14 luglio 2009

- Rennes le Chateau
















Rennes le Chateau deve la sua fama ad un parroco. Bérenger Saunière è il sacerdote che, dal 1885 al 1917, ne cambierà radicalmente il volto, trasformandolo da anonimo villaggio di pastori e contadini, in uno dei luoghi più enigmatici al mondo; diventerà ricchissimo e altrettanto strano. Alla base di tutto ci sono delle pergamene e una strana tomba. Ma, andiamo con ordine: durante alcuni lavori di restauro nell’antica chiesa parrocchiale dedicata alla Maddalena, il parroco avrebbe (il condizionale è d’obbligo) trovato sotto l’altare quattro pergamene antiche. Con queste sarebbe andato fino a Parigi per farle decifrare presso il seminario di Saint Sulpice (all’epoca situato a fianco dell’omonima chiesa, la più grande della città, dopo Notre Dame).

Saunière si fermerà nella capitale tre settimane e tornerà completamente cambiato. Le pergamene e alcuni strani simboli incisi sulla tomba di una marchesa morta un secolo prima e sepolta nel piccolo cimitero del paese, gli indicheranno la via per diventare ricchissimo. Saunière, per prima cosa, cambia completamente la chiesa, inserendo dei particolari piuttosto bizzarri e che rimandano ad antichi culti egizi e pagani, poi fa costruire una torre in stile neogotico sullo strapiombo della montagna (Tour Magdala) e un’abitazione in cui darà ricevimenti sontuosi (Villa Bethania). Anche da questo si intuisce la sua venerazione per Maria Maddalena, santa il cui nome è molto diffuso nell’area per quanto riguarda grotte, cascate e sentieri. Sui vari aspetti della vita di questo parroco non si può che mettere un enorme punto interrogativo che tenga conto dei fatti e dei reperti. Ciò che è indubitabile, però, è il fascino di questi luoghi che nessun tesoro può mettere in dubbio. L’intero villaggio è un concentrato di aspetti misteriosi che si fondono con la bellezza di un territorio dai mille risvolti.
Del resto, questa è una zona di confine e, quindi, ha un passato turbolento e ricco di svariate dominazioni.

Nel 1880 è stato, ad esempio, scoperto un cimitero neolitico che attesta l’esistenza del paese da più di tremila anni. Anticamente la zona era abitata dalla tribù celtica dei Tectosagi. L’insediamento è battezzato con il termine Rhedae, la cui etimologia rimanda alla lettera runica R che indicava il carro. Quest’ultimo ha un significato particolare, infatti, esiste uno stretto collegamento tra il paese e il Carro dell’Orsa che è stato ritrovato inciso su una grande roccia nei dintorni ed è databile all’epoca della dominazione celtica. Molte gallerie e miniere sono presenti in tutto il territorio, a testimonianza di un passato di ricchezza e prosperità. Ad esempio, a poche decine di chilometri, troviamo Salsigne, l’ultima miniera d’oro presente in Europa, che ha chiuso le sue attività solo quattro anni fa, nel 2004.

I Celti che, per molti anni hanno dominato la zona, ritenevano la collina su cui sorgerà il paese, un luogo sacro, così come faranno molte delle popolazioni che si stanzieranno qui. I Galli ne fecero un punto di scambi commerciali, vista la sua posizione che ne facilitava la difesa.
Nel 122 a.C. i Romani conquistano la regione e Rhedae, lentamente, si sviluppa come oppidum di una certa importanza. Nello stesso periodo, si realizza la costruzione delle terme di un paese nelle vicinanze che, nel Medioevo si chiamerà Bains de la Reine, in onore della regina Bianca di Castiglia, madre di Luigi IX, “San Luigi dei Francesi”, la quale, grazie alle proprietà curative di quelle acque, era guarita da una brutta forma di malattia alla pelle.

Oggi la località si chiama Rennes les Bains ed è conosciuta in tutta la Francia per le sue cinque fonti di acqua fredda, cinque di acqua calda e una … miscelata; sgorga, infatti, da una roccia alla temperatura di quella che abitualmente troviamo sotto le docce di casa nostra. Durante il periodo estivo, nella sua prossimità si formano code di turisti e campeggiatori che ne approfittano per la toilette quotidiana.
Saranno, però, i Visigoti, che si stanzieranno in questa zona dopo la cacciata degli Unni dalle regioni dell’Europa orientale, a rendere prospera Rhedae. Ed è proprio in relazione ai Visigoti che si comincia a parlare di un favoloso tesoro.

Nel 410, infatti, dopo il “sacco di Roma”, questo popolo barbaro si impossessa del colossale tesoro di Gerusalemme che era giunto nella “Città Eterna” nell’anno 10 ad opera dell’imperatore Tito e delle sue legioni. E’ scolpita nella pietra, nell’omonimo arco nel Foro Romano, questa impresa che porterà a Roma la Menorah e l’Arca dell’Alleanza. I Visigoti daranno vita nel sud della Francia ad un brillante regno che avrà come capitale Tolosa, ma avrà in Rhedae un centro nevralgico, composto da una città fortificata affiancata da due cittadelle e circondata da due baluardi; insomma, un luogo inespugnabile, segno di grande importanza.

I Merovingi, o Franchi, guidati da Clodoveo, sconfiggeranno i Visigoti e acquisiranno l’importante piazzaforte. La loro presenza sul sito ed è provata dal ritrovamento di un cimitero merovingio, portato alla luce per puro caso da una pala meccanica durante alcuni scavi avvenuti nel 1975.
Nel VIII secolo Rhedae è un luogo molto importante; lo testimonia il rapporto che il vescovo Teodolfo invia all’imperatore Carlo Magno e che mette la località sullo stesso piano delle città più importanti della regione, come Carcassonne e Narbonne.

Il secolo XI segna il lento ma inarrestabile declino di Rhedae che, in seguito ad una serie di attacchi e combattimenti, perderà buona parte delle sue ricchezze e del suo potere. Nel corso dei secoli seguenti, quella che era stata una fiorente e prospera città, si riduce ad un minuscolo villaggio abbarbicato attorno alle mura di un castello, da cui prenderà il nome definitivo. Rhedae si trasforma in Rennes le Chateau, il castello di Rennes, nel 1778.

Il nostro tour ideale può iniziare dopo aver lasciato Couiza, paese a fondovalle in cui si trovano negozi, ufficio postale e gendarmeria. Cinque chilometri di tornanti ci conducono alla meta, lassù, sulla collina più alta. Lungo la salita si gode un panorama su alcuni ruderi di fortezze e sugli strati di rocce e terra rossa che sono onnipresenti nel circondario. Appena giunti in paese, ci accoglie una libreria, “Empreinte”, piena zeppa di volumi che, in svariate lingue (italiano compreso), raccontano le molte vicende del paese e del suo strano parroco. Quasi di fronte c’è l’imponente castello che dà il nome al villaggio. Il nucleo originale risale all’epoca in cui i Visigoti (Quinto secolo dopo Cristo) avevano fatto di Rhedae una loro importante piazzaforte. Nella parte a nord del maniero resta una grande sala con reperti risalenti a quel periodo.

Il castello è stato distrutto una prima volta nel 1210 durante la crociata contro i Catari, ricostruito e nuovamente distrutto, ha assunto la sua forma attuale nel XVI secolo, quando ne ha assunto la proprietà la famiglia degli Hautpoul, la cui ultima discendente era la marchesa Marie de Negre d’Hautpoul de Blanchefort (imparentata anche con il ceppo del Gran Maestro dei cavalieri Templari, Bertrand de Blanchefort, che è tutto dire…), la cui tomba attirerà le attenzioni di Saunière. Dal 1946 appartiene alla famiglia Fatin. Non è permessa la visita… su questo punto, Henri Fatin, l’attuale castellano, è particolarmente intransigente e non esita a chiamare i gendarmi non appena qualche turista un po’ più curioso oltrepassa il cartello posto all’ingresso del cortile su cui è scritto a chiare lettere che si sta entrando in una proprietà privata. Comunque, all’esterno sono visibili quattro torri, tre a pianta rettangolare e una rotonda, la meglio conservata, alta 17 metri. In mezzo vi è il cortile d’onore e sotto, una serie di gallerie che conducono in svariate direzioni. L’ingresso murato di una di queste è visibile appena entrati in paese.

Poche decine di metri dopo (qui le distanze sono davvero contenute) si giunge di fronte all’altra libreria “La Porte de Rennes”, gestita con molta professionalità da un grande studioso di storia locale, Serge Colmenero, che è stato il mio compagno in diverse ricerche avventurose. Altri quindici metri ed ecco la chiesa Sainte Madeleine (una costante in molti paesi della regione, dove la “santa peccatrice” funge da vera e propria padrona dei luoghi di culto) che sorge sulle fondamenta di un tempio edificato dai Visigoti e di cui si è perduta ogni notizia. E’ stata edificata tra l’ VIII e il IX secolo e restaurata completamente tra il 1887 e il 1896, nove anni durante i quali Bérenger Saunière la trasformò completamente. Ha un campanile squadrato e massiccio e un ingresso molto particolare su cui campeggia l’iscrizione latina “Terribilis est locus iste”. E’ una frase estratta dalla Genesi che, visto il contesto, assume una valenza piuttosto inquietante, infatti, appena varcata la soglia, troviamo la statua di un demone orrendo, Asmodeo, che regge l’acquasantiera.

