24 novembre 2009

- Etica


L’escursus di questa tavola sarà anomalo, partirò dalla profanità, intesa come crogiuolo dell’umana creatività, per ricercare nel suo guazzabuglio gli elementi che possono condurre ad una loro mescolanza nell’Atanor della Spiritualità, agendo alchemicamente, come espressione del pensiero, passando attraverso le tre fasi alchemiche: nigredo, albedo, rubedo. Mi avvarrò, quindi, di una ricerca suggestiva, come quella cinematografica, estraendo dalle pellicole, films da tutti conosciuti, il messaggio etico che vi ho trovato e che inconsapevolmente o meno, il regista ha espresso e che il sottoscritto ha preteso di intravedere nella trama,immagini, suoni e parole recitate dai vari protagonisti.
Pertanto, i films, saranno la traccia per lo sviluppo dell’argomento, che si suddivide in varie esposizioni, attraverso la finzione cinematografica, per giungere a quella reale della vita.
Partiamo dalla etimologia:Etica dal greco “ethos” (costume).
L’etica è il costume, la consuetudine;essa forma quella parte della filosofia che si occupa del comportamento umano che studia la condotta umana, i movimenti che la determinano e le valutazioni morali. Un complesso di norme di comportamento (non leggi) in contrapposizione ad un atteggiamento individuale - interessato.
Si suole identificarla con la morale che designa invece, un’etica orientata per l’applicazione delle giuste azioni e l’individuazione di quelle sbagliate, da cui i concetti del bene e del male utilizzati nelle religioni, ma anche nella vita quotidiana.
-Etica di ieri e quella di oggi - quello che prima non era giusto oggi lo può essere, è il male che diventa il bene o è un rilassamento delle coscienze; essere nel bene è più difficile in questa epoca del consumismo sfrenato (colpa messaggi pubblicitari - stultificazione).
L’etica è il filtro delle nostre azioni duali, è il bivio del nostro comportamento, dove l’azione può divenire mezzo di difesa (a beneficio di tutti) o di offesa (a beneficio del singolo) “mors tua vita mea”. Ma cosa forma l’etica? La filosofia, la conoscenza, l’acquisizione della scienza e del sapere; e ci si domanda, ancora,l’agire comune è sempre conformato all’etica? vedremo se vi è risposta.
Il nostro percorso si svolge attraverso una articolazione dell’etica in: - etica nella filosofia, - etica nella politica, - etica nella famiglia e nei giovani, - etica nelle nazioni (come rispetto degli esseri umani), - etica nella industria, - etica nelle religioni e nella massoneria.
-L‘Etica nella filosofia; è consapevole dei propri limiti, come quella socratica fondata sul “sapere di non sapere” alla ricerca del vero, del bene, del giusto, pronta sempre a confutare le proprie posizioni dopo un confronto, per liberarci dagli errori e per essere più liberi e felici.Quindi confutazione come argomentazione dialettica e non semplice conversazione, come insegna Aristotele; dimostrare l’incompatibilità fra determinate posizioni come il rispetto assoluto per la vita e la disponibilità all’aborto ed alla eutanasia.
Dunque l’”etica” come parte della filosofia che si occupa delle azioni e del comportamento dell’individuo in rapporto con la società e con se stesso (R. Chissotti - moderno dizionario massonico ed. Bastogi).
Tale definizione sposa integralmente il principio massonico “fai agli altri tutto ciò che vorresti fosse fatto a te”, che ha come pietra d’angolo “conosci te stesso” (prima di poter intraprendere qualsiasi cammino, dunque studio e conoscenza).
Nel pensiero greco, il problema etica-morale (ricerca dei mezzi atti a concretizzarla), viene affrontato come problema della felicità, realizzazione della natura umana e dell’armonia, quale perfetto equilibrio fra vita esteriore e quella interiore.
