che dovrebbe prioritariamente essergli richiesta e di cui essere dotato affinché egli possa accedere alla porta del Tempio.
Questo brevissimo excursus storico-filosofico sulla psicologia, nella qualità di Fratelli Massoni, non può che stimolare ad una riflessione relativa alle qualificazioni richieste al bussante prima della sua entrata in tempio. Come anticipato nell’introduzione, non si tratta di valutare né l’intelligenza né la portata del desiderio di autoaffermazione né, ancor meno, di potere. Si tratta di indagare a fondo sul sistema di valori personali del bussante, ma soprattutto sui suoi momenti di crisi che, come abbiamo visto, é spesso fonte di progresso personale e coscienziale. Vi é un momento nella vita di tutti noi in occasione del quale, per motivi diversi, entriamo in crisi con noi stessi, con il mondo, con i valori, con la nostra stessa spiritualità. Spesso la sofferenza e la malattia dell’anima sono all’origine di tale senso di smarrimento. L’importante é saper valutare la nostra capacità introspettiva, il coraggio di saper entrare dentro e verso noi stessi alla scoperta del nostro centro, nella speranza che questo possa essere il riflesso di un centro cosmico ed universale che ci determina e di cui facciamo parte. Vi sono persone che non sono ancora pronte per questo passo ma che credono di poterlo fare per pura proiezione egoica o realizzativa o per instabilità e desiderio di cambiamento a tutti i costi, ma senza essere disposti a spogliarsi degli orpelli della vita profana: una loro entrata in Massoneria farebbe male certamente all’Ordine, ma farebbe soprattutto male al soggetto che ne fa richiesta, poiché costretto a mentire a se stesso allorquando il suo profondo convincimento dovesse venir meno.
In riferimento al mito della caverna di Platone, é bene forse ricordarsi in particolare di un insegnamento che, fra i tanti fornitici dal racconto, sembrerebbe molto aderente a quanto qui espresso: una luce ricevuta senza dovuta preparazione spesso abbaglia o acceca. In qualche altra occasione induce a derisione. In tutti i modi produce sofferenza in chi non é preparato al percorso iniziatico ed al lavoro di introspezione che questo presuppone. Ouroboros: «Una Via, o sentiero, comporta un grande impegno ed un’ampia disponibilità di cuore e di mente.»
Alberto Giuffrida

24 febbraio 2010

- Il pregiudizio.


Se in Massoneria si vuole parlare di pregiudizio, occorre analizzare il fenomeno da due punti di vista ben distinti; i pregiudizi del Massone stesso nei confronti di tutto e di tutti, e i pregiudizi che l’«uomo della strada» ha, cosciente o incosciente, nei riguardi della Massoneria. Anche il Massone ha pregiudizi! Infatti, a prescindere dalla buona volontà di evolvere, anch’egli è e rimane un «uomo comune», costantemente influenzato, e quindi vittima, di quel mondo il quale, con crescente violenza inculca nelle menti certezze, credenze, speranze e illusioni. Quante persone giurerebbero sulla qualità di un prodotto soltanto perché i media l’hanno presentato in modo convincente, quanti credono in un posto beato nell’al di là perché qualcuno ha abusato della loro buona fede, quanti attendono un benessere definitivo perché il partito più loquace ne ha trovato la panacea! Ed ecco che la gente corre ad acclamare un Duce o un Papa, dimenticando, o non sapendo, quanto inganno la sta colpendo. Il pregiudizio è figlio della credulità. Credere crea false certezze. Credere è sovente null’altro che pigrizia; lasciare che gli altri pensino per noi! Ma come si esalta e pubblicizza un prodotto (materiale o spirituale), allo stesso modo, quando occorre, si usa denigrare, umiliare; ecco la calunnia, altrettanto efficace per creare preconcetti. Ne fu e ne è tuttora vittima la Massoneria. Integralismi ed estremismi totalitari, religiosi e politici, vi sono riusciti alla grande. Quando nei nostri Rituali si accenna ai rumori, ai metalli o alle tenebre da allontanare e da sfuggire, si intende proprio questo: liberare la nostra mente e i nostri cuori dai pregiudizi e dai sentimenti ostili; la liberazione interiore indispensabile per la ricettività spirituale. Il Massone compiuto, condizione difficilmente raggiungibile, è l’«Uomo libero», colui che nella misura massima del possibile è riuscito a liberarsi dalle idee e dalle convinzioni preconcette, secondo il motto: «Chi non dubita è schiavo delle proprie certezze. » Dunque dubitare, analizzare, cercare piuttosto che credere; «osa sapere!» esortava Kant. Liberare l’umanità dall’oscurantismo collettivo e individuale è compito di ogni singola persona. È così che l’uomo riscoprirà l’immenso dono naturale della coscienza e della ragione, sublimi facoltà umane da usare senza influenze altrui. Un mondo di uomini liberi; quale meravigliosa utopia! Ma un giorno l’uomo crescerà e, liberato dai pregiudizi, realizzerà l’«Eden in terra». Il Massone ne è certo, e lo chiama già sin d’ora il Tempio dell’Umanità.
Othmar Dürler

18 febbraio 2010

- Tavola di Smeraldo 2



Prima Proposizione
É vero, è vero senza errore, è certo e verissimo.
É vero, cioè é vero in realtà (in fatto ed in applicazione); è vero senza errore, cioè è cosa veritiera (in teoria); è certo e verissimo, cioè é cosa assolutamente vera (in principio). Con questa proposizione Ermete fin dalle sue prime parole inizia l'ammirevole simbolo conosciuto col nome di Tavola di Smeraldo con una triplice affermazione corrispondente ai tre Mondi della Magia, cioè colla esposizione di un ternario rappresentante la legge che governa la intera Natura. Infatti questo Ternario si può ridurre alla gerarchia di una stessa cosa considerata sotto tre aspetti differenti che vengono presentati al tuo esame dalle tre parti della proposizione.
É vero - Verità semplice corrispondente al Mondo Fisico; ed é questo l'aspetto sotto cui è studiata dalla scienza contemporanea.
É vero senza errore - Verità in opposizione all'aspetto precedente per formare il binario, cioè verità filosofica, ossia certezza corrispondente al Mondo spirituale.
È certo e verissimo - Verità che riunisce i due aspetti precedenti per formare il ternario, cioè tesi e antitesi riunite nella sintesi, quindi verità intelligente che corrisponde al Mondo Divino. Cosi la Verità confermata dall'esperienza nella fisica, la certezza liberata dal peso di ogni errore nella filosofia, ed il vero assoluto indicato dall'analogia nel dominio dell’infinito, sono le tre necessità della vera scienza e riuniscono in modo completo tutto ciò che la Magia può dare ai suoi adepti.
Seconda Proposizione
Ciò che e in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto
è come ciò che è in basso, per fare il miracolo di una cosa sola.
Ciò che è in basso, cioè nel mondo fisico e materiale, è come ciò che è in alto, cioè come ciò che è analogo e proporzionale al mondo spirituale ed intelligibile, e ciò che in alto è come ciò che è in basso, cioè la reciprocità complementare per fare il miracolo di una cosa sola, vale a dire per compire i prodigi di una cosa unica, per il compimento delle meraviglie della cosa unica, ossia per l'applicazione ed estrinsecazione della legge suprema, in virtù della quale si compiono le armonie della Creazione Universale nella sua Unità ammirevole.
Così tu scopri due Ternari, o per meglio dire un Ternario nei suoi due aspetti di:
- positivo - alto, analogo a basso;
- negativo - basso, analogo ad alto,
[Alto e basso sono due termini relativi non assoluti perché nell’Unità non vi è né basso né alto. Il punto matematico senza dimensioni si allarga nel sensibile, nel grande Circolo o sfera universale. Il relativo ci riferisce all'uomo dio dell'universo della mentalità umana, e al visibile in natura, secondo la percezione psico-animica differente dei differenti uomini. Apri gli occhi, o anziano!] dei quali puoi benissimo rilevare l’applicazione del metodo di insegnamento della Scienza occulta colla Analogia; giacché Ermete ti dice che l'alto o positivo è analogo al basso o negativo, mentre non si é mai sognato di dire, come taluni filosofastri superficiali hanno potuto supporre, che positivo e negativo siano eguali.