Nel 1996 qualcuno è entrato di notte nella chiesa e lo ha decapitato, forse per poter osservare da vicino lo sguardo magnetico dei suoi occhi di un blu intenso. E’ stato, ovviamente, ricostruito, e per evitare altri atti di vandalismo, all’interno della chiesa sono state collocate diverse telecamere che consentono un controllo totale. Da alcuni anni, l’edificio è aperto al pubblico a intervalli di mezz’ora a partire dalle nove del mattino, fino alle 18.30. All’interno troviamo diverse statue di santi che formano un percorso tutto particolare. Si comincia con Germana di Pibrac, colta nell’atteggiamento abituale, cioè, mentre apre il grembiule ricolmo di fiori. Di fronte c’è San Rocco insieme all’immancabile cane. La statua presenta un’anomalia: la ferita che contraddistingue il santo è sulla gamba destra e non sulla sinistra come normalmente avviene.

C’è poi Antonio Abate, il santo festeggiato il 17 gennaio, giornata molto particolare a Rennes le Chateau, sia a livello storico (è la data in cui è morta la marchesa dalla strana tomba), sia per quanto riguarda un fenomeno ottico unico al mondo. A mezzogiorno circa (condizioni meteorologiche permettendo), la luce del sole illuminando una vetrata particolare, crea all’interno della chiesa una figura che assume le sembianze di un albero di mele. Blu! Ciò avviene ancora oggi; basta recarsi in paese e vedere la fila di persone giunte da ogni parte per assistere allo spettacolo che dura un paio di ore circa. Lo stesso, identico, fenomeno avviene in un’altra chiesa a una quindicina di chilometri di distanza, nel villaggio di Brenac. E’ questa una mia scoperta, fatta per puro caso lo scorso anno.
Proseguendo il percorso dei santi, troviamo di fronte, un altro Antonio, il santo portoghese il cui nome è stato legato per sempre a Padova.

Saunière ha quindi compiuto uno strano spostamento; ha invertito l’ordine dei quattro evangelisti, collocando Luca al posto di Giovanni. Uno sbaglio? Non credo, anche perché il parroco era un esperto conoscitore delle Scritture e della dottrina cattolica, quindi non sarebbe incorso in una simile svista. E’interessante notare che se uniamo con una matita le statue dei santi sulla pianta della chiesa, si forma una lettera M e mi torna alla mente un passo della Divina Commedia, il canto XVIII del Paradiso.

E’ il passo in cui le anime si mostrano al poeta in trentacinque lettere e, dopo aver disegnato una grande M, sospendono il volo e si fermano in quella posizione, facendo risplendere il tutto con la grazia divina.
Sarà un caso, ma è proprio nel colmo di “quella M” che, il 17 gennaio, si forma l’albero di mele blu. Se proviamo ad unire le iniziali dei santi, Germana, Rocco, Antonio Abate, Antonio da Padova, Luca, si ottiene la parola GRAAL… forse è per questo che Giovanni è stato spostato!
Anche la Via Crucis è posta all’inverso e con particolari che non hanno riscontro in altre chiese. Che cosa ha voluto indicarci il parroco? Un percorso iniziatico o un’intrigante mappa del tesoro? I riscontri sono molti e osservando con attenzione il territorio circostante, troviamo strane analogie con ciò che è custodito dentro questa chiesa.

Usciti dalla chiesa si trova Villa Bethania, un tempo luogo di feste e oggi sede del museo municipale. Molti degli arredi di un tempo non ci sono più, però, rimane intatto il fascino di quello che è avvenuto all’interno di queste mura. Nel museo è possibile vedere il pilastro visigoto che reggeva l’antico altare e dentro al quale sono state rinvenute le pergamene. Sono custoditi anche molti paramenti del parroco e due statue in cera a grandezza naturale, creazione del museo Grévin di Parigi, riproducenti Bérenger Saunière e l’anziana madre della sua perpetua. Al piano superiore sono esposti alcuni libri e documenti del parroco (come la lista dei vini e i vari menu) e parecchie foto risalenti all’epoca in cui era il signorotto incontrastato di questo “regno”.

I lavori per la costruzione della villa iniziano il 3 giugno 1901 e si concluderanno due anni dopo. Questa bella e accogliente casa servirà esclusivamente quale luogo di incontro e di banchetti per invitati di riguardo e in cui non si badava a spese. Da queste riunioni conviviali non ci si alzava certo insoddisfatti; basta osservare uno dei vari appunti per rendersene conto:
“1 fusto di rum della Martinica, 33 litri di vino bianco Haut Barsac, 33 litri di Malvasia, 17 litri di vino chinato, 12 litri di moscato…”. Naturalmente, tanto ben di dio innaffiava altre specialità come carni e formaggi di primissima qualità e portate generose di autentico caviale del Volga.

Tali prelibatezze non erano destinate ai semplici palati dei parrocchiani ma ad ospiti di riguardo come la cantante lirica Emma Calvé, amica della regina Vittoria e dello zar Nicola II e che spesso lasciava i salotti di Parigi per far visita al curato di campagna; Etienne Dujardin Beaumetz, vice ministro francese della Cultura e un giovane dai tratti fini e dallo sguardo triste: Stefano d’Asburgo, discendente dell’omonima casa regnante d’Austria. Insomma, niente male per il curato di un villaggio sperduto della provincia francese di fine Ottocento. Si mormora anche di altri grandi personaggi come il musicista Claude Debussy, gli scrittori Jules Verne e Maurice Leblanc, l’inventore di Arsenio Lupin. E proprio nei racconti che hanno per protagonista il celebre ladro gentiluomo, frequenti sono i collegamenti e i riferimenti a Rennes le Chateau e ai suoi dintorni. E’ un mistero nel mistero, perché, ufficialmente, l’ambientazione dei romanzi è sempre tra la costa Normanna e Parigi. Il legame con Verne è legato ad una famiglia della regione, gli Arago che lo scrittore di Nantes esalta nel suo romanzo “Clovis Dardentor”… è questo un argomento che merita una puntata a parte.

Un vasto giardino al cui centro vi è una fontana circolare che, al tempo di Saunière, ospitava pesci esotici, separa Villa Bethania dall’altra costruzione che caratterizza il paese: la Tour Magdala. Questa è una singolare torre in stile neogotico, costruita nel 1899 nel punto più panoramico della collina. Dalla sommità si spazia a trecentosessanta gradi sull’intera zona, con i paesi che fanno da corona (Esperaza, Montazels, Antugnac) e a est la sagoma massiccia del monte Bugarach che, con i suoi 1320 metri di roccia viva è la più alta cima della regione. Poco più a sud c’è la punta di Bezu e l’omonima fortezza templare. I cavalieri dal bianco mantello hanno esercitato a lungo la loro influenza in questi luoghi, lasciando come simbolo della loro potenza le rovine di un castello dal quale dominavano le vie che i pellegrini percorrevano per andare a Santiago di Compostela. Si vede che questo panorama aveva un effetto benefico sul parroco, infatti, vi trascorreva la maggior parte del tempo. Nella stanza al piano terreno aveva collocato una ricca libreria ospitata in mobili pregiati, ornando il tutto con tappeti orientali e stoffe preziose.

Insomma, se la villa serviva da “sede ufficiale”, quella era il suo personale rifugio segreto. Sarà proprio lì, infatti, che avrà il malore che lo porterà alla morte nel 1917. Il 17 gennaio!
In paese non esistono alberghi e, solo nei mesi estivi, funziona un bar- ristorante “La Table de l’Abbé” che è collocato di fronte a Villa Bethania, mentre un ristorante è stato aperto da alcuni anni, “L’Amarante” con alterne fortune. Tutto qui. Il dato è l’emblema del fatto che, anche se il nome di Rennes le Chateau è famoso, il paese in sé non ha ricavato molto dalle strane vicende del suo parroco. Questo può essere letto in diversi modi; può essere anche un fatto positivo che testimonia la genuinità del luogo che cerca di conservare, senza stravolgerli, i tratti tipici di un borgo che, nonostante tutto, preferisce il silenzio.

Giorgio Baietti
















13 luglio 2009

- La via veritativa del massone no dell’esploratore.