Massima virtù resta la giustizia, come capacità di equilibrare l’individualismo con il sociale, assicurando legalità ed uguaglianza nell’ordine delle nazioni.
Continuando, esaminiamo l’etica, come riflessione rinascimentale, basata sul naturalismo ottimistico di Giordano Bruno, per giungere all’empirismo settecentesco con la critica del razionalismo in termini di morale naturale, infine l’illuminismo porta all’adozione della morale utilitaristica, per giungere a quella (l’etica) che la massoneria considera come l’insieme delle regole e dei principi morali e comportamentali compresi nella Costituzione e nei Regolamenti dell’Ordine e dibattuti nel corso delle Tornate di Loggia.
Interessante per il contesto generale è prendere in esame sia pur in forma breve la “Summa” di San Tommaso d’Aquino; che all’interno del primo volume (prima secundae) parla degli atti umani (q.6-89), in quanto volontari e liberi ed in quanto tale esso non è moralmente buono nella misura in cui è conforme alle regole della ragione evangelicamente rettificata (q.6-21).
Per giungere nel secondo volume (secunda secundae) al concetto di azione (morale) che è tale se si serve correttamente dei mezzi giusti in vista del fine buono;ciò non è possibile se non grazie ad una ragione che sappia consigliare, giudicare e comandare.
Nel neoplatonismo (quale interpretazione del pensiero di Platone in età ellenistica) troviamo il principio dell’etica-razionalista.
Il suo diffusore in chiave occidentale fu Plotino che a Roma fondò una scuola neoplatonica, che ha origine dal pensiero razionalista di Parmenide e degli aleatici, basato sull’identità di “Essere e Pensiero“;concetto ripreso da Cusano, Pico della Mirandola, Sant’Agostino, San Bonaventura, M. Ficino, che consideravano l’Uno come principio dell’Emanazione;che in G. Bruno si traduce in ottica panteistica, dove la verità oggettiva è tale quando prende coscienza nel soggetto.
Tutto ciò è Etica da riscoprire e riproporre per la salvezza dell’individuo, che come unica radice la si ritrova nel pensiero dell’uomo che rivolge il suo sguardo verso l’Alto trascrivendo le sue meditazioni o trasmettendo oralmente le sue riflessioni ai suoi allievi, come avveniva per i filosofi antichi. Nessuna trasposizione cinematografica.
-L’Etica nella politica- seguendo la prima traccia cinematografica, l’occasione ci è offerta dal film “Il Gattopardo” tratto dall’unico libro del Principe Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
La pellicola del ‘63 fu realizzata dal regista Luchino Visconti con una trasposizione eccellente, bella quasi quanto il romanzo. Il cast di livello internazionale era formato da :C. Cardinale, Burt Lancaster, Paolo Stoppa, Rina Morelli, Alain Delon ed altri interpreti.
Con l’opera si raffigura un periodo di grande importanza per l’unità d’Italia, ed esattamente subito dopo il “sacco piemontese“, con la conseguente annessione della Sicilia al resto d’Italia;quindi il suo passaggio dalla casata dei Borbone a quella Sabauda.
Un cambiamento epocale dopo la consegna della nascente Italia dal generale G: Garibaldi nelle mani del re V:Emanuele II, dove “tutto sembrava cambiare, affinché nulla cambiasse“, come sentenziava il Principe di Salina a colloquio con l’inviato del nuovo regnante che offriva una carica di senatore al principe, il quale pur rifiutando sosteneva questo nuovo connubio, più che ambiguo, fra la nascente borghesia e la eventuale trasformata o in fase di trasformazione, della vecchia aristocrazia siciliana.
Sta per sorgere, almeno questo era l’intento, una nuova rappresentazione politica dei “nuovi italiani” utilizzando in pratica vecchi pezzi di coloro che già rappresentavano il potere. Ma da subito si erano disseminati sémi cattivi che avrebbero prodotto cattivi politici e molti politicanti, non servitori dello Stato e rappresentanti dei cittadini, ma al proprio servizio. Il Principe aveva ragione “tutto si cambia, per non cambiare nulla”.
