6 dicembre 2010

- Le origini della Massoneria


Le domande che hanno assillato l’uomo sin dal primo manifestarsi in lui della coscienza sono: “Chi sono? – Perché sono? – Da dove vengo? – Dove vado?”
Sono questi interrogativi a costituire il Gran Mistero dell’esperienza esistenziale e il princi-pio di ogni “vera conoscenza”. Si può anche – come fa la gente comune – lasciarsi vivere cercando di evadere le angoscianti domande esistenziali nello stordimento degli stadi o nel frenetico e febbrile affannarsi competitivo delle nostre città, ma esse si ripresenteranno inquietanti in quelle circostanze della vita, allorchè l’individuo è costretto a sostare e ripiegarsi su se stesso a riflettere sulla sua condizione.
Il succedersi della vita e della morte, l’esperienza della sofferenza e del male esigerà allora delle risposte soddisfacenti a calmare la sua inquietudine di fronte all’ignoto, per dare un senso alla propria vita. È qui che si sono inserite le Religioni; ed ogni religione ha sempre avuto al suo interno un gruppo ristretto di Saggi in possesso di Conoscenze, di Verità; ma le caste sacerdotali hanno, sin dal loro istituzionalizzarsi in Chiese, impedito che quelle conoscenze e verità di fondo fossero divulgate, onde mantenere sulle masse il loro potere e i loro privilegi. Se all’esterno le religioni hanno mostrato di Dio un loro volto di comodo, v’era tuttavia chi sapeva che Dio è una Legge, o insieme di Leggi; ma, per contenere gli impulsi animali e quindi regolare moralmente e civilmente la vita sociale, hanno invece mostrato un Ente trascendente, personale e creatore dell’Universo.
Purtroppo certi termini, a causa del cattivo uso che ne è stato fatto nel succedersi dei secoli, si sono deteriorati ed hanno svisato il loro vero significato originale. Di fatto anticamente “Chiesa” era sinonimo di “assemblea di saggi” o iniziati (tale infatti il senso originale del termine greco “Ekklesia”). Era accaduto che le Religioni, istituzionalizzatesi in Chiese, sono degenerate ed il Sacerdozio, mescolandosi sempre più agli interessi del mondo, ha finito per mondanizzarsi, per cui da Sacerdozio Iniziatico si è trasformato in Sacerdozio Professionale. La conseguenza inevitabile è che man mano è andato perdendo l’esatto concetto di Dio, il quale tuttavia si identifica perfettamente con il Grande Architetto dell’Universo (cioè il Dio ineffabile che si manifesta a noi nella Natura e che corrisponde con l’ideale più elevato di quel Principio Impersonale e Trascendente che i Massoni designano con il GADU.
Riferita alla nostra Istituzione, che è appunto Fratellanza Iniziatica, la prima domanda che si pone al Massone è conoscere la sua essenza, la sua origine; sapere in altri termini da quali istituzioni e tradizioni la Massoneria trae le sue radici, il suo principio spirituale.
Le origini della Massoneria si perdono infatti nella notte dei tempi; ovverosia in quell’antichissima civiltà preistorica, di cui si sono perdute perfino le vestigia e la memoria.
Essa può quindi ritenersi antica quanto il mondo, in quanto è la depositaria di una tradizione che risale ai primordi della civiltà umana, riallacciandosi ai Misteri pagani e più lontano ancora. Ancor oggi all’interno delle nostre Logge, la simbologia tramandataci dalle antiche scuole misteriosofiche non è che la perpetuazione iniziatica di conoscenze, o meglio di sublimi intuizioni dell’antichissima Saggezza, che si espresse all’inizio della nostra Era nello Gnosticismo, nei Neoplatonici e nel Cristianesimo primitivo.
I primi rituali, basati principalmente sulla tradizione biblica, ci indicano che Adamo fu ini-ziato all’Ordine dell’Eden dal Grande Artefice, cui tutti i riti della massoneria si rifanno, il che ci induce a ritenere che le origini della massoneria si possono far risalire sino alle prime società umane, di cui Adamo è il simbolo, corrispondente appunto alla mitica età dell’Oro della tradizione greco-romana. Possiamo così ritenere a ragione che sin dall’alba della civiltà sia sempre esistito nell’uomo quell’intimo desiderio di progresso, questa profonda aspirazione verso la Verità e il Bene, questo desiderio ad operare saggiamente e rettamente, e la massoneria costituisce l’incarnazione di questo desiderio e aspirazione.