Dalla esposta disposizione si rileva non solo la costituzione del Quaternario con la riduzione del Ternario all’Unità, ma anche la costituzione del Settenario con la riduzione dei due Ternari alla Unità stessa per mezzo della frase caratteristica, per fare il miracolo di una cosa sola. E poiché tanto il Quaternario quanto il Settenario rappresentano pei dotti Cabalisti due cose analoghe ed unitarie, tu puoi con sicurezza adottare indifferentemente l'una o l'altra di queste due applicazioni per interpretare proposizioni consimili a quella che ora ci occupa. Ma torniamo al nostro commento, ed ora che ne abbiamo esaminato l'insieme esaminiamo qualcuna delle singole parti della proposizione.
Colla prima parte di essa ti si attesta che la forma é proporzionale all’idea, che l'ombra é la misura del corpo calcolata nella sua relazione al raggio luminoso che la produce. Il fodero è profondo quanto è lunga la spada, e la negazione è proporzionale all'affermativa contraria; così la produzione é uguale alla distruzione rispetto al movimento che conserva la vita, e non v'ha punto nello spazio infinito che non sia centro di un circolo la cui circonferenza si allarga infinitamente nello spazio. Ogni individualità pertanto é indefinitamente perfettibile, giacché il morale è analogo al fisico, o quanto é applicabile all'anima intera si può applicare a tutte le singole facoltà dell'anima stessa. Quindi l'alto, ossia l'intelligenza e la volontà dell'uomo, aiutato dal basso, ossia dall'immaginazione, detta di Cabalisti diafano o translucido, la cui onnipotenza appartiene appunto al solo dominio della Magia, sono strumenti di una forza e di una portata incalcolabili ed atti perciò a produrre i cosidetti Miracoli. [Miracolo è l'effetto positivamente controllato di una legge ignorata da chi l'osserva non un avvenimento fuori le leggi di natura. Un aeroplano è un miracolo per un popolo semiselvaggio. Colla frase, ciò che è in alto è come ciò che è in basso, Ermete rivela il Binario, il quale serve di misura all'Unità, e la Relazione dell'Analogia fra i termini alto e basso, la , quale completa il Ternario. L' Unità è il principio Creatore, il Binario é il principio Creato, e la loro riunione forma lo Stauros dei Gnostici ossia la Croce filosofica dei Massoni primitivi. Così è che dallo incrociamento di due rami si producono i quattro della Croce Essenica la quale girando attorno il suo centro descrive la circonferenza su cui gli ebraizzanti hanno inscritti i nomi dei 360 angeli divisi in 12 schiere. Comprendi ora come il Secreto del Binario porti a conoscere quello del Quaternario e si risolva col Ternario, e come in essi si contenga la parola del famoso enigma della Sfinge, tal quale dovette essere trovata per salvare la vita ad Edipo, espiarne l'involontario delitto ed assicurargli un trono.
La stessa Grammatica attribuisce tre persone al verbo (verbum, ) quella che parla, quella a cui si parla, e quella di cui si discorre. Così il Principio Infinito creando parla di sé a sé medesimo. Ecco adunque la vera esplicazione del Ternario, che il dogma magico esprime con Uno in Tre e Tre in Uno analogamente a ciò che è in alto è come ciò che è in basso, perché due cose che si rassomigliano, più il Verbo che le riunisce fanno tre, cioè formano il Ternario che è appunto il dogma magico universale applicato a tutte le religioni. Colla sola applicazione pratica di questo dogma, se lo vuoi, tu pervieni a guarire un gran numero di malattie fisiche agendo sul morale dell'inferno, perché il morale opera sul fisico di lui in virtù dell'assioma testé esposto; ed è appunto in questo altissimo significato esoterico che il Gran Maestro dei Miracoli guarendo una paralitica diceva che Satana l'aveva legata.
Riassumendo adunque, l'unità dell'essere e l'unità delle armonie ascendenti e discendenti, la scala proporzionale del Verbo, la legge immutabile dell'equilibrio ed il progresso proporzionale delle analogie nell’Universo, il rapporto dell'Idea al Verbo che dà la misura del rapporto fra Creatore e Creato, le matematiche necessarie dell’Infinito colla misura angolare del finito, tutto ciò è espresso dalla seconda proposizione del Grande Jerofante Egiziano.
Terza proposizione
Come tutte le cose sono sempre state e venute da UNO,
così tutte le cose sono nate per adattamento di questa COSA UNICA.
Come tutte le cose sono sempre state e venute da Uno, cioè come tutte le cose vennero da Uno solo per mediazione di Uno solo, ossia allo stesso modo che tutte le cose si sono fatte o realizzate da uno solo ed in virtù di un solo principio per la mediazione di uno solo o pel ministero di un solo agente; così tutte le cose sono nate per adattamento di questa cosa unica, cioè tutte le cose nacquero e derivarono da quell'unico principio in forza dell'adattamento, ossia tutte le cose sono nate da quella stessa unica cosa per adattamento naturale, o per congiunzione o per una qualche forma di copulazione.
Con questa proposizione Ermete affronta lo studio dei rapporti dell’Unità al Multiplo, ossia del Creatore alle cose create, ed in brevi parole sintetizza tutto l' insegnamento del Santuario sulla Creazione del Mondo, la Creazione cioè per adattamento, ossia pel Quaternario sviluppato nel Sepher Yetzirah e nei primi capitoli del Berechith di Mosè, mago ermetista ed inventore del nome sacro quadrilatero ed immutabile designato poi dai Greci col Tetragram-maton. [Yhvh o Geova nome composto di quattro lettere ebraiche hwhy I cabalisti spiegano la inesorabilità del dio mosaico perché non è un dio ma la legge universale.]
La verità esposta nella prima proposizione della Tavola rappresenta l'Unità, e ciò che é vero si trova nell'Unità considerata come principio che torna nell'Unità considerata come fine. Uno é dentro Uno, cioè dentro a Tutto. Il Tutto adunque si riduce ad Uno, ed in Magia vi é appunto un solo dogma fondamentale, il quale consiste, come già ti ho accennato, nel comprendere che il visibile é la manifestazione dell'invisibile. [In questo invisibile mi farai il piacere di non comprendere il mondo dei morti o il mondo di là dello spiritismo volgare.] La manifestazione del Ternario adunque rivela la legge immutabile dell'Unità. Infatti raggruppando il commento della prima proposizione con quello della seconda, vedrai la Verità Assoluta nei suoi tre aspetti, ai quali applicando la legge, dell'analogia ti sarà facile fino ad un certo punto di stabilire le leggi magiche e di ridurle a quell'Unità, che sintetizza il Primo Principio, ossia la causa prima dei Numeri o Miracoli, come più volgarmente puoi chiamarli.
Gli Ermetisti, ed in ispecie i Maestri Alchimisti, nei loro libri applicano spesso i principi dell'esoterismo ad elucubrazioni figurale, com’è noto usassero un dì gli antichi Magi Assiri.
Quarta Proposizione
Il Sole ne è il Padre, la Luna ne è la Madre, il Vento
lo ha portato nel suo ventre, la Terra e la sua nutrice.
Il Padre di tutto, il Telesma di tutto il Mondo è qui;
la sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra.