Ma da dove si ricava il concetto di Etica nella politica, quando è che è nata, se mai è nata!
Tutto si ritrova nel colloquio che Don Fabrizio, il Principe, ha nel suo studio con Chevalley incaricato dal nuovo governo, di offrirgli l’alta carica di Senatore; a questo punto rileggiamo questo colloquio:
Chevalley- dopo la felice annessione….. volevo dire…. dopo la fausta unione della Sicilia al Regno di Sardegna, è intenzione del governo di Torino di procedere alla nomina a Senatori del Regno d’Italia di alcuni illustri siciliani…… si è subito pensato al suo nome.
L’inviato si aspettava una rapida accettazione;ma il principe già pronto al rifiuto, chiede che cosa rappresenti veramente questa carica.
Principe- che cosa è veramente questa carica,un semplice appellativo onorifico, una specie di decorazione? O bisogna svolgere funzioni legislative, deliberative?
Il piemontese, il rappresentante del solo Stato liberale italiano s‘inalberò:
Chevalley- ma … Principe il senato è la Camera Alta del Regno:in essa il fiore degli uomini politici….. Propongono il progresso del paese;… adesso la Sicilia non è più terra di conquista ma libera parte di un libero Stato.
Principe-… L’intenzione è buona ma tardiva;
Il principe parlava ancora piano e disse:tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche e desiderio di oblio.
Chevalley -… ma… non le sembra di esagerare un po’, principe? Io stesso ho conosciuto a Torino dei siciliani emigrati Crispi … tutt’altro che dei dormiglioni.
Principe- non posso accettare…sarei un legislatore inesperto, avete bisogno di persone non compromesse con i vecchi tempi, giovani con la mente aperta, giovani svelti ..; e suggerisce il nome di Sedara…
Chevalley- Principe… ma se gli uomini onesti si ritirano, la strada rimarrà libera alla gente senza scrupoli…
Il rifiuto se pur giusto e motivato del principe, è stato il prodromo per la non creazione di una corretta genia di rappresentanti governativi e quindi di una giusta etica; ancora oggi se ne cerca il valore mai formatosi, in quanto nata già con un vizio di origine e chissà mai quando si formerà. Altra trasposizione cinematografica per una riflessione sull’etica nella politica ai giorni nostri è emblematicamente rappresenta da un famoso sketch quello del “vagone letto” del ‘52 con Totò protagonista e Mario Castellani sua impareggiabile spalla nella parte del politico. Castellani è il prototipo del politicante che si è formato dopo l’unità d’Italia;tronfio e pettoruto, senza arte né parte, ma forte nei suoi privilegi, che si connotano tutti nel momento della sua conoscenza con l’altro occupante il vagone letto (Totò)..:“… io sono l’Onorevole”…. e Totò (Fr:.) di rimando … ”chi?”… e squadrandolo da capo a piedi e accompagnandosi con un gesto della mano, ribatte..”… ma mi faccia il piacere..”.
-L’etica nella famiglia e nei giovani-
La traccia da seguire in questo caso è una commedia-film “Napoli milionaria” per la prima parte e il film “3 metri sopra il cielo” per la seconda parte.
Ma una prima riflessione la poniamo su cos’è l’etica senza la cultura (intesa come conoscenza);nella equazione etica – cultura - conoscenza, quest’ultima va intesa come terminale finale, riferimento interessante in quanto alla domanda fanno seguito risoluzioni concrete e in tal senso il libro “L’ospite inquietante” di U. Galimberti, che tratta del “nichilismo e i giovani” come causa dell’affossamento dell’etica, intendendo il nichilismo come l’ospite più inquietante, tesi sostenuta anche da Nietzshe.
Nella sua accezione più generale, il nichilismo è la negazione di qualsiasi valore o verità: chi non crede in nulla (come i giovani!!). Perché?
