17 dicembre 2010
L'Ordine Massonico Orientale del Rito Antico e Primitivo di Memphis e Misraïm, o più semplicemente "Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm", è un sistema muratorio spiritualista che contiene e conserva tutti i fondamenti operativi dei due grandi percorsi iniziatici, che nel loro insieme, costituiscono la grande Tradizione iniziatica Occidentale, cioè la Tradizione Italico-Mediterranea e la Tradizione Nord-Atlantica. L'Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm" (A:.P:.R:.M:.M:.), nella sua ampia e complessa articolazione strutturale fonda il suo sviluppo rituale già a partire dai primi tre gradi della Libera Muratoria Azzurra (1° grado: Apprendista Libero Muratore; 2° grado: Compagno Libero Muratore; 3° grado: Maestro Libero Muratore.), di cui conserva ancora oggi memoria e uso, per giungere alle vette rosicruciane della Gnosi, ivi inclusi i sistemi ermetici, filosofici ed esoterici degli antichi Hyerophanti egiziani e dei sacerdoti di Mitra. L'attuale struttura del Nostro Venerabile Rito deriva da una complessa riorganizzazione di due Riti: il Rito di Misraïm, sorto a Venezia nel 1801 ad opera del Filalete Abraham che si diffuse, subito dopo, in Italia e in Francia e il Rito di Memphis o Orientale fondato da Jaques Étienne Marconis nel 1839 a Parigi. Più precisamente, per avere una immediata e sintetica idea sull’A.P.R.M.M. è opportuno chiarire che la sua formazione e articolazione sistemica avvenne nell’arco di circa 40 anni in cui, ai rituali già esistenti e praticati nel Rito di Misraïm, vennero aggiunte iniziazioni e arricchimenti rituali di origine egiziana, proprio attraverso il Rito di Memphis. Prima di procedere oltre, sempre a proposito del Rito di Misraïm, si reputa opportuno chiarire subito che i termini "misr" e "misraïm", sono meno misteriosi di quanto si possa pensare. Infatti questi in ebraico antico significano, rispettivamente, "Egitto" ed "egiziano" e per questo sono stati frequentemente confusi, da parte di molti studiosi di libera Muratoria, con il sistema iniziatico muratorio di Cagliostro. Infatti, soprattutto nel secolo scorso il Rito di Misraïm e, successivamente, il Rito di Memphis venivano sbrigativamente mensionati "Riti egiziani". Tale denominazione, generò però l'erronea identificazione con il Rito Egiziano, o Muratoria Egiziana di Cagliostro, che ricollegandosi all'A.P.R.M.M., nello studio delle pratiche mistiche e teurgiche, era però profondamente differente.In origine, sia il Rito di Misraïm sia il Rito di Memphis, erano stati ideati, principalmente, allo scopo di raccogliere, ciascuno in un proprio organismo unico, la lunga e complessa successione dei gradi di lavoro iniziatico, attraverso la saggezza, la conoscenza ed il desiderio di crescita interiore degli Iniziati Liberi Muratori. Infatti, nel prolifico e fantasioso mondo muratorio che animò l'Europa per gran parte del '700, si pensò bene di riunire in un solo Ordine e in un solo Rito gli innumerevoli Riti Muratori praticati nella Muratoria degli "alti gradi" e negli "Ordini illuministico-cavallereschi" che operavano già dagli inizi di questo secolo.Lo stesso tentativo di riorganizzare funzionalmente i sistemi iniziatici muratori era stato compiuto anche dal Rito Scozzese Antico ed Accettato ma, subito dopo la loro nascita, i tre Corpi Rituali sopra citati, riassumendo in se stessi la Muratoria azzurra e la Muratoria degli alti gradi, presero orientamenti filosofici differenti. Infatti il Rito Scozzese Antico ed Accettato ristrutturò la Scala filosofica dei Corpi Rituali Muratori fino a quel momento praticati, in trentatré gradi, mentre il Rito di Misraïm prima, e il Rito di Memphis subito dopo, attuarono una ristrutturazione degli stessi Corpi Rituali molto più ampia, proponendo una Scala filosofica rituale articolata in 90 gradi, il primo, e in 95 gradi, il secondo.L'enorme differenza strutturale, e in un certo senso anche filosofica, tra questi "grandi sistemi muratori occidentali" può essere spiegata, per il momento, con il fatto che il R:.S:.A:.A:. si orientò verso mete culturali ed iniziatiche a carattere prevalentemente filosofico, filantropico e sociale mentre gli altri due Riti caratterizzarono il proprio percorso iniziatico includendo nella loro Scala Filosofica, prevalentemente, le discipline ermetiche, alchemiche, kabbalistiche e gnostiche.Proprio a questo scopo, a partire dal 1881, per opera del Fr. Giuseppe Garibaldi, avvenne la fusione dei due Riti, di Memphis e di Misraïm, in rapporto di intima ed armonica integrazione. L'Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm così originato, fin dalla sua nascita, volle assumere caratteristiche strutturali tali che lo rendessero un Ordine Muratorio Universale punto di convergenza e sintesi, di tutti i più significativi percorsi tradizionali iniziatici riuniti in fraterna collaborazione, sotto un solo ed unico corpo.Conseguentemente l’A.P.R.M.M. formò, e forma ancora oggi, un autentico "Ordine Muratorio" (la Muratoria dei soli primi tre gradi) e non un semplice "Rito Muratorio" (La Muratoria degli alti gradi), dato il senso che gli studiosi attribuiscono, generalmente, a questi termini.Il Rito di Misraïm o di Egitto, secondo diversi studiosi di storia muratoria,fu fondato nel 1801 a Venezia dal Filalete Abraham. Ad ogni modo anche se le testimonianze sono indiscutibilmente rispettabili, tuttavia , le origini di questo Rito sono e rimangono molto misteriose. Infatti, ad un lettore attento non può sfuggire che, proprio in riferimento al fondatore sopracitato, si potrà rilevare, quale utile indicazione, che i Filaleti erano del Liberi Muratori provenienti dalla Francia e legati al Rito primitivo di Narbona e, che Abraham è il nome del noto patriarca ebreo e che questo Rito è impregnato di scienza kabbalisitca. Conseguentemente il Rito Misraïm, invece di essere sorto, ex novo, a Venezia sarebbe potuto nascere, invece, in altri luoghi.Ad ogni modo non si può ignorare del tutto quanto, su questo punto affermano, nelle loro opere alcuni celebri studiosi di storia muratoria i quali concordano che questo Rito ebbe una diffusione iniziale a Venezia e nelle isole ioniche. Infatti Thory su questo punto afferma: "...nel 1815 era assai diffuso a Venezia e nelle isole dello Ionio, prima della rivoluzione francese del 1789. Esistevano molti Capitoli in Abruzzo e nelle Puglie". Mentre Levesque, in uno scritto del 1821, testimonia: "...da cinque o sei anni questo Rito si è stabilito a Parigi. Proviene dall'Italia del sud ed ha una certa considerazione nelle isole Ionie e sulle rive dell'Adriatico. E` nato in Egitto". E` quindi evidente che questo Rito fu dapprima diffuso soprattutto in Italia, e a Napoli, ove un Capitolo R+C si trasformò nel Supremo Consiglio dei Grandi Ministri costituenti un Ordine Muratorio egizio, deliberando e rilasciando patenti anche a massoni francesi di alto livello.Sempre in questo periodo i Fratelli Bedarride, di religione ebraica, dopo aver ricevuto regolari trasmissioni iniziatiche muratorie (egizie) nella città di Milano, divennero nel contempo i principali diffusori del Rito, fino ad introdurlo in Francia, nel 1813. Subito dopo si ebbero ulteriori sviluppi tanto che furono aperte Logge e Capitoli in Belgio, in Svizzera ed in Irlanda.Jean Mallinger che studiò molto approfonditamente le origini del Rito di Misraïm, avendo avuto la possibilità di consultare numerosi antichi documenti, conferma che questo stesso Rito era praticato in Italia e nelle isole del mediterraneo prima del 1789 e che i suoi ultimi gradi venivano praticati in due forme diverse l’una dall’altra cioè: "una prima forma rituale era costituita da un regime filosofico-kabbalistico, praticato e diffuso dai Fratelli Bedarride;" "una seconda forma era costituita da un regime filosofico egizio-ellenico noto con il nome di "Regime di Napoli" (molto noti nel mondo muratorio anche con la denominazione "Arcana Arcanorum") condensato negli ultimi gradi dello stesso Rito." Malgrado i diversi eventi storici, tra cui la fusione di questo Rito con il Rito di Memphis, il Misraïm restò indipendente in Francia fino al 1902 per porsi, subito dopo, definitivamente in sonno.Deve essere però precisato che, dopo questa data, sembra che siano esistite delle possibili sopravvivenze in Belgio.Sempre in riferimento alle leggende delle origini, è possibile affermare, secondo le più attendibili ed accettabili teorie, che il Rito di Misraïm nacque a Napoli e quando la Massoneria declinò nei suoi contenuti esoterici per aprirsi al vento rivoluzionario, molti Fratelli emigrarono da Napoli verso i loro possedimenti sull'Adriatico, portando con se stessi consapevolezze e certezze iniziatiche.Da questi luoghi e da questi antichi tempi, come poi si potrà approfondire, avvennero possibili e conseguenti diffusioni. Secondo altri studiosi, come già detto, fu il Filalete Abraham, nel 1801, a ricostruire a Venezia la Loggia del Rito di Misraïm assonnata dopo l'occupazione austriaca; tale Loggia sarebbe esistita sin dal 1796. Il Fratello Abraham non sarebbe altro che il Barone Tassoni di Modena. Esiste, infine, una ulteriore ipotesi formulata da Robert Ambelain e Robert Cools, che fu Cagliostro a diffondere il Rito di Misraïm a Venezia. In conclusione sulle origini del Rito di Misraïm risulta attendibile che ebbe la sua origine in Italia o, perlomeno, in questo paese avvenne la sua prima diffusione, viste le affermazioni di questi e di altri autori. Ad ogni modo nel riassumere, brevemente e succintamente, la successione degli eventi storici che favorirono la comparsa di questo Rito si ritiene utile riportare che, fondamentalmente, due sono le versioni che gli storici ci riportano sulla nascita di questo Rito.Prima IpotesiIl Rito sarebbe stato portato nella Repubblica veneta agli inizi del XVIII° secolo poi, per alterne vicende, dalle isole joniche, precisamente dalla Loggia egiziana di Zante (di cui faceva parte anche Ugo Foscolo) approdò nel 1782 a Venezia. Immediatamente dopo, un gruppo di Fratelli Liberi Muratori (appartenenti alla comunità protestante anti trinitaria di Socino), membri della suddetta Loggia egiziana, ricevettero da Cagliostro (che a quei tempi soggiornava a Trento) un'altra iniziazione muratoria. Poco dopo sia Gad Bedarride sia suo figlio Marc ricevettero, proprio da queste Logge egiziane, le relative iniziazioni che, nello stesso periodo, integrarono con altre filiazioni, sempre provenienti dall'antica terra d'Egitto.Seconda IpotesiLa fornisce direttamente Marc Bedarride nel suo libro "L'Ordre Maconique de Misraïm", pubblicato a Parigi nel 1845 da Bérnard et Comp., in cui si prospetta tutta la genealogia che, a ritroso arriva fino ad Adamo.Per quanto ci riguarda, esaminate attentamente le differenti versioni fornite dalla storiografia contemporanea, ed alla luce dell'esperienza iniziatica proposta dal Nostro Venerabile Rito, si fa sempre più consistente la convinzione che sulle origini del Rito di Misraïm, con i possibili e dovuti correttivi, possono essere vere entrambe le ipotesi.Fatte le dovute premesse diamo finalmente avvio, sempre a seguito di un ulteriore confronto tra le diverse fonti e versioni, alla descrizione molto schematica e sintetizzata, degli eventi storici riguardanti l’origine e lo sviluppo del Rito di Misraïm.1747 Dall'Egitto e da Malta, attraverso l'opera iniziatica di illustri personaggi, tra i quali spicca l'opera di Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, confluisce a Napoli una intensa attività di ricerca e di studio della Scienza Muratoria di Tradizione egizia.1782 Dalla Loggia egiziana di Zante si propaga a Venezia e nelle regioni limitrofe un sistema iniziatico muratorio avente spiccate caratteristiche rituali egiziane. In questo stesso anno, Marc Bedarride, sostiene che suo padre Gad ebbe la visita di un Iniziato egiziano di nome Ananiah il Saggio, dal quale ebbe sia il lignaggio sia i poteri di trasmissione di una Tradizione muratoria di provenienza egizia.1788/1801 Nasce a Venezia, grazie alle sinergie delle operose Logge muratorie egiziane, in parte promosse da Cagliostro ed in parte da Ananiah il Saggio e da Abraham (il Barone Tassoni di Modena), l'ORDINE EGIZIO DI MISRAïM.1804/1805 Il Rito Antico e Primitivo Egiziano di Misraïm da Venezia comincia a diffondersi in Lombardia. Nel 1805 Le Changeur fonda a Milano il Supremo Consiglio del Rito avente giurisdizione sui 90 gradi.1810/1813 Secondo le ipotesi più attendibili, nel 1813, i Fratelli Bedarride, Joly, Gaborria e Garcia ricevono a Napoli il potere di diffondere il Rito di Misraïm.1856 Il Rito di Misraïm, dopo alterne vicende, governato direttamente da Marc Bedarride, viene definitivamente assorbito dal Rito di Memphis. Tra il 1856 ed il 1870 rimangono, comunque attive, alcune obbedienze nazionali di questo Rito (vedi filiazione di Mallinger in Belgio) costituenti il deposito iniziatico denominato "Arcana Arcanorum". Gran parte di queste obbedienze rimaste attive vennero poi unificate in un unico Rito da Giuseppe Garibaldi.1881 Giuseppe Garibaldi, già Gran Maestro del Rito di Misraïm dal 1860, eletto Gran Hyerophante Generale nel 1881, in virtù dei suoi poteri sovrani unifica i due Riti di Memphis e di Misraïm che, sul piano formale, fino a quel tempo erano rimasti separati.Qui termina la nostra brevissima e succinta descrizione dei fatti sulla storia di questo Rito. Per quanto si riferisce, infine, per completezza di informazione si riporta di seguito la descrizione della Scala Filosofica dei gradi del Rito di Misraïm ricomprendenti 90 gradi di lavoro iniziatico suddivisi in 4 serie:Serie SIMBOLICA dal 1° al 33° grado Serie FILOSOFICA dal 34° al 66° grado Serie MISTICA dal 67° al 77° grado Serie CABALISTICA dal 78° al 90° grado STORIA DEL RITO di MEMPHIS o RITO ORIENTALESulle origini di questo Rito esistono molte leggende che si perdono nella notte dei tempi. Tuttavia è noto, agli studiosi di storia muratoria, che il Rito di Memphis trae storicamente le sue origini da gruppi di iniziati ispirantesi al movimento mistico e spiritualista della Rosa+Croce e da ermetisti esistiti prima della fondazione della stessa Gran Loggia di Inghilterra, nel 1717. Si elencano, di seguito, le fasi più significative della sua storia.1640 A questo periodo risale l’esistenza di un Rito muratorio composto di sette gradi in forma "egiziana" operante in Francia e, precisamente, ad Avignone.1773 Savallette de Lange, insieme a numerosi altri Fratelli Maestri, dopo aver fondato la Loggia "Les Amis reunis", il 23 Aprile 1771 a Parigi, crea l'Ordine Massonico dei Filaleti.1779 Il marchese Chef de Bien dopo aver risvegliato il Rito Primitivo di Narbona, (esistente già dal 1712) strinse relazioni con una Loggia degli Architetti Africani esistente a Parigi e di origine germanica. Il Rito di Narbona al suo risveglio prese il nome di Rito Primitivo dei Filadelfi e venne modellato su quello dei Filaleti di Parigi.1789 Samuele Honis diviene Gran Maestro della Gran Loggia dei Filadelfi.1798 In questo anno numerosi Ufficiali dell'armata napoleonica, durante la campagna d'Egitto, già appartenenti da una Loggia del Rito dei Filadelfi, fondarono una nuova Loggia. Successivamente questa stessa Loggia si unì con una Gran Loggia di Egitto (le cui origini si fanno derivare da un ramo di Rosa + Croce provenienti dal periodo di Costantino) strutturata in 70 gradi. E` generalmente accettato che in questo stesso periodo Napoleone sia stato iniziato nella Loggia "Isis", presieduta dal Generale Klebèr.Sulla Gran Loggia Egiziana, preesistente alla campagna napoleonica, si può dire, in breve, che la sua leggendaria esistenza si era conservata e sviluppata, con grande discrezione, all’interno di comunità egiziane di religione copta e non, indubbiamente, di religione mussulmana poiché, come è assai noto, i copti possono essere considerati come i naturali successori degli antichi Egizi. Di contro, gli egiziani attuali, essendo di origine araba, anche se giunsero in Egitto già dal 700/800 d. C. rimasero sempre molto distanti e, in alcuni periodi anche molto ostili, alla storia, alla cultura e alla religione dell’Antico Egitto.1814 Ritornati in Francia, molti Ufficiali già reduci della campagna napoleonica d'Egitto, fondarono a Montauban, in Francia, la Loggia "I Discepoli di Memphis". Questa, immediatamente dopo, diverrà la Loggia Madre dell'Antico Rito Orientale di Memphis. Tra i fondatori di questa straordinaria Officina troviamo l'Ufficiale, di origine italiana, Gabriel Mathieu Marconis de Negre (suo figlio diverrà poi suo erede e suo successore quale Sovrano Gran Maestro del il Rito di Memphis).1815 Con il ritorno in patria, alcuni ufficiali napoleonici costituirono a Montauban, in Francia, il 28 Maggio 1815, la Loggia Madre del Rito di Memphis eleggendo, come Gran Maestro Samuel Honis, cui successe il 21 Gennaio 1816 Gabriel Marconis de Negre. Sempre secondo quanto racconta, Jean Etienne Marconis, suo padre, Gabriel, ufficiale italiano dell'armata di napoleonica, fu iniziato durante la campagna d'Egitto alla Loggia Egiziana "Isis" e che, al suo ritorno in patria, fondò, insieme ai suoi compagni d'armi e Fratelli, nel 1798, una Loggia con spiccate caratteristiche rituali egiziane, dal titolo distintivo "I Discepoli di Memphis". Sempre su questa Loggia confluirono, e si integrarono molto presto, Fratelli che, negli anni precedenti al 1798, già operavano in Francia in Riti sempre di estrazione egiziana. Successivamente Jean Etienne Marconis, basandosi sui racconti del padre Gabriel e dei Fratelli di Loggia, di quest'ultimo, ricostruì il profilo, la sostanza e la storia (forse leggendaria) di un Rito che doveva raccogliere, in un unico corpo rituale, anche i moltissimi elementi, della tradizione iniziatica egiziana, presenti nella molteplicità dei Riti allora operanti. Il 25 Maggio di questo stesso anno, a seguito della intensa e produttiva attività muratoria svolta dalla Loggia "I Discepoli di Memphis" nasce l'Antico e Primitivo Rito Orientale di Memphis. Gran Maestro della Gran Loggia di questo Rito viene proclamato il Fratello Samuele Honis.1816 Il 21 Gennaio, succede a Samuele Honis, in qualità di Gran Maestro, il Fratello Gabriel M. Marconis de Negre ed il Rito assunse una scala rituale di 95 gradi.1816/1837 In questo periodo il Rito, con fasi alterne, passa da periodi di intensa attività muratoria a periodi di attività poco significativa, riesce comunque a sopravvivere.1838 Il 23 Marzo, Jean Etienne Marconis de Negre, ereditata dal padre Gabriel, assume la Gran Maestranza del Rito di Memphis. Subito dopo risveglia a riattiva questo Rito in Francia ed in Belgio.Per dare subito un'idea del messaggio iniziatico che il Rito di Memphis, sotto il Grande Magistero di J.E. Marconis, doveva offrire ai Liberi Muratori di tutti i tempi, usiamo le stesse parole che Marconis, nel suo libro "Le Sanctuarie di Memphis" (Paris chez Bruyer, 1849), usò per tracciare i principi fondamentali che dovevano costituire le articolazioni rituali del Rito di Memphis. "Il Rito massonico di Memphis è l'erede dei Misteri dell'antichità; esso educa gli uomini a rendere omaggio alla divinità; i suoi dogmi riposano sui principi dell'umanità; la sua missione è la conquista della saggezza che serve a discernere la verità; è l'aurora benefica dello sviluppo della ragione e dell'intelligenza; è il culto delle qualità del cuore umano e la condanna dei suoi vizi; è, infine, l'eco della tolleranza religiosa, l'unione di tutte le credenze, il legame fra tutti gli uomini, il simbolo delle soavi illusioni della speranza che predica la fede in Dio che salva, e la carità che fa benedire".Dunque Jean Etienne Merconis, nell'utilizzare insegnamenti e lignaggi iniziatici di derivazione egiziana, creò il 23 Marzo 1838, a Parigi, la Loggia.I 95 gradi del Nostro Venerabile Rito devono considerarsi come le fasi di un progetto o, meglio, le tappe di un viaggio nel profondo del proprio essere che, prevedendo innumerevoli possibilità di percorso dovrà essere orientato, sempre e comunque, verso un’unica meta: il compimento della Grande Opera. Il Corpus rituale dell'A.P.R.M.M. deve essere considerato, nella sua complessa unità strutturale, come un deposito di gradi muratori che, per singolari vicende, sono poco praticati nei contesti muratori contemporanei.Per una giusta valutazione dei valori iniziatici che si presentano ai Fratelli Maestri Liberi Muratori, durante il loro percorso iniziatico nelle Camere Rituali dell’A.P.R.M.M., sarebbe fuorviante attribuire a questi stessi gradi di lavoro muratorio, maggiore o minor valore; un simile atteggiamento mentale porterebbe l'iniziato a perdere, senza alcun dubbio, l'orientamento o quanto meno ad uno spreco di una notevole e preziosa parte del suo tempo. Per maggiore chiarezza, nel Nostro Venerabile Rito, non esiste maggiore o minore peso dirigenziale ed amministrativo di ciascun Corpo Rituale sull’altro. Per una giusta lettura dell’esperienza iniziatica che ciascun Libero Muratore può sperimentare nell’A.P.R.M.M., è indispensabile affermare che la posizione d’ordine sequenziale, occupata da ciascuna camera nella collocazione numerale della Scala Filosofica, non significa affatto che gli insegnamenti impartiti, nelle Camere poste all’ingresso nel Nostro Ven. Rito, abbiano minor valore e minor peso di quelli che, invece, saranno impartiti nella Camere rituali poste al termine dello stesso itinerario iniziatico.In buona sostanza se il numero che rappresenta un dato Corpo Rituale può rappresentare, in se e per se, valori numerici a carattere simbolico, non rappresenta invece, in alcun modo, dei poteri amministrativi che invece vengono esercitati, come si potrà vedere, solo ed esclusivamente da alcuni e specifici organi. A seguito di quanto premesso è possibile, a questo punto, dare avvio alla descrizione breve della struttura rituale operativa del Nostro Venerabile Rito che, per un primo orientamento di lettura e di comprensione sui significati che ciascun corpo rituale rappresenta, possiamo dire che questa si articola in 4 Sezioni: la Sezione Simbolica, la Sezione Filosofico-Cabalistica, la Sezione Gnostico-Ermetica e la Sezione Alchemico-Ermetica.Ogni sezione a sua volta, oltre ad avere una sua specifica caratteristica e funzione particolare, è composta da uno o più Corpi Rituali (gradi o camere) di cui, alcuni prevedono la pratica rituale, mentre altri, poiché sono trasmessi per procedura rituale semplificata, solo lo studio delle tematiche specifiche. SEZIONE SIMBOLICA E` composta da Corpi Rituali denominati Logge. Compito di questa sezione è lo studio e la pratica dei primi tre gradi della Libera Muratoria Universale: Apprendista, Compagno e Maestro. Attualmente per protocollo di intesa il Nostro Venerabile Rito pratica la Sezione Simbolica, in seno alla Comunione Muratoria del Grande Oriente d'Italia, Palazzo Giustiniani. SEZIONE FILOSOFICO-CABALISTICA Questa sezione è composta da 30 Camere Rituali di cui 9 vengono ritualmente praticate, mentre le altre prevedono solamente il conferimento del grado attraverso una procedura rituale semplificata. Le 9 Camere praticate sono: 4° : Collegio dei MAESTRI DISCRETI 7° : Capitolo dei SUBLIMI MAESTRI, GRANDI ELETTI, CAVALIERI DELLA VOLTA di PERFEZIONE 8° : Capitolo dei CAVALIERI DELLA SPADA 9° : Capitolo dei CAVALIERI ELETTI DEI IX, SUBLIMI MINERVALI 11° : Senato dei CAVALIERI DELL'AQUILA E DEL PELLICANO PRINCIPI ROSA + CROCE 16° : Senato dei CAVALIERI DEL SOLE, SAGGI DELLA VERITA', PRINCIPI ADEPTI 21° : Senato dei SUPREMI COMMENDATORI DEGLI ASTRI 29° : Senato dei GRANDI SCOZZESI di S. ANDREA, CAVALIERI BENEFICENTI DELLA CITTÀ SANTA 30° : Aeropago dei CAVALIERI DELL'AQUILA BIANCA E NERA, CAVALIERI KADOSCH 33° : Supremo Consiglio dei SOVRANI GRANDI ISPETTORI GENERALI, dotato, per Delega del Grande Magistero, di poteri iniziatici ed amministrativi. SEZIONE GNOSTICO - ERMETICA Questa sezione è composta da 38 Camere Rituali. Di essa viene praticato solamente il 66° grado: il Grande Concistoro dei PATRIARCHI GRANDI CONSACRATORI. Gli insegnamenti iniziatici di questa Sezione, e più specificamente del 66° grado, fondano il loro programma di studi sulla Gnosi classica e sulle sue derivazioni. Gli argomenti più studiati, negli ambiti rituali di questo grado, riguardano principalmente:la preesistenza delle anime rispetto alla vita terrena;la discesa nelle loro forme carnali;l’abbandono conseguente del PLEROMA (mondo superiore e soprasensibile) per il KENOMA (mondo inferiore della forma) ed, in seguito, sulla possibilità della risalita verso lo stesso PLEROMA; l’esistenza postuma dell’uomo, evocata nella simbologia rituale muratoria con l'espressione "ORIENTE ETERNO".Lo studio di questi temi è affrontato per mezzo dell’esame dei contenuti simbolici e dei miti provenienti da antiche discipline tradizionali, come ad esempio, la Gnosi alessandrina e la Kabbalah ebraica. SEZIONE ALCHEMICO - ERMETICA La sezione alchemico-ermetica rappresenta la fase conclusiva dell'iter iniziatico che i Fratelli Maestri hanno compiuto - quali operai della Regia Arte- nei deambulatori tradizionali e misterici dei quali l'Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm è depositario. In questa sezione, composta da 24 Corpi Rituali, vengono praticati ritualmente: 90° grado: Grande Consiglio dei SOVRANI PRINCIPI, SUBLIMI PATRIARCHI, MAESTRI DELLA GRANDE OPERA (ivi compresi i gradi della Scala di Napoli o Arcana Arcanorum). 