5 luglio 2009

- IL MAESTRO VENERABILE OGGI



Ogni Maestro, per il fatto stesso di aver raggiunto il terzo grado, è perfetto ed è in grado di servirsi con competenza e profitto di tutti gli strumenti dell’Arte muratoria per una migliore conoscenza di sé e degli altri.
Maestro Venerabile è colui che la saggezza dei Fratelli membri di una Loggia elegge per un limitato periodo di tempo a presiedere ed indirizzare i lavori dell'Officina. Il consenso, manifestato nelle forme rituali, è materiato della stima e della consapevolezza che l'eletto sia per essere all'altezza del difficile mandato.
Tale consenso è il fondamento dell'autorevolezza che impone rispetto ed obbedienza. Su questo presupposto ineliminabile riposano quei poteri che competono in genere alla guida e, in particolare, quella somma di attribuzioni che fanno del Venerabile il centro motore della Loggia ed il depositario principale della tradizione iniziatica.
Senza dubbio quella del Venerabile è la carica più elevata ed importante in seno alla nostra Istituzione che pone al centro della vita e della organizzazione massonica la Loggia.
L 'esperienza collaudata dai secoli dimostra che la vera formazione muratoria si compie attraverso un lavoro di èquipe tanto meglio se composta da pochi ma buoni elementi, legati tra loro da un 'affinità spirituale che è già presente e trova verifica e sublimazione dopo l'ingresso in Loggia.
Ed ogni lavoro di gruppo richiede la presenza vigile e costante di un coordinatore illuminato i cui suggerimenti vengano da tutti accolti con quel piacere indissolubile che è legato al desiderio di elevarsi.
Ed ecco profilarsi imponente la responsabilità del Maestro Venerabile che è chiamato in ogni istante, con un impegno che la sua coscienza, prima ancora delle nostre Costituzioni,
protrae anche oltre la cessazione della carica, a rappresentare un sicuro punto di riferimento, un tranquillo asilo, una sorgente inesauribile di amore.
Se infatti ogni massone degno di questo nome ha il dovere di affinarsi così da costituire un esempio vivente di alto e forte ingegno, di profondo sentire, di civiche virtù, il Maestro Venerabile, primus inter pares, tale affinamento deve compiere ancor più intensamente così da mantenere ed acquistare ulteriore credibilità e prestigio sia presso i Fratelli che al di fuori della propria Loggia e nel mondo profano.
Si richiedono dunque al Maestro Venerabile grandi doti di umiltà e di tolleranza: il nostro è un lavoro che non conosce limiti di tempo nè di spazio in una continua ansia di ricerca e nella consapevolezza che la verità e la perfezione sono raggiungibili soltanto attraverso una serie di approssimazioni successive ognuna delle quali costituisce un gradino donde l'orizzonte si allarga, rendendoci peraltro edotti e desiderosi di ulteriori traguardi da superare.
Il Venerabile non deve presumere stoltamente di possedere una maggiore illuminazione, un segreto da altri inattingibile: la carica nulla gli conferisce che non sia già in lui maturato e divenuto percepibile dagli altri Fratelli i quali, proprio in virtù di siffatta constatata elevazione, lo hanno eletto a loro guida in una staffetta che non ha mai fine.
Ed il Venerabile è colui che deve vigilare sulle coscienze dei Fratelli affinché non si addormentino in una fallace e pericolosa persuasione di aver attinto i vertici dell'iniziazione e di sentirsi perfetti: egli deve essere un suscitatore di fermenti, un insaziabile curioso, un
critico attento ed obbiettivo.
Tali qualità gli permetteranno di acquistare sempre maggior serenità ed indipendenza di giudizio, specie quando, per avventura, egli sia costretto ad esaminare un comportamento di un Fratello non conforme all' etica massonica che è ancor più rigorosa e meno derogabile di quella profana. Soccorrevole e tollerante egli sia verso il Fratello che ha errato in buona fede e perciò meritevole di aiuto e di maggiore illuminazione, severo ed inflessibile si mostri invece verso colui che dia chiara prova di aver soltanto epidernicamente o, peggio, strumentalmente, assorbito i principi massonici senza lasciarsene formare e rimanendo quindi pietra grezza durissima, irrimediabilmente insuscettibile di levigatura.