La famiglia, come punto appropriato di partenza, non desta alcun richiamo e la scuola non suscita alcun interesse.
“La musica sparata nelle orecchie, per cancellare tutte le parole, un po’ di droga per anestetizzare il dolore”. L’autore ritiene e sono d’accordo, che tale disagio non è esistenziale, ma culturale e quindi aggiungo la non conoscenza dell’etica come valore originario. Seguono poi la sistematica distruzione delle consuetudini e quindi le falsificazioni dei buoni comportamenti umani come modelli e la ricerca di falsi modelli “simil - commerciali” votati al dio del consumismo e alla sua dea altrettanto falsa del:”voglio tutto quello che tutti hanno”, che hanno prodotto l’abbattimento del “valore del desiderio” come conquista, mercificando ogni scelta senza dare una giusta scala di valori al senso del sacrificio, ponendo sull’altare un altrettanto falso mito:”tutto mi è concesso” quindi tutte le azioni più abiette sono giustificate pur di raggiungere il possesso di ciò che desideriamo.
Come ci ricorda il filosofo rumeno Costantin Noice.”… le stelle si sono ammalate; anche il cielo è malato;anche il tempo è malato;anche la luce è malata;anche il logos è malato. Oggi conosciamo solo anime individuali…”. La mancanza di un futuro come premessa,priva genitori ed insegnanti dell’autorità necessaria, la non autostima e la non autoaccettazione ci privano della forza necessaria per far fronte agli eventi avversi della vita.
Il “senso della famiglia” è stato contrabbandato con “la vita è mia e la gestisco da solo”; la scuola non da più l’emozione della conoscenza, del fascino iniziatico che apre le porte su di un mondo ricco di buone cose scritte e quindi il piacere di vivere per scoprire il senso del Divino -inteso come Armonia- che non giunge più al nostro Orecchio perché sovrastato da tanti inutili rumori. La soluzione come sostiene Galimberti è il ribaltamento non l’azzeramento, prendere consapevolezza e cercare in se stessi la rivelazione di sè a sè. E questo ci riporta ancora una volta al nostro principio massonico:”conosci te stesso”. Ora affrontiamo l’etica nei giovani e la scelta cade a differenza degli altri riferimenti cinematografici di pellicole più datate - e non è un caso- al film “Tre metri sopra al cielo” dove il lucchetto (catenaccio) assume un significato psicologico particolare.
L’opera del 2004 del regista Luca Lucini è tratta dal romanzo di Federico Moccia; è una storia d’amore fra giovanissimi, troppo diversi fra loro come status sociale, ma che ha fatto sognare i giovani. In generale la storia non ha nulla di nuovo, tenuto conto che il canovaccio può rifarsi a quello eterno di Romeo e Giulietta di W.S.
Il film, opera prima - anche questo è da tener presente- racconta le emozioni, la difficile conquista, la diversità dei ceti sociali, tutte situazioni abbastanza scontate, che comunque hanno incontrato il favore degli spettatori specie fra i giovanissimi. Il giurarsi “eterno amore” non passa questa volta attraverso la lame di un “pugnale”, ma attraverso il più prosaico catenaccio che chiude la catena dell’amore di cui si sono adornati i lampioni di molte città italiane (a Napoli via Caracciolo ne è piena). Perché?