I principi immutabili su cui essa è stata stabilita - e che costituiscono il suo spirito e la sua caratteristica essenziale – non hanno subito variazioni sostanziali da quelle epoche arcaiche sicchè sono rimasti sempre gli stessi, attraverso tutte le sue metamorfosi o espressioni esterne. I segni, i simboli, i gesti, l’intima essenza delle allegorie e il significato delle parole corrispondenti ai diversi gradi hanno sempre mantenuto il loro carattere attraverso una trasmissione ininterrotta, anche se le alterazioni della leggenda (nella sua forma esteriore) possono essere state notevoli, attraverso il mezzo scelto perché idoneo al suo apparato esterno. Malgrado il segreto, che caratterizzò nel passato l’attività dell’Ordine nelle differenziate forme assunte esteriormente, possiamo tuttavia ritrovare alcune tracce che confermano le nostre affermazioni. Nei sacri Templi di ogni epoca e in tutte le religioni, nelle statue, negli ornamenti, nei bassorilievi, nei dipinti, negli scritti che ci sono stati conservati, possiamo scorgere le rappresentazioni simboliche di questa origine lontana; ma perfino nelle lettere degli alfabeti ritroviamo i segni di essenza iniziatica o massonica. Se le due concezioni filosofico-esoterica della Chiesa e della massoneria differiscono nelle loro espressioni exoteriche, in realtà entrambe s’innestano su di un denominatore comune di base cosmica ed hanno origine da una stessa sorgente come erano all'origine comuni i fini. Così nelle Mitologie, nello leggende e tradizioni che costituiscono il folclore letterario e popolare, s’incontrano multiformi tracce dei Misteri Iniziatici, di quella “Parola Perduta” a cui si riferisce la nostra Istituzione tramite il suo insegnamento esoterico rivelato in una forma simbolica. Lo spirito dell'Ordine - che é iniziatico e simbolico - ha avuto in tutti i tempi questa duplice caratteristica, quale che sia stata la forma particolare in cui si é manifestato presso i diversi popoli e nelle differenti epoche della storia. Tutti i popoli infatti conobbero - al di lá dell'aspetto esteriore o formale della religione e delle pratiche sacre - un insegnamento parallelo esoterico che si dava unicamente a coloro che si reputavano moralmente e spiritualmente degni e maturi per riceverlo. L'aspetto esteriore delle religioni - così come lo conoscono i profani - é diretto occultamente dai cosiddetti Misteri (termine che derivò da "Misto", il quale appunto nei Misteri veniva applicato al neofita e che stà a significare "muto o segreto") con evidente riferimento all' "obbligo" del segreto, obbligo che veniva suggellato col giuramento da parte di ogni neofita. E i Misteri esistettero presso tutti i popoli antichi conosciuti, fino all'ora che precedette il sorgere del cristianesimo: in Egitto come in India, in Persia, in Caldea, in Siria, in Grecia, nella Cina e tra gli Indigeni delle Americhe. Se ne osservano tracce nelle curiose cerimonie e usanze delle tribù dell'Africa e dell'Australia, come pure presso le popolazioni cosiddette primitive. Ebbero fama speciale i Misteri di Iside e Osiride in Egitto; quelli di Orfeo e Dionisio, gli Eleusini in Grecia; quelli di Mithra che dalla Persia si estesero con le legioni romane, per tutti i paesi dell' impero. Meno conosciuti, specie nel loro periodo di decadenza e degenerazione, furono quelli di Creta e quelli di Samotracia, quelli di Venere a Cipro, quelli di Tammuz in Siria e molti altri che non hanno lasciato tracce.
Anche la religione cristiana ebbe al suo inizio i Misteri come appare in modo inequivocabi-le dagli scritti dei primi Padri della Chiesa, che insegnarono ai più avanzati dei loro seguaci l'aspetto piu profondo e interiore della religione; del resto così fece lo stesso Rabbi di Galilea, il quale istruì il popolo con parabole, allegorie e precetti morali mentre riservava ad una piccola cerchia scelta di discepoli (quelli disponibili e maturi per tradurli in pratica di vita) l’insegnamento segreto. E l'essenza dei Misteri cristiani é conservata nella cerimonie che costituiscono gli attuali Sacramenti; di fatto già all'inizio esisteva un esoterismo cristiano che formò il fondamento e punto di appoggio della religione Cattolica a cui si sovrapponeva, senza con ciò opporvisi in alcun modo. È certo che certi ordini religiosi non furono nel passato estranei a tale esistenza, che in parte si é mantenuta nell'Ortodossia orientale.
Non così invece la religione Musulmana, come pure il Buddismo e l’antica religione Bra-hmanica che ebbero e tuttora hanno i loro Misteri; esse hanno infatti conservato e tramandato fino ad oggi molte pratiche sicuramente anteriori all'affermarsi di quelle religioni. Ritrovamenti archeologici recenti ci rivelano reminiscenze di antichi Misteri che venivano celebrati dagli Arabi, dai Caldei, dagli Aramaici e dai Fenici, come pure tra le popolazioni dell'Asia Centrale e meridionale. Benchè i nomi differiscano e differiscono piú o meno le forme simboliche, come pure i particolari degli insegnamenti, é caratteristica a tutti la trasmissione di una stessa dottrina esoterica, in gradi distinti e graduali, a misura della maturità morale e spirituale dei candidati i quali in quei tempi lontani venivano sottoposti a prove difficilissime, prima che fossero messi a loro disposizione insegnamenti e strumenti. La dottrina, pur nel susseguirsi delle epoche, è tuttora la stessa, benché si sia rivestita esteriormente, secondo i popoli e i tempi, di forme diversificate (ma sempre analoghe o simili) che di volta in volta è stata più o meno interpretata, più o meno approfondita in conseguenza del deterioramento naturale che le forme e quei determinati strumenti hanno subito, a seguito dei cambiamenti cui le umane vicende inducono.
In pratica ogni insegnamento sorge, si sviluppa, giunge al suo apogeo e poi, allorché il profano viene a mescolarsi al sacro, declina e volge al suo eclissarsi; é avvenuto anche nelle cerchie iniziatiche quel che naturalmente accade a qualsiasi forma a livello umano per suo ineluttabile destino, poiché tutto ciò che sul nostro piano appare - presto o più tardi - deve avere fine, morire, per risorgere in una forma nuova. L’unità di base di tutte le religioni, assieme all’analogia dei mezzi, è prova evidente dell'unitá originaria di tutti i Misteri da una stessa e unica fonte ( = la stessa e unica dottrina ) da cuí emanarono per derivazione o per ispirazione le differenti istituzioni o tradizioni religiose, e le Comunioni Massoniche nella loro forma originale e recente. Questa Dottrina Madre che é stata da sempre la sorgente comune degli insegnamenti più elevati di ogni epoca e popolo, é stata conservata e trasmessa, nel mistero dei Santuari, anche nelle epoche più oscure della storia, a quanti hanno avuto ed hanno "occhi per vedere e orecchi per udire". È appunto la Dottrina Iniziatica che si espresse nei Misteri dell'Oriente, di Grecia, di Roma, degli Gnostici e dei Cristiani; é la stessa Dottrina Massonica che si rivela mediante lo studio e l'interpretazione dei simboli e delle cerimonie cha caratterizzano il nostro Ordine.