Non si lasci infine il Venerabile tentare da un attivismo deteriore, indirizzato essenzialmente alla conservazione ed al rafforzamento dei suffragi necessari ad una
riconferma nella carica. La Massoneria ha bisogno, per progredire, di uomini schivi che
sappiano concretamente dimostrare il vantaggio incommensurabile di un ricambio di persone e di idee nella conduzione di qualsiasi organismo, massimamente poi di un'istituzione a carattere iniziatico quale è la nostra.
II male da tempo individuato e condannato nel mondo profano è quello della vischiosità del potere, dell'abitudine alla carica, dell'autoconvincimento dell'insostituibilità e dell'indispensabilità.
Noi che siamo cultori della Natura nel suo mirabile divenire e perpetuarsi non possiamo distinguere l'insegnamento quotidiano, che da essa ci viene, dal comportamento conseguente a una retta applicazione dei nostri principi.
La Natura progredisce attraverso l'evoluzione che presuppone il rinnovamento e l'apporto di nuove e più fresche energie.
Non diversamente, e proprio perché la nostra maturazione spirituale è materiata di umiltà e di tolleranza, dobbiamo operare all'interno della nostra Istituzione fornendo il massimo dell'impegno con dedizione assoluta e scevra da secondi fini affinché il nostro incarico, temporaneo ed elettivo, sia il più proficuo per l'Istituzione e per l'Umanità in genere.
Saremo così pronti e addirittura ansiosi di consegnare il testimone di questa ideale staffetta verso il progresso a coloro che, con pari o maggiore abnegazione, siano stati scelti dai Fratelli a proseguire la nostra opera.
Sappiamo che la Massoneria è essenzialmente scuola di vita e, come tale, essa deve renderci edotti di tutte le deficienze e le miserie umane, consapevoli delle cause, ricercatori dei rimedi, protagonisti di un'ascesa inarrestabile.
L'iniziazione dovrebbe rappresentare la rinuncia ad ogni condizionamento da parte di un mondo nel quale abbiamo visto la luce fisica e ci siamo formati assorbendo sensazioni ed
insegnamenti positivi che ci hanno stimolato verso la ricerca diversa e superiore alla quale
abbiamo potuto dedicarci soltanto dando un addio alla vita profana per quanto di deteriore,
contingente ed alienante essa contiene. Tuttavia la nostra stessa natura, nella quale si mescolano spirito e materia, tende ad avviluppare il massone, novello Prometeo, nelle catene dell'abitudine, del conformismo che tendono a far rifluire all'interno della nostra Istituzione atteggiamenti, comportamenti, reazioni che rappresentano la negazione totale di quel miglioramento di noi e degli altri al quale ci siamo votati quando abbiamo bussato alla porta del Tempio.
Di qui la deformazione ottica che ci fa scambiare ciò che dovremmo essere con ciò che vorremmo essere; ed ecco affiorare la superbia, l'invidia, l'intolleranza, e, in un crescendo
inquietante, l'intrigo, la sopraffazione, la lotta fratricida.
Ancora una volta si rivela in tutta la sua importanza e in tutta la sua delicatezza la figura e la funzione del Maestro Venerabile. Egli deve essere dotato di un raffinato senso di percezione di qualsiasi turbamento venga ad alterare o semplicemente minacciare il lavoro di perfezionamento interiore al quale i Fratelli ed egli stesso sono diuturnamente dedicati; e deve immediatamente intervenire anzitutto su se stesso ove si avveda di una deviazione, non esitando a rassegnare il mandato se ritenuto troppo gravoso ma soprattutto se il suo comportamento divenga palese motivo di malessere nell'egregora dei Fratelli, fosse anche uno solo tra essi.