In un’epoca in cui non ci sono più valori, dove la moralità e quindi l’etica sono irriconoscibili, dove i giovani sono senza referenti certi, ritrovano nonostante tutto il desiderio di restare uniti per sempre (almeno in teoria), come se questa unione potesse difenderli da tutti i mali come in un castello delle favole, portando i protagonisti del film e i giovani “tre metri sopra il cielo”. Scopriamo che il libro prima ancora di uscire nelle librerie, già circolava in fotocopia fra i giovani, quindi approvato da loro senza nessun intervento mediatico-culturale. Scopriamo anche che allora l’etica nei giovani esiste, anche se si è trasformata -nemmeno tanto da quelli di una volta- si è solo adeguata: nel film vi è questo passaggio “ti regalo la mia verginità recita Baby la protagonista femminile e Step il protagonista maschile l’accetta come vero pegno d’amore che li unirà per sempre. Questo è la trama del film, ma nella realtà funziona allo stesso modo? Le cronache sono piene di assassini perpetrati da uomini e donne abbandonati dai rispettivi partner e questo perché i giovani si sono modellati un’etica che funziona solo fra due persone, non allargata a nessun altro, risultandone un’etica fragile come i giovani che una volta perso il riferimento della persona presunta amata vengono travolti perdendosi successivamente nei canali della droga, dell’alcool e della violenza. Questo tipo di non-etica si innesta in una non-etica allargata alla intera nazione.
-L‘etica delle Nazioni- per sviluppare l’etica delle nazioni, il filo conduttore è il film del ‘59 “La gatta sul tetto che scotta” tratto dal romanzo di Tennessee Williams, regista Richard Brooks, interpreti principali Elizabeth Taylor e Paul Newman, altri interpreti Jack Carson e Burl Ives (genere drammatico). La storia si sviluppa intorno ad un autoritario proprietario terriero del Mississipi, malato di cancro che festeggia il 65° compleanno. E’ uno spaccato della cultura della ricca e sudista proprietà terriera americana, che ben si potrebbe adattare a qualsiasi nazione. In particolare esprime il concetto di nazione, in questo caso americana,con tutte le sue implicazioni (anche lo yes-man moderno) che tale è rimasto -almeno- fino a questa epocale elezione di un afro-americano (Obama) a Presidente degli U.S.A. e anche se meno epocale ma altrettanto interessante in Europa, esattamente in Francia con l’elezione di Sarkozy che francese non è, in quanto di padre aristocratico ungherese, madre figlia di un medico ebreo sefardita di Salonicco, convertitosi al cristianesimo, moglie italiana. Pertanto possiamo affermare che “il pesce fete più o meno dalla testa” a seconda chi incarna la figura di Capo di Stato, intesa come l’espressione del comportamento -a specchio- dei suoi concittadini o nel caso di case regnanti, suoi sudditi.
Vero è che nelle nazioni, la compagine di più individui rappresentano per le loro radici storiche più anime che dovrebbero confluire in un univoco significato di appartenenza, anche se così non lo è ancora. La difesa delle proprie pseudo-radici, provoca rigurgiti di individualismo di natura ancestrale-terroristica, a scapito della più ampia appartenenza, quella universale, intesa come unicum-iniziatico. Ci aiuta in questa esemplificazione il film citato , dove nella storia di questo autoritario proprietario terriero, è forte il senso di ciò che assumiamo;il cancro di cui è malato -malattia in un primo momento nascostagli e poi svelatagli senza compromessi dal figlio minore P.N.- fanno emergere tutte le frustrazioni di una famiglia che è lo specchio di una nazione, da cui si ricava come un distillato quello di etica-nazione-famiglia. I personaggi moglie, figli, nuore, nipoti, servitori negri (gli esclusi, ma i più misericordiosi) accendono i riflettori su tutte le loro miserie umane:debolezze, arrivismo, individualismo, frustrazioni, senso della rapacità. Alla fine dopo la brutale verità, gettatagli in faccia dal figlio minore, in un delirante ma psicoanalitico confronto (scava profonde prigioni) si portano alla luce i sensi dell’etica, nascosta (metaforicamente) in una vecchia valigia di fibra che il padre-padrone conserva come unico ricordo di suo padre, un povero vagabondo alcolizzato. Ma sentiamo alcuni passaggi del dialogo: Padre- mio padre morì lasciandomi solo una valigia vuota…. mentre a voi ho dato tutto… ricchezza, benessere, potere. Figlio- non volevo tutto questo (in tono irato)…. volevo solo affetto..amore; Dimmi (rivolto al padre) volevi bene a tuo padre? Padre-… sì volevo bene a quel vecchio vagabondo ubriacone che mi portava sempre con sé. Figlio-.. e tu dici che ti ha lasciato solo una valigia vuota?… quella valigia era piena di una ricchezza immensa “l’Amore”. Ecco, noi siamo ancora in attesa di aprire quella valigia; come nazioni prendere coscienza e ricordo dell’Amore;far rinascere un nuovo uomo, un padre-padre e non un padre-padrone e quindi giungere al concetto di “Nuova Nazione”, dove il cammino è a ritroso, dall’etica ritrovata individuale a quella collettiva che si identifichi nell’espressione di Nazione e del suo primo rappresentante.