Non di rado si ritiene che né la Massoneria né il singolo massone abbiano verità da presentare e da difendere e in ciò risiederebbe il loro atteggiamento tollerante e antidogmatico e la loro libertà di pensiero. Si parla così di relativismo massonico in riferimento alla verità e a ogni altro aspetto del pensiero e dell’azione della Massoneria. Questa concezione non solo non rispecchia la natura e la prassi massonica nei templi e nel mondo e non tiene conto di quanto affermato nelle Costituzioni e nella tradizione massonica, ma porta con sé una profonda confusione tra ricerca della verità, assolutezza delle verità e fondamento della verità. Solo un chiarimento su questi temi può fare luce sulla nozione massonica di verità e chiarire che il pensiero massonico non si fonda in alcun modo sul relativismo.
La via veritativa (della ricerca della verità) presuppone che esista la verità, intesa come insieme di verità diverse, e che sia accessibile all’uomo. Questa affermazione non dichiara in alcun modo che la verità sia già raggiunta interamente dall’uomo o che l’uomo possa coglierla e raggiungerla in modo globale e definitivo. Per questo è più corretto parlare di universo delle verità piuttosto che di una verità unica, definitiva e incontrovertibile. In ambito massonico l’universo delle verità è concepito come sempre aperto e costituito da una infinità di diverse e singole verità: un universo limite verso cui si tende con continuità raggiungendolo e cogliendolo poco alla volta.
Questa via veritativa si differenzia da quella posizione secondo cui l’universo delle verità è dato tutto in una volta ed ad esso nulla si può aggiungere. La prima posizione (quella massonica) invece, ritiene che vi siano verità raggiunte dalla mente umana e quindi come tali possono essere considerate come accettate anche se non tutte come definitive e che, allo stesso tempo, l’universo delle verità sia illimitato e quindi raggiungibile dalla mente umana solo in parte e poco alla volta.
Un altro carattere discriminante della posizione massonica consiste nel ritenere che l’uomo sia compartecipe della costruzione dell’universo veritativo: questo universo è costituito da verità che l’uomo ha raggiunto, da altre a cui l’uomo tende, da verità sconosciute ancora dall’uomo e da verità a cui l’uomo ha partecipato alla loro costituzione. La ricerca della verità è una via fondamentale al cammino iniziatico per cui si può asserire che:
1. la tradizione massonica è portatrice di verità il cui fondamento è relato allo sviluppo
storico del pensiero e della prassi massonica. Queste verità hanno un diverso fondamento: sono verità razionali, esoteriche, intuitive e spirituali.
2. la ricerca della verità è un obiettivo fondamentale del cammino massonico.
3. l’istituzione massonica si propone di presentare e difendere le proprie verità.
Per completare la concezione massonica rispetto alla verità è utile introdurre almeno due distinzioni. La prima riguarda la verità della conoscenza e la verità dell’essenza; l’altra, invece, concerne l’ambito delle verità. La prima distinzione vuole indicare che quando si parla di verità non ci si riferisce solo alla conoscenza, cioè a verità che riguardano i rapporti conoscitivi tra l’uomo e il mondo; in questo caso, si considera vero, o meglio una conoscenza vera, quando, dopo adeguati controlli, si asserisce che questa conoscenza afferma qualcosa che corrisponde a ciò che esiste nel mondo. Nel secondo senso, la verità dell’essenza, sostiene che si può considerare come vero ciò che si ritiene sia esistente; in tal modo ci si riferisce alla struttura e alla natura del reale e quindi alla sua essenza: il concetto di verità corrisponde a quello di essenza.
La seconda distinzione riguarda, come s’è detto, gli ambiti della verità; si può dire che la verità secondo il pensiero massonico riguarda il mondo concreto, la realtà e la sua essenza, il mondo dello spirito e del trascendente, l’uomo e il suo mondo interiore, la società umana e la natura del bene e della virtù.
La concezione massonica della verità, quindi, nega ogni forma di relativismo, secondo cui esistono solo opinioni e non verità, e allo stesso tempo sollecita un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le diverse verità considerate come differenti prospettive che si completano vicendevolmente.
La ricerca della verità è una delle vie fondamentali del cammino massonico: ciò significa sia affermazione delle verità massoniche sia ricerca della verità. In tal senso, la Massoneria si muove sempre mirando a penetrare più a fondo nell’universo delle verità.
Mariano Bianca

12 luglio 2009

- La Via del Matto




Il nostro Io individuale è un insieme di affetti, di relazioni, di emozioni che vengono fuori non solo dalla nostra realtà familiare e sociale, ma anche dagli stimoli che cultura, religione, storia contribuiscono a crearne l’identità.
La Psicogenealogia ci insegna che ognuno di noi eredita, riceve un’impronta biologica-emozionale che molto spesso diviene una ragnatela che ci costringe ad essere ciò che desidera la famiglia e la società.
Costrizione, trappola che non comprendiamo, che non siamo coscienti di vivere e che produce nevrosi, insoddisfazioni, conflitti, depressioni e malattie fisiche.
La presa di coscienza di tale problematica risveglia l’inconscio dell’individuo. La comprensione di tali dinamiche è il primo passo verso la guarigione e ci invita a cercare con tutte le nostre energie di essere quello che si è.
A questo punto è di grande aiuto l’atto terapeutico del Tarocco o dei Tarocchi che funge da elemento archetipo, mettendoci in comunicazione con l’inconscio.
Il Tarocco, attraverso il suo simbolismo c’insegna ad interpretare un linguaggio che possediamo ma che non riusciamo più a comprendere.
Diviene una traccia che ci aiuta a ristabilire l’equilibrio, ad ascoltare nuove informazioni e ad illuminare il nostro sentiero senza più incorrere negli stessi errori, nelle stesse dinamiche dolorose.
Il Tarocco, con i suoi molti significati, unisce il nostro inconscio all’inconscio collettivo riportando le nevrosi dell’individuo in relazione alle nevrosi di chi lo circonda o lo ha circondato. Diviene luce per guidare l’individuo fuori dai continui giri ossessivi di pensiero o di azione per condurlo verso la piena e reale comprensione del suo Sé.
Il Matto
Con queste premesse incominciamo a dare luce a quella che è la figura del Matto negli Arcani Maggiori, l’unica carta a non essere numerata.
Il Matto esprime diversi aspetti correlati ad una iniziazione spirituale alternativa: la verità, la libertà dell’essere, la creatività.
La via del Matto descrive un cammino solare di avvicinamento al Sé, all’insegna della divina follia.
E’ una follia che appare tale solo agli occhi del mondo profano, ma che in verità è la forma suprema di saggezza, per chi sa varcare col pensiero le porte della percezione, e i limiti di un’esistenza pensata solo in termini materiali, puramente terreni.
Il fine a cui mira il Matto è in fondo il principio di una nuova esistenza. Varcando i sentieri dell’autorealizzazione, cerca di ricongiungerci ad una realtà trascendente che ci sovrasta, come dominio sconfinato dello spirito.
Questo personaggio può scegliere di seguire l’insegnamento di un maestro esoterico, ma conservando la sua specificità individuale, senza impegnarsi più di tanto a rispettare il voto di silenzio richiesto..
Infatti, nel viaggio d’iniziazione verso l’autorealizzazione, non è sufficiente riferirsi soltanto al pur rilevante insegnamento dei maestri.
C’è una fonte di conoscenza originaria, che ognuno deve scoprire dentro di sé e non fuori, ed è la conoscenza a cui aspira il Matto nel corso della sua ricerca.
La via del Matto, il cammino di verità che è la vocazione intima ma spesso nascosta o soffocata di ognuno di noi, intrattiene un rapporto estremamente privilegiato con la ricerca dell’autorealizzazione spirituale, a discapito dei rischi e delle incomprensioni che questa ricerca sperimentale comporta, a causa dell’oscuramento nel cuore di tenebra dell’attuale ciclo umano.
Il folle sapiente rischia davvero di cadere nell’abisso di una ragione che non è ragione, a causa dei i pregiudizi dell’uomo massa, che la condizionano.
Ma la non-ragione dell’aspirante iniziato ai misteri delle più alte verità, nasconde in realtà l’affermazione di una razionalità “ sana “, perché educata ai valori dello spirito, e quindi automaticamente libera.
Come un secondo Adamo, il Matto viene cacciato dal giardino terrestre dell’Eden, ma per lui non è un problema perché consapevole ed autorealizzato. E’ pronto alla scalata dell’albero della Vita divina senza abbandonare il piano fisico della Terra.
Il Matto vive in maniera dinamica la dialettica tra esistenza e pensiero, illusione e verità, tensione creativa, che genera una visione della realtà eccentrica, fuori dagli schemi, delle facili apparenze, dei dogmi e delle imposizioni dottrinarie.
La Via seguita dal Matto è infatti il cammino della realizzazione dell’Io individuale, Io che è una scintilla della luminosa Mente Divina.
Libero ricercatore della verità, il folle-savio si rinnova ad ogni tappa del suo viaggio iniziatico-sapienzale, che lo induce a varcare la soglia del finito per raggiungere la sfera dell’infinito, consapevole che il cambiamento è possibile, che la trasformazione della persona in personalità è sempre possibile.

