28 aprile 2014

- FRATELLO MOZART



Maestro Venerabile, Fratelli all’Oriente,
più che una tavola su Mozart e la sua musica massonica, la mia vuole essere una riflessione su “Mozart Musicista”, che ha composto musica per i suoi Fratelli di Loggia e per i nostri Architettonici Lavori.
Tutti sappiamo che Mozart era un Fratello; egli, infatti, entrò in Massoneria il 14 dicembre di 229 anni fa, nella Logga viennese “La Beneficenza”, all’età di 28 anni, quand’era già all’apice della sua fama internazionale e le sue opere, le sue sinfonie e i suoi concerti erano i più eseguiti in tutti i teatri d’Europa.
Mozart, quindi, prima ancora che massone, era un grandissimo musicista.
La musica richiede un punto di vista: un musicista non può nascondersi dietro la falsa modestia e dire: “io non sono nulla, la musica è tutto”.
Il musicista deve avere un punto di vista, ma un punto di vista che non sia basato su un modo arbitrario di scrivere o di leggere la musica, perché il musicista deve comprendere – o permettere agli altri di comprendere – tutte le informazioni stampate sulla pagina, capire tutte le diverse relazioni che vengono espresse attraverso questi segni, e conoscere le modalità di espressione di tutti gli elementi a sua disposizione: il ritmo, la melodia, il volume, l’armonia, la velocità, etc.
Quando parliamo di musica, parliamo della nostra reazione musicale.
Ho avuto modo di leggere tantissime definizioni di musica e alla fine ho capito che ce n’è soltanto una che esprime veramente la musica, ed è una definizione molto precisa e obiettiva del pianista e musicologo Ferruccio Busoni, il quale scriveva che: “la musica è aria sonora”.
Se Busoni ha ragione e la musica è aria sonora, dobbiamo cercare di capire che cosa sia quest’aria sonora, insomma è solo l’insieme di bei suoni?
Il suono di per sé non ha un significato, ma nel contesto musicale assume un significato perché tutta la musica scritta dai grandi compositori ha, ovviamente, un elemento umano.
Mozart, Bach, Beethoven, e altri compositori, non sono solo maestri di armonia e contrappunto, essi hanno anche qualcosa di importante da esprimere e lo fanno attraverso il suono; perciò è molto interessante sia per il musicista che per l’ascoltatore, cercare di capire cosa sia questo elemento del suono e quando smette di essere un puro fenomeno fisico per assumere altre connotazioni.
Come nasce il suono? Da dove viene il suono?
I violinisti appoggiano l’archetto sulle corde e i fiati soffiano nei loro strumenti per produrre un suono, ma cos’è questo suono? E cosa gli succede quando arriva all’orecchio? Perché, ovviamente, non esisteva prima che i violini suonassero e, poi, quando sollevano l’archetto dalle corde, non esiste più? Non so dove sia, ma è comparso ed è scomparso, perciò è effimero, non rimane.
Ciò significa che noi lo produciamo fisicamente, non metafisicamente.
Non si possono avere dei suoni senza il silenzio, perché il primo suono è ciò che è in relazione al silenzio che l’ha preceduto e l’ultimo suono è in relazione col silenzio che lo segue; perciò dobbiamo sempre pensare al silenzio e usarlo in diversi modi.
A volte lo si usa per interrompere la musica, altre volte si usa la musica per interrompere il silenzio, altre volte, ancora, il silenzio può creare l’illusione di un suono più forte di ciò che l’ha preceduto per via della sua intensità.
Ci sono, quindi, centinaia di modi di usare il silenzio, ma una cose è certa: esso è sempre presente!
E Mozart, proprio perché massone, era ben consapevole dell’importanza del “Silenzio” e della sua costante presenza, tanto da lasciarcene testimonianza in molteplici sue composizioni; basti ricordare per tutte la famosa “Musica funebre massonica – K 477”, in cui fin dalle prime battute alterna magistralmente note musicali e silenzi.