Il Sole ne è il padre, cioè suo padre è il Sole, ossia il condensatore della irradiazione positiva o della Luce al Rosso, detta dagli Ebreizzanti aod e od, è l'elemento produttore attivo di questo agente, cosa questa che non è vera se non dal nostro punto di vista terrestre; la Luna ne è la madre, cioè sua madre è la Luna, ossia lo specchio della riverberazione negativa o della Luce all'Azzurro, detto aob o ob, è l'elemento produttore passivo, sempre dal punto dì vista terreno; il Vento l'ha portato nel suo ventre, cioè l'atmosfera eterea ambulatoria gli ha servito e gli serve di veicolo; la Terra è la sua nutrice, cioè lo Terra considerata come tipo di condensazione materiale è l'Athanor, come dicono gli alchimisti, ossia il forno della elaborazione: il Telesma di tutto il Mondo è qui, cioè qui sta il padre del telesma di tutto il mondo, Pater Omnis Thelesmi Totius Mundi est Hic, ossia l'elemento produttore dello Universo vivente, della perfezione del mondo intero detto da Paracelso Universal Telesma, dello scopo finale da raggiungere ed in senso più ristretto della volontà dal greco , è racchiusa in questa proposizione La sua potenza è illimitata se viene convertita in Terra, cioè lo sua forza è completa se si riversa in terra, ossia la sua forza e potenza di esteriorizzazione creatrice ( il fiume Phison di Mosè) è intera, perfetta, completa, integralmente dispiegata sino alla sua totale fioritura quando essa sia cangiata, metamorfosata per così dire in Terra, ossia nell'acidus, aceto mosaico, sostanza, condensata e specifica, forma ultima della esteriorizzazione motrice o materia sensibile che dir tu voglia.
Con questa proposizione Ermete riprende ad esaminare il Quaternario, al quale accenna con il Sole, lo Luna, il Vento e la Terra, che una scuola posteriore riassunse nei quattro noti elementi Fuoco, Acqua, Aria e Terra, tanto calunniati, perché presi troppo alla lettera dai fisici moderni. Con questa proposizione adunque Ermete ha inteso descrivere la generazione della Cosa Unica, donde tutto deriva cioè della Forza Universale. Infatti:
1. Il Sole (fuoco, positivo) ne è il Padre.
2. La Luna (acqua, negativo) ne è la Madre.
3. Il Vento (aria, recettore) l’ha portato nel ventre.
4. La Terra (terra, materializzazione) è la sua Nutrice.
Ma, Padre e Madre di che cosa, dì chi? Del Telesma.
Questa cosa adunque che il Maestro dei Maestri chiama Telesma è d'una importanza tale che merita una larga interpretazione: e tu attento sta a sentirla.
V'e una sostanza unica sparsa nell’infinito, la quale è Cielo e Terra ad un tempo, cioè volabile o fissa, secondo il suo grado di polarizzazione. Essa è ciò che Ermete chiama il Telesma, e che i Cabalisti chiamano Luce quando produce i suoi splendori.
È questa lo sostanza che Dio creò quando disse: Sia fatta la Luce, ed è ad un tempo sostanza e moto, fluido e vibrazione perpetua. Densa viene posta in movimento da una forza che le è inerente ed è detta Calamita, mentre negli Astri che magnetizza assume il nome di Luce Astrale, adoperato dai Martinisti. Nei corpi organizzati prende invece il nome di Fluido Vitale, nell'uomo di Corpo Astrale o Mediatore Plastico, nella formazione dei metalli di Azoth o Mercurio dei Saggi e nella vitalità degli mimali di Fluido magnetico o Magnetismo Animale; ma, intendiamoci bene, non di quel Magnetismo, Mesmerismo, Ipnotismo e Braidismo di cui sono piene le cliniche mediche da Mesmer a Charcot. Questo supremo agente magico, secondo il dogma di Ermete e della Scuola Alessandrina, è la quarta emanazione discendente dalla vita-principio della quale il Sole-fuoco, é soltanto la terza forma. Esso, a seconda dei diversi maestri che ne hanno trattato, prende i nomi di Od (presso gli Ebrei), Inri (presso i Gnostici) Etere ( i Greci) Anima della Terra, Lucifero, Gran Serpente e Tetragramma Sacro. Gli occultisti ed i magisti lo chiamano Fluido vitale o Fuoco astrale, i neoplatonici Archeo, i buddisti Akasa, i pitagorici Carro dell'Anima, i latini principio animatore od Animo ed i moderni Vita. Ma qualunque sia il nome, esso é la fiamma sottile e nascosta dell'Amore col quale le infinite parti degli esseri si attraggono fra loro e si sentono reciprocamente sotto la legge suprema dell’Unità dell'Essere. Esso é l'agente nascosto e misterioso di tutte le opere dì Magia, di tutti gli strani fenomeni che nel Medio Evo sono sempre stati ritenuti opere del demonio, e di tutti i fenomeni di sonnambulismo e di spiritismo moderni.
L'occhio del mondo, come gli antichi chiamavano il Sole, è il miraggio del riflesso di Dio, e l'Anima della Terra è uno sguardo permanente del Sole che la Terra concepisce e conserva in seguito ad un impregnamento. La Luna concorre in questo impregnare della Terra, respingendo verso di essa una immagine solare durante una lunga notte. È per ciò che Ermete disse di questo agente: il Sole ne è il padre e la Luna ne è la madre. Ma l'atmosfera è il recipiente, il crogiolo, per così dire, dei raggi solari, per mezzo del quale si forma la detta immagine vivente del Sole che penetra la Terra tutta intera, la vivifica, la feconda e vi determina tutto ciò che si produce alla sua superficie per mezzo degli efflussi e delle correnti continue analoghe a quelle dello stesso Sole, ed ecco perché il Filosofo disse che il Vento l'ha portata nel suo ventre e la Terra è la sua nutrice. [Attento non fermarti alla lettera ma a penetrare lo spirito di questo che ti espongo, se no ti avverrà come ai moderni critici della teoria di Empedocle, i quali vedono lupini quando si parla di pomi dell' Eden.]
Questo Agente Sacro è un misto di naturale e divino, di corporale e spirituale, di Fluido e Forza, ed é nel contempo il ricettacolo comune delle vibrazioni del movimento e delle immagini delle forme, per mezzo del quale tutti gli apparecchi nervosi dell’uomo comunicano segretamente tra di loro, dando origine ai curiosi fenomeni della simpatia, del sogno e sonnambulismo, della seconda vista o visione soprannaturale e dell'estasi. Insomma é l'agente universale delle opere della Natura vivente. Questa forza e l'uso possibile di essa è il Grande Arcano della Magia Pratica, perché la Luce Astrale o Telesma, calamita e riscalda, rischiara e magnetizza, attira e respinge, vivifica e distrugge, coagula e separa, frantuma e riunisce, crea ed annienta tutte le cose nei tre Regni sotto l'impero di una Volontà potente.
Si, della Volontà degli esseri intelligenti Magicamente Intesa, perché essa agisce direttamente su questo fluido, e col suo mezzo su tutta quella parte della Natura che è sottomessa alle modificazioni della Intelligenza. Insomma questo fluido-luce detto Telesma é lo specchio comune di tutti i pensieri e di tutte le forme, conserva le immagini di tutto ciò che fu, i riflessi dei mondi passati e per analogia gli abbozzi di quelli avvenire. Cosi é lo strumento della taumaturgia, della divinazione e profezia.
Questo fluido-luce, questa sostanza sparsa nell'infinito, é una in Cielo ed in Terra, ma a seconda della sua polarizzazione è volatile o fissa. Mosè ha chiamato questa Luce colla parola Bes, la quale letta in maniera cabalista dà l'esatta descrizione e definizione di questo agente magico, figurato in tutte le teogonie col serpente disposto a circonferenza e chiamato dagli Ebraizzanti coi nomi di Od al positivo +, Ob al negativo -, ed Aur (da cui deriva l'oro alchemico) all'infinito. Il conoscere il movimento di questo Sole Terrestre, in modo da poter profittare delle Sue correnti e da dirigerle, é avere compito la Grande Opera, é essere Signore del Mondo e dei Miracoli. Armato di una tale potenza, dice il Levi, l'uomo può anche farsi adorare, giacché il volgo lo crederà un Dio. Ma il secreto assoluto della direzione di questo formidabile agente costituisce appunto la scienza dell'accennato Grande Secreto Magico, il quale dipende da un assioma incomunicabile per iscritto, ma racchiuso nel Tetragramma, e dallo strumento perfetto dei Grandi Maestri Alchimisti detto Athanor.