- I Nuovi - Tarocchi di Marsiglia - di Jodorowsky - Camoin





"Per Alejandro Jodorowsky così come per Philippe Camoin, ciò che è stato talvolta definito il "restauro" dei Tarocchi, è la rinascita di uno Spirito che i due autori chiamano Tarot (Tarocchi); non il restauro di un gioco antico. Per loro, i Tarocchi rappresentano un grande Spirito e non un gioco di carte. Il lavoro effettuato è decisamente più ragguardevole che il semplice restauro di un gioco antico. Il loro lavoro è consistito nel recuperare simboli sparpagliati in tutta Europa con lo scopo di ricostituire una struttura esoterica complessa finora sconosciuta a tutti gli Iniziati degli ultimi secoli. Si tratta di un’opera importante."
Il restauro dei Tarocchi di Marsiglia è uno studio scientifico che è stato intrapreso per più anni da Philippe Camion e Alejandro Jodorowsky. “La quasi totalità dei Tarocchi del mondo intero sono riprodotti sullo schema dei Tarocchi di Marsiglia”, osserva Philippe Camion, alla luce di numerosi e irrefutabili segni che ha riunito e fatto apparire nel corso delle sue ricerche sui Tarocchi di Marsiglia. Lo scopo essenziale di questa ricerca è di ritrovare i simboli, la vocazione e il significato primario di questo monumento della cultura occidentale, il cui linguaggio è parimenti intelligibile ai nostri amici orientali. Non è inutile citare qui H.P. Blavatsky: “ I Tarocchi sono la chiave di tutto l’esoterismo occidentale”.
Il TAROCCO di MARSIGLIA comprende una carta (chiavi/lame/atout/arcani) senza numero, IL MATTO e XX carte numerate in numeri romani, chiamate ARCANI MAGGIORI;
Poi 40 carte, gli ARCANI MINORI, che si dovrebbero piuttosto chiamare COLORI e divise in 4 serie: tre numerate in numeri romani da I a X e uno senza numero. Le prime tre serie comprendono i BASTONI, le SPADE e i TAGLI. La quarta: i DENARI Infine una ultima serie di 16 carte chiamate ONORI o FIGURE. Uno studio corretto dei TAROCCHI dispone le figure nel seguente ordine: – I JACK – I REGINE – I RE – I CAVALIERI Sono quindi 78 lame, né maggiori né minori ma tutte fondamentali.
Nel TAROCCO di MARSIGLIA RESTAURATO, ci sono 10 colori ognuno con molteplici significati (ai quali si devono aggiungere macchie di color viola):
– VERDE CHIARO – CARNE – BLU CHIARO – BIANCO – VERDE SCURO – ROSSO – BLU SCURO – NERO – GIALLO CHIARO – GIALLO SCURO
Ci si accorge che quattro tra questi colori non sono divisi in "chiaro" e "scuro". Sono il Bianco, il Nero e il Rosso, i tre colori dell'Opera Alchimista e il color Carne, territorio dell'essere umano in cui si opera la mutazione alchimista...
Gli ARCANI, mettendo da parte le loro possibilità individuali, sono in rapporto gli uni con gli altri, creano coppie, terni e per finire frasi, poemi poi discorsi interi.Siamo di fronte a un alfabeto ottico che trasmette la conoscenza non tramite i suoni ma tramite le figure, le forme e i colori... Ciò che non esclude peraltro la possibilità di dare a ogni ARCANO un valore musicale.
LE MAT (IL MATTO) Energia originaria. Indefinito. Libertà. Follìa. Caos. Uomo in cammino verso la sua evoluzione. Nomade. Anarchia. Desiderio. Dimensione infinita. Delirio. Aspirazione alla luce e alla vita eterna. Ricerca della verità. Procedere verso lo sviluppo di ogni possibilità umana. Profeta. Porta l'essenziale. Visionario.
I. LE BATELEUR (IL BAGATTO) Inizio. Tutto si può fare. Prendere il suo posto. Uomo chiamato ad innalzarsi. Iniziato. Lavoro. Astuzia. Arte di convincere. Spontaneità. Egoismo. Inizio della ricerca della saggezza persa. Artista. Gioco. Volontà di creare.
II. LA PAPESSE (LA PAPESSA) Madre divina. Accumulazione. Vergine. Chiesa occulta. Madre dominatrice. Donna frigida. Segreto noto per chi sa decifrarlo. Freddezza. Educazione severa. Iniziatrice. Libri sacri. Solitudine. Silenzio. Meditazione. Rigore. Inibizione. Celibato. Cova un'opera.
III. L'IMPÉRATRICE (L'IMPERATRICE) Slancio creatore. Vuole investirsi. Fecondità. Bella donna. Incarnata. Iniziativa. Fascino. Amante. Attività produttive. Mano che prende. Donna celebre o di alto rango. Civetteria. Donna di affari.
IV. L'EMPEREUR (L'IMPERATORE) Stabilità. Padre dominatore. Potenza. Base di ogni costruzione. Energia materiale. Appoggio. Personaggio influente. Potere sul mondo materiale. Sposo. Potenza sessuale. Patriarcato. Capo famiglia. Forza rassicurante.
V. LE PAPE (IL PAPA) Mediatore. Ideale. Sacerdozio. Autorità ispirata. Guida. Potere spirituale. Ponte verso il sacro. Fede. Santità. Alleanza. Rituale. Aiuta l'umanità. Conoscenza. Dogmi. Grande iniziato. Falso guru. Matrimonio. Riunire. Padre idealizzato. Segreto svelato. Benedizione.
VI. L'AMOVREVX (L'AMANTE) Unione. Invito dell'amore. Gioia. Piacere di fare quello che si ama. Entusiasmo. Bellezza. Madre che impedisce l'unione del figlio con la sposa. Edipo. Incesto. Scelta. Tentazione. Conflitto amoroso. Incertezza. Armonia.
VII. LE CHARIOT (IL CARRO) Azione nel mondo. Viaggio. Opera organizzata e viva che si muove. Trionfo. Amante. Coscienza del cosmo. Talento. Conquista. Artista di successo. Trasmissione di un'opera.
VIII. LA JVSTICE (LA GIUSTIZIA) Equilibrio universale. Pesare e decidere. Perfezione. Rigore. Madre castratrice. Responsabilità nella libertà. Ragione e volontà. Collaborazione all'opera divina. Inflessibilità. Processo. Arbitro. Leggi cosmiche. Buone e cattive azioni che ci seguono attraverso le nostre esistenze successive. Lucidità. Darsi quello che si merita.
VIIII. L'HERMITE (L'EREMITA) Procede senza saper dove va, ma ci va. Crisi. Dubbio e superamento. Prudenzia. Saggezza. Vita interiore. Iniziato che realizza l'opera interiore. Notte oscura dell'anima. Solitudine. Padre assente. Alcoolismo. Chiarisce il passato. Terapeuta. Pellegrinaggio. Conoscenza dell'occulto. Tempo. Castità. Segreto. Conoscenza di se stesso.
X. ROUE DE FORTUNE (LA RUOTA DELLA FORTUNA) Fine di un ciclo. Ruota universale delle leggi della natura mossa dalla Provvidenza. necessità di aiuto esteriore. Ciclo dei morti e delle rinascite. Circolazione. Alternanza. Immobilità in attesa della forza che verrà a muoverla. Circostanze. Incarnare lo spirito e spiritualizzare la materia.
XI. LA FORCE (LA FORZA) Inizio su di un piano diverso. Inizio di un nuovo ciclo. Spirito che controlla il desiderio. Armonia dell'intelletto e della sessualità. Conquista con la seduzione. Autodisciplina. Magnetismo. Coscienza. Trattare con dolcezza situazioni aggressive. Masturbazione. Inibizioni sessuali. Forza morale. Distacco nell'azione. Donna frigida che ha paura dell'orgasmo. Eroismo. Conoscenza di se stesso.
XII. LE PENDU (L'APPESO) Arresto. Meditazione. Feto. Gestazione. Dono di sé. prova. Progresso imposto dal dolore. Raggiungere il vuoto mentale. Attesa e abnegazione. Autopunizione. Si ritiene molto affezionato. Amore non condiviso. Forze interiori ricevute dalla preghiera. Lavoro introspettivo.
ARCANE XIII (ARCANO XIII) Trasformazione profonda. Rivoluzione. Eliminazione di ciò che impedisce di andare avanti. Fine di una illusione. Trasmutazione. Cataclismi. Morte. Perdita. Raccolti. Collasso. Collera. odio familiare. Fine di qualche cosa. Malattìa grave. Sadismo. Distruzione. Lavoro dell'inconscio. Sgomberare. Cambiamenti radicali. Spoliazione.
XIIII. TEMPÉRANCE (TEMPERANZA) Guarigione. Angelo custode. Moderazione. Equilibrio. Reciprocità. Circolazione interna. Armonia. Comunicazione. Purificazione dell'anima. Messaggero della grazia. Elisir di vita. Aiuto divino. Flusso del passato nel presente verso il futuro. Medicina. Doppio flusso delle forze vitali. Serenità di spirito. Umore costante. Venire a più miti consigli. Reca il dono e accoglienza.
XV. LE DIABLE (IL DIAVOLO) Animalità. Forze sessuali. Grande creatività. Affetto. Intervento sulla materia. Passione. Inconscio. Falso guru. Tentazione. Fermento. Dominio egocentrico. Denaro. Bestialità. Orgoglio. Fascino. Orgia. Sadomasochismo. Beffa. Trappola. Lato oscuro. Perversioni. Riserva di vitalità.
XVI. LA MAISON-DIEV (LA CASA DIO) Ciò che è nascosto esce fuori. Gioia. Pericolo intorno al tempio. Forza divina. Fulmine. Fallo. Rovina. Catastrofe. Scoppio dei limiti. Incidente. Divorzio. Esplosione. Crollo. Liberazione. Eiaculazione. Colpo di genio. Rottura. Lasciar circolare l'energia sessuale. Illuminazione.
XVII. L'ÉTOILE (LA STELLA) Dono di sé al mondo. Accoglienza medianica. Aiuto provvidenziale. Amore universale. Spreco dell'energia nel passato. Nostalgia. Grazia. Musa. Influsso astrologico. Acquario. Azione altruistica. Donna realizzata. Sacralizzare un luogo. Pace. Armonia. Musica. Profumo. Paradiso.
XVIII. LA LVNE (LA LUNA) Archetipo materno. Madre cosmica. Femminilità. Intuito profondo. Sogno. Inconscio. Illusioni. Solitudine. Notte. Tristezza. Ristagno. Gestazione. Figli che chiedono l'amore della madre. Desiderio di tornare nel ventre materno. Follìa. Superstizione. Esaurimento. Segreto. Clandestinità. Ciò che è nascosto.
XVIIII. LE SOLEIL (IL SOLE) Archetipo paterno. Padre cosmico. Irradiamento. Amore fraterno. Costruzione di un'opera comune. Successo. Felicità. Luce. Coppia iniziatica. Uno aiuta l'altro ad attraversare. Ricchezza della messe. Gloria. Coscienza realizzata. Padre che ama i propri figli. Solidarietà.
XX. LE JUGEMENT (IL GIUDIZIO) Desiderio irresistibile. Invito del divino e dello Spirituale. Risurrezione. Annuncio. Messaggio. Rinascita. Nascita alla coscienza superiore. Integrare gli archetipi parentali. Risveglio. Rivelazione. Fede. Fervore. Adorazione. Virtù. Benedizione dei genitori. Grazia. Ciclo iniziatico compiuto. Consacrazione. Musica.
XXI. LE MONDE (IL MONDO) Realizzazione nel mondo. Concretizzazione. Le quattro energie e la quinta essenza. Centro cosmico. Fama. Anima universale. Viaggiare. Sesso della donna. Realizzazione dell'unità. Androgino spirituale. Rinchiudersi. Ostacolo da sormontare. Nascita difficile. Donna ideale. Matrimonio felice. Ventre di una donna incinta. Mondo perfetto. Venire al mondo. Danza creativa. Apertura. Uovo cosmico.