-L’Etica nella Industria- Anche in questa esemplificazione, il riferimento -non sarà casuale - è un film del 1954 di Billy Wilder (un remake nel ‘95 è di Sidney Pollack), - Sabrina -; interpreti Audrey Hepbur, Humpherey Bogart, William Holden. Considerato di genere sentimentale, nel 2002 è stato scelto per la preservazione dal National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Ma prima di capire perché la scelta è caduta su questo film, è necessario distinguere tre figure diverse che operano nella gestione della produttività nell’industria:
- industriali - categoria di coloro che a capo di una impresa privilegiano un utile personale, affaristico - individuale.
- imprenditori - coloro che pur privilegiando l’utile personale hanno coscienza del ruolo ,nella produttività,dei propri collaboratori.
- capitani d’industria -figura quasi del tutto scomparsa, formata da personaggi nei quali il concetto di capitalismo produttivo si trasmette come patrimonio di famiglia (le grandi famiglie di industriali dell’ ‘800), quasi di valore dinastico - monarchico, dove la scelta del futuro capitano d’industria travalica l’ambito familiare, in onore di un’etica capitalistica - industriale, dove esisteva il rispetto reciproco padrone-operaio, basato su valori reali comuni, anche se con suddivisione dei profitti non corrispondenti al personale processo lavorativo. Pertanto, nel film – Sabrina - seppure definito di genere sentimentale, emerge, estrapolata dal suo genere, un’etica nella produzione dell’industria. Non a caso ritengo, che questa pellicola è stata scelta e conservata nella Biblioteca del Congresso. Nello specifico, uno dei figli (H.B.) del ptriarca delle industrie Larreby, ben impersonifica “il capitano d’industria”; americano del dopoguerra (II° g. mondiale), facente parte di una solida famiglia che costituisce la “nobiltà” degli immigrati, che ha accumulato una forte ricchezza, anche sull’attività dei propri antenati, non sempre legale (furono corsari); comunque i moderni successori portano avanti il concetto di sviluppo industriale, con un occhio attento ai diritti dei suoi dipendenti o se si vuole con un concetto paternalistico, del capo d’impresa memore dei suoi trascorsi. Una trama cinematografica che rivela una verità reale, basti pensare alle grandi dinastie, come quella dei Ford, che innestavano su di un concetto prevalentemente utilitaristico - reddituale, un concetto sociale sia nella produzione (la prima catena di montaggio) come aiuto meccanico per alleviare la fatica dell’operaio e sia la distribuzione del prodotto a prezzi popolari (H.F. è stato Fr:. Massone). Nel nostro paese il capitano d’industria si è impersonificato nella famiglia Agnelli (G. Agnelli) che non affidò al proprio figlio, non ritenuto all’altezza, la gestione manageriale della FIAT, affidandola all’Ing. Vittorio Valletta (altro Fr:. Massone), che progettò l’auto per il popolo, la mitica Topolino (che tanto ci ricorda Walt Disney, anch’esso Fr:. Massone). I passaggi nel film ad un occhio attento si captano abbastanza facilmente;dove il primogenito H.B. tutto villa e industria dedito solo al suo sviluppo “amore” condiviso con i suoi dipendenti, si distingue dal fratello minore (W.H.) dedito solo alle feste ed alle donne;alla fine è proprio l’ algido capitano d’industria (H.B.)che viene travolto dall’Amore per la figlia dell’autista di famiglia - America democratica e sempre stupefacente. Questa etica nella industria, oggi è inesistente risultando un’etica solamente utilitaristica di mero profitto