La Terra è la sua nutrice, cioè la Luce Astrale é equilibrata e messa in movimento dal calore centrale della Terra. Bada però che Ermete nel dire che la Terra è la sua nutrice ha inteso di alludere anche al Seme dell'Oro, venendo così ad attestare, come opinano i veri alchimisti pratici, che il Mercurio, unendosi come femmina della medesima origine e specie al Seme dell'Oro maschio, produrrà il Figlio del Sole. Questa unione alchemica adduce alla prima sublimazione, perché l'acqua monta nel vaso in forma di fumo, a tal ché Ermete ebbe ad osservare che il Vento l'ha portato nel suo ventre; e la prima operazione serve appunto ad ottenere quel Mercurio che venne qualificato come Vegetale netto od anche Mercurio Bianco non ardente, il quale aggiunge la tintura ai corpi, ed essendo di natura fissa arresta gli spiriti volanti. Il Telesma adunque è il prodotto di tutti i Metalli, di cui il Sole è padre e la Luna è madre, sebbene questa riceva la luce da quello. Da questi due pianeti dipende tutto il Magistero, ma bisogna in ogni caso tenere presente che non si può operare utilmente sul Sole e sulla Luna, prima di averli rispettivamente ricondotti alla loro Materia Prima cioè allo Stato di Zolfo e di Mercurio dei Saggi.
Per essere meno oscuro di questo linguaggio, classico bensì ma antiquato, ti dirò che il calorico, il quale si presenta alle radici dell'organismo umano come energia animatrice della vita vegetativa, passa, dalla semplice funzione incubatrice delle cellule esercitata dal sangue nei polmoni, alla funzione sensitiva per via di assorbimento delle cellule; cioè si trasforma da energia termica in energia sensiva, cioè in fluido magnetico che è il vero fluido vitale cioè la energia propria dei sensi interni, la quale regge le funzioni fisiche mentre muove e governa tutto l'organismo interiore. Ricordati che la Magia, di cui la Medicina Ermetica è un ramo importante; studia l'uomo, e lo studia per mezzo di analogie e dì simbolismi. L'organo esterno vela adunque un senso interno, l'occhio verbigrazia rivela il senso della vista nel microcosmo, così gli organi dell' Universo rivelano il grande e misterioso fluido universale della vita, e la Magia per mezzo di analogie insegna il mezzo di giungere alla conoscenza di questo fluido e di agire su questo potentissimo e misterioso agente che, mentre muove i Soli attraverso la infinità dello spazio, fa pure germogliare il tenue filo d'erba sul suolo della terra. Tu pertanto devi tentare ogni ardua via per procurarti una precisa nozione di questa essenza universale che è un amore, universale sensitivo, capirne le leggi generali e comprenderne l'aspetto incessantemente proteiforme. Ciò ti suggerisce il Trismegisto, e l'occultista Oswald Wirth te ne ha disegnati i simboli nella Ruota della X chiave del Tarocco.
Nella quarta proposizione del suo Decalogo, se tu arrivi ad intenderla, il filosofo Ermete ti dà intanto la completa rivelazione e la descrizione sapiente dell'agente creatore, del fuoco pantomorfo, del grande mezzo di ogni potenza occulta, del Grande Telesma che, emanato dal Sole, riceve la sua forma ed il suo regolare movimento dalle influenze della Luna, mentre ha l'atmosfera per ricettacolo e prigione.
Quinta Proposizione.
Tu separerai la Terra dal fuoco, il sottile dallo spesso, dolcemente, con
grande industria. Ei rimonta dalla Terra al Cielo, subito ridiscende in
Terra, e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori.
Tu separerai la Terra dal Fuoco, cioè dividerai, quanto appartiene al mondo materiale e tangibile, ossia al mondo delle forme simboliche, dal principio d'azione che appartiene ai mondi morale ed intelligente, il sottile dallo spesso cioè il leggero dal pesante ossia in linguaggio alchemico il volatile del fisso, dolcemente con grande industria cioè soavemente, delicatamente con grande prudenza ed esattezza.
Ei monta della Terra al Cielo, cioè il puro fluido universale, ed in linguaggio gnostico, lo Spirito Santo, ascende, monta dalla Terra in Cielo creando una corrente emiclica di ritorno, ma ascendente come riflusso di sintesi, avvertendo che Ermete parla di ritorno prima di parlare di emissione, perché vuol far intendere che si tratta di un doppio movimento incessante; subito ridiscende in Terra, ossia di nuovo cala sulla Terra, cioè con un movimento volta a volta alternato e simultaneo discende dal Cielo in Terra creando una corrente emicicla di emissione, ma discendente come influsso di analisi; e raccoglie la forza delle cose superiori ed inferiori, cioè riceve, si carica, s'impregna, porta con sé volta a volta la forza, le virtù, le proprietà, le influenze delle cose dell'alto e di quelle del basso, ossia dei mondi fisici o materiali, iperfisici od astrali, e, sotto un altro punto di vista, della sfera sensibile e di quella intellettiva.
Ermete, il sommo filosofo, dopo di avere affermato nella precedente proposizione l'esistenza della forza universale, in questa affronta arditamente l'occultismo pratico, insegnando come avvenga la rigenerazione dell'uomo operata da lui stesso, e trattando della materia dell'uomo rigenerato. Ma perché tu possa cominciar ad intendere lontanamente ciò che egli dice, devi ricordare bene che il Telesma o Luce Astrale è una doppia forza, di espansione e di restringimento, in moto continuo, la quale è origine di tutto quanto fu creato e di tutto quanto esiste.
Il separare il sottile dallo spesso significa, secondo i filosofi ermetisti e nella prima operazione che è interna, affrancare la propria anima da ogni pregiudizio e da ogni vizio per mezzo della saggezza, dell'abilità personale e del lavoro accoppiati all'energia vitale ed al calore della volontà, collo scopo di pervenire alla eliminazione delle immondizie della materia corporea ed al perfezionamento dello spirito. E secondo gli alchimisti significa liberare i metalli della loro parte più grave col mezzo del Sale, estrarne il Mercurio e lo Zolfo, per cambiarli opportunamente, e pervenire così a tramutarli in Oro. Integrando questi due concetti, che in apparenza sono così diversi, tu vedrai che il separare consiste nello affrancare il proprio spirito da ogni pregiudizio ed il proprio corpo da ogni vizio, per mezzo del Sale Filosofico ossia della saggezza, servendosi del Mercurio dei saggi ossia della propria attività, e dello Zolfo ossia di un energico volere, per pervenire così a cangiare in Oro Spirituale tutti i minori sentimenti dell'animo. Ma per intendere nel loro alto significato arcano le parabole dei profeti dell'Ermetismo e dell'Alchimia tu devi separare, tanto nei loro scritti, quanto nella lavorazione del Magistero fisico e spirituale, il sottile dallo spesso, il mistico dal positivo, l'allegoria dalla realtà, la pratica dalla teoria. E se desideri leggere gli scritti di tali profeti con quella interna soddisfazione, che deriva da una perfetta intelligenza dei medesimi, è necessario innanzi tutto tu li comprenda bene nel loro complesso allegorico, e poi pian piano tu discenda dall'allegoria al significato reale, per mezzo di quelle corrispondenze analogiche di cui ti ho data la chiave nell'esame della precedente proposizione seconda.