9 luglio 2009

- Alchimia - Porta Magica - Roma -




La scienza conserva ; è quanto meno ciò che da allora pensiamo nei riguardi del destino trionfante di opere stimate che appaiono, tuttavia , di difficile penetrazione , e che non sono studiate se non da un’elite poco numerosa. La loro grande diffusione, il loro successo universale, sono unicamente dovuti all’irradiamento attrattivo della verità positiva racchiusa nelle loro pagine.
Tra tante opere francesi e straniere che si impongono in questo modo alla stima e all’ammirazione degli uomini, non è forse il caso, per esempio, di quelle di Dante, di Rabelais, di Cervantes e di Swift ?
Del resto è allo stesso motivo di perennità sovrana, non dubitiamone, che la piccola porta conservata nel giardino di Piazza V. Emanuele a Roma, deve il fatto di non essere stata distrutta, nonostante la precarietà inerente alle cose umane e che, d’altra parte, fu denunciata dal sapiente decoratore nei riguardi dell’esistenza perpetua del regno minerale. E’ l’ultima frase dell’epigrafe singolare e molto lunga che stava al di fuori della villa e che abbiamo descritto al nostro lettore. Rivela il mistero della putrefazione del fuoco, cioè del padre o , meglio ancora, del sole centrico della terra rotonda. La conclusione è triste e rassegnata nei riguardi della parte materiale della dimora aristocratica che era, inesorabilmente, fragile e peritura.

Sic transit gloria mundi - Così passa la gloria del mondo.

CANSELIET

La Porta Alchemica , detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte (1614-1680) nella sua residenza, villa Palombara, sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all'odierna piazza Vittorio, dove oggi è stata collocata. L'interesse del marchese Palombara per l'alchimia nacque probabilmente per la sua frequentazione sin dal 1656, della corte romana della regina Cristina di Svezia, a Palazzo Riario (oggi Palazzo Corsini) sulle pendici del colle Gianicolo oggi sede dell'Accademia Nazionale dei Lincei. Cristina di Svezia era un'appassionata cultrice di alchimia e di scienza (fu istruita da Cartesio) e possedeva un avanzato laboratorio gestito dall'alchimista Pietro Antonio Bandiera. In palazzo Riario nacque un'accademia a cui si collegano i nomi di personaggi illustri del Seicento come il medico esoterista Giuseppe Francesco Borri, di nobile famiglia milanese, l'astronomo Giovanni Cassini, l'alchimista Francesco Maria Santinelli, l'erudito Athanasius Kircher. Il marchese Palombara dedicò a Cristina di Svezia il suo poema rosicruciano La Bugia redatto nel 1656, e secondo una leggenda la stessa Porta Alchemica sarebbe stata edificata nel 1680 come celebrazione di una riuscita trasmutazione avvenuta nel laboratorio di palazzo Riario. Secondo la leggenda, trasmessaci nel 1802 dall'abate ed erudito Francesco Girolamo Cancellieri, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Il "pellegrino", identificabile con l'alchimista Francesco Giustiniani Bono, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l'oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d'oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese fece incidere sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri della magione, il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli. Forse l'enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche e per il passaggio tra le mani di alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, e finì nelle mani dell'erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica. Tra gli anni 1678 e 1680 Borri e Palombara fecero le iscrizioni enigmatiche, e di certo si sa che almeno una scritta della villa (quella sopra l'arco della porta in via Merulana) risale al 1680. I simboli incisi sulla porta alchemica possono essere rintracciati tra le illustrazioni dei libri di alchimia e filosofia esoterica che circolavano verso la seconda metà del Seicento, e che presumibilmente erano in possesso del marchese Palombara. In particolare il disegno sul frontone della Porta Alchemica, con i due triangoli sovrapposti e le iscrizioni in latino, compare quasi esattamente uguale sul frontespizio del libro allegorico/alchemico Aureum Seculum Redivivum di Henricus Madatanus (pseudonimo di Adrian von Mynsicht, 1603-1638). Il frontespizio dell'edizione originale del 1621 è molto diverso, infatti il disegno a cui si ispirò il Palombara compare esattamente solo nell'edizione postuma del 1677. Sul frontone della porta alchemica è rappresentato in una patacca il sigillo di Salomone circoscritto da un cerchio con iscrizioni in latino, con la punta superiore occupata da una croce collegata ad un cerchio interno e la punta inferiore dell'esagramma occupata da un oculus : il simbolo alchemico del sole e dell'oro. Il fregio rappresenta un simbolo della setta dei Rosa Croce rappresentato in molti testi del seicento, compare forse per la prima volta sul frontespizio del libro 'Aureum Seculum Redivivum'. I simboli alchemici lungo gli stipiti della porta seguono la sequenza dei pianeti associati ai corrispondenti metalli: Saturno-piombo, Giove-stagno, Marte-ferro, Venere-rame, Luna-argento, Mercurio-mercurio. Tale sequenza viene forse ripresa dal testo Commentatio de Pharmaco Catholico pubblicati nel Chymica Vannus del 1666. Ad ogni pianeta viene associato un motto ermetico, seguendo il percorso dal basso in alto a destra, per scendere dall'alto in basso a sinistra, secondo la direzione indicata dal motto in ebraico Ruach Elohim. La porta si deve quindi leggere come il monumento che segna il passaggio storico del rovesciamento dei simboli del cristianesimo verso il nuovo modello spirituale che si stava sviluppando nel Seicento. Nel 1873 la porta magica fu smontata e ricostruita nel 1888 all'interno dei giardini di piazza Vittorio, su un vecchio muro perimetrale della chiesa di S. Eusebio, e accanto furono aggiunte due statue del dio Bes, che si trovavano in origine nei giardini del Palazzo del Quirinale.