91° grado: Gran Tribunale dei SOVRANI PRINCIPI, GRANDI DIFENSORI DELL'ORDINE E DEL RITO. 94° grado: Gran Tempio Mistico dei SUBLIMI PATRIARCHI PRINCIPI di MEMPHIS. 95° grado: Sovrano Santuario dei SUBLIMI PATRIARCHI GRANDI CONSERVATORI DELL'ORDINE, che esercita il massimo dei poteri iniziatici ed amministrativi nel governo dell’A.P.R.M.M. 97° Grado: SOVRANO GRAN MAESTRO, GRAN COMMENDATORE, GRAN HYEROPHANTE GENERALE DELL'ANTICO E PRIMITIVO RITO di MEMPHIS E MISRAïM, che presiede i lavori del Sovrano santuario Italiano e ne promulga, con Decreto Magistrale, atti e decisioni. TITOLI IN USO NELL'ANTICO E PRIMITIVO RITO di MEMPHIS E MISRAïMIn relazione a quanto in precedenza è stato affermato, circa i possibili itinerari iniziatici che ogni singolo Maestro Libero Muratore può sperimentare in ciascuna Camera Rituale (o Corpo Rituale) si è visto che in ciascuna di queste vengono assegnati dei titoli onorifici che, ad una prima lettura, possono apparire, oltre che altisonanti, anche un poco fuori del tempo.In realtà detti titoli hanno il duplice scopo di "rammentare" e di "stimolare", a tutti Maestri Liberi Muratori che ritualmente hanno ricevuto detti titoli, di evocare e accrescere, in loro stessi, tutte quelle virtù morali e spirituali che questi stessi titoli, ogni volta che vengono nominati, immancabilmente suscitano e rappresentano.Sempre sulle capacità, sul potere e sulla forza delle parole, che in qualsiasi modo possono esercitare sui singoli Iniziati, è importante ribadire che nei contesti iniziatici muratori, rappresentati dall’A.P.R.M.M., i titoli "molto importanti" sono assegnati, solo ed esclusivamente, con il fine di ricordare agli Iniziati tutte le loro "superiori facoltà" umane, che, anche se latenti, ogni volta che vengono ritualmente evocate possono produrre tutti i loro benefici effetti. Il REALE SEGRETO, il vero SEGRETO MURATORIO, è legato proprio all'azione che ciascun Libero Muratore, nell’assumere totalmente ed integralmente le qualità superiori corrispondenti ai "titoli" iniziatici ricevuti, anche successivamente, nel momento in cui avverrà il suo passaggio all’Oriente Eterno, non perderà più i valori morali e spirituali che nei piani visibili ha ottenuto e portato a compimento.Conseguentemente i Maestri Liberi Muratori, passati oltre il velo del visibile (o mondo della forma e della materia) nel divenire Adepti del Grande ed unico Tempio Universale ed Eterno, divengono le maglie viventi dell’invisibile catena dei Maestri Filosofi Incogniti che, tramite la loro vigile e benefica "azione misteriosa" sostengono e tutelano l'umano ed eterno divino divenire.I titoli, o attributi sacrali, che istituzionalmente e ritualmente sono assegnati ai Fratelli Maestri non devono essere considerati, pertanto, i vuoti gusci delle effimere e impotenti vanità umane ma rappresentano, invece, le più elevate e sublimi qualità spirituali dell’Umana divina creatura.Dunque nell’Antico e Primitivo Rito di Memphis e Misraïm i titoli: Rispettabile, Venerabile, Potente, Illustre, Perfetto, Sublime, Serenissimo, assumono, esclusivamente e tradizionalmente i seguenti significati. RISPETTABILE Colui che assume questo titolo è consapevole che il "rispetto" (dal latino "respecuts", che designa qualsiasi sguardo gettato indietro) è il riconoscimento della dignità propria o altrui. Da ciò consegue che ogni parola ed azione di colui che è rispettabile è fondata su questo riconoscimento. Democrito fondò il principio dell'etica proprio sul "rispetto", sostenendo: "Non devi aver rispetto per gli altri uomini più che per te stesso, nè agir male quando nessuno lo sappia più che quando tutti lo sappiano; ma devi avere per te stesso il massimo rispetto ed imporre alla tua anima questa legge: NON FARE CIO' CHE NON SI DEVE FARE. Dunque il Maestro che diviene "rispettabile" deve comprendere e mettere in pratica i principi del rispetto reciproco e della giustizia, ingredienti fondamentali dell’Arte politica, cioè dell'Arte del vivere insieme.VENERABILEPersona o cosa degna di venerazione, perché simbolo di valore incontestabilmente e universalmente accettabile come modello ideale di vita o di pensiero. Venerabile è il titolo che viene assunto dal Maestro Libero Muratore che presiede l'Officina muratoria, in quanto egli rappresenta la Luce della Saggezza che la Tradizione muratoria gli conferisce nell'esercizio delle sue funzioni. POTENTE Colui che possiede la forza e la capacità di compiere una trasmutazione qualsiasi in se stesso e da se stesso. ILLUSTRED al Latino "illustris", significa che la persona o la cosa illustre porta con sè la luce e la irradia, illuminando a sua volta, gli altri copri ancora immersi nell'oscurità. PERFETTO Dal latino "perfectus", significa terminato, compiuto.SUBLIMESublimazione, è un termine che ha anche un valore scientifico significa il passaggio diretto dallo stato solido a quello gassoso senza passare attraverso la fase intermedia dello stato liquido. Conseguentemente per sublime si intende colui che possiede la facoltà di passare, senza trauma, dal piano di esistenza umano, il quaternario, al piano divino, spirituale, e viceversa.SERENISSIMODal latino "serenus", ovvero "serum", che ha per radice lontana "serenum", significa "secco", privo di umidità. Indica lo status mentale dell'iniziato che, divenuto Adepto, percorre, nel suo divenire, la Via secca, la Via rapida, ma estremamente dannosa per coloro che non sono sufficientemente pronti, è la Via dell'audacia. CALENDARIO SACROLa tradizione Muratoria classica fa partire la sua cronologia sacra dall'Anno della Creazione del Mondo che, secondo la Genesi e i computi Giudeo-Cristiani, risale a 4000 anni precedenti quelli della nostra era. Ad esempio per datare l'anno 2001, secondo l'uso corrente nel sistema muratorio contemporaneo, esistono due sistemi di datazione:I SistemaSi aggiungono alla cifra 2001 le lettere " E.V." , "Era Volgare" (dal latino 'vulgaris' o 'vulgo', che in italiano significa 'pubblico' 'comune a tutti', cioè ad iniziati e non iniziati).II SistemaSi aggiunge alla cifra 2001 la cifra 4000 (indica gli anni precedenti la nostra era) raggiungendo il totale 6001, indicando il tempo trascorso "dalla creazione del mondo". La tradizione muratoria propria dell'A.P.R.M.M. desiderosa di mostrare, se non l'eternità dell'Universo, almeno l'Eternità dell'attività divina nel corso della quale gli Universi si succedono agli universi e le Creazioni alle Creazioni, utilizza anch’essa due modalità di datazione.La prima antepone, alla data del tempo profano, la dicitura "nell'Anno 000.000.000 della Vera Luce e 3 Febbraio 2001 E. V. . I nove zeri sono il simbolo, matematicamente rappresentato, della LUCE ETERNA, poiché lo zero è il simbolo che permette a tutti i numeri di moltiplicarsi all'infinito.La seconda, utilizzata nella documentazione ufficiale dell'A.P.R.M.M. fa iniziare la propria cronologia dall'anno 1292 a.C., data dell'avvento al trono di Ramsete II°, primo grande Re della ventesima dinastia ed ultimo dei grandi Faraoni, creatore dei famosi Templi di Abu Simbel.Ad esempio per datare "3 Febbraio 2001" si procede come segue: si aggiunge a 2001 il numero 1292 e l'anno 2001 diventa l'Anno Sacro 3293, mentre il giorno e il mese divengono, secondo il Calendario Egizio: il giorno nono del mese di Mekhein.
Iniziazione antica.
11 dicembre 2010
- ROSACROCIANESIMO E MASSONERIA
La Massoneria nasce in Inghilterra nel 18° secolo in un terreno preparato dal Rosacrocianesimo. Alcuni autori come J.G. Buhle nel 1804 o Thomas de Quincey nel 1824, vedono in essa un’emanazione della Rosa-Croce. Dal 1638 le relazioni tra i due movimenti sono ricordati in The Muses, un poema di Adamson pubblicato a Edimburgo. Il testo riporta: «Poiché noi siamo Fratelli della Rosa-Croce; possediamo il titolo di Massone e la doppia vista». Qualche anno dopo, il 10 ottobre 1676, il Poor Robin’s Intelligence pubblica una notizia: «l’Antica Fraternità della Rosa-Croce, gli Adepti dell’Ermetismo e della Compagnia dei Massoni Accettati, hanno deciso di pranzare insieme». Tale legame sarà ancora sottolineato in un articolo del Daily Journal del 5 settembre 1730 che riporta: «Esiste una Società all’estero dalla quale i Massoni inglesi […] cercano di convincere tutti di provenire e di esserne gli eredi, dopo averne copiato alcune cerimonie. La Società dei Rosacrociani». È sorprendente constatare che i due più antichi riferimenti a iniziazioni massoniche, riguardano uomini che sono stati in relazione diretta o indiretta con il Rosacrocianesimo. Il primo si riferisce a sir Robert Moray e afferma che il 20 maggio 1641 fu iniziato alla Massoneria nella loggia Mary’s Chapel di Edimburgo. È interessante notare che Robert Moray, uno dei membri fondatori della Royal Society, appassionato di alchimia, è il protettore di Thomas Vaughan (1622-1666). Questi, sotto lo pseudonimo di Eugenio Filalete, è l’autore di The Fama and Confessio (1652), la traduzione inglese della Fama Fraternitatis e della Confessio Fraternitatis. Il secondo riferimento riguarda Elias Ashmole (1617-1692), che fu ammesso in una loggia massonica a Warrington, il 16 ottobre 1646. Sei anni dopo pubblica il Theatrum Chemicum Britannicum (1652), un volume che riunisce un’importante collezione di trattati alchemici. In questo libro, già dall’inizio, Elias Ashmole fa riferimenti alla Fama Fraternitatis. Ricorda che il primo Manifesto rosacrociano indica l’arrivo in Inghilterra di uno dei quattro compagni di Christian Rosenkreuz, il «Fratello I.O.». Altri elementi mostrano che Elias Ashmole provava un interesse particolare per la Rosa-Croce. Tant’è vero che nei suoi archivi è stata trovata una copia autografa dei Manifesti rosacrociani, insieme al testo di una lettera con la quale chiede di essere ammesso nella Rosa-Croce. Poco più tardi, Nicolas de Bonneville dirà che la Massoneria ha preso in prestito tutte le sue allegorie, simboli o parole dai Rosa-Croce ( La Massoneria Scozzese confrontata alle tre professioni e a Il Segreto dei Templari del 16° secolo, 1788). Certo, sarebbe ingiusto dedurre da questi elementi che la Massoneria prende origine nella Rosa-Croce. Tuttavia, bisogna constatare che i primi Massoni fanno parte della sfera rosacrociana inglese del 18° secolo.La costituzione di AndersonSe è vero che le attività della Massoneria iniziano nel 18° secolo, è anche in genere ammesso che l’atto fondatore della società porta la data del 1717, con la fondazione della Grande Loggia di Londra. Ma il momento che segna meglio la fondazione della Massoneria è senza dubbio la pubblicazione della Costituzione di Anderson (1723) da parte del duca di Warton, suo Gran Maestro dell’epoca. Il testo, considerato come un rifacimento e una correzione di «vecchi archivi» massonici, fu redatto da James Anderson, Jean-Théophile Désaguliers e Georges Payne. Gli archivi in questione sono gli Old Charges, o Antichi Doveri, testi appartenenti alle antiche confraternite dei tagliatori di pietre, le gilde i cui testi più antichi risalgono al 14° secolo (es.: Regius, 1390, e Cooke, 1410). Ma più che discendere dalle antiche gilde di massoni operativi, la Massoneria è una società di pensatori; si parla di Massoneria «speculativa». Si situa in una discendenza risalente ad Adamo e rivendica il retaggio delle Arti Liberali, scienze scolpite un tempo sulle due colonne scampate al Diluvio.La Costituzione di Anderson, oltre alla storia leggendaria della Massoneria, contiene le regole dell’Ordine e qualche canzone per allietare le riunioni di loggia. Si può dire che il proposito della Costituzione è in generale più sociale che spirituale. In un’epoca segnata dalle divisioni dovute alla Riforma e alla Controriforma, essa si accontenta di indicare ai suoi membri di essere «della religione adatta a tutti gli uomini e consistente nell’essere buoni, equi, dignitosi e onesti, qualunque siano le denominazioni o le credenze che li distinguono».Hiram e RosenkreuzNel 18° secolo la Massoneria non ha l’organizzazione di oggi. Assumerà la sua struttura di base, composta di tre gradi – Apprendista, Compagno e Maestro (Massoneria blu, o Craft Degrees per gli Anglosassoni) – dopo qualche anno. Inizialmente comportava due gradi, Apprendista entrato e Compagno. Il terzo di Maestro appare verso il 1730. Bisogna aspettare la seconda edizione della Costituzione di Anderson, quella del 1738, per trovare riferimenti ufficiali a tale grado, e pazientare fino al 1760 perché il simbolo collegato, quello del mito di Hiram, sia veramente ammesso in Inghilterra. Sotto certi aspetti, come quello del simbolismo legato alla scoperta della tomba del Maestro, Hiram riprende elementi di Christian Rosenkreuz. Hiram sarebbe, come indica Antoine Faivre, un figlio di Christian Rosenkreuz? «Anche lui fondatore mitico il primo sarebbe allora un Christian ridotto alla relativa astrazione nella galleria delle grandi figure ieratiche della “Tradizione”».Dapprincipio la Massoneria non si presentava veramente come una società iniziatica. Le sue cerimonie, d’altronde, sono chiamate «riti di accettazione». Il termine «iniziazione» appare nei testi solo verso il 1728-1730, e diventerà ufficiale in Francia soltanto dal 1826. Sebbene i rituali della Massoneria conferiscano un aspetto misterioso alle sue riunioni, le logge sono essenzialmente dei luoghi in cui si pratica la filantropia e si coltivano le belle arti. Solo successivamente svilupperà un aspetto iniziatico ed esoterico.I Misteri d’EgittoContrariamente a quanto si era prodotto nel Rinascimento, nel 17° secolo i riferimenti all’Egitto erano praticamente scomparsi. C’è però qualche eccezione come Gerhard Dorn, un discepolo di Paracelso. Con uno sguardo critico sull’esoterismo della sua epoca, indicava che la Rivelazione primordiale, un tempo affidata ad Adamo e condotta a perfezione dagli Egizi, era stata deformata da coloro che non l’avevano trasmessa, cioè i Greci. Il gesuita Athanasius Kircher (1610-1680), uno studioso appassionato di archeologia, linguistica, alchimia e magnetismo, è un’altra eccezione. Per anni ha cercato di penetrare il segreto dei geroglifici egizi. Nel suo libro Œdipus Ægyptiacus (1652), indica che questi misteriosi caratteri nascondono quanto rimane della conoscenza affidata da Dio agli uomini prima del Diluvio. Nell’Egitto, egli vede dunque la culla di tutte le conoscenze. Prima che Champollion scoprisse il senso dei geroglifici (1822), le sue opere sull’Egitto erano di riferimento. Un’opera testimonia il rinnovato interesse per l’esoterismo egizio: Séthos, storia o vita ricavata dai monumenti e aneddoti dell’antico Egitto (1731) dell’abate Terrasson (1670-1751). Si tratta di un romanzo nel quale l’autore evoca l’antichità egizia, la sua religione, l’organizzazione, l’interesse per le scienze, fra le quali bisogna annoverare l’arte della trasmutazione di cui Ermete Trismegisto conosceva i segreti. Il libro ci fa assistere all’iniziazione di un principe egizio nei templi segreti di Menfi. Come indica Boucher de la Richardière, «vi è un tale grado di verosimiglianza con la manifestazione dei misteri di Iside, considerati fino ad allora impenetrabili, da pensare che gli siano stati rivelati da uno degli iniziati o da un sacerdote egizio». Questo libro riporta l’Egitto di moda, come testimonia l’opera balletto di Jean-Philippe Rameau, La Nascita di Osiride (1751). Subito dopo Wolfgang Amadeus Mozart produrrà Il Flauto Magico (1789), opera che unisce iniziazione massonica e tradizione egizia.La religione noachitaIl libro dell’abate Terrasson, stuzzicherà la fantasia di molti Massoni nella creazione di nuovi gradi che ben presto appaiono. Infatti, qualche anno dopo la struttura gerarchica dei gradi massonici si arricchisce. Il 26 dicembre 1736, il cavaliere André-Michel Ramasay (1686-1747), discepolo di Fenelon e di M.me Guyon, fa un discorso nella loggia parigina del Louis d’Argent, che produrrà la comparsa di quelli che si chiamano gli «alti gradi» (Ecossisme o Side-Degrees per gli Anglosassoni), cioè i gradi successivi a quello di Maestro. In tale discorso Ramsay presenta la Massoneria come la rinascita della «religione noachita», una religione primordiale, universale e senza dogmi. Aggiunge che questo Santo Ordine è stato portato in Gran Bretagna prima di diffondersi nel resto dell’Europa. Poco dopo, le leggende sui Templari, la Cavalleria, l’Antico Testamento, destano l’interesse dei fondatori degli alti gradi. L’Egitto, le scienze occulte come l’alchimia, l’astrologia, la Quabbalah e la magia, saranno integrati in questa trasformazione. Tra il 1740 e il 1773 gli alti gradi aumenteranno in modo anarchico. Tra essi riapparirà la Rosa-Croce sotto forma di alto grado che godette subito di un’aura prestigiosa. In esso si vedeva il grado ultimo, il nec plus ultra della Massoneria.Alcuni sistemi di alti gradi si costituirono in Ordini indipendenti come l’Ordine dei Cavalieri Massoni Eletti-Cohens dell’Universo in Francia di Martinèz de Pasqually (1710?