Per separare adunque il sottile dallo spesso, occorre che tu separi la materia per mezzo di purgazioni e purificazioni filosofiche, da farsi per i canali naturali con l'Acqua dei Filosofi. Se sei artista operante devi eseguire questo lavoro con una reiterata distruzione, risolvendo, sublimando ed eliminando dalla Pietra l'impuro e lo spesso, in modo che in essa solo vi permanga il puro ed il sottile, mentre immedesimi il Sole colla Luna e lo Zolfo col Mercurio, procurando di non dissipare gli Spiriti senza i quali nulla riuscirai a fare di buono. Cosi lo spirito si rivestirà per ridiscendere e si spoglierà per risalire, in forza di quell'assioma dell'occultismo che l'Agente Solare o Luce Astrale è vivente per le due forze di attrazione e di proiezione, le quali hanno messo in bocca ad Ermete il postulato che ti sto illustrando. Tutta questa lunga operazione devi compierla soavemente, dolcemente, con grande industria, con gran cura; perché soltanto con questo procedimento di dolcezza la Pietra acquista e raccoglie in sé la forza delle cose superiori ed inferiori, cioè delle spirituali e delle corporee, che vengono insieme riunite dalla fissazione. È a questa parte pratica dell'operazione che si riferisce il sigillo di cui ti ho parlato nella mia prefazione, il quale sta a dimostrare che la Tavola di Smeraldo non è altro che una Pietra Verde o Venerea lavorata a Tavola Risplendente da un lapidario celeste, il quale ha imparato a purificare il perfetto con l'imperfetto, come ebbe occasione di dimostrare il celebre Raimondo Lullo.
Ermete, spiegando i suoi concetti, ha insegnato come dalla Luce Astrale, che abbiamo veduto essere una forza, si possa farne una leva ed un dissolvente generale dapprima, e dipoi un agente formatore e coagulatore: ha pure insegnato come questa Luce si debba tirare dai corpi in cui è latente allo stato di fuoco, di movimento, di splendore, di gas luminoso, di acqua ardente e di terra ignea, per imitare con l'aiuto di queste diverse sostanze tutte le creazioni della Natura.
E Rogero Bacone, il grande dottore, a porre in pratica il dotto insegnamento, lasciò scritto di imitare nel lavoro di quest'opera la Natura. Disgraziato te, se anche inconsciamente ti opponi alle leggi naturali, e tenti rendere perfettissimi i metalli con un regime che sia frutto soltanto della mente di qualche filosofo o scienziato da strapazzo! Dio ha dato alla Natura delle regole immutabili, ed ha stabilito che essa agisca soltanto per mezzo di continue cozioni. Il calore tutto perfeziona e rinnova, ce lo ha detto il Grande Maestro con una misteriosa, antichissima parola, la quale e ancor essa un tetragramma magico, I.N.R.I. cioè igne natura renovatur integra, ossia col fuoco la natura intera si rinnova e si ringiovanisce. E tu non l'imiterai adunque? Natura contiene Natura, Natura si rallegra nella Natura, Natura domina Natura e si trasforma nelle altre Nature, Natura infine si spande rapidamente nel suo proprio corpo allorché non si può riunire a corpi estranei ad essa. Così quel sommo ingegno che fu Alberto il Grande conclude che la Natura deve servire di base e dì modello alla Scienza, cha l'Arte lavora dopo la Natura fino al punto a cui questa può spingersi, e che l'Artista deve osservare la Natura od operare appunto come essa opera.
Eccoti ora in brevi parole riassunto lo scopo a cui tende l'imitazione della Natura nella grande Opera di Ermete, detta anche per antonomasia il Magistero.
Il fine precipuo della Grande Arte Arcana, che ha per maestra la Scienza Naturale, è la preparazione di un composto chiamato Pietra Filosofale che ha la proprietà di trasmutare i metalli fusi in oro od in argento. La Materia Prima della Materia Petrosa è il Mercurio dei Filosofi al quale si conferisce la proprietà di trasmutare facendogli subire una serie di operazioni, durante cui cangia tre volte di colore, cioè da nero diviene bianco e poi rosso.
Il nero è Piombo.
Il bianco costituisce l'Elixir Bianco o Piccola Pietra che cangia i metalli inferiori in Argento.
Il rosso infine ne dà la Medicina Integrale di cui ora tu studi gli elementi, l'Elixir Rosso di lunga vita, e la Gran Pietra che cangia l'argento in oro purissimo.
Intelligenti pauca!
Sesta Proposizione
Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del Mondo, epperciò ogni
oscurità andrà lungi da te. E la forza forte di ogni forza, perché vincerà
ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
Tu avrai con questo mezzo tutta la gloria del mondo, cioè la gloria di tutto l'Universo, ossia tu acquisterai, tu ti approprierai in forza di questi principi la sovranità, l'impero assoluto dell' Universo; epperò ogni oscurità andrà lungi da te, cioè fuggirà da te, ossia ogni impotenza, ogni indecisione, ogni errore ti abbandonerà con tua gioia e soddisfazione infinita. Avverti che il jerogramma mosaico Hoshek, tradotto per oscurità esprime esotericamente tutte le idee negative simbolizzate dal cono d'ombra della Terra prodotto dalla Luce del Sole. È la forza forte di ogni forza, cioè qui sta la forza, il principio mutuo di attività, il potenziale di ogni manifestazione, il perno di ogni azione, la base immanente di ogni ordine fenomenico, irrobustita di ogni fortezza, perché vincerà ogni cosa sottile cioè si impadronirà, coagulerà, fisserà ogni cosa volatile, fuggente, inafferrabile ed anche fluidica, e penetrerà ogni cosa solida, cioè scomporrà ed anche dissolverà ogni cosa coesiva, densa, permanente ed anche concreta.
Il Telesma ossia la luce Astrale in movimento è il soffio di Dio in azione fra le cose create; è il principio onnipotente, che, uno ed uniforme nella sua origine, non cessa di essere la causa e la spinta della varietà infinita della fenomenologia che compone e diversifica le categorie innumere dei mondi creati. Come Dio istesso, il Telesma anima od uccide, organizza e disgrega seguendo le leggi secondarie di tutte le combinazioni e permutazioni che tu puoi concepire od osservare a te d'intorno. É quindi una forza più energica di tutte lo altre, una forza alla quale nulla può opporsi, tanto in terra e nell'acqua, quanto nell'aria e nel fuoco. Così colui che possiede questa forza può considerarsi come Re dei Mondi.
Settima Proposizione.
É in questo modo che il mondo fu creato.
É in questo modo che il mondo fu creato, cioè è per questa via e con questo agente che l'Universo nei suoi tre Mondi, fisico, angelico e divino, fu ridotto da principio in essenza, da essenza in potenza semenziale, e da potenza in atto; ossia è così che l'Universo fu realizzato.
La Creazione del Mondo fu, per la prima volta a nostra ricordanza, rivelala ai popoli stupefatti da Mosè; ma è ovvio che se egli ha potuto esporre la sua rivelazione cosmogonica nella Genesi, bisognava che l'Arcano Sacro fosse noto prima di lui alla casta dogli Adepti Egiziani, Sacerdoti e Maestri nella antichissima Università delle Piramidi. E dico Egiziani, perché Mosè, genero del Ierofonte Assiro chiamato Jetro, come egli stesso narra, apprese dal suocero l'Arte dei Miracoli che entro l'Arca Biblica è racchiusa. Ma la Genesi è posteriore alla Tavola di Smeraldo, così è da questa settima proposizione cha egli ha estratto il settenario della Creazione che tutti conoscono e che tu hai imparato quando eri bambino. Certo! Lunedì r, Martedì u, Mercoledì s, Giovedì v,Venerdì t, Sabato w, e Domenica q, giorno di riposo e di trionfo d; la cosa à chiarissima, ma Ermete l'aveva già affermata prima di Mosè.
Ottava Proposizione
Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti, il cui mezzo
si trova qui indicato.
Da questa sorgente usciranno innumerevoli adattamenti ossia da ciò deriveranno adattazioni meravigliose, il cui mezzo si trova qui indicato, cioè delle quali qui è scritto il secreto; o per meglio dire di qui perverranno, troveranno la loro origine ed il loro principio delle numerosissime applicazioni o produzioni delle quali è qui insegnato il modo, la maniera di essere, ed il tipo di formazione.