8 luglio 2009

- Esoterismo - L’ Ombra



Il Genio dell’uomo, cioè il suo nucleo centrale personale ( archetipo base soggettivo ) , trovi la sua massima espressione nell’immagine del Satiro, immagine che esprime l’unione del dionisiaco e dell’apollineo. Appurato come il Padre Universale, il nucleo centrale collettivo ( archetipo base oggettivo ) sia il Dio occulto dell’uomo. Ciò ci ha portato a considerare questi due archetipi dal punto di vista della loro manifestazione energetica, espressione prima della vita.
La mancanza nell’uomo d’oggi di riuscire a riconoscersi nell’immagine del Satiro e di accettare il Dio occulto sta alla base dell’attuale crisi dell’uomo moderno. In merito a ciò Jung affermava :
“ L’uomo moderno non si rende conto di quanto il suo “ razionalismo” ( che ha distrutto le sue capacità di rispondere ai simboli e alle idee soprannaturali ) lo abbia posto alla mercè del mondo sotterraneo della psiche. Egli si è liberato ( o crede di essersi liberato ) dalla “ superstizione “, ma in questo processo egli ha perso in misura molto pericolosa i valori spirituali. La sua tradizione morale e spirituale si è disintegrata, e ora egli paga lo scotto di questo naufragio nel disorientamento e nella dissociazione generali “.
In effetti l’uomo sempre di più, con il suo senso del razionale, alimenta la sua personalità, dando libero sfogo al suo egotismo. In tal modo la Maschera ( Ombra ) che alberga nel suo inconscio personale tende ad ingigantirsi e a bloccare la libera manifestazione del Sé profondo ( archetipo base soggettivo ) . L’unica via d’uscita consiste nello scoprire sé stessi, ma per farlo è necessario riconoscere la propria Ombra ( ego ). Solo tramite questo riconoscimento l’individuo ha la possibilità di raggiungere il proprio Sé e di ritrovare la propria tradizione spirituale che si pone al di là di ogni falsità e che fa di un uomo il vero artefice della propria vita.
G. Ripel

5 luglio 2009

- L'ESOTERISMO COME PRINCIPIO E COME VIA…

Esoterismo come principio e come via. Perché questa scelta?Conoscete la mia profonda avversione riguardo le teorie che considerano la Liberamuratoria figlia del pensiero illuminista, allontanando così la figura del Liberomuratore dalla sua essenza originaria fondamentale. Il paradigma moderno infatti svolge con metodo empirico-strumentale una speculazione intellettuale in cui la totalità di ciò che ci circonda diviene una semplice proiezione dell’intelletto umano e non un processo in sé. Persino la natura diviene un campo in cui si realizzano tutte le invenzioni della ragione e perde il suo ruolo fondamentale di strumento donato all’uomo per una sua comprensione armonica ed empatica della realtà. E’ una natura ormai muta, passiva, alla mercè del determinismo razionalista e della secolarizzazione. Il paradigma scientista infatti si basa sulla convinzione che l’uomo possa dominare la natura grazie alla razionalità. Ma tra razionalità e ragione (logos) esiste una differenza sostanziale. Il nostro rituale ci insegna che nel secondo grado si apprendono i misteri occulti della natura e della scienza, ma si intende una scienza frutto di una ragione che rimanda all’ intelligenza noetica, un’ intelligenza cioè che permette all’ uomo di comprendere la dimensione del sacro, ma soprattutto che permette all’uomo di trovarsi in sintonia con i ritmi profondi della natura intuendo quello che la razionalità non ci permette di capire. Ci troviamo quindi di fronte a una dinamica di natura “olistica”, l’uomo e la natura parti di uno stesso organismo nella sua totalità piùttosto che parti separate interagenti. Per comprendere tale dinamica l’approccio metafisico si rivela più adatto di quello razionalista, un percorso esoterico più consono di quello scientista.Questo è a mio parere il campo e il contesto nel quale si trova ad operare il Liberomuratore, esso è parte di qualcosa di più grande e partecipa alla trama della vita.Il progresso, la razionalizzazione tecnologica, il determinismo scientista, sono spiritualmente ciechi, il pensiero liberomuratorio, individualista, non può essere frutto dell’eterogenesi dei fini.Il pensiero liberomuratorio quindi non è figlio né frutto dell’ideologia illuminista e progressista ma, al contrario, antidoto, critica della degenerazione della società occidentale, portatore nei suoi rituali e nella componente esoterica della sua simbologia di un’interpretazione metapolitica della realtà, proponendo indirizzi di tipo spirituale e trascendente mediante i quali i Liberimuratori possano creare una loro visione del mondo e prepararsi alla vita sia da un punto di vista sociale che personale e interiore. Esso ci insegna in un’epoca di decadenza a risalire il fiume della “Tradizione” all’indietro, verso la sua “sorgente”, cercando di criticare alla radice il processo di razionalizzazione che degenera inevitabilmente nell’omologazione e nella quantificazione dei rapporti sociali. Con questi principi e con questa regola affronteremo il futuro, convinti che il senso e la ragione di esistere della Liberamuratoria siano riposti nel suo antico sapere iniziatico e dunque nella sua nobile Tradizione che per noi rappresenta il gigante sulle cui spalle salire per vedere oltre.
Fr:. Fabio Venzi