Non a caso poco fa parlavamo dell'etica massonica che è più profonda e rigida di quella profana: non appaia perciò scrupolo eccessivo ritornare tranquillo tra le colonne quando ci si accorga di non poter più assolvere al ruolo di guida unificatrice e propulsiva nella ricerca del vero, del bello, del buono: in qualche cosa deve pure il Massone distinguersi rispetto a un non iniziato: diversamente, dimostreremmo per fatti concludenti di aver a suo tempo prestato un falso giuramento oppure di averlo rinnegato. E quale insegnamento, quale credibilità di noi e dell'Istituzione che rappresentiamo potremmo più offrire ai Fratelli, alla Comunione, al mondo profano?
Ecco dunque ciò che deve essere e ciò che deve evitare di essere un degno Maestro Venerabile sia a livello di Loggia sia come eventuale Presidente di Collegio Circoscrizionale: soltanto un tirocinio così severo e formativo potrà renderlo degno di aspirare a maggiori responsabilità e addirittura a guidare la Comunione Nazionale ove i Fratelli, liberamente, per spontanea determinazione, ve lo acclamino.
Delineata la figura del Maestro Venerabile quale dovrebbe essere in ogni tempo e in ogni luogo, accostiamoci a quelli che dovrebbero essere i suoi compiti nell'attuale momento storico.
Un Massone deve essere figlio del suo tempo e protagonista consapevole; la sua ricerca
interiore non può non accompagnarsi allo studio della società contemporanea nella prospettiva di ricerca di un metodo che valga a migliorare anche l'umana convivenza. Un
Massone non può ne deve ignorare la realtà che lo circonda ed anzi deve incidere in essa col peso della sua preparazione, del suo equilibrio, del suo ruolo innati di mediatore efficace e gradito tra opposte tendenze.
E l'attuale momento storico d'altronde non ammette distrazioni poiché viaggia alla velocità della luce ed il rischio più subdolo che si corre è quello non tanto di essere travolti e annientati dopo una battaglia che, se pur breve, qualche traccia lascia pur sempre, quanto
quello di essere addirittura emarginati ed enucleati in un contenitore ovattato, indistruttibile
ed impenetrabile, di polistirolo espanso.
La gente ha fretta di vivere, di conoscere, di godere, di soffrire, di morire. Il tessuto sociale si dilata smodatamente, prolifera incontrollatamente per coprire le più disparate esigenze delle legioni di uomini che, con pari diritti, sempre più numerosi ogni giorno domandano di assidersi al desco della cosiddetta civiltà dei consumi. Il fenomeno del gigantismo a tutti i livelli richiede sempre maggiori mezzi per soddisfare le esigenze di raggruppamenti ognora più vasti di persone, popoli, interessi, mentre soffoca e stritola qualsiasi posizione individualista: si vuole sempre di più, sempre più in fretta e non si misura il prezzo esoso e alla fine insostenibile che si paga in termini di libertà.
Per vero nel mondo profano i vari mali del secolo vengono percepiti e sofferti e da più parti, con sforzi meritori ma spesso configgenti ed autoelidentisti, si tenta di reperire i rimedi più idonei. Ma si tratta di un lavoro frammentario, non finalizzato a quel reale progresso che non può realizzarsi altro che con lo studio dell'uomo, centro dell'universo, tempio della ragione, arbitro del suo divenire.
Si assiste così alla strumentalizzazione che di fatti, avvenimenti, problemi si compie da parte di chiunque, ma soprattutto dai partiti e dalle chiese.
Lo stesso Massone, pur in possesso degli strumenti dell'arte muratoria, stenta ad orientarsi e spesso, anche in buona fede, finisce con lo sprofondare nella palude del contingente e del transeunte. E il pianeta uomo si fa sempre più lontano e inaccessibile perché tutte le ideologie e le religioni hanno interesse a nasconderlo dietro i veli delle proprie fallaci lusinghe, gabellate per verità rivelate e indiscutibili.