Da questo Telesma, da questa sorgente, cioè dalla conoscenza della Luce Astrale e del modo di dirigerla dopo di essersene impadroniti, si potranno dedurre innumerevoli adattamenti od adattazioni nei tre Mondi o Regni della Grande Natura, i quali per lo scienziato in ermetismo assumono il carattere di Noumeni perfettamente classificabili, e per la massa degli eruditi volgari quello di Miracoli, mentre non sono altro che matematiche applicazioni dell’arcano incomunicabile per scrittura.
Le scienze attuali non sono le madri, ma le figlie bambine della Scienza Misteriosa, la cui origine si perde nella notte dei tempi più remoti; così l'Alchimia è la madre della chimica, l'Astrologia ha preceduto di gran lunga l'Astronomia, la Qabalah e la Geometria qualitativa sono le vere fonti della Grammatica e della Matematica, la Mitologia si confonde ora colla Storia, e la Medicina Universale venne insegnata agli uomini soltanto da un Dio. La sintesi di tutti questi rami dello scibile costituisce la Scienza Unica della Pietra. Ed il saggio ripete: chi possederà la Pietra avrà un eterno tesoro, cioè chi conoscerà il secreto di fare l'Oro filosofico per mezzo della Grande Opera del Divino Magistero, disporrà del mezzo sicuro e potentissimo di produrre nei tre mondi i più sbalorditivi fenomeni che immaginar si possano da mente umana.
Avverti però che la Pietra di cui qui si tratta, non è quella che Messer Boccaccio in una sua allegra novella fa cercare a Calandrino sulla riva del Mugnone.
Nona Proposizione
É per questo motivo che io venni chiamato Ermete Trismegisto,
perché possiedo le tre parti della filosofia del mondo.
È per questo motivo che io venni chiamalo Ermete Trismegisto, ossia Hermes, Mercurio, mito completo, emblema della Matesi, scienza integrale vivente, della quale il caduceo di Mercurio simbolizza la doppia corrente di intuitivo - sintetico e di analitico - sperimentale, perché possiedo le tre parti della filosofia del Mondo cioè pel motivo che ha acquistato la piena conoscenza di tutta la filosofia dell'Universo intero.
Ti ho già accennato nella Prefazione che Trismegisto significa tre volte Mago ossia tre volte grande o il più grande dei Maghi, padrone e signore di tutti i secreti filosofici: il Regno Minerale, il Regno Vegetale ed il Regno Animale della Natura; nonché il Mondo fisico-naturale o sensibile, il Mondo spirituale-psichico o passionale ed il Mondo divino-intellettuale ed intelligibile. Questo duplice ternario che si completa a vicenda è nella Religione cattolica simboleggiato dai tre Re Magi, che seguendo una Stella Luminosa a cinque punte sono arrivati, portando le tre offerte simboliche dell'oro, dell’incenso e della mirra, fino alla culla di un Bambino Redentore, riscaldato da un bue e da un asino.
Sono certo che la intelligenza ermetica di questa sottile allegoria, illustrata dai valenti pennelli dei pittori italiani a decoro delle più ricche Chiese cristiane, ti compenserà largamente della fatica che dovrai superare per impadronirti dell'astruso significato che forse ad arte essa completamente nasconde al volgo ignorante.
Decima Proposizione
Ciò che ho dietro dell'operazione del Sole è perfetto e completo.
Ciò che ho detto ossia il mio insegnamento, il mio verbo, dell’operazione del Sole ossia sull'opera, sul magistero, sulla grand'opera che poi fu detta alchemica, riguardante il Sole, il lavoro condotto alla sua perfezione, la genesi intellettuale, la sorgente e l'impiego delle correnti fluidiche universali, l'evoluzione dell'Aor Androgeno o luce generante, è perfetto e completo, cioè consumato nel significato del consumatum est, perché il verbo è stato integralmente proferito, in quanto i classici attestano che il tanto decantato secreto, per chi conosca il maneggio dell'analogia, si trova allo scoperto nel testo della Tavola Smeraldina.
Nella sua ultima affermazione Ermete cita soltanto il Sole, ma ei sotto-intende che l'operazione evolvente sui tre astri principali Sole, Luna e Mercurio, si completa con l’azione dei quattro elementi: Aria, Acqua, Terra e Fuoco. È in questo intero Settenario che Ermete ha posto come in una sintesi acutissima il concetto completo della Grande Opera Arcaica (che fu vanto e tesoro di tutti i più importanti santuari dell'antico Oriente) per la perfezione di quella tal Pietra che diventa a volontà, come già ti dissi, Oro, Elisir o Medicina Universale. Egli intanto con questa finale proposizione, che è strettamente collegata alla settima, assicura la piena verità dell'arte spagirica, e tu puoi credere in verbo di cotanto maestro.
Ma se vuoi come San Tomaso persuaderti personalmente della piena attendibilità del suo asserto, studia le numerose testimonianze dei veri filosofi, spera e procura di conquistare colla pratica la chiave dell'arcano applicando l'analogia colla voluta prudenza ai consigli che ci hanno lasciato i veri maestri dell'Arte.
Incauto è colui che privo di una conveniente preparazione ha letto fin qui. Egli non può avere capito ciò che ho scritto, e rimarrà nella sua delusione un incredulo come prima.
Io ho interpretato Ermete soltanto per te, anziano di Miriam fanciullo della scienza; ed il mio quaternario di note è finito.

17 febbraio 2010

- La Tavola di Smeraldo 1



Ermete, od Hermes in greco, viene designato dagli antichi Egiziani come una divinità col nome sacro di Thot, e dagli antichi Ebrei come un profeta col nome di Misraim [Gli orientalisti contemporanei riconoscono a loro modo che ad Ermete Trismegisto fa capo tutta una confusa letteratura egiziana ante e post-ellenica, sii anni primeggiano le teorie dei quattro elementi e delle sfere planetarie, gli sbozzi dei primi sistemi antropologici e morali, la magia, la divinazione, le incantazioni come le prime esperienze chimiche e le prime ricette mediche. Ma gli orientalisti criticano col semplice lumicino grammaticale profano e tutto riferendo alle cognizioni oggi note. Così deridono il concetto magico dell'Ermes Trismegisto pur avendo la prova storica che la profezia a lui attribuita della caduta dell'Egitto, diventata terra dei morti, si avverò. Invece le testimonianze antiche confermano sotto l'aspetto critico-storico che i libri attribuiti a questo Ermete Trismegisto furono considerati come ispirati dal Cielo, così fu per Orfeo e per gli Oracoli Caldei.
Tot o Thot fa un dio eponimo di Ermopoli equivalente quindi ad Ermes: cioè l'Ermes di Ermopoli si chiamava Thot, rappresentato con testa di cane e sotto l'aspetto di uccello (ibis). Aveva un tempio famoso a Kmunune; come a Mercurio poicopompa gli facevano offerte e sacrifici alla festa dei morti. Infatti il capitolo 64 del Libro dei morti fu rinvenuto nei moderni soavi ai piedi della sua statua.
Misraim è equivalente etimologico di Egitto, e volle forse anche dire I primi ebrei usciti d'Egitto.], mentre da taluni viene confuso con lo stesso Mercurio. Ciò che è cosa certa si è che Ermete ha di gran lunga preceduto Mosè e gli altri scrittori della Bibbia.