È la Dottrina della Luce Interiore dei Misteri Egizi, che si risvegliava nel candidato e si fa-ceva sempre più forte e attiva nella misura in cui egli perveniva alla sua Cristificazione, cioè prendeva coscienza della sua unitá e identificazione con Osiride, il Primo ed Unico Principio dell'Universo. È inoltre e ancora la medesima dottrina della Luce simbolica che i profani vengono a cercare nei nostri Templi, la quale viene realizzata individualmente nella misura precisa mediante la quale l’individuo si svincola ed affranca dall'influenza profana per cercarla nel segreto sino all'interno del suo essere. È la Dottrina della Vita Universale racchiusa nel simbolico chicco di grano dei misteri di Eleusis, che veniva interrato perchè morisse onde rinascere come pianta alla luce del giorno, dopo la sua putrefazione e rinascita, e quindi essersi aperto il cammino attraverso l'oscurità per germogliare in superficie. È la stessa dottrina secondo la quale il candidato essendo passato attraverso una specie di morte simbolica nel gabinetto di riflessione, rinasce ad una nuova vita come Massone e progredisce nei 3 gradi che lo porteranno alla Maestria mediante lo sforzo personale diretto dalle sue aspirazioni verticali. È la dottrina della Redenzione Cristiana conseguita con la fedeltà alla Parola o Verbo Divino (= la nostra Vista interiore o presa di coscienza della Verità) che sorge e si esprime in noi conducendoci secondo l'antica espressione brahamana della Maja o illusione della realtà apparente - dalle tenebre alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza salvifica (Gnosi), dalla morte all'immortalità.
È anche la Dottrina del Verbo/Logos, su cui collocare i nostri strumenti di mestiere simbo-lici all'aprirsi dei lavori di Loggia, ossia alla piena manifestazione del Logos. Inoltre, ovunque e comunque, è l’identico insegnamento che si rivela in infinite forme, adattandosi all’intelligenza e disponibilità dei riceventi; una Dottrina segreta o ermetica mediante simboli, parole e allegorie che é intesa solo da coloro che hanno sviluppato la visione interiore; una dottrina di vita che dovrà incarnarsi in noi (= carne della nostra carne, sangue del nostro sangue ) per operare il miracolo della rigenerazione o nuova nascita, costituente appunto il fine dell'iniziazione massonica. II riconoscimento dell'identità fondamentale di questa Dottrina nelle sue multiformi dispensazioni ed espressioni esteriori, della identità di fini e di mezzi universalmente impiegati per adattarla alle differenti circostanze di tempo e di luogo, ci rende evidente l'esistenza di una Gerarchia occulta, una Fratellanza di Saggi o Istruttori la quale è stata - nel succedersi dell’etá - la sua intima, segreta e fedele depositaria, manifestandosi esteriormente in forme analoghe e differenziate secondo la maturitá dei tempi e degli uomini. Le origini di questa Gerarchia occulta di Saggi, designata dagli esoteristi Gran Loggia Bianca e dai cattolici come Comunione dei Santi (e nella Bibbia come Ordine di Melchisedec) è possibile rintracciarle sin dalle prime civiltà umane, di cui questi Maestri - come Re/Sacerdoti - furono rivelatori e condottieri. La loro esistenza è stata e può essere riconosciuta da tutti gli Iniziati, di cui i Maestri si sono serviti e si servono per la realizzazione del loro piano per il nostro pianeta.
Si deve a questa Gerarchia occulta - costituita dai genuini interpreti, depositari e dispensatori della Dottrina Segreta, il primo affermarsi dei “Misteri” e di tutti i culti nelle forme più antiche, così come pure dell'Istituzione Massonica e del resto di ogni movimento progressista e libertario. Guidare e liberare le coscienze dalle tenebre dell'ignoranza e dell’illusione per indirizzarli alla libertà dello spirito é stato ed é la finalità costante di questi Esseri Evoluti, di questi Filosofi Incogniti, e delle loro attività nel mondo.
Ogni Movimento teso ad elevare e liberare l'uomo é - direttamente o indirettamente - ispirato da questa Gerarchia, sempre rafforzatasi man mano che coloro che riescono a liberarsi e innalzare sé stessi realizzano il vero Magistero. Per contro ogni movimento, politico, sociale o occulto, che tende a limitare, intorpidire e addormentare, schiavizzando le coscienze degli uomini, ha la sua fonte e ispirazione dal Demiurgo o Principe di questo mondo, che é poi il movimento di riflusso dell'onda spirituale ( = i Fratelli dei Sentieri della Sinistra). La libertà individuale e il pieno rispetto della stessa é sempre stato ed é la caratteristica del Sentiero di Destra e dell'evoluzione ascendente in opposizione al sentiero discendente della sinistra. A lato delle antichissime istituzioni dei Misteri - protette dai rispettivi regnanti e garantiti da leggi e principi speciali con la sua riconosciuta influenza benefica e moralizzatrice, e istintivamente venerate dalle masse, sorsero in tutto l'oriente e specialmente in India, Persia, Grecia ed Egitto molte comunità mistiche le quali, mentre da un lato possono essere paragonate alle attuali organizzazioni spirituali e ordini monastici, per un altro lato alcune delle sue caratteristiche le ricollegano internamente con la moderna Massoneria. Tali comunitá, alcune delle quali assunsero carattere religioso, nacquero dalla necessità spirituale di organizzarsi in strette cerchie per portare avanti - al riparo dalle condizioni a loro contrarie dell'ambiente mondano - una vita in comune più conforme agli ideali perseguiti e alle interiori loro aspirazioni. Le caratteristiche di queste comunità - che hanno costituito un tratto d'unione col nostro Ordine - si rifanno alla loro duplice finalità, operativa e speculativa, in quanto si dedicarono sia ai lavori ed attività materiali, sia agli studi filosofici e alla contemplazione, come condizione per essere ammessi all'iniziazione. Da ciò la necessità di quei mezzi di riconoscimento ( segni - parole - toccamenti ) che usavano tra loro onde accogliere il viandante iniziato, il quale si faceva così riconoscere come uno di loro, qualunque fosse la sua provenienza e la sua destinazione. Di tali mistiche comunità molto si parla nella biografia di Apollonio di Thiana, quel gran riformatore del primo secolo della nostra Era, che visitò molte di queste comunità trasferendosi da Tempio a Tempio delle diverse religioni, ove sempre trovò ospitalità e accoglienza fraterna, per cui con ognuna di esse divise il pane della Saggezza.