-1774), o La Stretta Obbedienza Templare in Germania del barone Caerl von Hund (1722-1776).Nello stesso momento il Rosacrocianesimo riprende la sua libertà per costituirsi come Ordine autonomo.Rosa-Croce d’Oro e Rosa RossaLa Rosa-Croce riappare prima sotto gli auspici dell’alchimia. Negli anni 1700-1750, infatti, l’arte di Ermete conobbe un grande sviluppo. Numerosi alchimisti si formano in Sassonia, Slesia, Prussica, Austria e Baviera. Si dice che a Vienna vi fossero diverse migliaia di alchimisti. La maggior parte di loro si rifacevano al Rosacrocianesimo come per esempio coloro della Società Alchemica di Norimberga. Secondo alcuni autori, G.W. Leibniz (1646-1716) sarebbe stato il segretario di questa Società.Nel 1710, cioè sette anni prima della pubblicazione della Costituzione di Anderson, Sincerus Renatus (Samuel Richter), pastore luterano a tendenza pietista, che si riteneva discepolo di Paracelso e Jakob Böhme, pubblicò La vera e perfetta preparazione della Pietra Filosofale della Fraternità dell’Ordine della Croce d’Oro e della Rosa-Croce, chiamata anche Rosa-Croce d’Oro, un trattato d’alchimia sulle pratiche di laboratorio con in appendice le cinquantadue regole alla base dell’Ordine della Rosa-Croce d’Oro. Tali prescrizioni indicano che l’Ordine non deve avere più di sessantatré Fratelli ed è diretto da un Imperator eletto a vita. Nella prefazione, Sincerus Renatus precisa che il testo non è opera sua, ma di un «Professore dell’Arte» del quale non può rivelare l’identità. Afferma che l’Ordine possiede due centri, uno a Norimberga e l’altro a Ancona, ma che dopo qualche anno i suoi membri hanno lasciato l’Europa per le Indie al fine di vivere più tranquillamente.Questo libro di Sincerus Renatus si ispira all’Eco della Fraternità, […] dell’illustre Ordine R.C. (1615) di Julius Sperber, e al Temis Aurea (1618) di Michel Maier. Riprende anche certune regole dell’Ordine degli Inseparabili, un Ordine alchemico fondato nel 1577. In realtà, l’Ordine descritto da Sincerus Renatus sembra non sia esistito. Notiamo che riprende un nome, quello di Rosa-Croce d’Oro, che Petrus Mormius aveva già utilizzato nel 1630 nel suo Arcani segretissimi di tutta la natura svelata dal collegio del rosario. Questi è l’autore di una leggenda seconda la quale Federico Rosa, vissuto nel Delfinato, fondò nel 1622 una società segreta di tre membri: la Rosa-Croce d’Oro. Ad ogni modo, il termine «Rosa-Croce d’Oro» avrà una certa fortuna e alcune sue regole si ritroveranno più tardi nelle istruzioni del grado massonico-rosacrociano dei Principi Cavalieri Rosa-Croce.Il Vello d’OroNegli anni successivi nascerà un Ordine rosacrociano. Nel 1749, Hermann Fictuld pubblica Aureum Vellus, nel quale parla di una Società dei Rosa-Croce d’Oro che presenta come eredi dell’Ordine del Vello d’Oro fondato da Filippo il Buono nel 1492. Verso il 1757, crea un rito massonico a tendenza alchemica e pietista, composto da un insieme di gradi rosacrociani: la Società Roseæ et Aureæ Crucis o Fraternità dei Rosa-Croce d’Oro. Questa Società migra in diverse città come Francoforte sul Meno, Marburg, Kassel, Vienna e Praga. Sembra spegnersi verso il 1764, si riforma grazie a Schleiss von Löwenfeld e Joseph Wilhelm Schröder. Alla fine dà nascita ad un altro rito massonico rosacrociano che si manifesta tra il 1770 e il 1777 in Baviera, Austria, Boemia e Ungheria. È dapprima adottato da una loggia massonica di Ratisbonne, la Mezzaluna dalle Tre Chiavi, e nel 1771 anche da una loggia di Vienna, La Speranza, che dà origine a quella delle Tre Spade. Questa loggia diviene il vivaio di questo rito massonico rosacrociano che coltiva l’alchimia e la teurgia.La Rosa-Croce d’Oro d’Antico SistemaDal 1776 alcuni membri della loggia delle Tre Spade, Johann Rudolf von Bischoffswerder (1714-1803), ufficiale prussiano, poi ministro della guerra alla morte del grande Federico, e Jean Christophe Wollner (1732-1800), pastore, instaurano un nuovo Ordine massonico rosacrociano: l’Ordine della Rosa-Croce d’Oro d’Antico Sistema. La loggia dei Tre Globi di Berlino diviene il centro delle sue attività. Quest’Ordine adotta una gerarchia di nove gradi: Juniores, Teoretici, Pratici, Philosophi, Minores, Majores, Adepti Exempti, Magisteri e Magi, i cui aspetti simbolici sono presentati nei testi della Riforma adottati durante un Convegno dell’Ordine tenutosi a Praga il 1777.Come indica René Le Forestier, l’insegnamento dei Juniores riproduce centodieci pagine dell’Opus mago-cabbalisticum et Theosophicum (1719) di Georg von Welling (libro attraverso il quale Goethe si inizierà al pensiero rosacrociano). L’istruzione e il rituale dei Teoretici riprendono il Novum laboratorium medico-chymicum, di Christophe Glaser (1677). Le operazioni alchemiche insegnate ai Magistri, sono recuperate da due libri di Henri Khunrath: la Confessio di Chao Physico-chemicorum catholico (1596) e l’Amphiteatrum sapientiæ æternæ (1609). I rituali e gli insegnamenti di quest’Ordine sono dunque orientati nettamente verso l’alchimia.Estratto dai Simboli Segreti dei Rosacrociani del 16° e 17° secolo.In questo ambiente in cui si mescolano Alchimia, Rosacrocianesimo e Massoneria nasce il celebre libro dei Simboli Segreti dei Rosacrociani del 16° e 17° secolo (Altona, 1785 e 1788). Composto essenzialmente di trattati alchemici illustrati in modo magnifico, è spesso presentato come il libro rosacrociano più importante dopo i tre Manifesti.Esseni e TemplariL’Ordine massonico della Rosa-Croce d’Oro d’Antico Sistema (precisiamo «massonico» per distinguerlo dai gruppi recenti che usano lo stesso nome senza tuttavia alcun legame con questi Rosacrociani del 18° secolo), possiede una caratteristica che lo differenzia dal Rosacrocianesimo del 17° secolo: rivendica una filiazione risalente a Ormus, o Ormissus, sacerdote egizio battezzato da san Marco. Ormus, quindi, avrebbe cristianizzato i Misteri dell’Egitto e fondato l’Ordine degli Ormusiani dandogli come simbolo una croce d’oro smaltata di rosso. Nel 151 gli Esseni si sarebbero uniti a loro e l’Ordine avrebbe preso il nome di Guardiani del Segreto di Mosè, Salomone e Ermete.Dopo il 4° secolo, l’Ordine non conta ormai più di sette membri. Durante il 12° secolo ammette dei Templari e quando nel 1118 i Cristiani persero la Palestina, i membri dell’Ordine si dispersero per il mondo. Tre di loro sarebbero venuti a stabilirsi in Europa e avrebbero fondato l’Ordine dei Costruttori d’Oriente. Raimondo Lullo sarebbe stato ammesso in tale Ordine nel quale iniziò Edoardo I°. In seguito solo i membri della casa di York e di Lancaster divennero dignitari dell’Ordine; ecco perché alla croce d’oro, utilizzata come simbolo dell’Ordine, fu aggiunta la rosa che figurava negli stemmi delle due famiglie.I Fratelli Iniziati dell’AsiaCosì sarebbe nato l’Ordine massonico della Rosa-Croce d’Oro. Qualunque sia la sua filiazione mitica, quest’Ordine che prese nascita in Germania nel 18° secolo, si sviluppò essenzialmente nella scia della Stretta Obbedienza Templare allora il rito massonico più importante nel paese. È da sottolineare che se fino allora il Rosacrocianesimo aveva dato vita solo a gruppetti dei quali non si conosce alcun rituale sino ad oggi, l’Ordine massonico della Rosa-Croce d’Oro di Antico Sistema ha lasciato vari documenti sulle sue attività. Conobbe una grande diffusione nell’Europa centrale e numerose personalità come il principe Federico Guglielmo o Nicolai Novikov in Russia ne furono membri. Fu messo in sonno dai fondatori nel 1787, dopo aver dato nascita ai Fratelli Iniziati dell’Asia (1779), di cui fu Gran Maestro Charles de Hesse-Cassel. È sicuramente in questo ambiente che si situa il Conte di Saint Germain. Infatti, dal 1778 si stabilisce presso Charles de Hesse-Cassel il quale diventa suo allievo e protettore.Il grado Rosa-CroceNella Massoneria compare l’alto grado Rosa-Croce in pratica quando nasce l’Ordine della Rosa-Croce d’Oro d’Antico Sistema. La sua esistenza è attestata per la prima volta nel 1757 col nome di Cavaliere Rosa-Croce, nelle attività della loggia dei Figli della Saggezza e Concordia. Come abbiamo visto, questo grado Rosa-Croce è subito considerato il non plus ultra della Massoneria. È il settimo e ultimo grado del Rito Francese del 1786, e il diciottesimo del Rito Scozzese Antico e Accettato. Tuttavia esso presenta una particolarità che susciterà molti dibattiti. Mentre tutti i gradi massonici insistono sull’universalità della saggezza, questo grado è propriamente cristiano. Ecco perché alcuni Massoni cercheranno di decristianizzarlo nel 19° secolo proponendo un’interpretazione filosofica del suo simbolismo. Nella sua Stella Fiammeggiante (1766), il barone di Tschoudy vi nota «il Cattolicesimo sotto forma di grado». È vero che il suo simbolismo non evoca i temi del Rosacrocianesimo del 17° secolo. Non parla di Christian Rosenkreuz, ma mette in scena il calvario del Golgota, la Resurrezione del Cristo e comporta due agapi nelle quali si condivide il pane e il vino, una cerimonia che ricorda l’Ultima Cena. Durante l’iniziazione a tale grado il candidato rivive le peregrinazioni successive alla distruzione del Tempio di Gerusalemme. Egli cerca la Parola Perduta e il suo viaggio gli consente di scoprire la Fede, la Speranza e la Carità, tre virtù. Infine gli viene svelato il senso segreto di I.N.R.I.I più antichi rituali del grado Rosa-Croce risalgono al 1760 (Strasburgo) e 1761 (Lione), ossia solo pochi anni dopo la comparsa della Societas Roseæ et Aureæ Crucis di Francoforte. Uno scambio di corrispondenza del giugno 1761 tra i Massoni di Metz e quelli di Lione rivela che i Lionesi praticano un grado sconosciuto ai loro fratelli di Metz, quello di Cavaliere dell’Aquila, del Pellicano, Cavaliere di Sant’Andrea o Massone di Eredom, altra designazione del grado massonico Rosa-Croce. Il discorso che accompagna un’altra versione di questo grado parla dell’origine dell’Ordine riferendosi ai Sabei, i Brami, i Mai, gli Gerofanti e i Druidi presentati come gli antenati dei Rosacrociani. I Rosacroce sono indicati come gli eredi di una catena di Iniziati i cui anelli sono gli Egizi, Zoroastro, Ermete Trismegisto, Mosè, Salomone, Pitagora, Platone e gli Esseni. Questo lignaggio ricorda quello evocato da Michel Maier nel Silentium Post Clamores (1617) che riprende l’idea di Tradizione Primordiale cara all’Ermetismo del Rinascimento. Si ritroverà questa nozione nel Regolatore dei Cavalieri Massoni o i quattro ordini superiori secondo il regime del G… O… (1801).Cavalleria spiritualeGli elementi contenuti in questo grado massonico rosacrociano trovano indubbiamente origine in un manoscritto scoperto a Strasburgo nel 1760. Il testo, intitolato La Massoneria tra i Cristiani, tratta le origini della Massoneria in modo singolare. Fa dei Massoni i discendenti dei Canonici del Santo Sepolcro, cioè Rosa-Croce eredi degli Esseni. I Canonici avrebbero poi affidato i loro insegnamenti segreti ai Templari.Con questi gradi massonici rosacrociani si manifestano i riferimenti all’Egitto, agli Esseni e ai Templari quali fonte dell’iniziazione. Tentano di ricollegare il Rosacrocianesimo ai Saggi delle antiche religioni e a un Cristianesimo originale spesso idealizzato attraverso gli Esseni e i Templari. Nuovamente essi pongono il problema delle fonti della Tradizione e dei rapporti tra le varie correnti iniziatiche.Certo il modo in cui dipingono queste origini non deve essere preso alla lettera e Henry Corbin rimprovera a René Le Forestier di essersi accontentato di studiare le cose solo da questo punto di vista. Poco importa che un personaggio come Ormus sia realmente esistito. Per Henry Corbin la filiazione va intesa al di là della storicità. Gli Esseni, i Canonici del Santo Sepolcro o i Templari devono essere considerati essenzialmente come simboli che richiamano una realtà superiore. Da qui il ridicolo cui si espongono alcuni Ordini sedicenti eredi dei Templari che riprendono riti e abbigliamenti bizzarri oggi fuori luogo. Come diceva Joseph de Maistre, nel suo Memorie al duca di Brunswick, l’iniziazione esisteva prima dei Templari e continuerà dopo di loro.Henry Corbin nei miti che si riferiscono agli Ordini che abbiamo citato, vede elementi che rinviano ad una filiazione spirituale attraverso una Cavalleria Spirituale. Questa Fraternità di Luce, lavora sin dall’origine stessa della Creazione, all’elevazione dell’umanità verso il Tempio spirituale, cioè all’incontro tra l’uomo e il Divino. Come egli precisa, la «continuità di questa tradizione non dipende da una causalità storica immanente, può esprimersi solo in simboli. I suoi trasmettitori si elevano al rango di personaggi simbolici». La filiazione dei movimenti che lavorano a questo compito non va ricercata nella storia visibile ma nella ierostoria, la storia sacra, e in tal senso non è errato vedere una filiazione tra questi diversi movimenti, a condizione di non prendere ciò alla lettera. Si noterà, che all’epoca che stiamo considerando, la Rosa-Croce è spesso presentata come il gioiello di questa Cavalleria Spirituale. Illuministi e Illuminismo Nel 18° secolo si assiste dunque alla creazione di tanti Ordini iniziatici. Abbiamo ricordato qui solo quelli che si riferiscono direttamente o indirettamente alla Massoneria Rosacrociana. Aggiungiamo, però, che il Rosacrocianesimo continuò ad evolvere segretamente fuori dei movimenti che abbiamo ricordato. La proliferazione di tali Ordini ha generato molta confusione nel mondo dell’esoterismo. Già nel loro seno si contrappongono i positivisti sostenitori degli Illuministi e gli spiritualisti favorevoli all’Illuminismo. Con la campagna napoleonica cresce il fascino dell’Egitto e l’esoterismo occidentale viene scosso da una scoperta che apre verso una nuova direzione: il Magnetismo.
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Nicola Ferraro
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9 dicembre 2010
6 dicembre 2010
- Le origini della Massoneria
Le domande che hanno assillato l’uomo sin dal primo manifestarsi in lui della coscienza sono: “Chi sono? – Perché sono? – Da dove vengo? – Dove vado?”
Sono questi interrogativi a costituire il Gran Mistero dell’esperienza esistenziale e il princi-pio di ogni “vera conoscenza”. Si può anche – come fa la gente comune – lasciarsi vivere cercando di evadere le angoscianti domande esistenziali nello stordimento degli stadi o nel frenetico e febbrile affannarsi competitivo delle nostre città, ma esse si ripresenteranno inquietanti in quelle circostanze della vita, allorchè l’individuo è costretto a sostare e ripiegarsi su se stesso a riflettere sulla sua condizione.
Il succedersi della vita e della morte, l’esperienza della sofferenza e del male esigerà allora delle risposte soddisfacenti a calmare la sua inquietudine di fronte all’ignoto, per dare un senso alla propria vita. È qui che si sono inserite le Religioni; ed ogni religione ha sempre avuto al suo interno un gruppo ristretto di Saggi in possesso di Conoscenze, di Verità; ma le caste sacerdotali hanno, sin dal loro istituzionalizzarsi in Chiese, impedito che quelle conoscenze e verità di fondo fossero divulgate, onde mantenere sulle masse il loro potere e i loro privilegi. Se all’esterno le religioni hanno mostrato di Dio un loro volto di comodo, v’era tuttavia chi sapeva che Dio è una Legge, o insieme di Leggi; ma, per contenere gli impulsi animali e quindi regolare moralmente e civilmente la vita sociale, hanno invece mostrato un Ente trascendente, personale e creatore dell’Universo.
Purtroppo certi termini, a causa del cattivo uso che ne è stato fatto nel succedersi dei secoli, si sono deteriorati ed hanno svisato il loro vero significato originale. Di fatto anticamente “Chiesa” era sinonimo di “assemblea di saggi” o iniziati (tale infatti il senso originale del termine greco “Ekklesia”). Era accaduto che le Religioni, istituzionalizzatesi in Chiese, sono degenerate ed il Sacerdozio, mescolandosi sempre più agli interessi del mondo, ha finito per mondanizzarsi, per cui da Sacerdozio Iniziatico si è trasformato in Sacerdozio Professionale. La conseguenza inevitabile è che man mano è andato perdendo l’esatto concetto di Dio, il quale tuttavia si identifica perfettamente con il Grande Architetto dell’Universo (cioè il Dio ineffabile che si manifesta a noi nella Natura e che corrisponde con l’ideale più elevato di quel Principio Impersonale e Trascendente che i Massoni designano con il GADU.
Riferita alla nostra Istituzione, che è appunto Fratellanza Iniziatica, la prima domanda che si pone al Massone è conoscere la sua essenza, la sua origine; sapere in altri termini da quali istituzioni e tradizioni la Massoneria trae le sue radici, il suo principio spirituale.
Le origini della Massoneria si perdono infatti nella notte dei tempi; ovverosia in quell’antichissima civiltà preistorica, di cui si sono perdute perfino le vestigia e la memoria.
Essa può quindi ritenersi antica quanto il mondo, in quanto è la depositaria di una tradizione che risale ai primordi della civiltà umana, riallacciandosi ai Misteri pagani e più lontano ancora. Ancor oggi all’interno delle nostre Logge, la simbologia tramandataci dalle antiche scuole misteriosofiche non è che la perpetuazione iniziatica di conoscenze, o meglio di sublimi intuizioni dell’antichissima Saggezza, che si espresse all’inizio della nostra Era nello Gnosticismo, nei Neoplatonici e nel Cristianesimo primitivo.
I primi rituali, basati principalmente sulla tradizione biblica, ci indicano che Adamo fu ini-ziato all’Ordine dell’Eden dal Grande Artefice, cui tutti i riti della massoneria si rifanno, il che ci induce a ritenere che le origini della massoneria si possono far risalire sino alle prime società umane, di cui Adamo è il simbolo, corrispondente appunto alla mitica età dell’Oro della tradizione greco-romana. Possiamo così ritenere a ragione che sin dall’alba della civiltà sia sempre esistito nell’uomo quell’intimo desiderio di progresso, questa profonda aspirazione verso la Verità e il Bene, questo desiderio ad operare saggiamente e rettamente, e la massoneria costituisce l’incarnazione di questo desiderio e aspirazione.
I principi immutabili su cui essa è stata stabilita - e che costituiscono il suo spirito e la sua caratteristica essenziale – non hanno subito variazioni sostanziali da quelle epoche arcaiche sicchè sono rimasti sempre gli stessi, attraverso tutte le sue metamorfosi o espressioni esterne. I segni, i simboli, i gesti, l’intima essenza delle allegorie e il significato delle parole corrispondenti ai diversi gradi hanno sempre mantenuto il loro carattere attraverso una trasmissione ininterrotta, anche se le alterazioni della leggenda (nella sua forma esteriore) possono essere state notevoli, attraverso il mezzo scelto perché idoneo al suo apparato esterno. Malgrado il segreto, che caratterizzò nel passato l’attività dell’Ordine nelle differenziate forme assunte esteriormente, possiamo tuttavia ritrovare alcune tracce che confermano le nostre affermazioni. Nei sacri Templi di ogni epoca e in tutte le religioni, nelle statue, negli ornamenti, nei bassorilievi, nei dipinti, negli scritti che ci sono stati conservati, possiamo scorgere le rappresentazioni simboliche di questa origine lontana; ma perfino nelle lettere degli alfabeti ritroviamo i segni di essenza iniziatica o massonica. Se le due concezioni filosofico-esoterica della Chiesa e della massoneria differiscono nelle loro espressioni exoteriche, in realtà entrambe s’innestano su di un denominatore comune di base cosmica ed hanno origine da una stessa sorgente come erano all'origine comuni i fini. Così nelle Mitologie, nello leggende e tradizioni che costituiscono il folclore letterario e popolare, s’incontrano multiformi tracce dei Misteri Iniziatici, di quella “Parola Perduta” a cui si riferisce la nostra Istituzione tramite il suo insegnamento esoterico rivelato in una forma simbolica. Lo spirito dell'Ordine - che é iniziatico e simbolico - ha avuto in tutti i tempi questa duplice caratteristica, quale che sia stata la forma particolare in cui si é manifestato presso i diversi popoli e nelle differenti epoche della storia. Tutti i popoli infatti conobbero - al di lá dell'aspetto esteriore o formale della religione e delle pratiche sacre - un insegnamento parallelo esoterico che si dava unicamente a coloro che si reputavano moralmente e spiritualmente degni e maturi per riceverlo. L'aspetto esteriore delle religioni - così come lo conoscono i profani - é diretto occultamente dai cosiddetti Misteri (termine che derivò da "Misto", il quale appunto nei Misteri veniva applicato al neofita e che stà a significare "muto o segreto") con evidente riferimento all' "obbligo" del segreto, obbligo che veniva suggellato col giuramento da parte di ogni neofita. E i Misteri esistettero presso tutti i popoli antichi conosciuti, fino all'ora che precedette il sorgere del cristianesimo: in Egitto come in India, in Persia, in Caldea, in Siria, in Grecia, nella Cina e tra gli Indigeni delle Americhe. Se ne osservano tracce nelle curiose cerimonie e usanze delle tribù dell'Africa e dell'Australia, come pure presso le popolazioni cosiddette primitive. Ebbero fama speciale i Misteri di Iside e Osiride in Egitto; quelli di Orfeo e Dionisio, gli Eleusini in Grecia; quelli di Mithra che dalla Persia si estesero con le legioni romane, per tutti i paesi dell' impero. Meno conosciuti, specie nel loro periodo di decadenza e degenerazione, furono quelli di Creta e quelli di Samotracia, quelli di Venere a Cipro, quelli di Tammuz in Siria e molti altri che non hanno lasciato tracce.
Anche la religione cristiana ebbe al suo inizio i Misteri come appare in modo inequivocabi-le dagli scritti dei primi Padri della Chiesa, che insegnarono ai più avanzati dei loro seguaci l'aspetto piu profondo e interiore della religione; del resto così fece lo stesso Rabbi di Galilea, il quale istruì il popolo con parabole, allegorie e precetti morali mentre riservava ad una piccola cerchia scelta di discepoli (quelli disponibili e maturi per tradurli in pratica di vita) l’insegnamento segreto. E l'essenza dei Misteri cristiani é conservata nella cerimonie che costituiscono gli attuali Sacramenti; di fatto già all'inizio esisteva un esoterismo cristiano che formò il fondamento e punto di appoggio della religione Cattolica a cui si sovrapponeva, senza con ciò opporvisi in alcun modo. È certo che certi ordini religiosi non furono nel passato estranei a tale esistenza, che in parte si é mantenuta nell'Ortodossia orientale.
Non così invece la religione Musulmana, come pure il Buddismo e l’antica religione Bra-hmanica che ebbero e tuttora hanno i loro Misteri; esse hanno infatti conservato e tramandato fino ad oggi molte pratiche sicuramente anteriori all'affermarsi di quelle religioni. Ritrovamenti archeologici recenti ci rivelano reminiscenze di antichi Misteri che venivano celebrati dagli Arabi, dai Caldei, dagli Aramaici e dai Fenici, come pure tra le popolazioni dell'Asia Centrale e meridionale. Benchè i nomi differiscano e differiscono piú o meno le forme simboliche, come pure i particolari degli insegnamenti, é caratteristica a tutti la trasmissione di una stessa dottrina esoterica, in gradi distinti e graduali, a misura della maturità morale e spirituale dei candidati i quali in quei tempi lontani venivano sottoposti a prove difficilissime, prima che fossero messi a loro disposizione insegnamenti e strumenti. La dottrina, pur nel susseguirsi delle epoche, è tuttora la stessa, benché si sia rivestita esteriormente, secondo i popoli e i tempi, di forme diversificate (ma sempre analoghe o simili) che di volta in volta è stata più o meno interpretata, più o meno approfondita in conseguenza del deterioramento naturale che le forme e quei determinati strumenti hanno subito, a seguito dei cambiamenti cui le umane vicende inducono.
In pratica ogni insegnamento sorge, si sviluppa, giunge al suo apogeo e poi, allorché il profano viene a mescolarsi al sacro, declina e volge al suo eclissarsi; é avvenuto anche nelle cerchie iniziatiche quel che naturalmente accade a qualsiasi forma a livello umano per suo ineluttabile destino, poiché tutto ciò che sul nostro piano appare - presto o più tardi - deve avere fine, morire, per risorgere in una forma nuova. L’unità di base di tutte le religioni, assieme all’analogia dei mezzi, è prova evidente dell'unitá originaria di tutti i Misteri da una stessa e unica fonte ( = la stessa e unica dottrina ) da cuí emanarono per derivazione o per ispirazione le differenti istituzioni o tradizioni religiose, e le Comunioni Massoniche nella loro forma originale e recente. Questa Dottrina Madre che é stata da sempre la sorgente comune degli insegnamenti più elevati di ogni epoca e popolo, é stata conservata e trasmessa, nel mistero dei Santuari, anche nelle epoche più oscure della storia, a quanti hanno avuto ed hanno "occhi per vedere e orecchi per udire". È appunto la Dottrina Iniziatica che si espresse nei Misteri dell'Oriente, di Grecia, di Roma, degli Gnostici e dei Cristiani; é la stessa Dottrina Massonica che si rivela mediante lo studio e l'interpretazione dei simboli e delle cerimonie cha caratterizzano il nostro Ordine.