Plutarco ne lasciò la notizia che Ermete fosse stato il primo in Egitto che avesse conosciuto i caratteri adoprati dagli Dei, e che per questo motivo l'Ibis posto a capo delle lettere divine venisse ad Ermete consacrato. E lo stesso Plutarco, ignorando purtroppo che cosa e quali erano i caratteri degli Dei, dedusse dalla sua notizia che Ermete fu il primo degli Dei, e che pel primo conobbe le lettere alfabetiche. Invece Ermete non fu il primo degli Dei per la semplicissima ragione che era un unico ierogramma, mentre gli altri Dei coesistenti allora non lo erano affatto. Circa alle lettere poi, non si trattava dì lettere alfabetiche, come taluno con Plutarco ha pensato; e quand'anche si fosse trattato dell'alfabeto ebraico, in capo al quale l'aleph assume appunto il simbolo di Ibis, ossia di Uccello Volante, e lettere tutte stavano a rappresentare, ma soltanto per antonomasia; le supreme divinità. Infatti nelle Comasie l'Ibis compare alla testa degli altri animali, e di ciò esisteva allora una potente ed alta ragione che forse era sconosciuta al grande Plutarco.
La scuola segreta di Ermete creò gli Ermetisti, ossia gli iniziati alla interpretazione vera dei segni ierogrammatici e delle parole esoteriche, i quali, riconoscendosi a certi segni, molto differenti dai massonici attuali, circolavano pel mondo e portavano la parola della vera scienza arcana nei templi di tutti quegli Dei, le potenzialità magiche dei quali insegnavano i sacerdoti, rappresentanti nelle diverse regioni europee ed asiatiche la Grande Università Egiziana o Sfingetica che dirsi voglia.- Questo insegnamento scientifico ristretto a pochi allievi, e diretto all'alto fine, ancora incompreso oggidì, di nascondere l'arcano alle plebi, assunse, per mezzo dell'Analogia, le forme più svariate, dalla Magia alla Religione, dalla Botanica alla Filosofia, dalla Divinazione alle Matematiche Cabalistiche, e specialmente dall'Alchimia alla Medicina Occulta che tu ora studii, creando espressioni e ragionamenti che son ancora oggidì una continua disdetta pel volgo e per i così detti scienziati, mentre costituivano un linguaggio finemente espressivo e largamente ricco per i veri discepoli d'Ermete, e fra essi in primo rango gli iniziati della scuola di Alessandria, i quali furono i continuatori più conosciuti, o, per meglio dire, meno ignoti, della filosofia Ermetica [L'Ermetismo come storicamente è inteso nel periodo alessandrino, è la fusione sapiente di tutti gli elementi filosofici e scientifici greci, egiziani e semitici in modo da fare un corpo di dottrina accettabile da tutti. I gnostici provenivano di là e alcuni furono develatori o profanatori, come Carpocrate che non conservò il secreto della terza Aw].
Se tu vuoi pervenire alla intelligenza di questo difficile linguaggio elevatissimo, ed impadronirti così dell'Arcano Mosaico colla Grande Parola Cabalistica che fa tutti i miracoli. e guarisce tutte le infermità, devi leggere anzi studiare con alto intendimento i veri filosofi Ermetici. E collo scopo di non distrarre la tua attenzione cogli argomenti d'indole diversa che talora essi trattano, dovrai prendere per chiave delle loro astruse allegorie il dogma unico di Ermete, contenuto nel Primo Credo d'ogni studioso di scienza occulta, cioè nella famosa Tavola di Smeraldo, e seguire, per classificare le cognizioni atte a dirigere l'operazione pratica, l'ordine indicato nell’alfabeto cabalistico della Thorah ossia della legge sfingetica.
La Tavola di Smeraldo si trova riprodotta in tutte le raccolte importanti dei trattati ermetici ed alchemici, fra cui nel Theatrum Chimicum, nella Bibliotheca Chimica del Mangeti, nella Bibliotheca Contracta Albinei, nelle Bibliotheque des Phílosophes Alchimistes de Salmon, ed in molti altri testi. Il Kunrath ne fece una bella esposizione in latino, come d'essa Tavola si hanno buone traduzioni in arabo, in persiano, in greco antico e moderno, in tedesco, in inglese, in spagnolo, in francese e qualcuna anche in italiano. Ma perché tu non abbia a scervellarti a ricercare e ad interpretare qualcuno dei manoscritti originali che la contengono, te la riproduco qui nella nostra lingua, e la faccio seguire da un ampio e completo commento che difficilmente e solo a brani troveresti altrove. La mia traduzione, per tua norma, è esatta sino allo scrupolo, giacché mi sono sforzato di dare alla frase lo svolgimento che ha nelle riproduzioni più antiche ed autentiche; ed i miei commenti sono informati alle più esplicite e recenti rivelazioni proposte da Ruggero Bacone, Arnaldo di Villanova, Ripley, Eliphas Levi, Papus, Poisson, Luigi Lucas, Nostradamus, Stanislao Guaita, dal simpatico autore anonimo del Filet d'Ardinne, e dal maestro Kremmerz.
Dopo le pubblicazioni di Basilio Valentino, il monaco famoso scopritore dell'antimonio, la Tavola di Smeraldo va talora accompagnata da un curioso sigillo che, accennando alla pratica alchemica, porta impressi nell'interno i simboli astrologici della Grande Opera e sulla circonferenza la parola V. I. T. R. I. 0. L. che qualche ignorante intese interpretare per vetriolo.
Io te ne pongo sull'avvisato, perché l'iscrizione significa Visita Interiora Terræ, Rectificando Invenies Occultum Lapidem, cioè visita l'interno, esamina gli intestini della terra, nei quali rettificando e purgando dalle scorie, troverai una nascosta pietra. Il sigillo ha un rapporto analogico alla Tavola di Smeraldo, perché anche questa è una pietra preziosa, una pietra angolare della Scienza Ermetica, una Pietra Verde Risplendente dedicata dagli Astrologi al pianeta Venere; é uno Smeraldo lavorato a Tavola, di quel tipo di Tavole su cui Mosè ebbe incisi i dieci comandamenti ebraici da Dio istesso [Incidere era sinonimo di scrivere, fissando il pensiero sulla pietra che è terra. Lo smeraldo verde è (Venere) corrispondente in alchimia al Rame, in latino Aes. La critica moderna può profondamente divertirsi a deridere gli sforzi dei conciliatori delle forme rituali religiose coi principii della scienza contemporanea, ma non può smentire che tutto il grande studio medievale e dei secoli XVI e XVII sull’Alchimia non compia un processo logico tradizionale dei simboli e delle interpretazioni simboliche dell'antichissimo ermetismo.
La nostra scuola lo continua, lo sfronda e per quanto è possibile lo spiega.]
Infatti tutti i filosofi e gli storici veri della Scienza Occulta citano ad ogni piè sospinto la Tavola di Smeraldo come primo documento, indispensabile cognizione dell'Ermetista e di qui sorge la necessità per te, che tenti iniziarti negli studi magici a fine di bene, di conoscere profondamente questo documento preziosissimo, ed almeno sei volto millenario, il quale in brevi parole dà le basi fondamentali di ogni Magia e di ogni Alchimia, di cui anche ti possono essere riservati gli studi in processo di tempo se il tuo buon Genio ti assiste.