- IL MAESTRO VENERABILE OGGI



Ogni Maestro, per il fatto stesso di aver raggiunto il terzo grado, è perfetto ed è in grado di servirsi con competenza e profitto di tutti gli strumenti dell’Arte muratoria per una migliore conoscenza di sé e degli altri.
Maestro Venerabile è colui che la saggezza dei Fratelli membri di una Loggia elegge per un limitato periodo di tempo a presiedere ed indirizzare i lavori dell'Officina. Il consenso, manifestato nelle forme rituali, è materiato della stima e della consapevolezza che l'eletto sia per essere all'altezza del difficile mandato.
Tale consenso è il fondamento dell'autorevolezza che impone rispetto ed obbedienza. Su questo presupposto ineliminabile riposano quei poteri che competono in genere alla guida e, in particolare, quella somma di attribuzioni che fanno del Venerabile il centro motore della Loggia ed il depositario principale della tradizione iniziatica.
Senza dubbio quella del Venerabile è la carica più elevata ed importante in seno alla nostra Istituzione che pone al centro della vita e della organizzazione massonica la Loggia.
L 'esperienza collaudata dai secoli dimostra che la vera formazione muratoria si compie attraverso un lavoro di èquipe tanto meglio se composta da pochi ma buoni elementi, legati tra loro da un 'affinità spirituale che è già presente e trova verifica e sublimazione dopo l'ingresso in Loggia.
Ed ogni lavoro di gruppo richiede la presenza vigile e costante di un coordinatore illuminato i cui suggerimenti vengano da tutti accolti con quel piacere indissolubile che è legato al desiderio di elevarsi.
Ed ecco profilarsi imponente la responsabilità del Maestro Venerabile che è chiamato in ogni istante, con un impegno che la sua coscienza, prima ancora delle nostre Costituzioni,
protrae anche oltre la cessazione della carica, a rappresentare un sicuro punto di riferimento, un tranquillo asilo, una sorgente inesauribile di amore.
Se infatti ogni massone degno di questo nome ha il dovere di affinarsi così da costituire un esempio vivente di alto e forte ingegno, di profondo sentire, di civiche virtù, il Maestro Venerabile, primus inter pares, tale affinamento deve compiere ancor più intensamente così da mantenere ed acquistare ulteriore credibilità e prestigio sia presso i Fratelli che al di fuori della propria Loggia e nel mondo profano.
Si richiedono dunque al Maestro Venerabile grandi doti di umiltà e di tolleranza: il nostro è un lavoro che non conosce limiti di tempo nè di spazio in una continua ansia di ricerca e nella consapevolezza che la verità e la perfezione sono raggiungibili soltanto attraverso una serie di approssimazioni successive ognuna delle quali costituisce un gradino donde l'orizzonte si allarga, rendendoci peraltro edotti e desiderosi di ulteriori traguardi da superare.
Il Venerabile non deve presumere stoltamente di possedere una maggiore illuminazione, un segreto da altri inattingibile: la carica nulla gli conferisce che non sia già in lui maturato e divenuto percepibile dagli altri Fratelli i quali, proprio in virtù di siffatta constatata elevazione, lo hanno eletto a loro guida in una staffetta che non ha mai fine.
Ed il Venerabile è colui che deve vigilare sulle coscienze dei Fratelli affinché non si addormentino in una fallace e pericolosa persuasione di aver attinto i vertici dell'iniziazione e di sentirsi perfetti: egli deve essere un suscitatore di fermenti, un insaziabile curioso, un
critico attento ed obbiettivo.
Tali qualità gli permetteranno di acquistare sempre maggior serenità ed indipendenza di giudizio, specie quando, per avventura, egli sia costretto ad esaminare un comportamento di un Fratello non conforme all' etica massonica che è ancor più rigorosa e meno derogabile di quella profana. Soccorrevole e tollerante egli sia verso il Fratello che ha errato in buona fede e perciò meritevole di aiuto e di maggiore illuminazione, severo ed inflessibile si mostri invece verso colui che dia chiara prova di aver soltanto epidernicamente o, peggio, strumentalmente, assorbito i principi massonici senza lasciarsene formare e rimanendo quindi pietra grezza durissima, irrimediabilmente insuscettibile di levigatura.
Non si lasci infine il Venerabile tentare da un attivismo deteriore, indirizzato essenzialmente alla conservazione ed al rafforzamento dei suffragi necessari ad una
riconferma nella carica. La Massoneria ha bisogno, per progredire, di uomini schivi che
sappiano concretamente dimostrare il vantaggio incommensurabile di un ricambio di persone e di idee nella conduzione di qualsiasi organismo, massimamente poi di un'istituzione a carattere iniziatico quale è la nostra.
II male da tempo individuato e condannato nel mondo profano è quello della vischiosità del potere, dell'abitudine alla carica, dell'autoconvincimento dell'insostituibilità e dell'indispensabilità.
Noi che siamo cultori della Natura nel suo mirabile divenire e perpetuarsi non possiamo distinguere l'insegnamento quotidiano, che da essa ci viene, dal comportamento conseguente a una retta applicazione dei nostri principi.
La Natura progredisce attraverso l'evoluzione che presuppone il rinnovamento e l'apporto di nuove e più fresche energie.
Non diversamente, e proprio perché la nostra maturazione spirituale è materiata di umiltà e di tolleranza, dobbiamo operare all'interno della nostra Istituzione fornendo il massimo dell'impegno con dedizione assoluta e scevra da secondi fini affinché il nostro incarico, temporaneo ed elettivo, sia il più proficuo per l'Istituzione e per l'Umanità in genere.
Saremo così pronti e addirittura ansiosi di consegnare il testimone di questa ideale staffetta verso il progresso a coloro che, con pari o maggiore abnegazione, siano stati scelti dai Fratelli a proseguire la nostra opera.
Sappiamo che la Massoneria è essenzialmente scuola di vita e, come tale, essa deve renderci edotti di tutte le deficienze e le miserie umane, consapevoli delle cause, ricercatori dei rimedi, protagonisti di un'ascesa inarrestabile.
L'iniziazione dovrebbe rappresentare la rinuncia ad ogni condizionamento da parte di un mondo nel quale abbiamo visto la luce fisica e ci siamo formati assorbendo sensazioni ed
insegnamenti positivi che ci hanno stimolato verso la ricerca diversa e superiore alla quale
abbiamo potuto dedicarci soltanto dando un addio alla vita profana per quanto di deteriore,
contingente ed alienante essa contiene. Tuttavia la nostra stessa natura, nella quale si mescolano spirito e materia, tende ad avviluppare il massone, novello Prometeo, nelle catene dell'abitudine, del conformismo che tendono a far rifluire all'interno della nostra Istituzione atteggiamenti, comportamenti, reazioni che rappresentano la negazione totale di quel miglioramento di noi e degli altri al quale ci siamo votati quando abbiamo bussato alla porta del Tempio.
Di qui la deformazione ottica che ci fa scambiare ciò che dovremmo essere con ciò che vorremmo essere; ed ecco affiorare la superbia, l'invidia, l'intolleranza, e, in un crescendo
inquietante, l'intrigo, la sopraffazione, la lotta fratricida.
Ancora una volta si rivela in tutta la sua importanza e in tutta la sua delicatezza la figura e la funzione del Maestro Venerabile. Egli deve essere dotato di un raffinato senso di percezione di qualsiasi turbamento venga ad alterare o semplicemente minacciare il lavoro di perfezionamento interiore al quale i Fratelli ed egli stesso sono diuturnamente dedicati; e deve immediatamente intervenire anzitutto su se stesso ove si avveda di una deviazione, non esitando a rassegnare il mandato se ritenuto troppo gravoso ma soprattutto se il suo comportamento divenga palese motivo di malessere nell'egregora dei Fratelli, fosse anche uno solo tra essi.
Non a caso poco fa parlavamo dell'etica massonica che è più profonda e rigida di quella profana: non appaia perciò scrupolo eccessivo ritornare tranquillo tra le colonne quando ci si accorga di non poter più assolvere al ruolo di guida unificatrice e propulsiva nella ricerca del vero, del bello, del buono: in qualche cosa deve pure il Massone distinguersi rispetto a un non iniziato: diversamente, dimostreremmo per fatti concludenti di aver a suo tempo prestato un falso giuramento oppure di averlo rinnegato. E quale insegnamento, quale credibilità di noi e dell'Istituzione che rappresentiamo potremmo più offrire ai Fratelli, alla Comunione, al mondo profano?
Ecco dunque ciò che deve essere e ciò che deve evitare di essere un degno Maestro Venerabile sia a livello di Loggia sia come eventuale Presidente di Collegio Circoscrizionale: soltanto un tirocinio così severo e formativo potrà renderlo degno di aspirare a maggiori responsabilità e addirittura a guidare la Comunione Nazionale ove i Fratelli, liberamente, per spontanea determinazione, ve lo acclamino.
Delineata la figura del Maestro Venerabile quale dovrebbe essere in ogni tempo e in ogni luogo, accostiamoci a quelli che dovrebbero essere i suoi compiti nell'attuale momento storico.
Un Massone deve essere figlio del suo tempo e protagonista consapevole; la sua ricerca
interiore non può non accompagnarsi allo studio della società contemporanea nella prospettiva di ricerca di un metodo che valga a migliorare anche l'umana convivenza. Un
Massone non può ne deve ignorare la realtà che lo circonda ed anzi deve incidere in essa col peso della sua preparazione, del suo equilibrio, del suo ruolo innati di mediatore efficace e gradito tra opposte tendenze.
E l'attuale momento storico d'altronde non ammette distrazioni poiché viaggia alla velocità della luce ed il rischio più subdolo che si corre è quello non tanto di essere travolti e annientati dopo una battaglia che, se pur breve, qualche traccia lascia pur sempre, quanto
quello di essere addirittura emarginati ed enucleati in un contenitore ovattato, indistruttibile
ed impenetrabile, di polistirolo espanso.
La gente ha fretta di vivere, di conoscere, di godere, di soffrire, di morire. Il tessuto sociale si dilata smodatamente, prolifera incontrollatamente per coprire le più disparate esigenze delle legioni di uomini che, con pari diritti, sempre più numerosi ogni giorno domandano di assidersi al desco della cosiddetta civiltà dei consumi. Il fenomeno del gigantismo a tutti i livelli richiede sempre maggiori mezzi per soddisfare le esigenze di raggruppamenti ognora più vasti di persone, popoli, interessi, mentre soffoca e stritola qualsiasi posizione individualista: si vuole sempre di più, sempre più in fretta e non si misura il prezzo esoso e alla fine insostenibile che si paga in termini di libertà.
Per vero nel mondo profano i vari mali del secolo vengono percepiti e sofferti e da più parti, con sforzi meritori ma spesso configgenti ed autoelidentisti, si tenta di reperire i rimedi più idonei. Ma si tratta di un lavoro frammentario, non finalizzato a quel reale progresso che non può realizzarsi altro che con lo studio dell'uomo, centro dell'universo, tempio della ragione, arbitro del suo divenire.
Si assiste così alla strumentalizzazione che di fatti, avvenimenti, problemi si compie da parte di chiunque, ma soprattutto dai partiti e dalle chiese.
Lo stesso Massone, pur in possesso degli strumenti dell'arte muratoria, stenta ad orientarsi e spesso, anche in buona fede, finisce con lo sprofondare nella palude del contingente e del transeunte. E il pianeta uomo si fa sempre più lontano e inaccessibile perché tutte le ideologie e le religioni hanno interesse a nasconderlo dietro i veli delle proprie fallaci lusinghe, gabellate per verità rivelate e indiscutibili.
Qui dunque si inserisce la funzione del Maestro Venerabile, non più limitata ad un avvilente ed improduttivo lavoro burocratico e ad una stereotipa ripetizione di gesti, di formule, di rituali dei quali ha dimenticato l'essenza e spesso non sa spiegare il valore in un'epoca che tutto smitizza senza sostituire alcun ideale a quelli frettolosamente eliminati.
Anzitutto egli deve vigilare contro ogni tentazione di male inteso proselitismo, viceversa approfondendo, con la preziosa collaborazione delle Luci e dei Fratelli presentatori, la conoscenza dei profani che bussano alla porta del Tempio, giungendo ad ammetterne le
domande dopo una lunga meditazione e dopo essersi convinto delle reali capacità del candidato ad offrirsi liberamente e spontaneamente allo sgrossamento attraverso gli strumenti dell' Arte.
Oculatezza estrema dunque nelle scelte e saggio esercizio della maieutica socratica anche e soprattutto quando si tratti di giudicare i Fratelli degni di un aumento di luce. Da sempre la quantità ben raramente si è accompagnata alla qualità: ché anzi quest'ultima ne è stata travolta.
E mai come oggi la Massoneria ha avuto bisogno di uomini preparati, sereni, responsabili, buoni e leali cittadini.
La frastornante bufera di accuse e controaccuse che si abbatte da qualche tempo sulla nostra Istituzione, ancorché manovrata anche da forze ostili in quanto consapevoli dell'immensa carica evolutiva del laicismo da noi professato, avrebbe stentato a sollevarsi e, addirittura, si sarebbe placata rapidamente ove avesse trovato una Famiglia unita da una tradizione di serenità e di operosità. Invece in parecchi punti la foresta non era compatta ad arginare le raffiche impietosamente sospinte da tutte le direzioni ed abbiamo avuto la triste ventura di constatare la nostra estrema vulnerabilità agli scandali che risuonano tanto più laceranti e avvilenti quanto più connessi ad una inammissibile commistione di profani interessi politici, religiosi, economici con i nostri immortali principi che, finora, ci avevano meritato credibilità ed autorevolezza in un mondo così disincantato e superficiale.
Taluni potrebbero essere indotti a pensare che siamo al tramonto malinconico di una luminosa tradizione. Ma l'etimologia della parola tradizione, che significa consegna, deve indurci ad indagare, sulla nostra idoneità, a ricevere il messaggio, tramandatoci da coloro che ci hanno preceduto sulla difficile via dell'Iniziazione.
E l'idoneità deve accompagnarsi indissolubilmente ad un profondo senso di umiltà, non disgiunto da grande coraggio nell'individuare le nostre carenze per colmarle.
Ed ecco ancora una volta riemergere il ruolo e la responsabilità del Maestro Venerabile, un uomo del presente, che deve raddoppiare la vigilanza, estirpare senza paure o inconcepibili timori reverenziali le male piante allignate e cresciute tra noi, esercitare con maggior consapevolezza, pretendendo la più ampia informazione, il controllo preventivo e consuntivo sull'operato dei reggitori dell'Istituzione a qualsiasi livello così da ristabilire presto e mantenere quel clima di fiducia e reciproca stima tanto necessario a noi, ma soprattutto al mondo profano.
Non dimentichiamo infatti che esso ha impellente, prepotente, insostituibile bisogno di ideali cui aggrapparsi al di là e al di sopra delle varie chiese e delle varie ideologie politiche.
Ricercare, scoprire, attuare, propagandare questi ideali con la collaborazione indispensabile e, vorremmo dire, quasi magica dei Fratelli di Loggia sia la cura quotidiana del Maestro Venerabile. Gli uomini possono e debbono cambiare, gli Ideali restano e, se in umiltà e buona fede praticati, ci porteranno a costruire quella città dello spirito dove la fratellanza sia il vero ed unico cemento tra uomini liberi ed uguali.
Buon lavoro, carissimi Fratelli, e grazie per avermi sopportato.
Roma, Solstizio d’Estate 1977
Virgilio Gaito 3
M:.V:.della R:.L:.Pisacane di Ponza Hod n. 160 all’Or:.di Roma