che si cerca di incrementare con:delocalizzazione delle sedi di produzione nei paesi a manodopera a basso costo;sfruttamento del lavoro minorile e delle donne senza parità retributiva a parità di lavoro o stessa tutela lavorativa dei maschi; protezionismo governativo della produzione oltre limiti accettabili. Eppure sarebbe semplice coniugare -senza essere grandi economisti- (Keynes od altri)che la forza di produzione di una impresa è costituita dalla massa dei consumatori che debbono essere preservati,che deve andare di pari passo con una tassazione non vessatoria, deduttiva e non induttiva. Poter lasciare nelle tasche dei cittadini-consumatori 50 euro o 50 dollari,al netto di tutte le spese significa muovere l’economia mondiale. Oggi a tutto questo, si è sostituito il concetto della schiavitù economica attraverso le -carte di credito- (sostitutivo moderno delle vecchie cambiali) che non sono altro che -carte di debito- che ti legano a complessi finanziari al limite della attività legale, fino alla propria morte economica. I due più conosciuti sistemi economici quello capitalistico c.d. del libero mercato e della libera iniziativa con tutela della proprietà privata e quello nazional-comunista, con lo Stato padrone dei sistemi produttivi e della abolizione della proprietà privata, sono entrambi falliti miseramente. Vanno ricercati nuovi modelli economici in cui l’etica e la morale siano predominanti,dove il lucro delle imprese si coniughi con l’interesse pubblico, creando ricchezza a beneficio di entrambi, l’uno come produttore e l’altro come consumatore; riscoprire le -Pubblic Company- almeno per quanto riguarda settori di produzione di beni di prima necessità o di consumo sociale.
- L’Etica nelle religioni e nella Massoneria- “L’etica è quella parte della filosofia che si occupa delle azioni e del comportamento dell’individuo in rapporto con la società e con se stesso”moderno dizionario massonico di Riccardo Chissotti. Così intesa è collegata strettamente al concetto di comportamento che in massoneria significa rispetto delle regole profane ed esecuzione dei rituali in massoneria, non disgiunto dalla coerenza come armonia nella ricerca. La coerenza, quindi, assume un ruolo essenziale nel comportamento del buon massone sia dentro che fuori del Tempio,unica strada che l’Istituzione massonica può percorrere per il Bene e il Progresso dell’Umanità. Non esiste altra esemplificazione dell’etica nelle varie religioni (monoteiste, politeiste,deiste) se non una stessa “Illuminazione” da un unico Dio appellato con diversi nomi (Dio,God,Godan,Wodan,Woden,Odino,Zeus,Theos,Deus).
Pertanto l’etica nelle religioni e in massoneria, và intesa come un valore da proporre e da usare nella vita quotidiana ed anche come forma di dialogo fra le differenti confessioni religiose. Se il -Dialogo- come forma di “catena d’unione”, vista come acceleratore di particelle interiori, raffigurate da due parole uomo (come individuo) e mente (come intelligenza), si facessero scontrare in un ipotetico big - beng, si ricreerebbe la “particella divina” unica e sola, quella dell’Amore. Quindi, non gli orpelli chiesastici generatrici di guerre sante fratricide, non la creazione di una religione - laica nel senso di credenza, comportamenti, rituali e culture, legati al concetto di soprannaturale, già esistente nelle coscienze dell’Uomo fin dalla sua comparsa su questo pianeta.
Se ciò non è avvenuto è colpa in egual misura di entrambe le Istituzioni.
Lucio Bruno

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