La Comunità che ebbe maggiore notorietà - anche perché presso di loro il Maestro Gesù trascorse molta parte della sua vita onde prepararsi alla sua missione - fu quella degli Esseni. Altrettanto note a quell'epoca furono le comunitá dei Terapeuti dell'alto Egitto e quelle dei Gesinosofi in India. Caratteristica principale dei membri di tali comunità era la spoliazione da attaccamenti, la massima austerità di vita e la pratica della meditazione che - nei suoi aspetti più profondi - rappresenta la più completa spoliazione della mente ( che é appunto la creatrice di ogni iilusione ). Non possiamo passare sotto silenzio - in questa nostra affrettata sintesi sulle origini della massoneria - le grandi scuole filosofiche dell'antichitá: quelle dei Veda in India, la Pitagorica, la Ecclettica o Alessandrina in Occidente, le quali furono le emanazioni dirette e ispirate dei Misteri.
Della prima diremo semplicemente che suo scopo principale era l'interpretazione dei Libri Sacri o Veda, le antiche scritture brhamaniche, opera degli antichi Rishis ( veggenti o profeti ) a carattere sopratutto esoterico con il riconoscimento di un Unico Principio o Realtà Unica dai multiformi aspetti e differenti espressioni. La scuola stabilita da Pitagora fu praticamente una comunità filosofica ed educatrice che ebbe sede in Crotone, nell'Italia meridionale ( a quel tempo chiamata Magna Grecia ) ed aveva un suo preciso ed intimo collegamento con la nostra Istituzione. Lì i discepoli venivano sottoposti ad un lungo periodo di noviziato che puó essere paragonato col nostro grado di "Apprendista". Era loro vietato di parlare e dovevano eseguire costanti pratiche di purificazione onde essere pronti per stati successivi d’illuminazione, ove era loro finalmente permesso di rompere il silenzio; stato che trova la sua chiara analogia con il nostro grado di "Compagno", mentre lo stato di perfezione si ricollega con il grado di "Maestro". La scuola di Pitagora ebbe una rilevante influenza anche nei secoli successivi, sicché molti movimenti e istituzioni sociali nacquero dall'ispirazione del Maestro, il quale non lasciò nulla come sua opera diretta, in quanto il suo era un insegnamento di vita per cui preferiva inculcare i suoi insegnamenti nelle menti e nei comportamenti dei suoi discepoli, anziché confidarli agli scritti considerandoli come lettera morta. Esiste un antico documento massonico in cui si attribuisce a Pitagora il merito di aver introdotto le tradizioni massoniche orientali nel mondo occidentale greco-romano. Della scuola Platonica, e dei suoi collegamenti con gli insegnamenti massonici, ci sembra sufficiente far menzione dell'iscrizione che si trovava nell'atrio di quella Accademia: " Che nessuno qui entri se non conosce la Geometria", allusione evidente alla natura matematica del Primo Principio, come pure al Simbolismo geometrico (o costruttivo) che ci rivela l'intima natura dell'universo e dell'uomo e della sua evoluzione. La filiazione diretta di queste scuole nei Misteri si evidenzia nel fatto che Platone, come Pitagora e tutti i grandi filosofi di quei tempi, furono iniziati nei Misteri di Egitto e di Grecia (o in entrambi ) anche se i riferimenti sono molto scarsi, essendo allora ogni violazione al segreto iniziatico punita dalle leggi civili anche con la morte.
Della scuola Eclettica, o neoplatonica di Alessandria di Egitto, va messa in rilievo la dupli-ce caratteristica della sua origine e della sua finalità, essendo sorta dalla convergenza di differenti scuole o tradizioni filosofiche, iniziatiche e religiose, quale sintesi e combinazione delle stesse, considerate da quel punto di vista interiore ove si rivela la comune base unica. II tentativo di unificazione di scuole e tradizioni differenti per farne risaltare l'Unitá delle Dottrine in esse racchiuse, fu rinnovato alcuni secoli più tardi da Ammonio Sacco, il quale fece un rilievo, il principio costante ed universale, che caratterizza gli autentici iniziati di ogni epoca e luogo. Direttamente collegata con la scuola Eclettica alessandrina fu la tradizione, o Scuola Gnostica del cristianesimo, a suo tempo considerata eretica dalla chiesa di Roma e, in ragione di ciò, perseguitata e poi dispersa. Lo Gnosticismo si sforzò di fatto di conciliare e fondere - almeno fin dove era possibile - il Cristianesimo allora nascente con le religioni e tradizioni iniziatiche più antiche, col fine di sostituire al dogma (dottrina ortodossa che impone una accettazione incondizionata delle stesse come "atto di fede") la Gnosi (conoscenza o comprensione che porta alla Dottrina Interiore).
Secondo questa scuola il Vangelo come pure tutte le sacre scritture e insegnamenti religiosi, deve essere interpretato nel suo significato esoterico, cioé come espressione simbolica e presentazione drammatica di Verità Spirituali. II Cristo, anziché una attribuzione personale del Gesù storico dei cristiani, sarebbe la conoscenza o penetrazione spirituale della Veritá (= stato di coscienza), che sorge e si sviluppa in ogni iniziato, che perció stesso diviene il suo autentico "Cristoforo" ossia "cristiano".