4 luglio 2009

- OPLONTI – Elementi Pitagorici nella villa di Poppea.



















- La Geometria greca nacque dopo che il mondo venne a conoscenza dell' esistenza dei numeri irrazionali. La Geometria ha a che fare con linee,piani, e angoli, che sono tutte entità continue. Un numero razionale può essere espresso per mezzo di un numero finito di termini, mentre un numero irrazionale come pi-greco ( rapporto tra circonferenza e il suo diametro ) ha una rappresentazione intrinsecamente infinita: per identificarlo in modo completo sarebbe necessario specificare un numero infinito di cifre. Eudosso discepolo di Platone diede contributi importanti nel campo dell' astronomia. In matematica, il contributo principale fu l'uso dell'idea di passaggio al limite, che applicò al problema del calcolo di aree e volumi di superfici e corpi curvilinei. Risolse questo problema scomponendo una superficie curva in un gran numero di rettangoli o di oggetti tridimensionali e calcolando la loro somma.
Nel processo filosofico la " tetrameria " presupponeva la scomposizione e la ricomposizione dei contrasti, caratterizzati dal susseguirsi di quattro colori. a) - il nero, stadio iniziale i cui veicoli sono il piombo, elemento terrestre e Saturno, elemento astrale. b) - il bianco, secondo stadio a cui si perviene per prima, graduale,dissociazíone; c) - il giallo, simbolo dello zolfo, elemento terrestre ed astrale insieme , che rappresenta la luce; d) - il rosso, quarto stadio, che rappresenta il fuoco, simbolo dell'energia della vita, nell'assoluto. Nel serpente è simboleggiato il processo della decomposizione dei contrasti mediante la rilucente squamosità della sua pelle e lo splendore dei suoi colori. Il serpente come simbolo della vita,è espresso nelle parole greche " hen to pan ", cioè l'UNO-TUTTO.
Dopo la cerimonia del Saluto al Sole gli iniziati facevano una passeggiata mattutina nei boschi sacri , dopo aver così comunicato con le forze nascoste della Natura , si riunivano nei loro templi ( ne esisteva uno per grado ).
Numa era pitagorico egli pose Roma sotto la protezione di dodici scudi consacrati, secondo un modello venuto dal cielo, cioè imitato dal disco solare.
Il pavone è simbolo dell’ immortalità , in ragione della sua ruota assimilata alla ruota Solare e della sua coda ocellata , immagine del cielo stellato.



















3 luglio 2009

- IL TEMPIO PITAGORICO di PORTA MAGGIORE in ROMA














Nella primavera del 1917 mentre si eseguivano, nei pressi di Porta Maggiore in Roma, i lavori di sistemazione della linea ferroviaria Roma-Napoli, il terreno cedette sotto il peso delle rotaie ed i lavori vennero sospesi. Iniziati i sondaggi archeologici, si trovò un pozzo circolare, poi una galleria sotterranea che conduceva in una stanza a volta con un lucernario, e che dava accesso ad una vasta sala; divisa in tre navate da una duplice serie di pilastri.
Ad una prima sommaria esplorazione il monumento rivela caratteristiche straordinarie. La forma è quella della basilica a tre navate con abside centrale. Le dimensioni sono rispettabili: circa diciassette metri di lunghezza, sette di altezza, nove di larghezza. La datazione dell'insieme è immediata e definitiva: metà del primo secolo dopo Cristo.
Dopo il primo sopralluogo, un esame più accurato del monumento trasforma in apprensione gli entusiasmi degli archeologi poiché il tesoro architettonico appena ritrovato si dimostra in grave pericolo di vita. Un parassita si è infiltrato negli stucchi, rosicchiando l'interno di alcune figure con un processo simile a quello del tarlo del legno.
La basilica, dunque, è ancora oggi gravemente malata.
In attesa dell'ulteriore restauro, l'accesso al complesso sotterraneo è possibile soltanto dietro autorizzazione della Soprintendenza. Autorizzazione in verità molto facile da chiedere ed ottenere negli uffici di via Cernaia. Scendere nella basilica è quindi un'esperienza consentita a qualsiasi turista abbia un po' di pazienza. E indubbiamente ne vale la pena, non fosse altro per la strana atmosfera che vi si respira.
A quale culto serviva il Tempio ? Già fin dal primo secolo dell'Impero le parte eletta della società, ebbra di edonismo e di esteriorità, cercava qualche cosa che più appagasse lo spirito e la vita interiore. La dottrina di Pitagora chiariva molti problemi dello spirito, ma il culto non era semplice, ed i principi mistici non erano facili sicché la religione veniva professata come un privilegio dalle classi colte. Il pitagorismo però, penetrato nell' Impero, venne diffuso da P. Nigidius Figulus, uomo di elevatissima sensibilità spirituale : ma dovette adattarsi alla mentalità romana. Ed è per questo che forse venne costruito il Tempio che rappresenta la più alta riforma spirituale tentata dal paganesimo romano.
A chi esamina la ricca serie degli stucchi che ornano le pareti e i soffitti si presentano i lineamenti di una dottrina religiosa mistica che ha le basi in quella pitagorica. Infatti raggruppando gli stucchi nelle loro significazioni generali, essi rappresentano :
— la morte che, nella vita terrena, pone termine al travaglio degli uomini.
— la salvazione che è riservata soltanto agli iniziati ai misteri.
— la iniziazione che svincola dalla morte e porta alla liberazione dello spirito, nei piani dell'Inconoscibile.
Il pensiero della morte circonda il Tempio. Tra il plinto ed il fregio sono inseriti grandi pannelli che hanno tutti l'altezza della parete intermedia, e la larghezza di due metri e mezzo. Essi si susseguono, senza interruzione : 10 attorno all'atrio, 28 attorno alla cella. Si scorgono in essi paesaggi stilizzati da cui emana una serenità di pace religiosa, lontana dalle passioni umane ; campi di riposo sopra i quali veglia una presenza divina. Rappresentazioni della Salvazione, dell’Iniziazione, della Liturgia, della Purificazione, del Sacrificio e altro.

NINO BURRASCANO











- IL SUPERUOMO

Quest’opera tratta dell’educazione dell’uomo, ordunque una Pedagogia per adulti?
A questa domanda potrei associarne un’altra: ma chi sono gli adulti?
Nei dizionari troviamo scritto che la Pedagogia è la “ scienza dell’educazione che è essenzialmente Filosofia e applicazione della Psicologia all’ arte di educare e di ammaestrare i fanciulli.
Il riferimento ai fanciulli riguarda ovviamente i bambini, ma l’uomo non è forse ancora un bambino? La maturazione della sua coscienza ( consapevolezza ) è giunta ai primi stadi, le più alte mete devono ancora essere conquistate, i traguardi più importanti sono molto lontani.
La Pedagogia ( Psico-Filosofia ) che vado a proporre è dunque una scienza che si rivolge agli adulti-bambini, una nuova corrente di pensiero psico-filosofico.
Questo pensiero si basa sulla rigenerazione dell’individuo, cioè nel dare la possibilità all’uomo di uscire dall’oscurità delle tenebre dell’ignoranza, affinchè possa abbracciare una nuova concezione di vita che gli consenta di conoscere se stesso.
I miei studi e le mie ricerche si sono orientati, principalmente, verso la Filosofia di Friedrich Nietzsche e la Psicologia di Carl Gustav Jung.
Pertanto quest’ opera vuole anche essere un omaggio a questi due uomini eccezionali che seppero trovare una prima risposta al quesito uomo.
Dall’antichità ci perviene un monito: “ Conosci te stesso “ , ma per conoscere se stessi bisogna svelare il mistero dell’uomo, solo così potremo sapere chi siamo.

Frank G. Ripel