È la Dottrina della Luce Interiore dei Misteri Egizi, che si risvegliava nel candidato e si fa-ceva sempre più forte e attiva nella misura in cui egli perveniva alla sua Cristificazione, cioè prendeva coscienza della sua unitá e identificazione con Osiride, il Primo ed Unico Principio dell'Universo. È inoltre e ancora la medesima dottrina della Luce simbolica che i profani vengono a cercare nei nostri Templi, la quale viene realizzata individualmente nella misura precisa mediante la quale l’individuo si svincola ed affranca dall'influenza profana per cercarla nel segreto sino all'interno del suo essere. È la Dottrina della Vita Universale racchiusa nel simbolico chicco di grano dei misteri di Eleusis, che veniva interrato perchè morisse onde rinascere come pianta alla luce del giorno, dopo la sua putrefazione e rinascita, e quindi essersi aperto il cammino attraverso l'oscurità per germogliare in superficie. È la stessa dottrina secondo la quale il candidato essendo passato attraverso una specie di morte simbolica nel gabinetto di riflessione, rinasce ad una nuova vita come Massone e progredisce nei 3 gradi che lo porteranno alla Maestria mediante lo sforzo personale diretto dalle sue aspirazioni verticali. È la dottrina della Redenzione Cristiana conseguita con la fedeltà alla Parola o Verbo Divino (= la nostra Vista interiore o presa di coscienza della Verità) che sorge e si esprime in noi conducendoci secondo l'antica espressione brahamana della Maja o illusione della realtà apparente - dalle tenebre alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza salvifica (Gnosi), dalla morte all'immortalità.
È anche la Dottrina del Verbo/Logos, su cui collocare i nostri strumenti di mestiere simbo-lici all'aprirsi dei lavori di Loggia, ossia alla piena manifestazione del Logos. Inoltre, ovunque e comunque, è l’identico insegnamento che si rivela in infinite forme, adattandosi all’intelligenza e disponibilità dei riceventi; una Dottrina segreta o ermetica mediante simboli, parole e allegorie che é intesa solo da coloro che hanno sviluppato la visione interiore; una dottrina di vita che dovrà incarnarsi in noi (= carne della nostra carne, sangue del nostro sangue ) per operare il miracolo della rigenerazione o nuova nascita, costituente appunto il fine dell'iniziazione massonica. II riconoscimento dell'identità fondamentale di questa Dottrina nelle sue multiformi dispensazioni ed espressioni esteriori, della identità di fini e di mezzi universalmente impiegati per adattarla alle differenti circostanze di tempo e di luogo, ci rende evidente l'esistenza di una Gerarchia occulta, una Fratellanza di Saggi o Istruttori la quale è stata - nel succedersi dell’etá - la sua intima, segreta e fedele depositaria, manifestandosi esteriormente in forme analoghe e differenziate secondo la maturitá dei tempi e degli uomini. Le origini di questa Gerarchia occulta di Saggi, designata dagli esoteristi Gran Loggia Bianca e dai cattolici come Comunione dei Santi (e nella Bibbia come Ordine di Melchisedec) è possibile rintracciarle sin dalle prime civiltà umane, di cui questi Maestri - come Re/Sacerdoti - furono rivelatori e condottieri. La loro esistenza è stata e può essere riconosciuta da tutti gli Iniziati, di cui i Maestri si sono serviti e si servono per la realizzazione del loro piano per il nostro pianeta.
Si deve a questa Gerarchia occulta - costituita dai genuini interpreti, depositari e dispensatori della Dottrina Segreta, il primo affermarsi dei “Misteri” e di tutti i culti nelle forme più antiche, così come pure dell'Istituzione Massonica e del resto di ogni movimento progressista e libertario. Guidare e liberare le coscienze dalle tenebre dell'ignoranza e dell’illusione per indirizzarli alla libertà dello spirito é stato ed é la finalità costante di questi Esseri Evoluti, di questi Filosofi Incogniti, e delle loro attività nel mondo.
Ogni Movimento teso ad elevare e liberare l'uomo é - direttamente o indirettamente - ispirato da questa Gerarchia, sempre rafforzatasi man mano che coloro che riescono a liberarsi e innalzare sé stessi realizzano il vero Magistero. Per contro ogni movimento, politico, sociale o occulto, che tende a limitare, intorpidire e addormentare, schiavizzando le coscienze degli uomini, ha la sua fonte e ispirazione dal Demiurgo o Principe di questo mondo, che é poi il movimento di riflusso dell'onda spirituale ( = i Fratelli dei Sentieri della Sinistra). La libertà individuale e il pieno rispetto della stessa é sempre stato ed é la caratteristica del Sentiero di Destra e dell'evoluzione ascendente in opposizione al sentiero discendente della sinistra. A lato delle antichissime istituzioni dei Misteri - protette dai rispettivi regnanti e garantiti da leggi e principi speciali con la sua riconosciuta influenza benefica e moralizzatrice, e istintivamente venerate dalle masse, sorsero in tutto l'oriente e specialmente in India, Persia, Grecia ed Egitto molte comunità mistiche le quali, mentre da un lato possono essere paragonate alle attuali organizzazioni spirituali e ordini monastici, per un altro lato alcune delle sue caratteristiche le ricollegano internamente con la moderna Massoneria. Tali comunitá, alcune delle quali assunsero carattere religioso, nacquero dalla necessità spirituale di organizzarsi in strette cerchie per portare avanti - al riparo dalle condizioni a loro contrarie dell'ambiente mondano - una vita in comune più conforme agli ideali perseguiti e alle interiori loro aspirazioni. Le caratteristiche di queste comunità - che hanno costituito un tratto d'unione col nostro Ordine - si rifanno alla loro duplice finalità, operativa e speculativa, in quanto si dedicarono sia ai lavori ed attività materiali, sia agli studi filosofici e alla contemplazione, come condizione per essere ammessi all'iniziazione. Da ciò la necessità di quei mezzi di riconoscimento ( segni - parole - toccamenti ) che usavano tra loro onde accogliere il viandante iniziato, il quale si faceva così riconoscere come uno di loro, qualunque fosse la sua provenienza e la sua destinazione. Di tali mistiche comunità molto si parla nella biografia di Apollonio di Thiana, quel gran riformatore del primo secolo della nostra Era, che visitò molte di queste comunità trasferendosi da Tempio a Tempio delle diverse religioni, ove sempre trovò ospitalità e accoglienza fraterna, per cui con ognuna di esse divise il pane della Saggezza.
La Comunità che ebbe maggiore notorietà - anche perché presso di loro il Maestro Gesù trascorse molta parte della sua vita onde prepararsi alla sua missione - fu quella degli Esseni. Altrettanto note a quell'epoca furono le comunitá dei Terapeuti dell'alto Egitto e quelle dei Gesinosofi in India. Caratteristica principale dei membri di tali comunità era la spoliazione da attaccamenti, la massima austerità di vita e la pratica della meditazione che - nei suoi aspetti più profondi - rappresenta la più completa spoliazione della mente ( che é appunto la creatrice di ogni iilusione ). Non possiamo passare sotto silenzio - in questa nostra affrettata sintesi sulle origini della massoneria - le grandi scuole filosofiche dell'antichitá: quelle dei Veda in India, la Pitagorica, la Ecclettica o Alessandrina in Occidente, le quali furono le emanazioni dirette e ispirate dei Misteri.
Della prima diremo semplicemente che suo scopo principale era l'interpretazione dei Libri Sacri o Veda, le antiche scritture brhamaniche, opera degli antichi Rishis ( veggenti o profeti ) a carattere sopratutto esoterico con il riconoscimento di un Unico Principio o Realtà Unica dai multiformi aspetti e differenti espressioni. La scuola stabilita da Pitagora fu praticamente una comunità filosofica ed educatrice che ebbe sede in Crotone, nell'Italia meridionale ( a quel tempo chiamata Magna Grecia ) ed aveva un suo preciso ed intimo collegamento con la nostra Istituzione. Lì i discepoli venivano sottoposti ad un lungo periodo di noviziato che puó essere paragonato col nostro grado di "Apprendista". Era loro vietato di parlare e dovevano eseguire costanti pratiche di purificazione onde essere pronti per stati successivi d’illuminazione, ove era loro finalmente permesso di rompere il silenzio; stato che trova la sua chiara analogia con il nostro grado di "Compagno", mentre lo stato di perfezione si ricollega con il grado di "Maestro". La scuola di Pitagora ebbe una rilevante influenza anche nei secoli successivi, sicché molti movimenti e istituzioni sociali nacquero dall'ispirazione del Maestro, il quale non lasciò nulla come sua opera diretta, in quanto il suo era un insegnamento di vita per cui preferiva inculcare i suoi insegnamenti nelle menti e nei comportamenti dei suoi discepoli, anziché confidarli agli scritti considerandoli come lettera morta. Esiste un antico documento massonico in cui si attribuisce a Pitagora il merito di aver introdotto le tradizioni massoniche orientali nel mondo occidentale greco-romano. Della scuola Platonica, e dei suoi collegamenti con gli insegnamenti massonici, ci sembra sufficiente far menzione dell'iscrizione che si trovava nell'atrio di quella Accademia: " Che nessuno qui entri se non conosce la Geometria", allusione evidente alla natura matematica del Primo Principio, come pure al Simbolismo geometrico (o costruttivo) che ci rivela l'intima natura dell'universo e dell'uomo e della sua evoluzione. La filiazione diretta di queste scuole nei Misteri si evidenzia nel fatto che Platone, come Pitagora e tutti i grandi filosofi di quei tempi, furono iniziati nei Misteri di Egitto e di Grecia (o in entrambi ) anche se i riferimenti sono molto scarsi, essendo allora ogni violazione al segreto iniziatico punita dalle leggi civili anche con la morte.
Della scuola Eclettica, o neoplatonica di Alessandria di Egitto, va messa in rilievo la dupli-ce caratteristica della sua origine e della sua finalità, essendo sorta dalla convergenza di differenti scuole o tradizioni filosofiche, iniziatiche e religiose, quale sintesi e combinazione delle stesse, considerate da quel punto di vista interiore ove si rivela la comune base unica. II tentativo di unificazione di scuole e tradizioni differenti per farne risaltare l'Unitá delle Dottrine in esse racchiuse, fu rinnovato alcuni secoli più tardi da Ammonio Sacco, il quale fece un rilievo, il principio costante ed universale, che caratterizza gli autentici iniziati di ogni epoca e luogo. Direttamente collegata con la scuola Eclettica alessandrina fu la tradizione, o Scuola Gnostica del cristianesimo, a suo tempo considerata eretica dalla chiesa di Roma e, in ragione di ciò, perseguitata e poi dispersa. Lo Gnosticismo si sforzò di fatto di conciliare e fondere - almeno fin dove era possibile - il Cristianesimo allora nascente con le religioni e tradizioni iniziatiche più antiche, col fine di sostituire al dogma (dottrina ortodossa che impone una accettazione incondizionata delle stesse come "atto di fede") la Gnosi (conoscenza o comprensione che porta alla Dottrina Interiore).
Secondo questa scuola il Vangelo come pure tutte le sacre scritture e insegnamenti religiosi, deve essere interpretato nel suo significato esoterico, cioé come espressione simbolica e presentazione drammatica di Verità Spirituali. II Cristo, anziché una attribuzione personale del Gesù storico dei cristiani, sarebbe la conoscenza o penetrazione spirituale della Veritá (= stato di coscienza), che sorge e si sviluppa in ogni iniziato, che perció stesso diviene il suo autentico "Cristoforo" ossia "cristiano".
II nome stesso "Gesù" non sarebbe in realtà che il nome simbolico di questo Principio salvifico nell'uomo, principio che ha il potere di portare l'individuo "dall'errore alla verità" e dalla morte alla resurrezione. La stessa Fede (Pistis) era considerata come semplice preparazione per pervenire alla Gnosi, anziché passiva accettazione di qualsiasi affermazione dogmatica, presentata come Verità Rivelata. Senza tener conto delle interpretazioni posteriori, si può ben dire che il Vangelo, le Epistole e l'Apocalisse di Giovanni rivelano abbastanza sufficientemente un fondo gnostico (la stessa dottrina o tradizione gnostica conosciuta da molti studiosi é stata portata avanti dai discepoli o se-guaci di Giovanni); e questa tradizione gnostica, o Johannita, rappresenta nel cristianesimo il punto di contatto piú diretto con la Massoneria. Le antiche Tradizioni Orientali ed ermetiche trovano nella Cabala e nell' Alchimia due correnti che non furono certamente estranee al sorgere della Moderna Massoneria. La Cabala (dall'ebraico qabbalah) rappresenta la Tradizione Sacra degli Ebrei che si riallaccia alle antiche tradizioni caldea, egizia e orientale. Si tratta di una dottrina esoterica su Dio e l'Universo, basata appunto su un’antichissima rivelazione, trasmessa attraverso un'ininterrotta schiera di Iniziati (da bocca ad orecchio). La Cabala (nel senso dottrinale-esoterico si trova scritto anche Kabbala) fu uno dei risultati del travaglio religioso e morale degli Ebrei durante i due secoli che precedettero l'avvento del Cristianesimo e prese vera forma sistematica verso il XIV° secolo). La dottrina, cui non sono da escludersi influenze delle scuole neopitagoriche a sfondo panteistico, si può così sintetizzare: tutto ciò che siamo, tutto quel che ci circonda é il risultato di un grande processo in cui si manifesta Dio stesso. Per quanto di per sé inaccessibile allo spirito umano, Dio si rivela attraverso le Sefirot (o emanazioni) quali la bellezza, il potere, lo splendore, la giustizia, ecc.. L’anima, che preesiste alla nascita dell'uomo, é composta di due elementi - il maschile e il femminile - e questi elementi, che sulla terra sono innaturalmente separati, cercano di ritrovarsi per potersi ricongiungere e ricostituire l'Unità originaria. In tale incessante ricerca essi trasmigrano di corpo in corpo; e solo quando tutte le anime avranno compiuto il loro pellegrinaggio terrestre, scenderà il Messia ("colui che viene nel nome del Signore”) per dare l'avvio ad un'Era di felicità (= il Regno dei cieli sulla terra). È uno studio basato essenzialmente sul valore mistico e magico dei numeri e delle lettere dell'alfabeto ebraico, in rapporto con i principi numerici e geometrici, che racchiudono in sé molti altri significati metafisici e spirituali, da cui si evidenzia l'intimo collegamento e l'unità di tutte le Religioni. Alcuni critici moderni rifiutano di riconoscere l'antichità delle correnti cabalistiche presso gli Ebrei, ma generalmente é ammessa la sua esistenza sin dalla cattività loro in Babilonia, che la ricollegherebbe alle dottrine dei Magi caldei. Le più antiche esposizioni della Cabala che si conoscano sono quelle contenute nel Sefer Je-tzira (o Libro della Creazione) attribuito generalmente al rabbir Akiba. Si divide in due parti, la prima - le trentadue vie della saggezza - ha lo scopo di descrivere l'Essere in se, ossia di dimostrare come l'Essere virtualmente illimitato passa allo stato di essere limitato concreto; la seconda descrive gli sviluppi dell'Essere al di fuori di se stesso, che vengono ulteriormente descritti nel Se-fer ha-Zohar (o Libro dello Splendore, raccolta di 19 opere di titolo, epoca e autore diversi, tutti scritti in aramaico).
I cabalisti ritenevano che la dottrina fosse contenuta allegoricamente nella Bibbia (special-mente nei primi capitoli della Genesi: nella Visione di Ezechiele e nel Cantico dei Cantici) e che fosse possibile esplicarla attribuendo un senso esoterico e divino non ad ogni parola, ma ai singoli segni alfabetici rappresentanti appunto una lettera e un numero. Particolare importanza inoltre viene nella Cabala data alle Parole Sacre e ai Nomi Divini, ai quali vengono attribuiti dei poteri che divengono operativi mediante la loro corretta pronunzia; credenza questa che era del resto condivisa da tutte le antiche tradizioni e in particolar modo dalle correnti filosofiche dell'Oriente ove il Suono (= Verbo), è ancor oggi considerato come un aspetto stesso della Divinità. Il pensiero filosofico-religioso contenuto nella Cabala esercitò nei vari secoli della storia un notevole influsso nello spirito umano ed ebbe cultori in personaggi come Filone, Avicenna, Raimondo Lullo, Pico della Mirandola, Paracelso, Reuchlin e moltissimi altri ancora. E, come dall'Oriente Asiatico sono derivate le dottrine cabalistiche, all'Egitto e alla Tradizione ermetica ( di Hérmes Trimegisto o Thoth, il fondatore tradizionale dei Misteri Egizi ) si fa risalire l'Alchimia (termine arabo inteso ad indicare la sostanza unica di cui é fatta tutta la manifestazione) di coloro che amarono designare se stessi con l'appellativo di “veri filosofi". II senso comune dell'aggettivo "ermetico" può darci un'idea della "segretezza” con cui gli Alchimisti celarono la vera natura dei loro misteriosi lavori. Non deve perciò meravigliarci se la maggior parte della gente abbia sempre ritenuto che il loro principale obiettivo fosse quello di arricchirsi mediante la fabbricazione artificiale dell'Oro a mezzo della "pietra filosofale", che avrebbe avuto il potere di trasformare il piombo in oro, oltre a prolungare la durata della loro esistenza, liberandoli da qualsiasi infermità corporale mediante un’elixir contenente una miracolosa “panacea”. Dai vari autori viene fatto derivare il termine Alchimia in modo differenziato Al e Chemi, fuoco, o il Dio o Patriarca Kham; Ul-Khemi, cioè chimica della natura; Kem, la nera terra d'Egitto bagnata dal Nilo e anche l'arabo al-Kimiya derivante a sua volta dal greco chemia che significa letteralmente mescolare, e anche chemeia (da chumus = succo e linfa) cioè sugo estratto dai vegetali. Sintetizzando i vari significati, direi che il termine Alchimia comprende l'insieme delle speculazioni e dei vari tentativi che attraverso lo studio delle trasformazioni della "sostanza", basate sull'assunto aristotelico dell'unica materia - mirava a trasformare i metalli mediante la Pie-tra Filosofale e a perfezionarli, e in particolar modo la materia umana onde renderla incorruttibile a mezzo dell'elixir di lunga vita e della panacea dell'eterna giovinezza. In pratica l'Alchimia tratta delle forme più sottili della Natura e delle diverse condizioni in cui esse operano, ma sotto il velo di un linguaggio astruso si voleva comunicare ai non iniziati quella porzione di "Mysterium Magnum” che può darsi in mano ad una massa ignorante ed egoista senza rischi, e che tuttavia può indurre i più maturi alla ricerca. Il più antico trattato di alchimia che é pervenuto sino a noi é quello di Zòsìmo che visse nel quarto sec., a cui fa seguito quello di Enea Gaseus del 480 d.C., e successivamente tanti altri; tutti coincidono sul porre come principio l'esistenza di un certo "dissolvente universale", a mezzo del quale tutti i corpi compositi si risolvono nella sostanza omogenea della quale furono prodotti, so-stanza a cui si da simbolicamente il nome di "oro puro" come materia somma. Questo dissolvente, detto anche "mestruo universale" possiede la virtù di espellere dal corpo umano ogni germe di disarmonia o corruzione, prolungando in tal modo indefinitivamente la vita e a mantenere la giovinezza.
Ora l'alchimia può essere considerata sotto tre differenti aspetti, ognuno suscettibile di di-versificate interpretazioni: il cosmico, l'umano e il terrestre. Si tratta di tre metodi, rappresentati rispettivamente dalle tre seguenti proprietà alchimiche: zolfo, mercurio e sale. I vari autori parlano ciascuno sia di tre, che di sette, che di dieci, e perfino di dodici operazioni, anche se poi tutti sono concordi nell'affermare che uno solo é il fine, cioè quello di trasmutare in “oro puro” qualsiasi "metallo vile". Ma quel che si intenda lì per "oro" pochi sanno; eppure tutti possono constatare che in natura effettivamente esiste (nelle viscere della terra) una lenta ma irrefrenabile maturazione dei metalli che li porta tutti alla fine alla loro perfezione o compimento: l'oro. Però questo é solo un aspetto dell'Alchimia, cioè quella terrestre o materiale, quella appunto che si svolge nelle viscere della terra a fronte della quale si hanno a livello umano procedimenti psichici e spirituali.
È così che l'alchimista, il quale riesce a cogliere il senso vero della trasmutazione dei metalli, non tiene in nessun conto l'oro delle miniere e pone tutta la sua attenzione, concentrando tutti i suoi sforzi e aspirazioni, nella trasmutazione del suo qua……..io inferiore nella divina sua trinità superiore onde alla fine si fondano in una sola Unità completa e perfetta. I piani spirituali (mentale, psichico e fisico) dell'umana esistenza sono in Alchimia paragonati ai quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra) ed ognuno di essi é suscettibile di una triplice costituzione: fissa, variabile e volatile. Purtroppo ben poco conosciamo circa l'origine di questo ramo arcaico dalla filosofia, ma non v'é dubbio che essa sia anteriore a qualsiasi mitologia nota in quanto si ricollega con le forze personificate della natura stessa. Secondo la tradizione esoterica il vero segreto della trasmutazione (sul piano fisico) era conosciuto sin dalla più remota antichità, e sarebbe andato perduto prima del sorgere del cosiddetto periodo storico. L'alchimia fu introdotta in Europa per la prima volta da Geber, il grande saggio e Filosofo arabo nell'ottavo secolo; ciononostante risulta che essa era conosciuta e praticata già molti secoli prima in Cina, in India e in Egitto. Numerosi papiri e vari antichissimi manoscritti - che sono stati esumatiti e conservati con il termine generico di "ermetismo" dimostrano che era lo studio preferito dei Sacerdoti e dei Re. Circondata di mistero, coltivata da Saggi illuminati e da ciarlatani il-lusi, l'Alchimia é la progenitrice della moderna chimica, basata sull'assioma ermetico che nell'universo non esiste che un solo ed unico elemento essenziale. In effetti l'Alchimia é l'Arte secondo cui tutte le cose composite non soltanto possono essere scomposte e ricomposte (come si fa appunto nei laboratori della chimica) ma possono altresì cambiare la loro natura per elevarsi ad un livello di natura superiore, come pure di cambiarne una in un'altra. Infatti tutte le cose esistenti hanno una triplice natura, di cui la loro forma apparente o materiale obiettiva é soltanto la manifestazione o espressione inferiore. V’é così, ad esempio, un oro spirituale, non materiale; un' oro astrale, etereo-fluido e invisi-bile; e un oro terrestre, solido e visibile. I due primi, per cosi dire, sono lo spirito e l'anima del terzo (l'ultimo); cosicché impiegando i poteri spirituali dell' anima possiamo produrre cambiamenti per creare le condizioni onde quelli possano manifestarsi allo stato visibile e materiale. In realtà certe condizioni esteriori possono aiutare i poteri dell’anima e dello spirito a rendersi immanenti; e senza questi ogni manipolazione diverrà inutile. In ragione della triplice natura dell’esistente, l’alchimia appunto può essere studiata e praticata a tre stadi diversi: nel suo aspetto superiore, essa persegue la rigenerazione dell’uomo/spirito, a mezzo della purificazione della mente e della volontà e della dignificazione di tutte le facoltà umane; nel suo aspetto più basso tratta delle sostanze fisiche, ove abbandonando il regno dell’anima vivente si discende alla materia morta sicché l’arte alchimica diviene scienza chimica. La vera alchimia insomma è l’esercizio del magico potere della libera volontà spirituale dell’uomo e proprio a causa di ciò non può essere praticata che da coloro che sono rinati in spirito. Sono moltissimi ad accusare gli alchimisti da impostori e ciarlatani, e sicuramente ve ne sono stati in ogni epoca, ma in verità in quei casi non si trattava né si tratta di alchimisti autentici, ma dei cosiddetti “soffiatori”; è però certo che uomini come Bacone, Agrippa, Kunrath tanto per citarne alcuni non possono essere considerati ciarlatani se si considera quello che hanno rappresentato nella storia dell’umanità. Vero è, lo ripetiamo, che i procedimenti alchimici possono essere utilizzati con esito positivo soltanto da chi è alchimista per vocazione o per sua maturazione spirituale. I Massoni – quale che sia il loro grado – non possono fare a meno di identificare nella mistica “lapis philosophorum” degli Alchimisti una particolare qualità, uno stato di purezza, affinamento e perfezionamento della loro Pietra Grezza, il cui sgrossamento e livellamento è il loro principale impegno.