II nome stesso "Gesù" non sarebbe in realtà che il nome simbolico di questo Principio salvifico nell'uomo, principio che ha il potere di portare l'individuo "dall'errore alla verità" e dalla morte alla resurrezione. La stessa Fede (Pistis) era considerata come semplice preparazione per pervenire alla Gnosi, anziché passiva accettazione di qualsiasi affermazione dogmatica, presentata come Verità Rivelata. Senza tener conto delle interpretazioni posteriori, si può ben dire che il Vangelo, le Epistole e l'Apocalisse di Giovanni rivelano abbastanza sufficientemente un fondo gnostico (la stessa dottrina o tradizione gnostica conosciuta da molti studiosi é stata portata avanti dai discepoli o se-guaci di Giovanni); e questa tradizione gnostica, o Johannita, rappresenta nel cristianesimo il punto di contatto piú diretto con la Massoneria. Le antiche Tradizioni Orientali ed ermetiche trovano nella Cabala e nell' Alchimia due correnti che non furono certamente estranee al sorgere della Moderna Massoneria. La Cabala (dall'ebraico qabbalah) rappresenta la Tradizione Sacra degli Ebrei che si riallaccia alle antiche tradizioni caldea, egizia e orientale. Si tratta di una dottrina esoterica su Dio e l'Universo, basata appunto su un’antichissima rivelazione, trasmessa attraverso un'ininterrotta schiera di Iniziati (da bocca ad orecchio). La Cabala (nel senso dottrinale-esoterico si trova scritto anche Kabbala) fu uno dei risultati del travaglio religioso e morale degli Ebrei durante i due secoli che precedettero l'avvento del Cristianesimo e prese vera forma sistematica verso il XIV° secolo). La dottrina, cui non sono da escludersi influenze delle scuole neopitagoriche a sfondo panteistico, si può così sintetizzare: tutto ciò che siamo, tutto quel che ci circonda é il risultato di un grande processo in cui si manifesta Dio stesso. Per quanto di per sé inaccessibile allo spirito umano, Dio si rivela attraverso le Sefirot (o emanazioni) quali la bellezza, il potere, lo splendore, la giustizia, ecc.. L’anima, che preesiste alla nascita dell'uomo, é composta di due elementi - il maschile e il femminile - e questi elementi, che sulla terra sono innaturalmente separati, cercano di ritrovarsi per potersi ricongiungere e ricostituire l'Unità originaria. In tale incessante ricerca essi trasmigrano di corpo in corpo; e solo quando tutte le anime avranno compiuto il loro pellegrinaggio terrestre, scenderà il Messia ("colui che viene nel nome del Signore”) per dare l'avvio ad un'Era di felicità (= il Regno dei cieli sulla terra). È uno studio basato essenzialmente sul valore mistico e magico dei numeri e delle lettere dell'alfabeto ebraico, in rapporto con i principi numerici e geometrici, che racchiudono in sé molti altri significati metafisici e spirituali, da cui si evidenzia l'intimo collegamento e l'unità di tutte le Religioni. Alcuni critici moderni rifiutano di riconoscere l'antichità delle correnti cabalistiche presso gli Ebrei, ma generalmente é ammessa la sua esistenza sin dalla cattività loro in Babilonia, che la ricollegherebbe alle dottrine dei Magi caldei. Le più antiche esposizioni della Cabala che si conoscano sono quelle contenute nel Sefer Je-tzira (o Libro della Creazione) attribuito generalmente al rabbir Akiba. Si divide in due parti, la prima - le trentadue vie della saggezza - ha lo scopo di descrivere l'Essere in se, ossia di dimostrare come l'Essere virtualmente illimitato passa allo stato di essere limitato concreto; la seconda descrive gli sviluppi dell'Essere al di fuori di se stesso, che vengono ulteriormente descritti nel Se-fer ha-Zohar (o Libro dello Splendore, raccolta di 19 opere di titolo, epoca e autore diversi, tutti scritti in aramaico).
I cabalisti ritenevano che la dottrina fosse contenuta allegoricamente nella Bibbia (special-mente nei primi capitoli della Genesi: nella Visione di Ezechiele e nel Cantico dei Cantici) e che fosse possibile esplicarla attribuendo un senso esoterico e divino non ad ogni parola, ma ai singoli segni alfabetici rappresentanti appunto una lettera e un numero. Particolare importanza inoltre viene nella Cabala data alle Parole Sacre e ai Nomi Divini, ai quali vengono attribuiti dei poteri che divengono operativi mediante la loro corretta pronunzia; credenza questa che era del resto condivisa da tutte le antiche tradizioni e in particolar modo dalle correnti filosofiche dell'Oriente ove il Suono (= Verbo), è ancor oggi considerato come un aspetto stesso della Divinità. Il pensiero filosofico-religioso contenuto nella Cabala esercitò nei vari secoli della storia un notevole influsso nello spirito umano ed ebbe cultori in personaggi come Filone, Avicenna, Raimondo Lullo, Pico della Mirandola, Paracelso, Reuchlin e moltissimi altri ancora. E, come dall'Oriente Asiatico sono derivate le dottrine cabalistiche, all'Egitto e alla Tradizione ermetica ( di Hérmes Trimegisto o Thoth, il fondatore tradizionale dei Misteri Egizi ) si fa risalire l'Alchimia (termine arabo inteso ad indicare la sostanza unica di cui é fatta tutta la manifestazione) di coloro che amarono designare se stessi con l'appellativo di “veri filosofi". II senso comune dell'aggettivo "ermetico" può darci un'idea della "segretezza” con cui gli Alchimisti celarono la vera natura dei loro misteriosi lavori. Non deve perciò meravigliarci se la maggior parte della gente abbia sempre ritenuto che il loro principale obiettivo fosse quello di arricchirsi mediante la fabbricazione artificiale dell'Oro a mezzo della "pietra filosofale", che avrebbe avuto il potere di trasformare il piombo in oro, oltre a prolungare la durata della loro esistenza, liberandoli da qualsiasi infermità corporale mediante un’elixir contenente una miracolosa “panacea”. Dai vari autori viene fatto derivare il termine Alchimia in modo differenziato Al e Chemi, fuoco, o il Dio o Patriarca Kham; Ul-Khemi, cioè chimica della natura; Kem, la nera terra d'Egitto bagnata dal Nilo e anche l'arabo al-Kimiya derivante a sua volta dal greco chemia che significa letteralmente mescolare, e anche chemeia (da chumus = succo e linfa) cioè sugo estratto dai vegetali. Sintetizzando i vari significati, direi che il termine Alchimia comprende l'insieme delle speculazioni e dei vari tentativi che attraverso lo studio delle trasformazioni della "sostanza", basate sull'assunto aristotelico dell'unica materia - mirava a trasformare i metalli mediante la Pie-tra Filosofale e a perfezionarli, e in particolar modo la materia umana onde renderla incorruttibile a mezzo dell'elixir di lunga vita e della panacea dell'eterna giovinezza. In pratica l'Alchimia tratta delle forme più sottili della Natura e delle diverse condizioni in cui esse operano, ma sotto il velo di un linguaggio astruso si voleva comunicare ai non iniziati quella porzione di "Mysterium Magnum” che può darsi in mano ad una massa ignorante ed egoista senza rischi, e che tuttavia può indurre i più maturi alla ricerca. Il più antico trattato di alchimia che é pervenuto sino a noi é quello di Zòsìmo che visse nel quarto sec., a cui fa seguito quello di Enea Gaseus del 480 d.C., e successivamente tanti altri; tutti coincidono sul porre come principio l'esistenza di un certo "dissolvente universale", a mezzo del quale tutti i corpi compositi si risolvono nella sostanza omogenea della quale furono prodotti, so-stanza a cui si da simbolicamente il nome di "oro puro" come materia somma. Questo dissolvente, detto anche "mestruo universale" possiede la virtù di espellere dal corpo umano ogni germe di disarmonia o corruzione, prolungando in tal modo indefinitivamente la vita e a mantenere la giovinezza.