Qui dunque si inserisce la funzione del Maestro Venerabile, non più limitata ad un avvilente ed improduttivo lavoro burocratico e ad una stereotipa ripetizione di gesti, di formule, di rituali dei quali ha dimenticato l'essenza e spesso non sa spiegare il valore in un'epoca che tutto smitizza senza sostituire alcun ideale a quelli frettolosamente eliminati.
Anzitutto egli deve vigilare contro ogni tentazione di male inteso proselitismo, viceversa approfondendo, con la preziosa collaborazione delle Luci e dei Fratelli presentatori, la conoscenza dei profani che bussano alla porta del Tempio, giungendo ad ammetterne le
domande dopo una lunga meditazione e dopo essersi convinto delle reali capacità del candidato ad offrirsi liberamente e spontaneamente allo sgrossamento attraverso gli strumenti dell' Arte.
Oculatezza estrema dunque nelle scelte e saggio esercizio della maieutica socratica anche e soprattutto quando si tratti di giudicare i Fratelli degni di un aumento di luce. Da sempre la quantità ben raramente si è accompagnata alla qualità: ché anzi quest'ultima ne è stata travolta.
E mai come oggi la Massoneria ha avuto bisogno di uomini preparati, sereni, responsabili, buoni e leali cittadini.
La frastornante bufera di accuse e controaccuse che si abbatte da qualche tempo sulla nostra Istituzione, ancorché manovrata anche da forze ostili in quanto consapevoli dell'immensa carica evolutiva del laicismo da noi professato, avrebbe stentato a sollevarsi e, addirittura, si sarebbe placata rapidamente ove avesse trovato una Famiglia unita da una tradizione di serenità e di operosità. Invece in parecchi punti la foresta non era compatta ad arginare le raffiche impietosamente sospinte da tutte le direzioni ed abbiamo avuto la triste ventura di constatare la nostra estrema vulnerabilità agli scandali che risuonano tanto più laceranti e avvilenti quanto più connessi ad una inammissibile commistione di profani interessi politici, religiosi, economici con i nostri immortali principi che, finora, ci avevano meritato credibilità ed autorevolezza in un mondo così disincantato e superficiale.
Taluni potrebbero essere indotti a pensare che siamo al tramonto malinconico di una luminosa tradizione. Ma l'etimologia della parola tradizione, che significa consegna, deve indurci ad indagare, sulla nostra idoneità, a ricevere il messaggio, tramandatoci da coloro che ci hanno preceduto sulla difficile via dell'Iniziazione.
E l'idoneità deve accompagnarsi indissolubilmente ad un profondo senso di umiltà, non disgiunto da grande coraggio nell'individuare le nostre carenze per colmarle.
Ed ecco ancora una volta riemergere il ruolo e la responsabilità del Maestro Venerabile, un uomo del presente, che deve raddoppiare la vigilanza, estirpare senza paure o inconcepibili timori reverenziali le male piante allignate e cresciute tra noi, esercitare con maggior consapevolezza, pretendendo la più ampia informazione, il controllo preventivo e consuntivo sull'operato dei reggitori dell'Istituzione a qualsiasi livello così da ristabilire presto e mantenere quel clima di fiducia e reciproca stima tanto necessario a noi, ma soprattutto al mondo profano.
Non dimentichiamo infatti che esso ha impellente, prepotente, insostituibile bisogno di ideali cui aggrapparsi al di là e al di sopra delle varie chiese e delle varie ideologie politiche.
Ricercare, scoprire, attuare, propagandare questi ideali con la collaborazione indispensabile e, vorremmo dire, quasi magica dei Fratelli di Loggia sia la cura quotidiana del Maestro Venerabile. Gli uomini possono e debbono cambiare, gli Ideali restano e, se in umiltà e buona fede praticati, ci porteranno a costruire quella città dello spirito dove la fratellanza sia il vero ed unico cemento tra uomini liberi ed uguali.
Buon lavoro, carissimi Fratelli, e grazie per avermi sopportato.
Roma, Solstizio d’Estate 1977
Virgilio Gaito 3
M:.V:.della R:.L:.Pisacane di Ponza Hod n. 160 all’Or:.di Roma