Ma fin d'ora non bisogna equivocare sul vero significato della parola Alchimia, della quale si é tanto abusato da chi non la comprende e forse non la comprenderà mai. Ermete Trismegisto disse che l'Alchimia è la scienza immutabile, la quale lavora sui corpi con l’aiuto della teoria e dell'esperienza, e che per mezzo di una congiunzione naturale li trasforma in una specie superiore e più preziosa. E il Parnety, oltre sessanta secoli dopo, ci conferma che l’Alchimia è l'arte di lavorare con la natura sui corpi per perfezionarli. Medita queste definizioni, perché del loro significato si fa cenno nella Tavola di Smeraldo; meditale seriamente giacché la scienza e l'arte di cui è parola non s'imparano come quelle insegnate nelle Università Moderne, ed il tentarne le vie scabrose, senza che tu sia lungamente e convenientemente preparato, é un esporti a disillusioni ed a perdite di tempo, salute e fortuna. Ricorda il monito! L'Alchimia intanto è, come il Genesi Mosaico, figlia della Qabalah Caldea, ed a rendertene persuaso ti basti interrogare gli oracoli più o meno apocrifi della Tavola di Smeraldo, poiché in tutte e tre le significazioni alchemiche, bibliche e cabalistiche rinverrai le tracce della famosa Decade Pitagorica, così egregiamente applicata nel Sepher Yetzirah alla nozione completa ed assoluta del mondo superiore o divino; decade composta dell'unità e di un triplice ternario (1+3+3+3=10) e che i Rabboni, ossia i Rabbini, Maestri Ebraico-Esseni, hanno chiamato il Berechith e la Merkavah, l'albero luminoso delle Sephiroth e la Chiave della Semhaphoras. Nella serie infatti delle idee teologiche e filosofiche assolute che gli antichi attaccavano al primo denario, cioè ai primi dieci numeri rappresentati dalle dita delle mani, Pitagora se la intende perfettamente, secondo l'espressione del dottor Kremmerz, coi depositari del grande secreto di Mosè, poiché entrambi hanno attinto alla stessa fonte della Tavola di Smeraldo, come gli inventori più recenti del quaternario sacro (bastone pontificale, calice, spada crociata e grande raggiera) hanno inteso di far corrispondere dottrinariamente i loro simboli a quelli dell'Alta Qabalah, ai geroglifici dell'Alto Egitto antico, ai cuneiformi dell'Assiria, ed agli idoli sacri dell'India e della Persia [Il numero 10 o X è la base e la sintesi dell'Universo umano o terrestre. L'uomo in alto termina non dieci dita, in basso dieci altrettanto. Ma il numero arabicamente o romanamente scritto è un ierogramma cabalistico della Opera grande e piccola in magia, e il X si trasmuta in croce + quando lo stesso paganesimo diventa cristiano e il X diventa la lettera greca che comincia il nome di Christos.]
La Tavola di Smeraldo comprende appunto un denario di dieci proposizioni fra dogmatiche e rituali, come un decalogo sono i comandamenti della Legge Mosaica, dieci i simboli ebraici dell'albero cabalistico, dieci i numeri base della Tavola Pitagorica, dieci i nomi divini degli ebraizzanti, dieci le divinità indiane, e dieci le dita delle mani o dei piedi di un uomo.
La Tavola di Smeraldo è costituita da poche righe tramandateci incise sopra una pietra verde, e contenenti nel loro superbo laconismo più segreti che vocaboli. Essa comprende tutta la Magia in una sola pagina, ed, essendo la fonte pura di ogni studio ermetico, é il solo punto di partenza di ogni concezione dell'occultismo. Ma avverti che il primo e principal carattere di essa é il simbolismo, in forza del quale si comincia dall'affermare che il visibile è il simbolo dell'invisibile. La chiave adunque di cui devi munirti per aprire la prima e principale porta per cui potrai penetrare dal mondo visibile inferiore nel mondo invisibile superiore, e colà leggervi le regole precise di tutta l'arte di guarire, è l'Antologia sulla quale è appunto basata tutta la scienza secreta dei Magi.
La rivelazione della Tavola di Smeraldo che qui faccio coi miei commenti, riportando dai citati autori le tradizioni che dai primi momenti biblici si sono conservate fino a noi, richiede tutta la tua attenzione, se veramente vuoi conquistare le basi del Grande Arcano Divino e del Secreto Meraviglioso di fare i Miracoli. Bada però, te lo ripeto, che rivelazione deriva da ri-velare cioè velare di nuovo, coprire di un nuovo velo; e che tanto tradizione quanto tradimento hanno la loro radice etimologica nel latino tradere col significato talora usato da papà Ovidio.
E questo sia ultimo suggello che ti ponga o anziano in guardia sul vero significato dei simboli, sia tu uno scienziato profano, un dotto medico, o soltanto un povero fanciullo della Scienza.

14 febbraio 2010

- La Ragione, primo grande valore dell'etica laica.


Anche nel contemporaneo si continua a confondere il laicismo con l'anticlericalismo e contrapporre i credenti ai non credenti. In realtà esistono credenti che professano apertamente una loro religione ma sono laici e laici che credono in principi e valori diversi da quelli delle chiese. Essere laici significa, infatti, non accettare alcuna verità rivelata come fondamento dello Stato, sviluppare l'intelligenza critica, separare la religione dalla politica e la morale dal diritto ma anche lasciare ai singoli cittadini la piena libertà di coscienza e di culto, assieme alla facoltà di promuovere la loro fede nel rispetto delle convinzioni altrui. Ciò che oggi si può invece rilevare è un rinnovato sforzo da parte delle chiese di rientrare autorevolmente nella sfera pubblica, dì negarne la neutralità e dì sfidare le premesse del laicismo privando del grande dono della ragione e la ricerca del trascendente da parte del singolo. Pur tenendo presenti i limiti della razionalità e della progettualità umane, nonché le esigenze ideali e pratiche che spingono gli uomini verso il trascendente, il laico rifiuta la diserzione da questo mondo, mantiene il suo atteggiamento di ponderato, ma non cinico, disincanto nel resistere alla seduzione di dogmi o ideologie utilizzati come riempitivi di quei vuoti lasciati da ogni sforzo di comprensione. Il laico cerca il dialogo con le religioni perché sa che esse racchiudono un tesoro di speranze, desideri e paure, perché il dialogo apre sempre nuovi orizzonti e tiene lontana l'ottusità degli intransigenti di entrambi gli schieramenti. Il laico è consapevole del fatto che non tutte le esperienze possono essere oggetto di rigorosa dimostrazione logica non è però disposto a lasciarne la spiegazione alla autorità e ai dogmi, ma soprattutto al preliminare sacrificio della ragione. Ecco quindi che la morale può far a meno dell'autorità chiesastica, infatti se i precetti sono gli stessi per il senso comune e la morale cattolica resta da discutere il fenomeno della autorità che lascerebbe spazio d'azione, anche pubblico, alla Chiesa. Ma procediamo per esempi: una donna sta per annegare un uomo si butta e la salva. Altra donna subisce lo stesso destino del rischio di annegamento ed ancora un uomo si butta e la salva. Chiederemo ad entrambi perché si sono buttati a salvare la donna. Il primo risponderà: Che altro potevo fare?". Il secondo potrà rispondere.- " Mi sono buttato perché soccorrere gli altri mi è imposto dalla morale cattolica". Non cito altri credo poiché in qualche caso la donna, per motivazioni religiose, sarebbe lasciata annegare. Questo esempio certo un poco banale ci lascia una sottile differenza circa il senso della morale che abbiamo innata e quel senso della morale che ci dovrebbe essere dettato e ci porta al problema dell'etica laica. L'etica laica riconosce che ci possono essere esigenze diverse da parte di membri di una comunità con credenze diverse, dà per scontato che sia buona cosa buttarsi per salvare il prossimo in pericolo, non dice di farlo perché non è suo compito dirlo ed è perché cosa che già tutti sanno. L'etica laica si situa ad un livello superiore a quello dei precetti e cerca di aiutare la composizione di conflitti tra visioni del mondo che per ragioni le più svariate ( religiose o meno ) finiscono per violare gli stessi precetti morali universali del senso comune e introducono un clima paternalistico, di intolleranza, se non di violenza, nella convivenza civile. Non a caso viviamo tempi nei quali si parla ancora di strane guerre sante. Non può esserci pertanto opposizione o competizione tra etica laica e morale cattolica. In una società moderna è possibile la libertà religiosa proprio perché esiste una buona etica laica. La storia ce lo insegna, l'etica laica è figlia delle guerre di religione e cerca di mettere al riparo dell'intolleranza la libertà dei cittadini, in particolare proprio la libertà di religione. La prova del buon funzionamento dei principio ci viene dagli Stati Uniti, Paese abitato da individui religiosissimi, ma con una netta separazione tra Stato e Chiesa.
Roberto Rossini