Ora l'alchimia può essere considerata sotto tre differenti aspetti, ognuno suscettibile di di-versificate interpretazioni: il cosmico, l'umano e il terrestre. Si tratta di tre metodi, rappresentati rispettivamente dalle tre seguenti proprietà alchimiche: zolfo, mercurio e sale. I vari autori parlano ciascuno sia di tre, che di sette, che di dieci, e perfino di dodici operazioni, anche se poi tutti sono concordi nell'affermare che uno solo é il fine, cioè quello di trasmutare in “oro puro” qualsiasi "metallo vile". Ma quel che si intenda lì per "oro" pochi sanno; eppure tutti possono constatare che in natura effettivamente esiste (nelle viscere della terra) una lenta ma irrefrenabile maturazione dei metalli che li porta tutti alla fine alla loro perfezione o compimento: l'oro. Però questo é solo un aspetto dell'Alchimia, cioè quella terrestre o materiale, quella appunto che si svolge nelle viscere della terra a fronte della quale si hanno a livello umano procedimenti psichici e spirituali.
È così che l'alchimista, il quale riesce a cogliere il senso vero della trasmutazione dei metalli, non tiene in nessun conto l'oro delle miniere e pone tutta la sua attenzione, concentrando tutti i suoi sforzi e aspirazioni, nella trasmutazione del suo qua……..io inferiore nella divina sua trinità superiore onde alla fine si fondano in una sola Unità completa e perfetta. I piani spirituali (mentale, psichico e fisico) dell'umana esistenza sono in Alchimia paragonati ai quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra) ed ognuno di essi é suscettibile di una triplice costituzione: fissa, variabile e volatile. Purtroppo ben poco conosciamo circa l'origine di questo ramo arcaico dalla filosofia, ma non v'é dubbio che essa sia anteriore a qualsiasi mitologia nota in quanto si ricollega con le forze personificate della natura stessa. Secondo la tradizione esoterica il vero segreto della trasmutazione (sul piano fisico) era conosciuto sin dalla più remota antichità, e sarebbe andato perduto prima del sorgere del cosiddetto periodo storico. L'alchimia fu introdotta in Europa per la prima volta da Geber, il grande saggio e Filosofo arabo nell'ottavo secolo; ciononostante risulta che essa era conosciuta e praticata già molti secoli prima in Cina, in India e in Egitto. Numerosi papiri e vari antichissimi manoscritti - che sono stati esumatiti e conservati con il termine generico di "ermetismo" dimostrano che era lo studio preferito dei Sacerdoti e dei Re. Circondata di mistero, coltivata da Saggi illuminati e da ciarlatani il-lusi, l'Alchimia é la progenitrice della moderna chimica, basata sull'assioma ermetico che nell'universo non esiste che un solo ed unico elemento essenziale. In effetti l'Alchimia é l'Arte secondo cui tutte le cose composite non soltanto possono essere scomposte e ricomposte (come si fa appunto nei laboratori della chimica) ma possono altresì cambiare la loro natura per elevarsi ad un livello di natura superiore, come pure di cambiarne una in un'altra. Infatti tutte le cose esistenti hanno una triplice natura, di cui la loro forma apparente o materiale obiettiva é soltanto la manifestazione o espressione inferiore. V’é così, ad esempio, un oro spirituale, non materiale; un' oro astrale, etereo-fluido e invisi-bile; e un oro terrestre, solido e visibile. I due primi, per cosi dire, sono lo spirito e l'anima del terzo (l'ultimo); cosicché impiegando i poteri spirituali dell' anima possiamo produrre cambiamenti per creare le condizioni onde quelli possano manifestarsi allo stato visibile e materiale. In realtà certe condizioni esteriori possono aiutare i poteri dell’anima e dello spirito a rendersi immanenti; e senza questi ogni manipolazione diverrà inutile. In ragione della triplice natura dell’esistente, l’alchimia appunto può essere studiata e praticata a tre stadi diversi: nel suo aspetto superiore, essa persegue la rigenerazione dell’uomo/spirito, a mezzo della purificazione della mente e della volontà e della dignificazione di tutte le facoltà umane; nel suo aspetto più basso tratta delle sostanze fisiche, ove abbandonando il regno dell’anima vivente si discende alla materia morta sicché l’arte alchimica diviene scienza chimica. La vera alchimia insomma è l’esercizio del magico potere della libera volontà spirituale dell’uomo e proprio a causa di ciò non può essere praticata che da coloro che sono rinati in spirito. Sono moltissimi ad accusare gli alchimisti da impostori e ciarlatani, e sicuramente ve ne sono stati in ogni epoca, ma in verità in quei casi non si trattava né si tratta di alchimisti autentici, ma dei cosiddetti “soffiatori”; è però certo che uomini come Bacone, Agrippa, Kunrath tanto per citarne alcuni non possono essere considerati ciarlatani se si considera quello che hanno rappresentato nella storia dell’umanità. Vero è, lo ripetiamo, che i procedimenti alchimici possono essere utilizzati con esito positivo soltanto da chi è alchimista per vocazione o per sua maturazione spirituale. I Massoni – quale che sia il loro grado – non possono fare a meno di identificare nella mistica “lapis philosophorum” degli Alchimisti una particolare qualità, uno stato di purezza, affinamento e perfezionamento della loro Pietra Grezza, il cui sgrossamento e livellamento è il loro principale impegno.