Se poi ci soffermiamo a considerare il simbolico “segreto” in cui si svolgono i lavori mas-sonici per celarli allo sguardo dei profani, non può certo sfuggirci che, al di là dell’aspetto materiale e simbolico, i veri sforzi e l’aspirazione di tutti gli autentici alchimisti erano e sono tuttora finalizzati verso obiettivi essenzialmente spirituali. Di fatto la “Pietra Filosofale” non è altro che la conoscenza della verità (la Gnosi perenne) che da sempre ha esercitato un’influenza trasmutatoria e nobilitante sulla mente di chi la contempla e di conseguenza si ristruttura “a sua immagine e somiglianza”. E soltanto a mezzo di questa conoscenza, che è “realizzazione spirituale”, possiamo realmente convertire le imperfezioni, le passioni e le qualità meno nobili e inveterate dell’uomo in quella perfezione ideale, di cui l’oro è il simbolo più adeguato. In quest’ottica è relativamente facile comprendere perché gli alchimisti usavano un linguaggio così misterioso riferendosi ai loro lavori, e come fosse proprio la stessa personalità umana l’atanor mantenuto al calore costante di una fiamma durevole in cui si svolgevano tutte le operazioni della loro Arte. E’ dunque la Grande Opera degli Alchimisti, che i veri Massoni perseguono nei loro simbolici lavori, a mostrarci con sufficiente evidenza una identica finalità comune a tutte le Scuole Iniziatiche – sia nel senso mistico di realizzazione individuale come in una giusta e illuminata azione sociale – che ha comunque per scopo il miglioramento, l’elevazione e il progresso di ogni uomo e di conseguenza dell’umanità tutta. Le tradizioni ermetiche orientali trovarono in Occidente anche altri canali per esprimersi e manifestarsi durante il Medio Evo e all’inizio della Era moderna nelle varie Fratellanze ed Ordini mistici e segreti - anche se apparentemente con diversificate finalità esteriori – che sorsero un po’ ovunque, e tutte ricollegatesi intimamente con la Tradizione Iniziatica Una, in quanto tra loro legate da un identico orientamento di base ed un unico fine ideale. Tra questi movimenti, i due più conosciuti e che più hanno influenzato la Massoneria – oltre gli Alchimisti di cui si è fin qui parlato – sono senza alcun dubbio l’Ordine del Tempio, che ebbe il suo apogeo nel secolo XIII°, e la Fraternità Rosacroce, la quale influenzò tutte le varie correnti iniziatiche, in modo particolare nel secolo XVII°. L’Ordine del Tempio nacque dalle Crociate e dal contatto che si stabilì, durante il loro svolgersi, tra i cavalieri venuti dall’Occidente e le comunità mistiche orientali, depositarie delle tradizioni esoteriche di quelle popolazioni. Come Ordine fu fondato nel 1118 da due cavalieri francesi, Ugo de Payns e Goffredo di St. Omero con lo scopo precipuo di attendere alla protezione dei pellegrini in Terrasanta contro gli eventuali attacchi degli infedeli. Ad essi ben presto si aggiunsero altri cavalieri, come loro votati a Dio e preoccupati del bene della Chiesa. Inizialmente essi erano solo nove e, avendo deciso di vivere in comune, presero il nome di “Poveri Cavalieri del Cristo” adottando le regole di Sant’Agostino, ossia le norme dei regolari canonici. Essi pronunciavano i tre voti ordinari nelle mani del Patriarca di Gerusalemme e con un quarto si impegnavano a difendere i pellegrini nelle persone e nei beni, il che li distinguerà da al-lora dagli Ospitalieri, votati esclusivamente all’assistenza dei poveri e dei malati. Dal 1128, a reclutamento effettuato in brevissimo tempo, il loro numero era cresciuto a dismisura, sicché il Re e il Patriarca di Gerusalemme – presi da ammirazione per questi nobili uomini (cavalieri) che avevano abbandonato ogni cosa per il Cristo – fecero a gara ad offrire loro proprietà e benefici. E poiché essi non avevano chiesa o dimora che loro appartenessero, il Re li alloggiò nel suo palazzo vicino al Tempio di Salomone, per cui essi cambiarono la propria denominazione in quella di “Cavalieri del Tempio”. Ugo de Payns, il loro Gran Maestro, era stato discepolo di San Bernardo, col quale era rimasto in contatto epistolare, e fu lui appunto a rivolgere pressanti istanze al Pontefice, che decise di riunire il famoso Concilio di Troyes, che rese ufficiale la loro posizione. Così l’Ordine dei Poveri Cavalieri del Cristo divenne il ricco e temuto “Ordine del Tempio”. Nel 1148 il Papa, unitamente ai tanti privilegi ed onori loro accordati già, assegnò loro come segno distintivo un mantello bianco con sopra cucita, all’altezza del cuore, una croce vermiglia. Intanto l’Ordine religioso-cavalleresco del Tempio, essendosi ormai ingrandito ed arricchito in seguito alle tante donazioni e lasciti, era giunto a possedere tutta una serie di fortezze in Palestina; e, grazie alla loro forza politica e militare, i Templari finirono per diventare i banchieri dei pellegrini. Anzi una banca privilegiata, molto più indipendente degli stessi poteri temporali, in quanto facevano capo unicamente al Pontefice. Era avvenuto così che, spentasi a poco a poco l’originaria ispirazione religiosa, l’Ordine finì per trasformarsi addirittura in una potenza economico-politica attivamente inserita nelle lotte feudali e talvolta con i Sovrani.
Quando i cristiani dovettero abbandonare la Terrasanta, i Templari ripiegarono su Cipro; delle loro numerose sedi, o “Templi”, in Occidente particolarmente imponente divenne alla fine del XIII° secolo il Tempio di Parigi, cui lo stesso Re di Francia faceva costantemente ricorso per prestiti di denaro. Fu appunto il Re di Francia, Filippo il Bello, che nel 1307 – nell’intento di impadronirsi delle ricchezze dell’Ordine – decise di distruggerlo per cui indusse l’allora Papa Clemente V° a iniziare un’inchiesta sui suoi membri, accusandoli di crimini infamanti; e poi, senza attendere la decisione del Pontefice, fece arrestare di sorpresa 138 templari il 13 ottobre di quell’anno. Con il concorso dell’Inquisizione questi furono interrogati e costretti, sotto tortura, a confessare di praticare il culto di un idolo denominato Baphomet, di sputare sul Crocefisso nei riti di ammissione all’Ordine, di avere l’obbligo di praticare la sodomia, ecc. Papa Clemente, dopo aver protestato per l’irregolarità del processo, finì per cedere alle pressioni del Re e il 3 aprile 1312, con la Bolla “Vox in excelso”, soppresse l’Ordine e nel novembre dello stesso anno affidò il nuovo processo ad un Tribunale presieduto da tre Cardinali, il quale condannò i Templari alla prigione perpetua. Ma, poiché il Gran Maestro di allora dell’Ordine (Giacomo de Moley) e cavalieri protestavano, ritrattando le confessioni rese in precedenza, furono tutti condannati al rogo nel maggio 1314, ma non per i crimini non provati bensì come “relapsi”. I beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri, ma Filippo il Bello si impadronì dei beni mobiliari, cedendo agli Ospitalieri gli immobili solo dopo averne ricavato il massimo guadagno. Davanti alla Cattedrale di Notre Dame de Paris fu quindi portato a termine l’infame patto tra potere temporale e potere spirituale con l’atroce e barbaro rogo dei Templari. Anche il movimento filosofico, conosciuto col nome di “Fraternitas Rosae Crucis”, ebbe origine dal contatto dell’Occidente con l’Oriente e con le tradizioni esoteriche che laggiù avevano potuto conservarsi più liberamente e quindi più fedelmente. Il nome di “Rosacroce” fu dato per la prima volta ai discepoli di un saggio Adepto chiamato Cristian Rosenkreuz che visse in Germania nella seconda metà del quattordicesimo secolo e che avendo viaggiato già molto giovane a lungo attraverso la Turchia, l’Arabia e l’Egitto aveva ricevuto la rivelazione di molto importanti segreti e conoscenze, che portò con sé in Germania ove fondò la Fraternità destinata a riformare l’Europa. La storia dell’Ordine dei R+C è narrata in quel misterioso libello “Fama Fraternitatis” diffuso prima (1614/15) nei paesi tedeschi e poi tradotto in tutti gli idiomi del mondo. Dopo la sua morte, il mistico fondatore dell’Ordine fu sepolto segretamente in una tomba preparata espressamente per lui, tanto che avrebbe dovuta rimanere sconosciuta agli stessi membri della Fraternità, finché fu casualmente scoperta; e sul frontone del sepolcro si poté allora leggere quest’iscrizione: “POST CXX ANNOS PATEBO”. Questa storia, assieme ai segreti e alle meraviglie che si trovarono nella tomba, è evidentemente simbolica, propria della tradizione iniziatica, impersonata qui appunto da Cristian Rosenkreuz, il quale venne dall’Oriente all’Occidente; e si è conservata gelosamente nella sua tomba “ermetica”, ove sempre la cercano e la trovano i veri suoi seguaci (emuli), ovverosia i fedeli ricercatori della “Verità”. Con riferimento all’influsso che questi due movimenti hanno avuto sulla costituzione della Liberia Massoneria, è inconfutabile che non solo molte tradizioni templari e rosacruciane vi trovano il loro evidente punto d’incontro, tanto da designare alcuni gradi dell’iniziazione massonica, ma che il nostro sodalizio divenne all’origine sua il fedele interprete e l’erede legittimo delle loro finalità ideali.
E come la Grande Opera costituisce l’obiettivo delle varie tendenze (ermetiche – templari – rosacroce e degli autentici “Filosofi” che in ogni tempo e sotto ogni cielo hanno fraternizzato con i Massoni) così dalla loro Comunione spirituale è nata la Massoneria Moderna. E’ del resto noto nell’ambito iniziatico come, fino ad alcuni decenni fa, la Società Rosicruciana in Anglia fosse riconosciuta come Ordine Massonico, che aveva adottato la qualifica di “Membro esterno” della Libera Massoneria mondiale; e come la “Chabrath Zereh Aur Bokher (o Ordine della Golden Down)” fosse uno schema completo di Iniziazione nella Cabala e nella Magia Superiore di tipo occidentale, o ermetico, la quale può essere considerata una discendenza diretta della Fraternità dei Rosacroce nel Medio Evo, che a sua volta discendeva dai misteriosi Egizi. Possiamo dunque considerare queste Fratellanze e movimenti come una specie di anima multiforme dello Spirito Uno della Tradizione Universale, che si è trasmessa senza alcuna interruzione sino a noi, dagli Antichi Misteri. Così, per quel che si riferisce al suo “spirito iniziatico”, come pure alla “tradizione” che ne è l’anima (e di cui è l’erede e la continuatrice), l’origine della nostra Istituzione non potrebbe essere più gloriosa, essendo noi Massoni gli eredi degli antichi Re-Sacerdoti (che hanno il loro simbolo più appropriato in Melchisedek e Salomone) e dei Grandi Iniziati di tutti i tempi.
Soter Magister
Sono questi interrogativi a costituire il Gran Mistero dell’esperienza esistenziale e il princi-pio di ogni “vera conoscenza”. Si può anche – come fa la gente comune – lasciarsi vivere cercando di evadere le angoscianti domande esistenziali nello stordimento degli stadi o nel frenetico e febbrile affannarsi competitivo delle nostre città, ma esse si ripresenteranno inquietanti in quelle circostanze della vita, allorchè l’individuo è costretto a sostare e ripiegarsi su se stesso a riflettere sulla sua condizione.
Il succedersi della vita e della morte, l’esperienza della sofferenza e del male esigerà allora delle risposte soddisfacenti a calmare la sua inquietudine di fronte all’ignoto, per dare un senso alla propria vita. È qui che si sono inserite le Religioni; ed ogni religione ha sempre avuto al suo interno un gruppo ristretto di Saggi in possesso di Conoscenze, di Verità; ma le caste sacerdotali hanno, sin dal loro istituzionalizzarsi in Chiese, impedito che quelle conoscenze e verità di fondo fossero divulgate, onde mantenere sulle masse il loro potere e i loro privilegi. Se all’esterno le religioni hanno mostrato di Dio un loro volto di comodo, v’era tuttavia chi sapeva che Dio è una Legge, o insieme di Leggi; ma, per contenere gli impulsi animali e quindi regolare moralmente e civilmente la vita sociale, hanno invece mostrato un Ente trascendente, personale e creatore dell’Universo.
Purtroppo certi termini, a causa del cattivo uso che ne è stato fatto nel succedersi dei secoli, si sono deteriorati ed hanno svisato il loro vero significato originale. Di fatto anticamente “Chiesa” era sinonimo di “assemblea di saggi” o iniziati (tale infatti il senso originale del termine greco “Ekklesia”). Era accaduto che le Religioni, istituzionalizzatesi in Chiese, sono degenerate ed il Sacerdozio, mescolandosi sempre più agli interessi del mondo, ha finito per mondanizzarsi, per cui da Sacerdozio Iniziatico si è trasformato in Sacerdozio Professionale. La conseguenza inevitabile è che man mano è andato perdendo l’esatto concetto di Dio, il quale tuttavia si identifica perfettamente con il Grande Architetto dell’Universo (cioè il Dio ineffabile che si manifesta a noi nella Natura e che corrisponde con l’ideale più elevato di quel Principio Impersonale e Trascendente che i Massoni designano con il GADU.
Riferita alla nostra Istituzione, che è appunto Fratellanza Iniziatica, la prima domanda che si pone al Massone è conoscere la sua essenza, la sua origine; sapere in altri termini da quali istituzioni e tradizioni la Massoneria trae le sue radici, il suo principio spirituale.
Le origini della Massoneria si perdono infatti nella notte dei tempi; ovverosia in quell’antichissima civiltà preistorica, di cui si sono perdute perfino le vestigia e la memoria.
Essa può quindi ritenersi antica quanto il mondo, in quanto è la depositaria di una tradizione che risale ai primordi della civiltà umana, riallacciandosi ai Misteri pagani e più lontano ancora. Ancor oggi all’interno delle nostre Logge, la simbologia tramandataci dalle antiche scuole misteriosofiche non è che la perpetuazione iniziatica di conoscenze, o meglio di sublimi intuizioni dell’antichissima Saggezza, che si espresse all’inizio della nostra Era nello Gnosticismo, nei Neoplatonici e nel Cristianesimo primitivo.
I primi rituali, basati principalmente sulla tradizione biblica, ci indicano che Adamo fu ini-ziato all’Ordine dell’Eden dal Grande Artefice, cui tutti i riti della massoneria si rifanno, il che ci induce a ritenere che le origini della massoneria si possono far risalire sino alle prime società umane, di cui Adamo è il simbolo, corrispondente appunto alla mitica età dell’Oro della tradizione greco-romana. Possiamo così ritenere a ragione che sin dall’alba della civiltà sia sempre esistito nell’uomo quell’intimo desiderio di progresso, questa profonda aspirazione verso la Verità e il Bene, questo desiderio ad operare saggiamente e rettamente, e la massoneria costituisce l’incarnazione di questo desiderio e aspirazione.
I principi immutabili su cui essa è stata stabilita - e che costituiscono il suo spirito e la sua caratteristica essenziale – non hanno subito variazioni sostanziali da quelle epoche arcaiche sicchè sono rimasti sempre gli stessi, attraverso tutte le sue metamorfosi o espressioni esterne. I segni, i simboli, i gesti, l’intima essenza delle allegorie e il significato delle parole corrispondenti ai diversi gradi hanno sempre mantenuto il loro carattere attraverso una trasmissione ininterrotta, anche se le alterazioni della leggenda (nella sua forma esteriore) possono essere state notevoli, attraverso il mezzo scelto perché idoneo al suo apparato esterno. Malgrado il segreto, che caratterizzò nel passato l’attività dell’Ordine nelle differenziate forme assunte esteriormente, possiamo tuttavia ritrovare alcune tracce che confermano le nostre affermazioni. Nei sacri Templi di ogni epoca e in tutte le religioni, nelle statue, negli ornamenti, nei bassorilievi, nei dipinti, negli scritti che ci sono stati conservati, possiamo scorgere le rappresentazioni simboliche di questa origine lontana; ma perfino nelle lettere degli alfabeti ritroviamo i segni di essenza iniziatica o massonica. Se le due concezioni filosofico-esoterica della Chiesa e della massoneria differiscono nelle loro espressioni exoteriche, in realtà entrambe s’innestano su di un denominatore comune di base cosmica ed hanno origine da una stessa sorgente come erano all'origine comuni i fini. Così nelle Mitologie, nello leggende e tradizioni che costituiscono il folclore letterario e popolare, s’incontrano multiformi tracce dei Misteri Iniziatici, di quella “Parola Perduta” a cui si riferisce la nostra Istituzione tramite il suo insegnamento esoterico rivelato in una forma simbolica. Lo spirito dell'Ordine - che é iniziatico e simbolico - ha avuto in tutti i tempi questa duplice caratteristica, quale che sia stata la forma particolare in cui si é manifestato presso i diversi popoli e nelle differenti epoche della storia. Tutti i popoli infatti conobbero - al di lá dell'aspetto esteriore o formale della religione e delle pratiche sacre - un insegnamento parallelo esoterico che si dava unicamente a coloro che si reputavano moralmente e spiritualmente degni e maturi per riceverlo. L'aspetto esteriore delle religioni - così come lo conoscono i profani - é diretto occultamente dai cosiddetti Misteri (termine che derivò da "Misto", il quale appunto nei Misteri veniva applicato al neofita e che stà a significare "muto o segreto") con evidente riferimento all' "obbligo" del segreto, obbligo che veniva suggellato col giuramento da parte di ogni neofita. E i Misteri esistettero presso tutti i popoli antichi conosciuti, fino all'ora che precedette il sorgere del cristianesimo: in Egitto come in India, in Persia, in Caldea, in Siria, in Grecia, nella Cina e tra gli Indigeni delle Americhe. Se ne osservano tracce nelle curiose cerimonie e usanze delle tribù dell'Africa e dell'Australia, come pure presso le popolazioni cosiddette primitive. Ebbero fama speciale i Misteri di Iside e Osiride in Egitto; quelli di Orfeo e Dionisio, gli Eleusini in Grecia; quelli di Mithra che dalla Persia si estesero con le legioni romane, per tutti i paesi dell' impero. Meno conosciuti, specie nel loro periodo di decadenza e degenerazione, furono quelli di Creta e quelli di Samotracia, quelli di Venere a Cipro, quelli di Tammuz in Siria e molti altri che non hanno lasciato tracce.
Anche la religione cristiana ebbe al suo inizio i Misteri come appare in modo inequivocabi-le dagli scritti dei primi Padri della Chiesa, che insegnarono ai più avanzati dei loro seguaci l'aspetto piu profondo e interiore della religione; del resto così fece lo stesso Rabbi di Galilea, il quale istruì il popolo con parabole, allegorie e precetti morali mentre riservava ad una piccola cerchia scelta di discepoli (quelli disponibili e maturi per tradurli in pratica di vita) l’insegnamento segreto. E l'essenza dei Misteri cristiani é conservata nella cerimonie che costituiscono gli attuali Sacramenti; di fatto già all'inizio esisteva un esoterismo cristiano che formò il fondamento e punto di appoggio della religione Cattolica a cui si sovrapponeva, senza con ciò opporvisi in alcun modo. È certo che certi ordini religiosi non furono nel passato estranei a tale esistenza, che in parte si é mantenuta nell'Ortodossia orientale.
Non così invece la religione Musulmana, come pure il Buddismo e l’antica religione Bra-hmanica che ebbero e tuttora hanno i loro Misteri; esse hanno infatti conservato e tramandato fino ad oggi molte pratiche sicuramente anteriori all'affermarsi di quelle religioni. Ritrovamenti archeologici recenti ci rivelano reminiscenze di antichi Misteri che venivano celebrati dagli Arabi, dai Caldei, dagli Aramaici e dai Fenici, come pure tra le popolazioni dell'Asia Centrale e meridionale. Benchè i nomi differiscano e differiscono piú o meno le forme simboliche, come pure i particolari degli insegnamenti, é caratteristica a tutti la trasmissione di una stessa dottrina esoterica, in gradi distinti e graduali, a misura della maturità morale e spirituale dei candidati i quali in quei tempi lontani venivano sottoposti a prove difficilissime, prima che fossero messi a loro disposizione insegnamenti e strumenti. La dottrina, pur nel susseguirsi delle epoche, è tuttora la stessa, benché si sia rivestita esteriormente, secondo i popoli e i tempi, di forme diversificate (ma sempre analoghe o simili) che di volta in volta è stata più o meno interpretata, più o meno approfondita in conseguenza del deterioramento naturale che le forme e quei determinati strumenti hanno subito, a seguito dei cambiamenti cui le umane vicende inducono.
In pratica ogni insegnamento sorge, si sviluppa, giunge al suo apogeo e poi, allorché il profano viene a mescolarsi al sacro, declina e volge al suo eclissarsi; é avvenuto anche nelle cerchie iniziatiche quel che naturalmente accade a qualsiasi forma a livello umano per suo ineluttabile destino, poiché tutto ciò che sul nostro piano appare - presto o più tardi - deve avere fine, morire, per risorgere in una forma nuova. L’unità di base di tutte le religioni, assieme all’analogia dei mezzi, è prova evidente dell'unitá originaria di tutti i Misteri da una stessa e unica fonte ( = la stessa e unica dottrina ) da cuí emanarono per derivazione o per ispirazione le differenti istituzioni o tradizioni religiose, e le Comunioni Massoniche nella loro forma originale e recente. Questa Dottrina Madre che é stata da sempre la sorgente comune degli insegnamenti più elevati di ogni epoca e popolo, é stata conservata e trasmessa, nel mistero dei Santuari, anche nelle epoche più oscure della storia, a quanti hanno avuto ed hanno "occhi per vedere e orecchi per udire". È appunto la Dottrina Iniziatica che si espresse nei Misteri dell'Oriente, di Grecia, di Roma, degli Gnostici e dei Cristiani; é la stessa Dottrina Massonica che si rivela mediante lo studio e l'interpretazione dei simboli e delle cerimonie cha caratterizzano il nostro Ordine.
È la Dottrina della Luce Interiore dei Misteri Egizi, che si risvegliava nel candidato e si fa-ceva sempre più forte e attiva nella misura in cui egli perveniva alla sua Cristificazione, cioè prendeva coscienza della sua unitá e identificazione con Osiride, il Primo ed Unico Principio dell'Universo. È inoltre e ancora la medesima dottrina della Luce simbolica che i profani vengono a cercare nei nostri Templi, la quale viene realizzata individualmente nella misura precisa mediante la quale l’individuo si svincola ed affranca dall'influenza profana per cercarla nel segreto sino all'interno del suo essere. È la Dottrina della Vita Universale racchiusa nel simbolico chicco di grano dei misteri di Eleusis, che veniva interrato perchè morisse onde rinascere come pianta alla luce del giorno, dopo la sua putrefazione e rinascita, e quindi essersi aperto il cammino attraverso l'oscurità per germogliare in superficie. È la stessa dottrina secondo la quale il candidato essendo passato attraverso una specie di morte simbolica nel gabinetto di riflessione, rinasce ad una nuova vita come Massone e progredisce nei 3 gradi che lo porteranno alla Maestria mediante lo sforzo personale diretto dalle sue aspirazioni verticali. È la dottrina della Redenzione Cristiana conseguita con la fedeltà alla Parola o Verbo Divino (= la nostra Vista interiore o presa di coscienza della Verità) che sorge e si esprime in noi conducendoci secondo l'antica espressione brahamana della Maja o illusione della realtà apparente - dalle tenebre alla luce, dall'ignoranza alla conoscenza salvifica (Gnosi), dalla morte all'immortalità.