Fa iniziare il brano quasi dal nulla e nel nulla lo fa terminare, per questo motivo è importante seguire il suono fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro, prima che arrivi il silenzio finale, quel silenzio che rappresenta l’ultimo momento di musica fisica, ma il primo anelito di speculazione interiore.
Mozart, attento conoscitore dell’animo umano, ben sapeva che la musica è un fattore indispensabile per i nostri lavori nel Tempio: essa tocca i nostri cuori ed arricchisce l’essenza dei nostri Rituali, ogni nota, ogni accordo, ogni pausa si mescolano alchenicamente tra loro guidandoci in un universo immaginifico che facilita e permette, a ciascuno di noi, di intraprendere quel viaggio interiore che ci fa guardare e tendere verso l’infinito, pur rimanendo con i piedi ben saldi a terra.
L’ascolto è un sentire ragionato, e quando durante i Lavori si ascolta la musica del Fratello Mozart,  si sente, in quel preciso momento,  la tensione del suono in tutta la sua Forza, in tutta la sua Bellezza, è come se il Fratello ascoltatore venisse preso dalla prima nota e trasportato in un viaggio fuori dalla realtà, che gli consente di accedere alla sfera della meditazione e della trascendenza, ma è proprio in quel viaggio che egli trova un’altra realtà.
Mozart, conscio di tutto ciò, considera la musica composta per i lavori di Loggia, “Musica Sacra”, alla stregua di quella scritta per la Chiesa, ma dove egli, a differenza di quest’ultima, si sente completamente libero, non dovendo soddisfare alcuna esigenza prestabilita: è musica pura, composta da un Fratello per i Fratelli.
Tra i diversi brani massonici composti da Mozart e che usiamo durante i nostri Architettonici Lavori, quello che, forse, maggiormente testimonia il suo senso di appartenenza all’Ordine e di forte e sentita fratellanza è la cantata: "Lasst uns mit geschlungnen Händen" (Fratelli andiamo mano nella mano), tratta dalla “Piccola cantata massonica K 623” del 1791, composta pochi giorni prima del suo passaggio all’Oriente Eterno, espressione della sua raggiunta maturità massonica.
Tale cantata è un’accorata esortazione che Mozart rivolge ai Fratelli che insieme hanno lavorato in Loggia:
" Fratelli finiamo questo lavoro mano nella mano in suoni di letizia.
Questa catena circondi l’intero globo terrestre come questo sacro Tempio.
 Onorare la virtù e l’umanità, insegnare a noi stessi e agli altri, l’Amore sia sempre il nostro primo dovere.
Poi non solo all’Oriente splenderà la luce non solo all’Occidente, ma anche a Mezzogiorno e a Settentrione”
Mozart fa cantare al coro “l’Amore sia sempre il nostro primo dovere”, quell’Amore che “move il sole e l’altre stelle”, quell’Amore che spinge l’Uomo Iniziato – non l’uomo ordinario, l’uomo che non vuole porsi troppe domande a cui, poi, deve dare scomode risposte – alla ricerca della Ragione, alla ricerca della Bellezza, alla ricerca della Sapienza, alla ricerca della propria identità, di quell’Io più profondo che nasconde la Verità.
Se la musica è, quindi, un linguaggio universale che accomuna razze, lingue e culture diverse, al di là della conoscenza tecnica, ancor di più lo è per i Massoni la musica del Fratello Mozart, perché essa rappresenta un quid in più che consente a tutti noi, Uomini Liberi – capaci ancora di stupirsi come dei bambini davanti alla meraviglia del creato e di coltivare la propria sensibilità – di entrare in un rapporto aggregante che permette, senza la necessità di fare ricorso all’uso della parola, di raggiungere la migliore rappresentazione dell'Armonia Universale, intesa come unificazione ed equilibrio degli opposti elementi.

I.F.

1 commento:

denature ha detto...

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