Se poi ci soffermiamo a considerare il simbolico “segreto” in cui si svolgono i lavori mas-sonici per celarli allo sguardo dei profani, non può certo sfuggirci che, al di là dell’aspetto materiale e simbolico, i veri sforzi e l’aspirazione di tutti gli autentici alchimisti erano e sono tuttora finalizzati verso obiettivi essenzialmente spirituali. Di fatto la “Pietra Filosofale” non è altro che la conoscenza della verità (la Gnosi perenne) che da sempre ha esercitato un’influenza trasmutatoria e nobilitante sulla mente di chi la contempla e di conseguenza si ristruttura “a sua immagine e somiglianza”. E soltanto a mezzo di questa conoscenza, che è “realizzazione spirituale”, possiamo realmente convertire le imperfezioni, le passioni e le qualità meno nobili e inveterate dell’uomo in quella perfezione ideale, di cui l’oro è il simbolo più adeguato. In quest’ottica è relativamente facile comprendere perché gli alchimisti usavano un linguaggio così misterioso riferendosi ai loro lavori, e come fosse proprio la stessa personalità umana l’atanor mantenuto al calore costante di una fiamma durevole in cui si svolgevano tutte le operazioni della loro Arte. E’ dunque la Grande Opera degli Alchimisti, che i veri Massoni perseguono nei loro simbolici lavori, a mostrarci con sufficiente evidenza una identica finalità comune a tutte le Scuole Iniziatiche – sia nel senso mistico di realizzazione individuale come in una giusta e illuminata azione sociale – che ha comunque per scopo il miglioramento, l’elevazione e il progresso di ogni uomo e di conseguenza dell’umanità tutta. Le tradizioni ermetiche orientali trovarono in Occidente anche altri canali per esprimersi e manifestarsi durante il Medio Evo e all’inizio della Era moderna nelle varie Fratellanze ed Ordini mistici e segreti - anche se apparentemente con diversificate finalità esteriori – che sorsero un po’ ovunque, e tutte ricollegatesi intimamente con la Tradizione Iniziatica Una, in quanto tra loro legate da un identico orientamento di base ed un unico fine ideale. Tra questi movimenti, i due più conosciuti e che più hanno influenzato la Massoneria – oltre gli Alchimisti di cui si è fin qui parlato – sono senza alcun dubbio l’Ordine del Tempio, che ebbe il suo apogeo nel secolo XIII°, e la Fraternità Rosacroce, la quale influenzò tutte le varie correnti iniziatiche, in modo particolare nel secolo XVII°. L’Ordine del Tempio nacque dalle Crociate e dal contatto che si stabilì, durante il loro svolgersi, tra i cavalieri venuti dall’Occidente e le comunità mistiche orientali, depositarie delle tradizioni esoteriche di quelle popolazioni. Come Ordine fu fondato nel 1118 da due cavalieri francesi, Ugo de Payns e Goffredo di St. Omero con lo scopo precipuo di attendere alla protezione dei pellegrini in Terrasanta contro gli eventuali attacchi degli infedeli. Ad essi ben presto si aggiunsero altri cavalieri, come loro votati a Dio e preoccupati del bene della Chiesa. Inizialmente essi erano solo nove e, avendo deciso di vivere in comune, presero il nome di “Poveri Cavalieri del Cristo” adottando le regole di Sant’Agostino, ossia le norme dei regolari canonici. Essi pronunciavano i tre voti ordinari nelle mani del Patriarca di Gerusalemme e con un quarto si impegnavano a difendere i pellegrini nelle persone e nei beni, il che li distinguerà da al-lora dagli Ospitalieri, votati esclusivamente all’assistenza dei poveri e dei malati. Dal 1128, a reclutamento effettuato in brevissimo tempo, il loro numero era cresciuto a dismisura, sicché il Re e il Patriarca di Gerusalemme – presi da ammirazione per questi nobili uomini (cavalieri) che avevano abbandonato ogni cosa per il Cristo – fecero a gara ad offrire loro proprietà e benefici. E poiché essi non avevano chiesa o dimora che loro appartenessero, il Re li alloggiò nel suo palazzo vicino al Tempio di Salomone, per cui essi cambiarono la propria denominazione in quella di “Cavalieri del Tempio”. Ugo de Payns, il loro Gran Maestro, era stato discepolo di San Bernardo, col quale era rimasto in contatto epistolare, e fu lui appunto a rivolgere pressanti istanze al Pontefice, che decise di riunire il famoso Concilio di Troyes, che rese ufficiale la loro posizione. Così l’Ordine dei Poveri Cavalieri del Cristo divenne il ricco e temuto “Ordine del Tempio”. Nel 1148 il Papa, unitamente ai tanti privilegi ed onori loro accordati già, assegnò loro come segno distintivo un mantello bianco con sopra cucita, all’altezza del cuore, una croce vermiglia. Intanto l’Ordine religioso-cavalleresco del Tempio, essendosi ormai ingrandito ed arricchito in seguito alle tante donazioni e lasciti, era giunto a possedere tutta una serie di fortezze in Palestina; e, grazie alla loro forza politica e militare, i Templari finirono per diventare i banchieri dei pellegrini. Anzi una banca privilegiata, molto più indipendente degli stessi poteri temporali, in quanto facevano capo unicamente al Pontefice. Era avvenuto così che, spentasi a poco a poco l’originaria ispirazione religiosa, l’Ordine finì per trasformarsi addirittura in una potenza economico-politica attivamente inserita nelle lotte feudali e talvolta con i Sovrani.