È anche la Dottrina del Verbo/Logos, su cui collocare i nostri strumenti di mestiere simbo-lici all'aprirsi dei lavori di Loggia, ossia alla piena manifestazione del Logos. Inoltre, ovunque e comunque, è l’identico insegnamento che si rivela in infinite forme, adattandosi all’intelligenza e disponibilità dei riceventi; una Dottrina segreta o ermetica mediante simboli, parole e allegorie che é intesa solo da coloro che hanno sviluppato la visione interiore; una dottrina di vita che dovrà incarnarsi in noi (= carne della nostra carne, sangue del nostro sangue ) per operare il miracolo della rigenerazione o nuova nascita, costituente appunto il fine dell'iniziazione massonica. II riconoscimento dell'identità fondamentale di questa Dottrina nelle sue multiformi dispensazioni ed espressioni esteriori, della identità di fini e di mezzi universalmente impiegati per adattarla alle differenti circostanze di tempo e di luogo, ci rende evidente l'esistenza di una Gerarchia occulta, una Fratellanza di Saggi o Istruttori la quale è stata - nel succedersi dell’etá - la sua intima, segreta e fedele depositaria, manifestandosi esteriormente in forme analoghe e differenziate secondo la maturitá dei tempi e degli uomini. Le origini di questa Gerarchia occulta di Saggi, designata dagli esoteristi Gran Loggia Bianca e dai cattolici come Comunione dei Santi (e nella Bibbia come Ordine di Melchisedec) è possibile rintracciarle sin dalle prime civiltà umane, di cui questi Maestri - come Re/Sacerdoti - furono rivelatori e condottieri. La loro esistenza è stata e può essere riconosciuta da tutti gli Iniziati, di cui i Maestri si sono serviti e si servono per la realizzazione del loro piano per il nostro pianeta.
Si deve a questa Gerarchia occulta - costituita dai genuini interpreti, depositari e dispensatori della Dottrina Segreta, il primo affermarsi dei “Misteri” e di tutti i culti nelle forme più antiche, così come pure dell'Istituzione Massonica e del resto di ogni movimento progressista e libertario. Guidare e liberare le coscienze dalle tenebre dell'ignoranza e dell’illusione per indirizzarli alla libertà dello spirito é stato ed é la finalità costante di questi Esseri Evoluti, di questi Filosofi Incogniti, e delle loro attività nel mondo.
Ogni Movimento teso ad elevare e liberare l'uomo é - direttamente o indirettamente - ispirato da questa Gerarchia, sempre rafforzatasi man mano che coloro che riescono a liberarsi e innalzare sé stessi realizzano il vero Magistero. Per contro ogni movimento, politico, sociale o occulto, che tende a limitare, intorpidire e addormentare, schiavizzando le coscienze degli uomini, ha la sua fonte e ispirazione dal Demiurgo o Principe di questo mondo, che é poi il movimento di riflusso dell'onda spirituale ( = i Fratelli dei Sentieri della Sinistra). La libertà individuale e il pieno rispetto della stessa é sempre stato ed é la caratteristica del Sentiero di Destra e dell'evoluzione ascendente in opposizione al sentiero discendente della sinistra. A lato delle antichissime istituzioni dei Misteri - protette dai rispettivi regnanti e garantiti da leggi e principi speciali con la sua riconosciuta influenza benefica e moralizzatrice, e istintivamente venerate dalle masse, sorsero in tutto l'oriente e specialmente in India, Persia, Grecia ed Egitto molte comunità mistiche le quali, mentre da un lato possono essere paragonate alle attuali organizzazioni spirituali e ordini monastici, per un altro lato alcune delle sue caratteristiche le ricollegano internamente con la moderna Massoneria. Tali comunitá, alcune delle quali assunsero carattere religioso, nacquero dalla necessità spirituale di organizzarsi in strette cerchie per portare avanti - al riparo dalle condizioni a loro contrarie dell'ambiente mondano - una vita in comune più conforme agli ideali perseguiti e alle interiori loro aspirazioni. Le caratteristiche di queste comunità - che hanno costituito un tratto d'unione col nostro Ordine - si rifanno alla loro duplice finalità, operativa e speculativa, in quanto si dedicarono sia ai lavori ed attività materiali, sia agli studi filosofici e alla contemplazione, come condizione per essere ammessi all'iniziazione. Da ciò la necessità di quei mezzi di riconoscimento ( segni - parole - toccamenti ) che usavano tra loro onde accogliere il viandante iniziato, il quale si faceva così riconoscere come uno di loro, qualunque fosse la sua provenienza e la sua destinazione. Di tali mistiche comunità molto si parla nella biografia di Apollonio di Thiana, quel gran riformatore del primo secolo della nostra Era, che visitò molte di queste comunità trasferendosi da Tempio a Tempio delle diverse religioni, ove sempre trovò ospitalità e accoglienza fraterna, per cui con ognuna di esse divise il pane della Saggezza.
La Comunità che ebbe maggiore notorietà - anche perché presso di loro il Maestro Gesù trascorse molta parte della sua vita onde prepararsi alla sua missione - fu quella degli Esseni. Altrettanto note a quell'epoca furono le comunitá dei Terapeuti dell'alto Egitto e quelle dei Gesinosofi in India. Caratteristica principale dei membri di tali comunità era la spoliazione da attaccamenti, la massima austerità di vita e la pratica della meditazione che - nei suoi aspetti più profondi - rappresenta la più completa spoliazione della mente ( che é appunto la creatrice di ogni iilusione ). Non possiamo passare sotto silenzio - in questa nostra affrettata sintesi sulle origini della massoneria - le grandi scuole filosofiche dell'antichitá: quelle dei Veda in India, la Pitagorica, la Ecclettica o Alessandrina in Occidente, le quali furono le emanazioni dirette e ispirate dei Misteri.
Della prima diremo semplicemente che suo scopo principale era l'interpretazione dei Libri Sacri o Veda, le antiche scritture brhamaniche, opera degli antichi Rishis ( veggenti o profeti ) a carattere sopratutto esoterico con il riconoscimento di un Unico Principio o Realtà Unica dai multiformi aspetti e differenti espressioni. La scuola stabilita da Pitagora fu praticamente una comunità filosofica ed educatrice che ebbe sede in Crotone, nell'Italia meridionale ( a quel tempo chiamata Magna Grecia ) ed aveva un suo preciso ed intimo collegamento con la nostra Istituzione. Lì i discepoli venivano sottoposti ad un lungo periodo di noviziato che puó essere paragonato col nostro grado di "Apprendista". Era loro vietato di parlare e dovevano eseguire costanti pratiche di purificazione onde essere pronti per stati successivi d’illuminazione, ove era loro finalmente permesso di rompere il silenzio; stato che trova la sua chiara analogia con il nostro grado di "Compagno", mentre lo stato di perfezione si ricollega con il grado di "Maestro". La scuola di Pitagora ebbe una rilevante influenza anche nei secoli successivi, sicché molti movimenti e istituzioni sociali nacquero dall'ispirazione del Maestro, il quale non lasciò nulla come sua opera diretta, in quanto il suo era un insegnamento di vita per cui preferiva inculcare i suoi insegnamenti nelle menti e nei comportamenti dei suoi discepoli, anziché confidarli agli scritti considerandoli come lettera morta. Esiste un antico documento massonico in cui si attribuisce a Pitagora il merito di aver introdotto le tradizioni massoniche orientali nel mondo occidentale greco-romano. Della scuola Platonica, e dei suoi collegamenti con gli insegnamenti massonici, ci sembra sufficiente far menzione dell'iscrizione che si trovava nell'atrio di quella Accademia: " Che nessuno qui entri se non conosce la Geometria", allusione evidente alla natura matematica del Primo Principio, come pure al Simbolismo geometrico (o costruttivo) che ci rivela l'intima natura dell'universo e dell'uomo e della sua evoluzione. La filiazione diretta di queste scuole nei Misteri si evidenzia nel fatto che Platone, come Pitagora e tutti i grandi filosofi di quei tempi, furono iniziati nei Misteri di Egitto e di Grecia (o in entrambi ) anche se i riferimenti sono molto scarsi, essendo allora ogni violazione al segreto iniziatico punita dalle leggi civili anche con la morte.
Della scuola Eclettica, o neoplatonica di Alessandria di Egitto, va messa in rilievo la dupli-ce caratteristica della sua origine e della sua finalità, essendo sorta dalla convergenza di differenti scuole o tradizioni filosofiche, iniziatiche e religiose, quale sintesi e combinazione delle stesse, considerate da quel punto di vista interiore ove si rivela la comune base unica. II tentativo di unificazione di scuole e tradizioni differenti per farne risaltare l'Unitá delle Dottrine in esse racchiuse, fu rinnovato alcuni secoli più tardi da Ammonio Sacco, il quale fece un rilievo, il principio costante ed universale, che caratterizza gli autentici iniziati di ogni epoca e luogo. Direttamente collegata con la scuola Eclettica alessandrina fu la tradizione, o Scuola Gnostica del cristianesimo, a suo tempo considerata eretica dalla chiesa di Roma e, in ragione di ciò, perseguitata e poi dispersa. Lo Gnosticismo si sforzò di fatto di conciliare e fondere - almeno fin dove era possibile - il Cristianesimo allora nascente con le religioni e tradizioni iniziatiche più antiche, col fine di sostituire al dogma (dottrina ortodossa che impone una accettazione incondizionata delle stesse come "atto di fede") la Gnosi (conoscenza o comprensione che porta alla Dottrina Interiore).
Secondo questa scuola il Vangelo come pure tutte le sacre scritture e insegnamenti religiosi, deve essere interpretato nel suo significato esoterico, cioé come espressione simbolica e presentazione drammatica di Verità Spirituali. II Cristo, anziché una attribuzione personale del Gesù storico dei cristiani, sarebbe la conoscenza o penetrazione spirituale della Veritá (= stato di coscienza), che sorge e si sviluppa in ogni iniziato, che perció stesso diviene il suo autentico "Cristoforo" ossia "cristiano".
II nome stesso "Gesù" non sarebbe in realtà che il nome simbolico di questo Principio salvifico nell'uomo, principio che ha il potere di portare l'individuo "dall'errore alla verità" e dalla morte alla resurrezione. La stessa Fede (Pistis) era considerata come semplice preparazione per pervenire alla Gnosi, anziché passiva accettazione di qualsiasi affermazione dogmatica, presentata come Verità Rivelata. Senza tener conto delle interpretazioni posteriori, si può ben dire che il Vangelo, le Epistole e l'Apocalisse di Giovanni rivelano abbastanza sufficientemente un fondo gnostico (la stessa dottrina o tradizione gnostica conosciuta da molti studiosi é stata portata avanti dai discepoli o se-guaci di Giovanni); e questa tradizione gnostica, o Johannita, rappresenta nel cristianesimo il punto di contatto piú diretto con la Massoneria. Le antiche Tradizioni Orientali ed ermetiche trovano nella Cabala e nell' Alchimia due correnti che non furono certamente estranee al sorgere della Moderna Massoneria. La Cabala (dall'ebraico qabbalah) rappresenta la Tradizione Sacra degli Ebrei che si riallaccia alle antiche tradizioni caldea, egizia e orientale. Si tratta di una dottrina esoterica su Dio e l'Universo, basata appunto su un’antichissima rivelazione, trasmessa attraverso un'ininterrotta schiera di Iniziati (da bocca ad orecchio). La Cabala (nel senso dottrinale-esoterico si trova scritto anche Kabbala) fu uno dei risultati del travaglio religioso e morale degli Ebrei durante i due secoli che precedettero l'avvento del Cristianesimo e prese vera forma sistematica verso il XIV° secolo). La dottrina, cui non sono da escludersi influenze delle scuole neopitagoriche a sfondo panteistico, si può così sintetizzare: tutto ciò che siamo, tutto quel che ci circonda é il risultato di un grande processo in cui si manifesta Dio stesso. Per quanto di per sé inaccessibile allo spirito umano, Dio si rivela attraverso le Sefirot (o emanazioni) quali la bellezza, il potere, lo splendore, la giustizia, ecc.. L’anima, che preesiste alla nascita dell'uomo, é composta di due elementi - il maschile e il femminile - e questi elementi, che sulla terra sono innaturalmente separati, cercano di ritrovarsi per potersi ricongiungere e ricostituire l'Unità originaria. In tale incessante ricerca essi trasmigrano di corpo in corpo; e solo quando tutte le anime avranno compiuto il loro pellegrinaggio terrestre, scenderà il Messia ("colui che viene nel nome del Signore”) per dare l'avvio ad un'Era di felicità (= il Regno dei cieli sulla terra). È uno studio basato essenzialmente sul valore mistico e magico dei numeri e delle lettere dell'alfabeto ebraico, in rapporto con i principi numerici e geometrici, che racchiudono in sé molti altri significati metafisici e spirituali, da cui si evidenzia l'intimo collegamento e l'unità di tutte le Religioni. Alcuni critici moderni rifiutano di riconoscere l'antichità delle correnti cabalistiche presso gli Ebrei, ma generalmente é ammessa la sua esistenza sin dalla cattività loro in Babilonia, che la ricollegherebbe alle dottrine dei Magi caldei. Le più antiche esposizioni della Cabala che si conoscano sono quelle contenute nel Sefer Je-tzira (o Libro della Creazione) attribuito generalmente al rabbir Akiba. Si divide in due parti, la prima - le trentadue vie della saggezza - ha lo scopo di descrivere l'Essere in se, ossia di dimostrare come l'Essere virtualmente illimitato passa allo stato di essere limitato concreto; la seconda descrive gli sviluppi dell'Essere al di fuori di se stesso, che vengono ulteriormente descritti nel Se-fer ha-Zohar (o Libro dello Splendore, raccolta di 19 opere di titolo, epoca e autore diversi, tutti scritti in aramaico).
I cabalisti ritenevano che la dottrina fosse contenuta allegoricamente nella Bibbia (special-mente nei primi capitoli della Genesi: nella Visione di Ezechiele e nel Cantico dei Cantici) e che fosse possibile esplicarla attribuendo un senso esoterico e divino non ad ogni parola, ma ai singoli segni alfabetici rappresentanti appunto una lettera e un numero. Particolare importanza inoltre viene nella Cabala data alle Parole Sacre e ai Nomi Divini, ai quali vengono attribuiti dei poteri che divengono operativi mediante la loro corretta pronunzia; credenza questa che era del resto condivisa da tutte le antiche tradizioni e in particolar modo dalle correnti filosofiche dell'Oriente ove il Suono (= Verbo), è ancor oggi considerato come un aspetto stesso della Divinità. Il pensiero filosofico-religioso contenuto nella Cabala esercitò nei vari secoli della storia un notevole influsso nello spirito umano ed ebbe cultori in personaggi come Filone, Avicenna, Raimondo Lullo, Pico della Mirandola, Paracelso, Reuchlin e moltissimi altri ancora. E, come dall'Oriente Asiatico sono derivate le dottrine cabalistiche, all'Egitto e alla Tradizione ermetica ( di Hérmes Trimegisto o Thoth, il fondatore tradizionale dei Misteri Egizi ) si fa risalire l'Alchimia (termine arabo inteso ad indicare la sostanza unica di cui é fatta tutta la manifestazione) di coloro che amarono designare se stessi con l'appellativo di “veri filosofi". II senso comune dell'aggettivo "ermetico" può darci un'idea della "segretezza” con cui gli Alchimisti celarono la vera natura dei loro misteriosi lavori. Non deve perciò meravigliarci se la maggior parte della gente abbia sempre ritenuto che il loro principale obiettivo fosse quello di arricchirsi mediante la fabbricazione artificiale dell'Oro a mezzo della "pietra filosofale", che avrebbe avuto il potere di trasformare il piombo in oro, oltre a prolungare la durata della loro esistenza, liberandoli da qualsiasi infermità corporale mediante un’elixir contenente una miracolosa “panacea”. Dai vari autori viene fatto derivare il termine Alchimia in modo differenziato Al e Chemi, fuoco, o il Dio o Patriarca Kham; Ul-Khemi, cioè chimica della natura; Kem, la nera terra d'Egitto bagnata dal Nilo e anche l'arabo al-Kimiya derivante a sua volta dal greco chemia che significa letteralmente mescolare, e anche chemeia (da chumus = succo e linfa) cioè sugo estratto dai vegetali. Sintetizzando i vari significati, direi che il termine Alchimia comprende l'insieme delle speculazioni e dei vari tentativi che attraverso lo studio delle trasformazioni della "sostanza", basate sull'assunto aristotelico dell'unica materia - mirava a trasformare i metalli mediante la Pie-tra Filosofale e a perfezionarli, e in particolar modo la materia umana onde renderla incorruttibile a mezzo dell'elixir di lunga vita e della panacea dell'eterna giovinezza. In pratica l'Alchimia tratta delle forme più sottili della Natura e delle diverse condizioni in cui esse operano, ma sotto il velo di un linguaggio astruso si voleva comunicare ai non iniziati quella porzione di "Mysterium Magnum” che può darsi in mano ad una massa ignorante ed egoista senza rischi, e che tuttavia può indurre i più maturi alla ricerca. Il più antico trattato di alchimia che é pervenuto sino a noi é quello di Zòsìmo che visse nel quarto sec., a cui fa seguito quello di Enea Gaseus del 480 d.C., e successivamente tanti altri; tutti coincidono sul porre come principio l'esistenza di un certo "dissolvente universale", a mezzo del quale tutti i corpi compositi si risolvono nella sostanza omogenea della quale furono prodotti, so-stanza a cui si da simbolicamente il nome di "oro puro" come materia somma. Questo dissolvente, detto anche "mestruo universale" possiede la virtù di espellere dal corpo umano ogni germe di disarmonia o corruzione, prolungando in tal modo indefinitivamente la vita e a mantenere la giovinezza.
Ora l'alchimia può essere considerata sotto tre differenti aspetti, ognuno suscettibile di di-versificate interpretazioni: il cosmico, l'umano e il terrestre. Si tratta di tre metodi, rappresentati rispettivamente dalle tre seguenti proprietà alchimiche: zolfo, mercurio e sale. I vari autori parlano ciascuno sia di tre, che di sette, che di dieci, e perfino di dodici operazioni, anche se poi tutti sono concordi nell'affermare che uno solo é il fine, cioè quello di trasmutare in “oro puro” qualsiasi "metallo vile". Ma quel che si intenda lì per "oro" pochi sanno; eppure tutti possono constatare che in natura effettivamente esiste (nelle viscere della terra) una lenta ma irrefrenabile maturazione dei metalli che li porta tutti alla fine alla loro perfezione o compimento: l'oro. Però questo é solo un aspetto dell'Alchimia, cioè quella terrestre o materiale, quella appunto che si svolge nelle viscere della terra a fronte della quale si hanno a livello umano procedimenti psichici e spirituali.
È così che l'alchimista, il quale riesce a cogliere il senso vero della trasmutazione dei metalli, non tiene in nessun conto l'oro delle miniere e pone tutta la sua attenzione, concentrando tutti i suoi sforzi e aspirazioni, nella trasmutazione del suo qua……..io inferiore nella divina sua trinità superiore onde alla fine si fondano in una sola Unità completa e perfetta. I piani spirituali (mentale, psichico e fisico) dell'umana esistenza sono in Alchimia paragonati ai quattro elementi (fuoco, aria, acqua e terra) ed ognuno di essi é suscettibile di una triplice costituzione: fissa, variabile e volatile. Purtroppo ben poco conosciamo circa l'origine di questo ramo arcaico dalla filosofia, ma non v'é dubbio che essa sia anteriore a qualsiasi mitologia nota in quanto si ricollega con le forze personificate della natura stessa. Secondo la tradizione esoterica il vero segreto della trasmutazione (sul piano fisico) era conosciuto sin dalla più remota antichità, e sarebbe andato perduto prima del sorgere del cosiddetto periodo storico. L'alchimia fu introdotta in Europa per la prima volta da Geber, il grande saggio e Filosofo arabo nell'ottavo secolo; ciononostante risulta che essa era conosciuta e praticata già molti secoli prima in Cina, in India e in Egitto. Numerosi papiri e vari antichissimi manoscritti - che sono stati esumatiti e conservati con il termine generico di "ermetismo" dimostrano che era lo studio preferito dei Sacerdoti e dei Re. Circondata di mistero, coltivata da Saggi illuminati e da ciarlatani il-lusi, l'Alchimia é la progenitrice della moderna chimica, basata sull'assioma ermetico che nell'universo non esiste che un solo ed unico elemento essenziale. In effetti l'Alchimia é l'Arte secondo cui tutte le cose composite non soltanto possono essere scomposte e ricomposte (come si fa appunto nei laboratori della chimica) ma possono altresì cambiare la loro natura per elevarsi ad un livello di natura superiore, come pure di cambiarne una in un'altra. Infatti tutte le cose esistenti hanno una triplice natura, di cui la loro forma apparente o materiale obiettiva é soltanto la manifestazione o espressione inferiore. V’é così, ad esempio, un oro spirituale, non materiale; un' oro astrale, etereo-fluido e invisi-bile; e un oro terrestre, solido e visibile. I due primi, per cosi dire, sono lo spirito e l'anima del terzo (l'ultimo); cosicché impiegando i poteri spirituali dell' anima possiamo produrre cambiamenti per creare le condizioni onde quelli possano manifestarsi allo stato visibile e materiale. In realtà certe condizioni esteriori possono aiutare i poteri dell’anima e dello spirito a rendersi immanenti; e senza questi ogni manipolazione diverrà inutile. In ragione della triplice natura dell’esistente, l’alchimia appunto può essere studiata e praticata a tre stadi diversi: nel suo aspetto superiore, essa persegue la rigenerazione dell’uomo/spirito, a mezzo della purificazione della mente e della volontà e della dignificazione di tutte le facoltà umane; nel suo aspetto più basso tratta delle sostanze fisiche, ove abbandonando il regno dell’anima vivente si discende alla materia morta sicché l’arte alchimica diviene scienza chimica. La vera alchimia insomma è l’esercizio del magico potere della libera volontà spirituale dell’uomo e proprio a causa di ciò non può essere praticata che da coloro che sono rinati in spirito. Sono moltissimi ad accusare gli alchimisti da impostori e ciarlatani, e sicuramente ve ne sono stati in ogni epoca, ma in verità in quei casi non si trattava né si tratta di alchimisti autentici, ma dei cosiddetti “soffiatori”; è però certo che uomini come Bacone, Agrippa, Kunrath tanto per citarne alcuni non possono essere considerati ciarlatani se si considera quello che hanno rappresentato nella storia dell’umanità. Vero è, lo ripetiamo, che i procedimenti alchimici possono essere utilizzati con esito positivo soltanto da chi è alchimista per vocazione o per sua maturazione spirituale. I Massoni – quale che sia il loro grado – non possono fare a meno di identificare nella mistica “lapis philosophorum” degli Alchimisti una particolare qualità, uno stato di purezza, affinamento e perfezionamento della loro Pietra Grezza, il cui sgrossamento e livellamento è il loro principale impegno.