4 luglio 2009

- OPLONTI – Elementi Pitagorici nella villa di Poppea.



















- La Geometria greca nacque dopo che il mondo venne a conoscenza dell' esistenza dei numeri irrazionali. La Geometria ha a che fare con linee,piani, e angoli, che sono tutte entità continue. Un numero razionale può essere espresso per mezzo di un numero finito di termini, mentre un numero irrazionale come pi-greco ( rapporto tra circonferenza e il suo diametro ) ha una rappresentazione intrinsecamente infinita: per identificarlo in modo completo sarebbe necessario specificare un numero infinito di cifre. Eudosso discepolo di Platone diede contributi importanti nel campo dell' astronomia. In matematica, il contributo principale fu l'uso dell'idea di passaggio al limite, che applicò al problema del calcolo di aree e volumi di superfici e corpi curvilinei. Risolse questo problema scomponendo una superficie curva in un gran numero di rettangoli o di oggetti tridimensionali e calcolando la loro somma.
Nel processo filosofico la " tetrameria " presupponeva la scomposizione e la ricomposizione dei contrasti, caratterizzati dal susseguirsi di quattro colori. a) - il nero, stadio iniziale i cui veicoli sono il piombo, elemento terrestre e Saturno, elemento astrale. b) - il bianco, secondo stadio a cui si perviene per prima, graduale,dissociazíone; c) - il giallo, simbolo dello zolfo, elemento terrestre ed astrale insieme , che rappresenta la luce; d) - il rosso, quarto stadio, che rappresenta il fuoco, simbolo dell'energia della vita, nell'assoluto. Nel serpente è simboleggiato il processo della decomposizione dei contrasti mediante la rilucente squamosità della sua pelle e lo splendore dei suoi colori. Il serpente come simbolo della vita,è espresso nelle parole greche " hen to pan ", cioè l'UNO-TUTTO.
Dopo la cerimonia del Saluto al Sole gli iniziati facevano una passeggiata mattutina nei boschi sacri , dopo aver così comunicato con le forze nascoste della Natura , si riunivano nei loro templi ( ne esisteva uno per grado ).
Numa era pitagorico egli pose Roma sotto la protezione di dodici scudi consacrati, secondo un modello venuto dal cielo, cioè imitato dal disco solare.
Il pavone è simbolo dell’ immortalità , in ragione della sua ruota assimilata alla ruota Solare e della sua coda ocellata , immagine del cielo stellato.



