Quando i cristiani dovettero abbandonare la Terrasanta, i Templari ripiegarono su Cipro; delle loro numerose sedi, o “Templi”, in Occidente particolarmente imponente divenne alla fine del XIII° secolo il Tempio di Parigi, cui lo stesso Re di Francia faceva costantemente ricorso per prestiti di denaro. Fu appunto il Re di Francia, Filippo il Bello, che nel 1307 – nell’intento di impadronirsi delle ricchezze dell’Ordine – decise di distruggerlo per cui indusse l’allora Papa Clemente V° a iniziare un’inchiesta sui suoi membri, accusandoli di crimini infamanti; e poi, senza attendere la decisione del Pontefice, fece arrestare di sorpresa 138 templari il 13 ottobre di quell’anno. Con il concorso dell’Inquisizione questi furono interrogati e costretti, sotto tortura, a confessare di praticare il culto di un idolo denominato Baphomet, di sputare sul Crocefisso nei riti di ammissione all’Ordine, di avere l’obbligo di praticare la sodomia, ecc. Papa Clemente, dopo aver protestato per l’irregolarità del processo, finì per cedere alle pressioni del Re e il 3 aprile 1312, con la Bolla “Vox in excelso”, soppresse l’Ordine e nel novembre dello stesso anno affidò il nuovo processo ad un Tribunale presieduto da tre Cardinali, il quale condannò i Templari alla prigione perpetua. Ma, poiché il Gran Maestro di allora dell’Ordine (Giacomo de Moley) e cavalieri protestavano, ritrattando le confessioni rese in precedenza, furono tutti condannati al rogo nel maggio 1314, ma non per i crimini non provati bensì come “relapsi”. I beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri, ma Filippo il Bello si impadronì dei beni mobiliari, cedendo agli Ospitalieri gli immobili solo dopo averne ricavato il massimo guadagno. Davanti alla Cattedrale di Notre Dame de Paris fu quindi portato a termine l’infame patto tra potere temporale e potere spirituale con l’atroce e barbaro rogo dei Templari. Anche il movimento filosofico, conosciuto col nome di “Fraternitas Rosae Crucis”, ebbe origine dal contatto dell’Occidente con l’Oriente e con le tradizioni esoteriche che laggiù avevano potuto conservarsi più liberamente e quindi più fedelmente. Il nome di “Rosacroce” fu dato per la prima volta ai discepoli di un saggio Adepto chiamato Cristian Rosenkreuz che visse in Germania nella seconda metà del quattordicesimo secolo e che avendo viaggiato già molto giovane a lungo attraverso la Turchia, l’Arabia e l’Egitto aveva ricevuto la rivelazione di molto importanti segreti e conoscenze, che portò con sé in Germania ove fondò la Fraternità destinata a riformare l’Europa. La storia dell’Ordine dei R+C è narrata in quel misterioso libello “Fama Fraternitatis” diffuso prima (1614/15) nei paesi tedeschi e poi tradotto in tutti gli idiomi del mondo. Dopo la sua morte, il mistico fondatore dell’Ordine fu sepolto segretamente in una tomba preparata espressamente per lui, tanto che avrebbe dovuta rimanere sconosciuta agli stessi membri della Fraternità, finché fu casualmente scoperta; e sul frontone del sepolcro si poté allora leggere quest’iscrizione: “POST CXX ANNOS PATEBO”. Questa storia, assieme ai segreti e alle meraviglie che si trovarono nella tomba, è evidentemente simbolica, propria della tradizione iniziatica, impersonata qui appunto da Cristian Rosenkreuz, il quale venne dall’Oriente all’Occidente; e si è conservata gelosamente nella sua tomba “ermetica”, ove sempre la cercano e la trovano i veri suoi seguaci (emuli), ovverosia i fedeli ricercatori della “Verità”. Con riferimento all’influsso che questi due movimenti hanno avuto sulla costituzione della Liberia Massoneria, è inconfutabile che non solo molte tradizioni templari e rosacruciane vi trovano il loro evidente punto d’incontro, tanto da designare alcuni gradi dell’iniziazione massonica, ma che il nostro sodalizio divenne all’origine sua il fedele interprete e l’erede legittimo delle loro finalità ideali.
E come la Grande Opera costituisce l’obiettivo delle varie tendenze (ermetiche – templari – rosacroce e degli autentici “Filosofi” che in ogni tempo e sotto ogni cielo hanno fraternizzato con i Massoni) così dalla loro Comunione spirituale è nata la Massoneria Moderna. E’ del resto noto nell’ambito iniziatico come, fino ad alcuni decenni fa, la Società Rosicruciana in Anglia fosse riconosciuta come Ordine Massonico, che aveva adottato la qualifica di “Membro esterno” della Libera Massoneria mondiale; e come la “Chabrath Zereh Aur Bokher (o Ordine della Golden Down)” fosse uno schema completo di Iniziazione nella Cabala e nella Magia Superiore di tipo occidentale, o ermetico, la quale può essere considerata una discendenza diretta della Fraternità dei Rosacroce nel Medio Evo, che a sua volta discendeva dai misteriosi Egizi. Possiamo dunque considerare queste Fratellanze e movimenti come una specie di anima multiforme dello Spirito Uno della Tradizione Universale, che si è trasmessa senza alcuna interruzione sino a noi, dagli Antichi Misteri. Così, per quel che si riferisce al suo “spirito iniziatico”, come pure alla “tradizione” che ne è l’anima (e di cui è l’erede e la continuatrice), l’origine della nostra Istituzione non potrebbe essere più gloriosa, essendo noi Massoni gli eredi degli antichi Re-Sacerdoti (che hanno il loro simbolo più appropriato in Melchisedek e Salomone) e dei Grandi Iniziati di tutti i tempi.
Soter Magister

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