Se poi ci soffermiamo a considerare il simbolico “segreto” in cui si svolgono i lavori mas-sonici per celarli allo sguardo dei profani, non può certo sfuggirci che, al di là dell’aspetto materiale e simbolico, i veri sforzi e l’aspirazione di tutti gli autentici alchimisti erano e sono tuttora finalizzati verso obiettivi essenzialmente spirituali. Di fatto la “Pietra Filosofale” non è altro che la conoscenza della verità (la Gnosi perenne) che da sempre ha esercitato un’influenza trasmutatoria e nobilitante sulla mente di chi la contempla e di conseguenza si ristruttura “a sua immagine e somiglianza”. E soltanto a mezzo di questa conoscenza, che è “realizzazione spirituale”, possiamo realmente convertire le imperfezioni, le passioni e le qualità meno nobili e inveterate dell’uomo in quella perfezione ideale, di cui l’oro è il simbolo più adeguato. In quest’ottica è relativamente facile comprendere perché gli alchimisti usavano un linguaggio così misterioso riferendosi ai loro lavori, e come fosse proprio la stessa personalità umana l’atanor mantenuto al calore costante di una fiamma durevole in cui si svolgevano tutte le operazioni della loro Arte. E’ dunque la Grande Opera degli Alchimisti, che i veri Massoni perseguono nei loro simbolici lavori, a mostrarci con sufficiente evidenza una identica finalità comune a tutte le Scuole Iniziatiche – sia nel senso mistico di realizzazione individuale come in una giusta e illuminata azione sociale – che ha comunque per scopo il miglioramento, l’elevazione e il progresso di ogni uomo e di conseguenza dell’umanità tutta. Le tradizioni ermetiche orientali trovarono in Occidente anche altri canali per esprimersi e manifestarsi durante il Medio Evo e all’inizio della Era moderna nelle varie Fratellanze ed Ordini mistici e segreti - anche se apparentemente con diversificate finalità esteriori – che sorsero un po’ ovunque, e tutte ricollegatesi intimamente con la Tradizione Iniziatica Una, in quanto tra loro legate da un identico orientamento di base ed un unico fine ideale. Tra questi movimenti, i due più conosciuti e che più hanno influenzato la Massoneria – oltre gli Alchimisti di cui si è fin qui parlato – sono senza alcun dubbio l’Ordine del Tempio, che ebbe il suo apogeo nel secolo XIII°, e la Fraternità Rosacroce, la quale influenzò tutte le varie correnti iniziatiche, in modo particolare nel secolo XVII°. L’Ordine del Tempio nacque dalle Crociate e dal contatto che si stabilì, durante il loro svolgersi, tra i cavalieri venuti dall’Occidente e le comunità mistiche orientali, depositarie delle tradizioni esoteriche di quelle popolazioni. Come Ordine fu fondato nel 1118 da due cavalieri francesi, Ugo de Payns e Goffredo di St. Omero con lo scopo precipuo di attendere alla protezione dei pellegrini in Terrasanta contro gli eventuali attacchi degli infedeli. Ad essi ben presto si aggiunsero altri cavalieri, come loro votati a Dio e preoccupati del bene della Chiesa. Inizialmente essi erano solo nove e, avendo deciso di vivere in comune, presero il nome di “Poveri Cavalieri del Cristo” adottando le regole di Sant’Agostino, ossia le norme dei regolari canonici. Essi pronunciavano i tre voti ordinari nelle mani del Patriarca di Gerusalemme e con un quarto si impegnavano a difendere i pellegrini nelle persone e nei beni, il che li distinguerà da al-lora dagli Ospitalieri, votati esclusivamente all’assistenza dei poveri e dei malati. Dal 1128, a reclutamento effettuato in brevissimo tempo, il loro numero era cresciuto a dismisura, sicché il Re e il Patriarca di Gerusalemme – presi da ammirazione per questi nobili uomini (cavalieri) che avevano abbandonato ogni cosa per il Cristo – fecero a gara ad offrire loro proprietà e benefici. E poiché essi non avevano chiesa o dimora che loro appartenessero, il Re li alloggiò nel suo palazzo vicino al Tempio di Salomone, per cui essi cambiarono la propria denominazione in quella di “Cavalieri del Tempio”. Ugo de Payns, il loro Gran Maestro, era stato discepolo di San Bernardo, col quale era rimasto in contatto epistolare, e fu lui appunto a rivolgere pressanti istanze al Pontefice, che decise di riunire il famoso Concilio di Troyes, che rese ufficiale la loro posizione. Così l’Ordine dei Poveri Cavalieri del Cristo divenne il ricco e temuto “Ordine del Tempio”. Nel 1148 il Papa, unitamente ai tanti privilegi ed onori loro accordati già, assegnò loro come segno distintivo un mantello bianco con sopra cucita, all’altezza del cuore, una croce vermiglia. Intanto l’Ordine religioso-cavalleresco del Tempio, essendosi ormai ingrandito ed arricchito in seguito alle tante donazioni e lasciti, era giunto a possedere tutta una serie di fortezze in Palestina; e, grazie alla loro forza politica e militare, i Templari finirono per diventare i banchieri dei pellegrini. Anzi una banca privilegiata, molto più indipendente degli stessi poteri temporali, in quanto facevano capo unicamente al Pontefice. Era avvenuto così che, spentasi a poco a poco l’originaria ispirazione religiosa, l’Ordine finì per trasformarsi addirittura in una potenza economico-politica attivamente inserita nelle lotte feudali e talvolta con i Sovrani.
Quando i cristiani dovettero abbandonare la Terrasanta, i Templari ripiegarono su Cipro; delle loro numerose sedi, o “Templi”, in Occidente particolarmente imponente divenne alla fine del XIII° secolo il Tempio di Parigi, cui lo stesso Re di Francia faceva costantemente ricorso per prestiti di denaro. Fu appunto il Re di Francia, Filippo il Bello, che nel 1307 – nell’intento di impadronirsi delle ricchezze dell’Ordine – decise di distruggerlo per cui indusse l’allora Papa Clemente V° a iniziare un’inchiesta sui suoi membri, accusandoli di crimini infamanti; e poi, senza attendere la decisione del Pontefice, fece arrestare di sorpresa 138 templari il 13 ottobre di quell’anno. Con il concorso dell’Inquisizione questi furono interrogati e costretti, sotto tortura, a confessare di praticare il culto di un idolo denominato Baphomet, di sputare sul Crocefisso nei riti di ammissione all’Ordine, di avere l’obbligo di praticare la sodomia, ecc. Papa Clemente, dopo aver protestato per l’irregolarità del processo, finì per cedere alle pressioni del Re e il 3 aprile 1312, con la Bolla “Vox in excelso”, soppresse l’Ordine e nel novembre dello stesso anno affidò il nuovo processo ad un Tribunale presieduto da tre Cardinali, il quale condannò i Templari alla prigione perpetua. Ma, poiché il Gran Maestro di allora dell’Ordine (Giacomo de Moley) e cavalieri protestavano, ritrattando le confessioni rese in precedenza, furono tutti condannati al rogo nel maggio 1314, ma non per i crimini non provati bensì come “relapsi”. I beni dei Templari furono devoluti agli Ospitalieri, ma Filippo il Bello si impadronì dei beni mobiliari, cedendo agli Ospitalieri gli immobili solo dopo averne ricavato il massimo guadagno. Davanti alla Cattedrale di Notre Dame de Paris fu quindi portato a termine l’infame patto tra potere temporale e potere spirituale con l’atroce e barbaro rogo dei Templari. Anche il movimento filosofico, conosciuto col nome di “Fraternitas Rosae Crucis”, ebbe origine dal contatto dell’Occidente con l’Oriente e con le tradizioni esoteriche che laggiù avevano potuto conservarsi più liberamente e quindi più fedelmente. Il nome di “Rosacroce” fu dato per la prima volta ai discepoli di un saggio Adepto chiamato Cristian Rosenkreuz che visse in Germania nella seconda metà del quattordicesimo secolo e che avendo viaggiato già molto giovane a lungo attraverso la Turchia, l’Arabia e l’Egitto aveva ricevuto la rivelazione di molto importanti segreti e conoscenze, che portò con sé in Germania ove fondò la Fraternità destinata a riformare l’Europa. La storia dell’Ordine dei R+C è narrata in quel misterioso libello “Fama Fraternitatis” diffuso prima (1614/15) nei paesi tedeschi e poi tradotto in tutti gli idiomi del mondo. Dopo la sua morte, il mistico fondatore dell’Ordine fu sepolto segretamente in una tomba preparata espressamente per lui, tanto che avrebbe dovuta rimanere sconosciuta agli stessi membri della Fraternità, finché fu casualmente scoperta; e sul frontone del sepolcro si poté allora leggere quest’iscrizione: “POST CXX ANNOS PATEBO”. Questa storia, assieme ai segreti e alle meraviglie che si trovarono nella tomba, è evidentemente simbolica, propria della tradizione iniziatica, impersonata qui appunto da Cristian Rosenkreuz, il quale venne dall’Oriente all’Occidente; e si è conservata gelosamente nella sua tomba “ermetica”, ove sempre la cercano e la trovano i veri suoi seguaci (emuli), ovverosia i fedeli ricercatori della “Verità”. Con riferimento all’influsso che questi due movimenti hanno avuto sulla costituzione della Liberia Massoneria, è inconfutabile che non solo molte tradizioni templari e rosacruciane vi trovano il loro evidente punto d’incontro, tanto da designare alcuni gradi dell’iniziazione massonica, ma che il nostro sodalizio divenne all’origine sua il fedele interprete e l’erede legittimo delle loro finalità ideali.
E come la Grande Opera costituisce l’obiettivo delle varie tendenze (ermetiche – templari – rosacroce e degli autentici “Filosofi” che in ogni tempo e sotto ogni cielo hanno fraternizzato con i Massoni) così dalla loro Comunione spirituale è nata la Massoneria Moderna. E’ del resto noto nell’ambito iniziatico come, fino ad alcuni decenni fa, la Società Rosicruciana in Anglia fosse riconosciuta come Ordine Massonico, che aveva adottato la qualifica di “Membro esterno” della Libera Massoneria mondiale; e come la “Chabrath Zereh Aur Bokher (o Ordine della Golden Down)” fosse uno schema completo di Iniziazione nella Cabala e nella Magia Superiore di tipo occidentale, o ermetico, la quale può essere considerata una discendenza diretta della Fraternità dei Rosacroce nel Medio Evo, che a sua volta discendeva dai misteriosi Egizi. Possiamo dunque considerare queste Fratellanze e movimenti come una specie di anima multiforme dello Spirito Uno della Tradizione Universale, che si è trasmessa senza alcuna interruzione sino a noi, dagli Antichi Misteri. Così, per quel che si riferisce al suo “spirito iniziatico”, come pure alla “tradizione” che ne è l’anima (e di cui è l’erede e la continuatrice), l’origine della nostra Istituzione non potrebbe essere più gloriosa, essendo noi Massoni gli eredi degli antichi Re-Sacerdoti (che hanno il loro simbolo più appropriato in Melchisedek e Salomone) e dei Grandi Iniziati di tutti i tempi.
Soter Magister
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Nicola Ferraro
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Etichette: Alchimia, Cabala, Ermetismo, Esoterismo, Filosofia, Massoneria, Pitagora, Simboli
4 dicembre 2010
1 dicembre 2010
- Crescita spirituale in Massoneria.
Crescita personale, sviluppo e rapporti con l’ambiente
Molti sono gli autori che hanno affrontato il tema dell’evoluzione dell’essere umano. Per lo più appartenenti al dominio della Psicologia e della Biologia – tentando di mettere un po’ di ordine tra le varie correnti - i pensatori che hanno voluto vedere nella cognizione l’aspetto principe dell’evoluzione, possono distribuirsi in tre categorie ben distinte che corrispondono ad altrettante prospettive scientifiche.
• Una prima prospettiva fa dipendere l’evoluzione dell’essere umano dalla pressione costantemente esercitata su di lui dall’ambiente circostante. Considerando che, alla sua nascita, l’essere umano è una “tabula rasa”, tale prospettiva pone l’accento su meccanismi di apprendimento e di condizionamento i quali, in virtù del costante esercizio e della ripetitività, spiegherebbero il suo progresso, la sua crescita e la sua evoluzione individuale.
• All’opposto, una seconda prospettiva, considera che l’essere umano nasce già completamente equipaggiato, grazie alle trasmissioni dell’eredità e, più in generale, alle leggi della genetica fin qui conosciute. L’ambiente circostante, in tal senso, fungerebbe da elemento stimolatore capace di fare emergere o attivare condotte che in qualche modo sono già scritte nella logica dell’eredità, comprendendo altrettanto il progresso già preventivato al loro interno.
Una terza prospettiva, invece, mira a coniugare le due precedenti, facendo appello ad una costante interazione tra eredità ed ambiente sfociante in una serie di modificazioni dell’uno e dell’altro che sarebbero, per quella via, fonti della crescita e del progresso dell’individuo.
Osserviamo che, malgrado le fondamentali differenze di prospettive, i sostenitori delle teorie dell’adattamento e dell’evoluzione tengono in considerazione i possibili rapporti di interscambio tra Individuo e Ambiente. Vorremmo anzitutto chiarire quali siano i motivi che ci spingono ad affrontare un tale argomento in chiave massonica. A ben guardare, l’idea stessa di relazioni tra individuo e ambiente potrebbe risultare quantomeno ‘stridente’ se applicata ad un Ordine Iniziatico che, da secoli, si fonda sulla riservatezza e che, vivificando attraverso il Rito una Tradizione millenaria, è riuscito a sopravvivere in modo quasi intatto a modificazioni Sociali e Culturali paradigmatiche e, addirittura, a tentativi di eliminarlo (vedi, ad esempio, le ordinanze fasciste del “ventennio”). Il tema dei rapporti tra Individuo e Ambiente o, meglio, tra Massoneria e contesto sociale non è quindi così scontato come potrebbe sembrare.
Indagine e introspezione
Che cosa c’entra tutto questo con la Massoneria? Una prima risposta potrebbe prendere avvio dalla suggestione seguente. Poniamoci nella prospettiva della teoria dell’evoluzione dell’individuo e allarghiamola però alla sfera dell’appartenenza all’Ordine Massonico: dobbiamo porci – oggi più che mai – una serie di domande circa le possibili inter-relazioni tra, da una parte, la nostra storia individuale, il nostro percorso massonico individuale, il percorso massonico della nostra Loggia e della nostra collettività massonica e, dall’altra, una società che non sta certo dando prova di saper mantenere inalterati ed intatti quei valori nei quali, al contrario, vogliamo continuare a credere. Se li lasciassimo decadere, verrebbe parallelamente a mancare tutta l’impalcatura storico-filosofica che ha reso grande il nostro Ordine nel corso della storia. Quali sono, quindi, le possibili vie da percorrere affinché la Massoneria possa continuare a svolgere quel ruolo di Centro Iniziatico che, pur permanendo nella sua storica prerogativa di riservatezza, possa dare il suo contributo alla costruzione di un mondo migliore e più giusto? Una seconda suggestione che ci preme sottolineare è la seguente: se la Massoneria corrisponde veramente ad un percorso di perfezionamento di se stessi, se Noi Massoni facciamo veramente fede all’acronimo V.I.T.R.I.O.L., coniato da Paracelso, e se, a partire dalla nostra Iniziazione, siamo veramente messi nella condizione esistenziale di procedere costantemente alla conoscenza del nostro Sé ed all’analisi della nostra vita interiore, allora dovremmo anche ammettere che il nostro impegno massonico è profondamente vicino al lavoro di introspezione generalmente richiesto dalle teorie e dalle pratiche psicologiche più accreditate. È infatti nostra convinzione che non vi sia nulla di più vicino alla Massoneria se non il metodo di indagine di questi modelli di pensiero; metodi che richiedono impegno, fatica, sofferenza e dolore e che, nel contempo, non offrono – ahimè! - risultati immediati, monetizzabili o quantificabili, e quindi certamente molto ‘costosi’ dal punto di vista dello sforzo profuso e delle energie investite. Sappiamo però tutti molto bene quale sia il senso della Promessa Iniziatica fatta a suo tempo ed i contenuti che l’accompagnano! Un’ulteriore annotazione riguarda non tanto l’incremento di uomini che Bussano alla porta del Tempio, quanto piuttosto Fratelli che dimissionano dall’Ordine o – in qualche caso – ne sono stati addirittura allontanati. Tale osservazione, lungi dal voler operare un esame retrospettivo, non può che far sollevare alcuni quesiti di fondo circa un’eventuale mancanza di capacità (o competenza acquisita) – da parte delle Logge – nel saper gestire le crisi dei loro Fratelli o nel non aver saputo ascoltare e comprendere le perplessità espresse da taluni fra loro, probabilmente più devoti alla Massoneria di quanto non potessimo immaginare. Considerando, inoltre, che nella nostra società moderna termini come “crescita”, “progresso”, “implementazione delle conoscenze” (ed altri analoghi orrori linguistici) sono sulla bocca di tutti, dovremmo davvero chiederci come sia possibile che l’Ordine Massonico, pur permanendo immerso nei valori di un’Etica e di una Morale antica, mirando all’introspezione e ad una filosofia dell’Essere e dell’Amore, possa ancora credere di operare per il Progresso e per il bene dell’Umanità all’interno di una modernità che continua a produrre disuguaglianze, dislivelli tra ricchezza e povertà, nonché violenze di ogni genere. Di conseguenza dobbiamo chiarire da subito quale sia il significato attribuito dalla Massoneria all’idea della crescita e dello sviluppo personale e, soprattutto, in che cosa questi si distinguano dalla loro applicazione nel mondo profano.
Intelligenza e affettività
Vorremmo a questo punto proporre al lettore la succinta esposizione di un modello, fra i tanti proposti nell’ambito delle teorie evolutive, apparso in Francia verso la prima metà del secolo scorso ad opera del grande pensatore francese Henri Wallon (Parigi 1879-1962, medico, psicologo, filosofo e politico). Da qui è nostra intenzione mettere in rilievo alcuni spunti di riflessione che essa offre alla Massoneria, soprattutto per quanto riguarda la crescita personale, il rapporto con l’ambiente e, più in generale, con il difficile contesto sociale attuale. Wallon propone una teoria dello sviluppo della personalità che si basa sulla successione di stadi consecutivi. Nulla di nuovo, considerando che molti altri autori dell’epoca e anche successivamente fanno appello all’analogo concetto di stadialità. Ciò che rende però maggiormente interessante e singolare il pensiero di Wallon è il suo tentativo di coniugare questa successione di stadi, integrando al loro interno due fra i più importanti poli della vita: l’intelligenza e l’affettività, argomenti trattati molto spesso in modo separato da molti autorevoli studiosi. Secondo Wallon, all’interno di una successione di stadi, l’alternanza dialettica e la discontinuità tra ‘predominio dell’affettività sull’intelligenza’ e, rispettivamente, ‘predominio dell’intelligenza sull’affettività’ favorisce l’elaborazione e la costruzione della personalità. All’interno di questo sistema (evidentemente ispirato al modello Hegeliano tesi-antitesi), Wallon concepisce l’evoluzione della personalità come vettore discontinuo e non lineare. Il relativo concetto di crisi, sembra trovare spiegazione in un momento di disequilibrio che si situa al passaggio da uno stadio a quello successivo (sottolineandone così il profondo valore energetico), ma che può anche rivelarsi come un fattore ostacolante dell’evoluzione, se non addirittura determinare l’eventuale regressione. L’alternarsi ritmico di affettività ed intelligenza diventa così un movimento che indica come nell’essere umano, nel corso del suo divenire, la condizione che permette l’apparire il pensiero é che questo sia preceduto da uno sguardo silenzioso verso il centro di se stessi. In tal senso, ci corre alla mente il valore profondo del silenzio dell’Apprendista; un silenzio volto a far vivere al neofita e con tutti i suoi sensi tutto quanto accade all’interno del Tempio, fonte inesauribile di emozioni che vanno percepite, vissute, gustate, assaporate. Non è forse questo silenzio, anche per l’Apprendista, l’elemento che precede le prime riflessioni ed il conseguente tracciamento delle prime tavole? Oppure, ponendoci nella prospettiva del percorso massonico nei primi tre gradi simbolici, questo movimento interno-esterno-interno non è forse traducibile nel passaggio che va dal silenzio esteriore dell’apprendista, all’operatività del compagno, per giungere al silenzio interiore del Maestro?
Superamento delle crisi
Nel corso della mia lunga carriera di insegnante, a vari livelli, ho spesso assistito ad eccessive penalizzazioni nei confronti di studenti i quali mostravano di non possedere i requisiti necessari ai sensi dei criteri di valutazione fissati di volta in volta dagli insegnanti, ovvero dai trasmettitori di sapere. Ad un esame più attento, anche dopo soli pochi giorni che i famigerati esperimenti erano stati siglati dall’insufficienza, gli stessi studenti mostravano però di padroneggiare molto più di altri loro compagni i contenuti dell’apprendimento precedentemente richiesti. Segno evidente, questo, che tali studenti stavano attraversando un momento di crisi e si trovavano in una fase di elaborazione del sapere, rivelando quindi una serie di errori più o meno gravi dovuti non tanto alla mancanza di studio, ma al semplice fatto che stavano apprendendo. Il termine stesso di errore (proveniente dal verbo latino errare) mette in risalto il fatto che, nel momento stesso dell’elaborazione del sapere e – segnatamente - nelle fasi di passaggio evolutivo, il soggetto che apprende si trova in uno stato di disequilibrio causato dall’alternarsi del vecchio e del nuovo contenuto. Questo errare non corrisponde affatto al momento della fissazione dell’errore, bensì ad un incuriosito girovagare del soggetto che apprende all’interno della struttura stessa del sapere, nel tentativo di appropriarsene. Un analogo stato di crisi, d’altro canto, lo si ritrova anche nei momenti in cui il soggetto è posto nella condizione di dover decidere una via piuttosto che un’altra. In tal senso il verbo de-cidere - non molto distante dal suo parente prossimo re-cidere – mette in evidenza l’atto stesso del separarsi da qualche cosa, dall’eliminare parti di una struttura precedente, con la conseguente sofferenza che ne deriva. Sappiamo bene, infatti, che la decisione umana implica un lavorio interiore ed una serie di errori sistematici, talvolta persino creativi, che destabilizzano sia il soggetto stesso sia il suo entourage relazionale, soprattutto a causa di repentine soluzioni che appaiono sorprendenti e sbalorditive. Così come dovrebbe accadere all’interno di ogni sistema formativo e di istruzione o in taluni ambiti dove è spesso necessario decidere, anche in Massoneria, a maggior ragione, è imprescindibile tenere in considerazione le possibili crisi silenziose dei Fratelli affinché, con l’amore, la relazione di profondo ascolto partecipe, di comprensione e di aiuto reciproco esse possano risolversi in modo positivo, garantendo così la crescita personale e la continuazione del loro percorso iniziatico. Per il buon funzionamento di una Loggia Massonica é quindi fondamentale mantenere costante tale stato di vigilanza, soprattutto da parte dei Padrini, ma anche da parte di tutti i Fratelli che la compongono. Solo così sarà possibile gestire le crisi dei Fratelli ed evitare uscite o dimissioni inattese assicurando, per quella via, la continuazione della Tradizione.
Alberto Giuffrida
Molti sono gli autori che hanno affrontato il tema dell’evoluzione dell’essere umano. Per lo più appartenenti al dominio della Psicologia e della Biologia – tentando di mettere un po’ di ordine tra le varie correnti - i pensatori che hanno voluto vedere nella cognizione l’aspetto principe dell’evoluzione, possono distribuirsi in tre categorie ben distinte che corrispondono ad altrettante prospettive scientifiche.
• Una prima prospettiva fa dipendere l’evoluzione dell’essere umano dalla pressione costantemente esercitata su di lui dall’ambiente circostante. Considerando che, alla sua nascita, l’essere umano è una “tabula rasa”, tale prospettiva pone l’accento su meccanismi di apprendimento e di condizionamento i quali, in virtù del costante esercizio e della ripetitività, spiegherebbero il suo progresso, la sua crescita e la sua evoluzione individuale.
• All’opposto, una seconda prospettiva, considera che l’essere umano nasce già completamente equipaggiato, grazie alle trasmissioni dell’eredità e, più in generale, alle leggi della genetica fin qui conosciute. L’ambiente circostante, in tal senso, fungerebbe da elemento stimolatore capace di fare emergere o attivare condotte che in qualche modo sono già scritte nella logica dell’eredità, comprendendo altrettanto il progresso già preventivato al loro interno.
Una terza prospettiva, invece, mira a coniugare le due precedenti, facendo appello ad una costante interazione tra eredità ed ambiente sfociante in una serie di modificazioni dell’uno e dell’altro che sarebbero, per quella via, fonti della crescita e del progresso dell’individuo.
Osserviamo che, malgrado le fondamentali differenze di prospettive, i sostenitori delle teorie dell’adattamento e dell’evoluzione tengono in considerazione i possibili rapporti di interscambio tra Individuo e Ambiente. Vorremmo anzitutto chiarire quali siano i motivi che ci spingono ad affrontare un tale argomento in chiave massonica. A ben guardare, l’idea stessa di relazioni tra individuo e ambiente potrebbe risultare quantomeno ‘stridente’ se applicata ad un Ordine Iniziatico che, da secoli, si fonda sulla riservatezza e che, vivificando attraverso il Rito una Tradizione millenaria, è riuscito a sopravvivere in modo quasi intatto a modificazioni Sociali e Culturali paradigmatiche e, addirittura, a tentativi di eliminarlo (vedi, ad esempio, le ordinanze fasciste del “ventennio”). Il tema dei rapporti tra Individuo e Ambiente o, meglio, tra Massoneria e contesto sociale non è quindi così scontato come potrebbe sembrare.