3 luglio 2009

- IL TEMPIO PITAGORICO di PORTA MAGGIORE in ROMA














Nella primavera del 1917 mentre si eseguivano, nei pressi di Porta Maggiore in Roma, i lavori di sistemazione della linea ferroviaria Roma-Napoli, il terreno cedette sotto il peso delle rotaie ed i lavori vennero sospesi. Iniziati i sondaggi archeologici, si trovò un pozzo circolare, poi una galleria sotterranea che conduceva in una stanza a volta con un lucernario, e che dava accesso ad una vasta sala; divisa in tre navate da una duplice serie di pilastri.
Ad una prima sommaria esplorazione il monumento rivela caratteristiche straordinarie. La forma è quella della basilica a tre navate con abside centrale. Le dimensioni sono rispettabili: circa diciassette metri di lunghezza, sette di altezza, nove di larghezza. La datazione dell'insieme è immediata e definitiva: metà del primo secolo dopo Cristo.
Dopo il primo sopralluogo, un esame più accurato del monumento trasforma in apprensione gli entusiasmi degli archeologi poiché il tesoro architettonico appena ritrovato si dimostra in grave pericolo di vita. Un parassita si è infiltrato negli stucchi, rosicchiando l'interno di alcune figure con un processo simile a quello del tarlo del legno.
La basilica, dunque, è ancora oggi gravemente malata.
In attesa dell'ulteriore restauro, l'accesso al complesso sotterraneo è possibile soltanto dietro autorizzazione della Soprintendenza. Autorizzazione in verità molto facile da chiedere ed ottenere negli uffici di via Cernaia. Scendere nella basilica è quindi un'esperienza consentita a qualsiasi turista abbia un po' di pazienza. E indubbiamente ne vale la pena, non fosse altro per la strana atmosfera che vi si respira.
A quale culto serviva il Tempio ? Già fin dal primo secolo dell'Impero le parte eletta della società, ebbra di edonismo e di esteriorità, cercava qualche cosa che più appagasse lo spirito e la vita interiore. La dottrina di Pitagora chiariva molti problemi dello spirito, ma il culto non era semplice, ed i principi mistici non erano facili sicché la religione veniva professata come un privilegio dalle classi colte. Il pitagorismo però, penetrato nell' Impero, venne diffuso da P. Nigidius Figulus, uomo di elevatissima sensibilità spirituale : ma dovette adattarsi alla mentalità romana. Ed è per questo che forse venne costruito il Tempio che rappresenta la più alta riforma spirituale tentata dal paganesimo romano.
A chi esamina la ricca serie degli stucchi che ornano le pareti e i soffitti si presentano i lineamenti di una dottrina religiosa mistica che ha le basi in quella pitagorica. Infatti raggruppando gli stucchi nelle loro significazioni generali, essi rappresentano :
— la morte che, nella vita terrena, pone termine al travaglio degli uomini.
— la salvazione che è riservata soltanto agli iniziati ai misteri.
— la iniziazione che svincola dalla morte e porta alla liberazione dello spirito, nei piani dell'Inconoscibile.
Il pensiero della morte circonda il Tempio. Tra il plinto ed il fregio sono inseriti grandi pannelli che hanno tutti l'altezza della parete intermedia, e la larghezza di due metri e mezzo. Essi si susseguono, senza interruzione : 10 attorno all'atrio, 28 attorno alla cella. Si scorgono in essi paesaggi stilizzati da cui emana una serenità di pace religiosa, lontana dalle passioni umane ; campi di riposo sopra i quali veglia una presenza divina. Rappresentazioni della Salvazione, dell’Iniziazione, della Liturgia, della Purificazione, del Sacrificio e altro.

NINO BURRASCANO











- IL SUPERUOMO

Quest’opera tratta dell’educazione dell’uomo, ordunque una Pedagogia per adulti?
A questa domanda potrei associarne un’altra: ma chi sono gli adulti?
Nei dizionari troviamo scritto che la Pedagogia è la “ scienza dell’educazione che è essenzialmente Filosofia e applicazione della Psicologia all’ arte di educare e di ammaestrare i fanciulli.
Il riferimento ai fanciulli riguarda ovviamente i bambini, ma l’uomo non è forse ancora un bambino? La maturazione della sua coscienza ( consapevolezza ) è giunta ai primi stadi, le più alte mete devono ancora essere conquistate, i traguardi più importanti sono molto lontani.
La Pedagogia ( Psico-Filosofia ) che vado a proporre è dunque una scienza che si rivolge agli adulti-bambini, una nuova corrente di pensiero psico-filosofico.
Questo pensiero si basa sulla rigenerazione dell’individuo, cioè nel dare la possibilità all’uomo di uscire dall’oscurità delle tenebre dell’ignoranza, affinchè possa abbracciare una nuova concezione di vita che gli consenta di conoscere se stesso.
I miei studi e le mie ricerche si sono orientati, principalmente, verso la Filosofia di Friedrich Nietzsche e la Psicologia di Carl Gustav Jung.
Pertanto quest’ opera vuole anche essere un omaggio a questi due uomini eccezionali che seppero trovare una prima risposta al quesito uomo.
Dall’antichità ci perviene un monito: “ Conosci te stesso “ , ma per conoscere se stessi bisogna svelare il mistero dell’uomo, solo così potremo sapere chi siamo.

Frank G. Ripel

29 giugno 2009

- Sagrada Familia Esoterica







“La creazione prosegue incessantemente la propria opera attraverso l’uomo. Coloro che indagano nelle leggi della natura su cui basare le loro scoperte sono collaboratori del Creatore. L’uomo non crea ma disvela ciò che già esiste e in questo risiede la sua partecipazione all’opera divina. L’originalità consiste nel tornare alle origini.
Il grande libro sempre aperto, e che è importante sforzarsi di leggere, è quello della Natura. Oggi esistono altri libri, estratti da questo; ma contengono gli equivoci e le interpretazioni degli uomini.
Esistono due rivelazioni: una di dottrina, propria della morale e della religione, e l’altra, che rivela tramite fatti concreti; quet’ultima è il grande libro della Natura.
Un uomo privo di spiritualità è un essere mutilato”.
Antoni Gaudì i Cornet

“La linea dritta appartiene all’uomo, quella curva a Dio”.

Per Gaudí la vita è un atto d’amore verso l’universo, teso a emularne l’ineffabile architetto, slancio eroico nell’infinito, comunione dell’uno nel molteplice, coincidentia oppositorum, lavoro e sacrificio, gioia e desiderio, coscienza meditata e dinamismo, nel ciclo perenne di genesi, morte e rinascita.
Il che rende giustizia alla migliore tradizione ermetica, libera, pacifica e giusta, sovente confusa con la cialtroneria truffaldina e con l’abuso della credulità umana.

5 dicembre 2006

- Albero della Vita


La Kabbalah è una guida sicura alla comprensione tanto dell'Universo, quanto del proprio Sè. L'Uomo è un universo in miniatura, che riassume in sè le diverse componenti di quel macrocosmo in rapporto al quale è microcosmo. Nell'Albero della Vita troviamo al contempo la mappa simbolica sia dell'Universo nei suoi aspetti macroscopici che della sua copia su scala ridotta, l'Uomo. La Tragedia dell'Uomo civilizzato è quella di essere stato " diseredato " della consapevolezza degli istinti che gli sono propri. La Kabbalah può aiutarlo a conseguire la comprensione e l'intendimento necessari per ricongiungersi alle fonti originarie, sicchè, invece di essere in balia di forze delle quali ignora la natura, egli possa imbrigliare per usarlo coscientemente quello stesso potere che guida il piccione viaggiatore, insegna al castoro a costruire una diga e costringe i pianeti nelle orbite prescritte. I. Regardie

20 novembre 2006

- Quadrato Magico



Agisci, purificati, medita, esplora te stesso, armonizzati, mettiti all'unisono con il tutto, concentrati in perfetto equilibrio ed armonia, dimentica il corpo, risveglia i tuoi sensi interiori, ascendi un gradino dopo l'altro e nascerai a vita nuova.

17 ottobre 2006

- Pentalfa


Il Pentalfa, emblema del Genio umano e della Libertà, ci svela che l'uomo è tale nel momento in cui riesce a svincolarsi da tutto ciò che gli impedisce di essere unicamente e pienamente UOMO.

4 settembre 2006

- Tradizione Iniziatica Italiana


Le radici della tradizione iniziatica sono italiche.
La catena della tradizione in Italia non fu mai interrotta.
- Pitagora - Virgilio - Numa Pompilio - Scipione l' Africano -
- Catone il Censore - Cicerone - Ovidio - Vitruvio -
- Maestri Comacini - Dante - Marsilio Ficino -
- Leon Battista Alberti - Pico della Mirandola -
- Giorgione - Leonardo da Vinci - Giordano Bruno.
Grazie a quest'ultimo, dopo aver fondato " circoli culturali "
in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, si deve la germinale
disseminazione di quell'orientamento che si definirà in seguito
Libera Muratoria.