Indagine e introspezione
Che cosa c’entra tutto questo con la Massoneria? Una prima risposta potrebbe prendere avvio dalla suggestione seguente. Poniamoci nella prospettiva della teoria dell’evoluzione dell’individuo e allarghiamola però alla sfera dell’appartenenza all’Ordine Massonico: dobbiamo porci – oggi più che mai – una serie di domande circa le possibili inter-relazioni tra, da una parte, la nostra storia individuale, il nostro percorso massonico individuale, il percorso massonico della nostra Loggia e della nostra collettività massonica e, dall’altra, una società che non sta certo dando prova di saper mantenere inalterati ed intatti quei valori nei quali, al contrario, vogliamo continuare a credere. Se li lasciassimo decadere, verrebbe parallelamente a mancare tutta l’impalcatura storico-filosofica che ha reso grande il nostro Ordine nel corso della storia. Quali sono, quindi, le possibili vie da percorrere affinché la Massoneria possa continuare a svolgere quel ruolo di Centro Iniziatico che, pur permanendo nella sua storica prerogativa di riservatezza, possa dare il suo contributo alla costruzione di un mondo migliore e più giusto? Una seconda suggestione che ci preme sottolineare è la seguente: se la Massoneria corrisponde veramente ad un percorso di perfezionamento di se stessi, se Noi Massoni facciamo veramente fede all’acronimo V.I.T.R.I.O.L., coniato da Paracelso, e se, a partire dalla nostra Iniziazione, siamo veramente messi nella condizione esistenziale di procedere costantemente alla conoscenza del nostro Sé ed all’analisi della nostra vita interiore, allora dovremmo anche ammettere che il nostro impegno massonico è profondamente vicino al lavoro di introspezione generalmente richiesto dalle teorie e dalle pratiche psicologiche più accreditate. È infatti nostra convinzione che non vi sia nulla di più vicino alla Massoneria se non il metodo di indagine di questi modelli di pensiero; metodi che richiedono impegno, fatica, sofferenza e dolore e che, nel contempo, non offrono – ahimè! - risultati immediati, monetizzabili o quantificabili, e quindi certamente molto ‘costosi’ dal punto di vista dello sforzo profuso e delle energie investite. Sappiamo però tutti molto bene quale sia il senso della Promessa Iniziatica fatta a suo tempo ed i contenuti che l’accompagnano! Un’ulteriore annotazione riguarda non tanto l’incremento di uomini che Bussano alla porta del Tempio, quanto piuttosto Fratelli che dimissionano dall’Ordine o – in qualche caso – ne sono stati addirittura allontanati. Tale osservazione, lungi dal voler operare un esame retrospettivo, non può che far sollevare alcuni quesiti di fondo circa un’eventuale mancanza di capacità (o competenza acquisita) – da parte delle Logge – nel saper gestire le crisi dei loro Fratelli o nel non aver saputo ascoltare e comprendere le perplessità espresse da taluni fra loro, probabilmente più devoti alla Massoneria di quanto non potessimo immaginare. Considerando, inoltre, che nella nostra società moderna termini come “crescita”, “progresso”, “implementazione delle conoscenze” (ed altri analoghi orrori linguistici) sono sulla bocca di tutti, dovremmo davvero chiederci come sia possibile che l’Ordine Massonico, pur permanendo immerso nei valori di un’Etica e di una Morale antica, mirando all’introspezione e ad una filosofia dell’Essere e dell’Amore, possa ancora credere di operare per il Progresso e per il bene dell’Umanità all’interno di una modernità che continua a produrre disuguaglianze, dislivelli tra ricchezza e povertà, nonché violenze di ogni genere. Di conseguenza dobbiamo chiarire da subito quale sia il significato attribuito dalla Massoneria all’idea della crescita e dello sviluppo personale e, soprattutto, in che cosa questi si distinguano dalla loro applicazione nel mondo profano.
Intelligenza e affettività
Vorremmo a questo punto proporre al lettore la succinta esposizione di un modello, fra i tanti proposti nell’ambito delle teorie evolutive, apparso in Francia verso la prima metà del secolo scorso ad opera del grande pensatore francese Henri Wallon (Parigi 1879-1962, medico, psicologo, filosofo e politico). Da qui è nostra intenzione mettere in rilievo alcuni spunti di riflessione che essa offre alla Massoneria, soprattutto per quanto riguarda la crescita personale, il rapporto con l’ambiente e, più in generale, con il difficile contesto sociale attuale. Wallon propone una teoria dello sviluppo della personalità che si basa sulla successione di stadi consecutivi. Nulla di nuovo, considerando che molti altri autori dell’epoca e anche successivamente fanno appello all’analogo concetto di stadialità. Ciò che rende però maggiormente interessante e singolare il pensiero di Wallon è il suo tentativo di coniugare questa successione di stadi, integrando al loro interno due fra i più importanti poli della vita: l’intelligenza e l’affettività, argomenti trattati molto spesso in modo separato da molti autorevoli studiosi. Secondo Wallon, all’interno di una successione di stadi, l’alternanza dialettica e la discontinuità tra ‘predominio dell’affettività sull’intelligenza’ e, rispettivamente, ‘predominio dell’intelligenza sull’affettività’ favorisce l’elaborazione e la costruzione della personalità. All’interno di questo sistema (evidentemente ispirato al modello Hegeliano tesi-antitesi), Wallon concepisce l’evoluzione della personalità come vettore discontinuo e non lineare. Il relativo concetto di crisi, sembra trovare spiegazione in un momento di disequilibrio che si situa al passaggio da uno stadio a quello successivo (sottolineandone così il profondo valore energetico), ma che può anche rivelarsi come un fattore ostacolante dell’evoluzione, se non addirittura determinare l’eventuale regressione. L’alternarsi ritmico di affettività ed intelligenza diventa così un movimento che indica come nell’essere umano, nel corso del suo divenire, la condizione che permette l’apparire il pensiero é che questo sia preceduto da uno sguardo silenzioso verso il centro di se stessi. In tal senso, ci corre alla mente il valore profondo del silenzio dell’Apprendista; un silenzio volto a far vivere al neofita e con tutti i suoi sensi tutto quanto accade all’interno del Tempio, fonte inesauribile di emozioni che vanno percepite, vissute, gustate, assaporate. Non è forse questo silenzio, anche per l’Apprendista, l’elemento che precede le prime riflessioni ed il conseguente tracciamento delle prime tavole? Oppure, ponendoci nella prospettiva del percorso massonico nei primi tre gradi simbolici, questo movimento interno-esterno-interno non è forse traducibile nel passaggio che va dal silenzio esteriore dell’apprendista, all’operatività del compagno, per giungere al silenzio interiore del Maestro?
Superamento delle crisi
Nel corso della mia lunga carriera di insegnante, a vari livelli, ho spesso assistito ad eccessive penalizzazioni nei confronti di studenti i quali mostravano di non possedere i requisiti necessari ai sensi dei criteri di valutazione fissati di volta in volta dagli insegnanti, ovvero dai trasmettitori di sapere. Ad un esame più attento, anche dopo soli pochi giorni che i famigerati esperimenti erano stati siglati dall’insufficienza, gli stessi studenti mostravano però di padroneggiare molto più di altri loro compagni i contenuti dell’apprendimento precedentemente richiesti. Segno evidente, questo, che tali studenti stavano attraversando un momento di crisi e si trovavano in una fase di elaborazione del sapere, rivelando quindi una serie di errori più o meno gravi dovuti non tanto alla mancanza di studio, ma al semplice fatto che stavano apprendendo. Il termine stesso di errore (proveniente dal verbo latino errare) mette in risalto il fatto che, nel momento stesso dell’elaborazione del sapere e – segnatamente - nelle fasi di passaggio evolutivo, il soggetto che apprende si trova in uno stato di disequilibrio causato dall’alternarsi del vecchio e del nuovo contenuto. Questo errare non corrisponde affatto al momento della fissazione dell’errore, bensì ad un incuriosito girovagare del soggetto che apprende all’interno della struttura stessa del sapere, nel tentativo di appropriarsene. Un analogo stato di crisi, d’altro canto, lo si ritrova anche nei momenti in cui il soggetto è posto nella condizione di dover decidere una via piuttosto che un’altra. In tal senso il verbo de-cidere - non molto distante dal suo parente prossimo re-cidere – mette in evidenza l’atto stesso del separarsi da qualche cosa, dall’eliminare parti di una struttura precedente, con la conseguente sofferenza che ne deriva. Sappiamo bene, infatti, che la decisione umana implica un lavorio interiore ed una serie di errori sistematici, talvolta persino creativi, che destabilizzano sia il soggetto stesso sia il suo entourage relazionale, soprattutto a causa di repentine soluzioni che appaiono sorprendenti e sbalorditive. Così come dovrebbe accadere all’interno di ogni sistema formativo e di istruzione o in taluni ambiti dove è spesso necessario decidere, anche in Massoneria, a maggior ragione, è imprescindibile tenere in considerazione le possibili crisi silenziose dei Fratelli affinché, con l’amore, la relazione di profondo ascolto partecipe, di comprensione e di aiuto reciproco esse possano risolversi in modo positivo, garantendo così la crescita personale e la continuazione del loro percorso iniziatico. Per il buon funzionamento di una Loggia Massonica é quindi fondamentale mantenere costante tale stato di vigilanza, soprattutto da parte dei Padrini, ma anche da parte di tutti i Fratelli che la compongono. Solo così sarà possibile gestire le crisi dei Fratelli ed evitare uscite o dimissioni inattese assicurando, per quella via, la continuazione della Tradizione.
Alberto Giuffrida
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Nicola Ferraro
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Etichette: Esoterismo, Filosofia, Massoneria
26 novembre 2010
- I sette capitoli di Ermete
Ecco quello che dice Ermete:
Durante il lungo tempo ch’io ho vissuto, non ho cessato di fare esperienze, ed ho sempre lavorato senza risparmiarmi. Non ho ricevuto quest’Arte o questa Scienza che dalla sola ispirazione di Dio. Egli si è degnato rivelarla al suo Servo. Egli ha dato a coloro che sanno bene usare della loro ragione il mezzo di conoscere la verità; ma non è stato mai causa che qualcuno abbia seguito l’errore né la menzogna. Quanto a me, se non temessi il giorno del giudizio, e di essere dannato per aver nascosta questa Scienza, non ne avrei parlato affatto, e non scriverei punto per insegnarla a coloro che verranno dopo di me. Ma ho voluto rendere ai Fedeli quanto loro dovevo, insegnando loro ciò che l’Autore della fedeltà s’è degnato rivelarmi. Ascoltate dunque, Figli dei saggi Filosofi nostri Predecessori, non corporalmente né inconsideratamente la Scienza dei quattro Elementi sui quali si può operare e che possono essere alterati e cangiati nelle loro Forme; e che sono nascosti con la loro azione. Poiché la loro azione è nascosta nel nostro Elisir; perché questo non saprebbe agire se non sia composto dall’unione esattissima di questi stessi Elementi; e non è punto perfetto se non è passato per tutti i Colori, di cui ciascuno nota la dominazione di un Elemento particolare.
Sappiate, Figli dei Saggi, che v’è una divisione dell’Acqua degli antichi Filosofi, che la ripartisce i altre quattro cose. Una è a due, e tre ad una. Ed al colore di queste cose, cioè all’Umore che coagula, appartiene la terza parte, e gli altri due terzi sono per l’Acqua. Ecco i pesi dei Filosofi. Prendete dell’Umore un’oncia e mezzo, e del Rosso meridionale o dell’Anima del Sole la quarta parte, che corrisponde ad una mezza oncia, e la metà d’Orpimento, che sono otto, cioè tre once. E sappiate che la Vigna dei Saggi si tira in tre, e che il suo vino è perfetto alla fine di trenta. Concepite come se ne fa l’operazione. La cottura lo diminuisce in quantità e la Tintura l’aumenta in qualità; poiché la Luna incomincia a decrescere dopo il suo quindicesimo giorno, e cresce al terzo. E’ dunque là il cominciamento e la fine. Eccovi in tal modo dichiarato ciò che vi era stato celato. Poiché l’opera è con voi e presso di voi; di tal che trovandola in voi stessi, dov'essa è continuamente, l’avete anche sempre in qualunque luogo voi siate, sia in Terra od in Mare. Custodite dunque l’Argento vivo che si fa nei Luoghi o Gabinetti interiori, cioè nei Principii dei Metalli che di esso son composti, e nei quali esso è coagulato. Poiché è là quest’argento vivo che si dice esser della Terra che resta. Chi dunque non intende le mie parole, ne chieda intelligenza a Dio, che non giustifica le Opere di nessun Malvagio, e non rifiuta a nessun Uomo dabbene la ricompensa dovutagli. Imperocché io ho scoperto tutto quanto era stato nascosto di questa Scienza; ho reso chiaro un grandissimo Segreto ; e ho ancora detta tutta la Scienza a coloro che sapranno intenderla. Voi, dunque, Inquisitori della Scienza, e Voi, Figli della saggezza, sappiate che l’avvoltoio ch’è sulla Montagna, grida ad alta voce: "Io sono il bianco del nero, ed il rosso del bianco, e l’arancione del rosso". Certamente io dico la verità. Sappiate ancora che il Corvo che vola senz’ali nel nero della notte e nel chiaro del giorno, è la testa ed il cominciamento dell’Arte. Il Colorito si prende dall’amarezza ch’è nella sua gola, e la tintura è tratta dal suo corpo e si tira fuori un’Acqua vera ed affatto pura dal suo dorso. Comprendete dunque quanto io dico, e ricevete per lo stesso mezzo il Dono di Dio ch’io vi comunico: ma nascondetelo a tutti gl’Imprudenti. E’ una pietra che devesi onorare, ch’è nascosta nelle Caverne o nel profondo dei Metalli. Il suo colore la rende abbagliante; è un’Anima od uno Spirito sublime, ed un Mare aperto. Ecco ve l’ho dichiarato: ringraziate Iddio dell’avervi egli insegnata questa Scienza; poiché egli ama chi gli è riconoscente delle sue grazie. Mettete dunque questa pietra, cioè la sua materia, in un fuoco umido e fatevela cuocere. Quel fuoco aumenta il calore dell’umidità, ed uccide la secchezza della incombustione, fino all’apparire della radice: cioè fino a che il Corpo sia disciolto nel suo Mercurio. Dopo ciò fate uscire da questa Materia il rossore e la sua parte leggera, continuando a far ciò finché non ne sia restata che la terza parte. Figliuoli dei Saggi, la ragione per cui si sono chiamati i Filosofi (Invidiosi) non è stata perché essi abbiano avuto mai il disegno di celare qualcosa alle persone dabbene, né a coloro che vivono piamente, né ai legittimi e veri Figli della Scienza, né ai Saggi. Ma perch’essi la nascondono agl’Ignoranti, cioè a chi non ne sa abbastanza per conoscerla, ai Viziosi ed a coloro che vivono senza legge e senza carità; per timore che con questo mezzo i Malvagi non divengano potenti per commettere ogni sorta di delitti, di cui i Filosofi sarebbero responsabili verso Dio. Poiché tutti i Malvagi sono indegni di possedere la saggezza. Sappiate che io chiamo questa Pietra col suo nome. Perché i Filosofi la chiamano la Femmina della Magnesia, o la Gallina, o la Saliva bianca, il Latte delle cose volatili, e la cenere incombustibile, allo scopo di nasconderla agl’Imprudenti, che non hanno né sensi, né legge, né umanità. Ma io l’ho chiamata con un nome notissimo, col dirla Pietra dei Saggi. Conservate dunque in questa Pietra il Mare, il Fuoco ed il Volatile del Cielo, fino al momento della sua Uscita. Ora vi scongiuro tutti, o Figli dei Filosofi, in nome del nostro Benefattore che vi fa una grazia così singolare, di non svelare mai il nome di questa Pietra ad alcun pazzo, ad alcun Ignorante, né ad alcuno che ne sia indegno. Quanto a me posso dire che nessuno m’ha dato mai nulla, senza ch’io gli abbia restituito tutto quello che m’ha dato. Non ho mai mancato al rispetto che gli dovevo, ed ho sempre parlato molto onorevolmente di lui. Figlio mio, questa Pietra è avviluppata di parecchi Colori che la nascondono; ma non ve n’è che uno solo che dà segno della sua nascita e della sua intera perfezione. Apprendete qual è questo Colore e non ne dite mai niente. Con l’aiuto di Dio onnipotente, questa pietra vi libererà e vi garantirà da malattie per gravi ch’esse siano; vi preserverà da ogni tristezza ed afflizione, e da tutto quanto potrebbe nuocere al copro ed allo spirito. Essa vi condurrà ancora dalle Tenebre alla Luce, dal deserto alla magione, dalla necessità all’abbondanza.
P.C.
Durante il lungo tempo ch’io ho vissuto, non ho cessato di fare esperienze, ed ho sempre lavorato senza risparmiarmi. Non ho ricevuto quest’Arte o questa Scienza che dalla sola ispirazione di Dio. Egli si è degnato rivelarla al suo Servo. Egli ha dato a coloro che sanno bene usare della loro ragione il mezzo di conoscere la verità; ma non è stato mai causa che qualcuno abbia seguito l’errore né la menzogna. Quanto a me, se non temessi il giorno del giudizio, e di essere dannato per aver nascosta questa Scienza, non ne avrei parlato affatto, e non scriverei punto per insegnarla a coloro che verranno dopo di me. Ma ho voluto rendere ai Fedeli quanto loro dovevo, insegnando loro ciò che l’Autore della fedeltà s’è degnato rivelarmi. Ascoltate dunque, Figli dei saggi Filosofi nostri Predecessori, non corporalmente né inconsideratamente la Scienza dei quattro Elementi sui quali si può operare e che possono essere alterati e cangiati nelle loro Forme; e che sono nascosti con la loro azione. Poiché la loro azione è nascosta nel nostro Elisir; perché questo non saprebbe agire se non sia composto dall’unione esattissima di questi stessi Elementi; e non è punto perfetto se non è passato per tutti i Colori, di cui ciascuno nota la dominazione di un Elemento particolare.
Sappiate, Figli dei Saggi, che v’è una divisione dell’Acqua degli antichi Filosofi, che la ripartisce i altre quattro cose. Una è a due, e tre ad una. Ed al colore di queste cose, cioè all’Umore che coagula, appartiene la terza parte, e gli altri due terzi sono per l’Acqua. Ecco i pesi dei Filosofi. Prendete dell’Umore un’oncia e mezzo, e del Rosso meridionale o dell’Anima del Sole la quarta parte, che corrisponde ad una mezza oncia, e la metà d’Orpimento, che sono otto, cioè tre once. E sappiate che la Vigna dei Saggi si tira in tre, e che il suo vino è perfetto alla fine di trenta. Concepite come se ne fa l’operazione. La cottura lo diminuisce in quantità e la Tintura l’aumenta in qualità; poiché la Luna incomincia a decrescere dopo il suo quindicesimo giorno, e cresce al terzo. E’ dunque là il cominciamento e la fine. Eccovi in tal modo dichiarato ciò che vi era stato celato. Poiché l’opera è con voi e presso di voi; di tal che trovandola in voi stessi, dov'essa è continuamente, l’avete anche sempre in qualunque luogo voi siate, sia in Terra od in Mare. Custodite dunque l’Argento vivo che si fa nei Luoghi o Gabinetti interiori, cioè nei Principii dei Metalli che di esso son composti, e nei quali esso è coagulato. Poiché è là quest’argento vivo che si dice esser della Terra che resta. Chi dunque non intende le mie parole, ne chieda intelligenza a Dio, che non giustifica le Opere di nessun Malvagio, e non rifiuta a nessun Uomo dabbene la ricompensa dovutagli. Imperocché io ho scoperto tutto quanto era stato nascosto di questa Scienza; ho reso chiaro un grandissimo Segreto ; e ho ancora detta tutta la Scienza a coloro che sapranno intenderla. Voi, dunque, Inquisitori della Scienza, e Voi, Figli della saggezza, sappiate che l’avvoltoio ch’è sulla Montagna, grida ad alta voce: "Io sono il bianco del nero, ed il rosso del bianco, e l’arancione del rosso". Certamente io dico la verità. Sappiate ancora che il Corvo che vola senz’ali nel nero della notte e nel chiaro del giorno, è la testa ed il cominciamento dell’Arte. Il Colorito si prende dall’amarezza ch’è nella sua gola, e la tintura è tratta dal suo corpo e si tira fuori un’Acqua vera ed affatto pura dal suo dorso. Comprendete dunque quanto io dico, e ricevete per lo stesso mezzo il Dono di Dio ch’io vi comunico: ma nascondetelo a tutti gl’Imprudenti. E’ una pietra che devesi onorare, ch’è nascosta nelle Caverne o nel profondo dei Metalli. Il suo colore la rende abbagliante; è un’Anima od uno Spirito sublime, ed un Mare aperto. Ecco ve l’ho dichiarato: ringraziate Iddio dell’avervi egli insegnata questa Scienza; poiché egli ama chi gli è riconoscente delle sue grazie. Mettete dunque questa pietra, cioè la sua materia, in un fuoco umido e fatevela cuocere. Quel fuoco aumenta il calore dell’umidità, ed uccide la secchezza della incombustione, fino all’apparire della radice: cioè fino a che il Corpo sia disciolto nel suo Mercurio. Dopo ciò fate uscire da questa Materia il rossore e la sua parte leggera, continuando a far ciò finché non ne sia restata che la terza parte. Figliuoli dei Saggi, la ragione per cui si sono chiamati i Filosofi (Invidiosi) non è stata perché essi abbiano avuto mai il disegno di celare qualcosa alle persone dabbene, né a coloro che vivono piamente, né ai legittimi e veri Figli della Scienza, né ai Saggi. Ma perch’essi la nascondono agl’Ignoranti, cioè a chi non ne sa abbastanza per conoscerla, ai Viziosi ed a coloro che vivono senza legge e senza carità; per timore che con questo mezzo i Malvagi non divengano potenti per commettere ogni sorta di delitti, di cui i Filosofi sarebbero responsabili verso Dio. Poiché tutti i Malvagi sono indegni di possedere la saggezza. Sappiate che io chiamo questa Pietra col suo nome. Perché i Filosofi la chiamano la Femmina della Magnesia, o la Gallina, o la Saliva bianca, il Latte delle cose volatili, e la cenere incombustibile, allo scopo di nasconderla agl’Imprudenti, che non hanno né sensi, né legge, né umanità. Ma io l’ho chiamata con un nome notissimo, col dirla Pietra dei Saggi. Conservate dunque in questa Pietra il Mare, il Fuoco ed il Volatile del Cielo, fino al momento della sua Uscita. Ora vi scongiuro tutti, o Figli dei Filosofi, in nome del nostro Benefattore che vi fa una grazia così singolare, di non svelare mai il nome di questa Pietra ad alcun pazzo, ad alcun Ignorante, né ad alcuno che ne sia indegno. Quanto a me posso dire che nessuno m’ha dato mai nulla, senza ch’io gli abbia restituito tutto quello che m’ha dato. Non ho mai mancato al rispetto che gli dovevo, ed ho sempre parlato molto onorevolmente di lui. Figlio mio, questa Pietra è avviluppata di parecchi Colori che la nascondono; ma non ve n’è che uno solo che dà segno della sua nascita e della sua intera perfezione. Apprendete qual è questo Colore e non ne dite mai niente. Con l’aiuto di Dio onnipotente, questa pietra vi libererà e vi garantirà da malattie per gravi ch’esse siano; vi preserverà da ogni tristezza ed afflizione, e da tutto quanto potrebbe nuocere al copro ed allo spirito. Essa vi condurrà ancora dalle Tenebre alla Luce, dal deserto alla magione, dalla necessità all’abbondanza.
P.C.
Pubblicato da
Nicola Ferraro
alle
17:20
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Etichette: Alchimia, Ermetismo, Esoterismo, Filosofia., Massoneria
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