22 agosto 2006

- Dio invisibile è visibilissimo.

Se tu potessi avere le ali, volare nell'aria e là, tra cielo e terra, vedere la solidità di questa, la fluidità dei mari, i corsi dei fiumi, la leggerezza dell'aria, la sottigliezza del fuoco, il corso degli astri e il movimento del cielo che li avvolge, che magnifico spettacolo osserveresti ?
Vedresti, in un istante, l'immobile muoversi e l'invisibile apparire per ciò che costituisce l'ordine del Mondo ed il Mondo dell'ordine.

30 luglio 2006

- La luce è vita

E' in lui che era la vita e la vita era la luce degli uomini. Tutte le cose sono state fatte con essa.
Giovanni 1,3,4.
Esistono in effetti dei rapporti tra la luce ed i bio-elementi, e che è la luce che ha creato la vita sulla terra.

18 luglio 2006

- Rinascita

La chiesa di Pietro ebbe l'idea di fare della morte di Cristo un sacrificio, mentre essa doveva essere considerata come un'esaltazione, una glorificazione e nello stesso tempo come un Simbolo, per la nascita di una vita nuova.

14 luglio 2006

- Porta Magica



Quando farete di due uno e renderete l'interno come l'esterno e ciò che è in alto come ciò che è in basso, e del maschio e della femmina una cosa sola, allora entrerete nel REGNO.

7 luglio 2006

- Lettera del Sole alla Luna crescente

Il Sole dice alla Luna:
" In gran debolezza ti darò luce della mia bellezza ".
La Luna risponde al Sole:
" Tu hai bisogno di me come il gallo ha bisogno della gallina, e io ho bisogno delle tue opere, o Sole, senza interruzione, perchè tu sei d'indole perfetta, padre di tutte le luci, l'alta luce, il gran Padrone e Signore ".
Il Sole ha in un certo qual modo sottolineato la superiorità della sua natura, mentre la Luna, da parte sua fa notare al Sole che senza di lei non è niente. A cosa servirebbe il Sole se non avesse qualcosa da illuminare? La sua luce scomparirebbe nello spazio se non incontrasse un oggetto che, riflettendola, la rendesse visibile.
Quando conscio e inconscio s'incontrano c'è sempre il rischio che non ne nasca amore ma distruzione.
Risulta chiaro che è proprio quest'ultima che i due astri vorrebbero evitare.
Ciascuno chiede all'altro di non fargli del male e gli promette aiuto.
In tal modo riescono a mantenere la relazione nel giusto equilibrio e raggiungere così un piano superiore di coscienza.

5 luglio 2006

- Sigillo di Salomone



Sei si forma in quanto ambiente sintetico emanato dal cinque. Ma l'atmosfera psichica, la cui personalità si avvolge, si compone, dal punto di vista ermetico, d'Acqua vaporizzata dall'azione del Fuoco, in altri termini detto Acqua ignea, cioè fluido vitale carico di energie attive.Il fecondo matrimonio del Fuoco e dell'Acqua è rappresentato graficamente dalla figura nota con il nome di Sigillo di Salomone. Dei due triangoli intrecciati, l'uno è maschile-attivo e l'altro femminile-passivo. Il primo si riferisce all'energia individuale, all'ardore solforoso che si sprigiona partendo dal centro della personalità. Il secondo, rovesciato, assomiglia ad una coppa per raccogliere la rugiada depositata con l'umidità mercuriale diffusa nello spazio. Il tutto costituisce, il pentacolo per eccellenza, il segno di una potenza alla quale nulla resiste. Wirth